Ben’s Blog


Gli IRTI colli

Il famigerato Nicola Irti (?)

Il famigerato Nicola Irti (?)

Sarà l’afa di questi primi giorni di Luglio, sarà che tra Fioranelli e il famigerato supermanager non ce stamo a capì più nulla, però stamattina appena ho acceso il computer ho letto una cosa: “Totti è la rovina della Roma”. Non ho avuto bisogno del tipico caffè delle 10 per svegliarmi, sinceramente ho pensato a un errore del mio lettore di feed rss. Poi però su ogni sito ho letto questa notizia, queste dichiarazioni al bacio, che mi hanno fatto nascere un dubbio metodologico: ‘anvedi che questo c’ha ragione?

Cosa vogliate che siano 539 partite in carriera?

E quanto contano 220 gol? Peggio ancora se fatti tutti con la stessa maglia, che non è quella del Milan o della Juventus, né del Real Madrid, ma della Roma…che non è esattamente una potenza mondiale?

Poi il 26 Giugno 2006, cosa rappresenterà mai? Alle 18,45 mica stavamo tutti appiccicati al televisore, sperando che quel rigore (che manco c’era) mettesse fine ad una partita brutta e difficile contro l’Australia, no?

Ah…dimenticavo, poi i 32 gol con le viti nella caviglia manco si contano, non fanno media…e manco quella cosa luccicosa, quella scarpa che però nun se indossa conta…alla fine l’ha vinta pure Ronaldo, sia quello col gel che quello della Crescina, l’hanno vinta pure Eusebio e Van Basten, quindi che stamo a dì?

Alla fine poi, manco a dirlo, 178 dei 220 gol fatti tutti in Campionato tutti con la stessa maglia (aridaje co sta maglia…), come appena Boniperti è riuscito a fare, cui protest?

Sono migliori quelli che vogliono le garanzie. Quelli che minacciano se piuttosto che prendere 14 milioni, ne prendono 12, perché loro poveretti devono sfamare una famiglia. Loro fanno scrivere i giornali, di conseguenza fanno vendere.

Cosa vogliate che si scriva su Francesco Totti, nato a Roma, a Porta Metronia, il 27 Settembre di, quasi, 33 anni fa? Non c’è niente di nuovo da scrivere, nessun mal di pancia, nessuna mega-offerta spagnola o inglese, nessun locale a luci rosse con Paris Hilton, nessun allenamento saltato perché la sera prima era a troie, nessuna linguaccia mostrata al settore ospiti, magari neanche nessun Pallone d’Oro, ma quello glielo faremo noi romanisti quando appenderà le scarpe ai chiodi (che sia il più lontano possibile quel giorno). Su di lui non c’è proprio niente di nuovo da scrivere, ci pensano i libri di Storia a parlarne, ci pensano le strade e la gente di Roma, ci pensano le promesse che lui ha MANTENUTO, i sogni che ha realizzato, ed anche quelli che sono rimasti nel cassetto, perché lui ha sempre lottato per tirarli fuori da lì, ci pensano il sudore che ha versato, ed i calci che ha preso. Ma quelli…mica fanno vendere.

Capità, ti voglio dare un consiglio. Non lo querelare a sto Irti, gli dai troppa importanza. Io, prima di stamattina, di Irti conoscevo solo i colli di “San Martino” del Carducci. E a proposito di colli, e di pianure, consiglio a questo legale di farsi una passeggiata vicino Formello, forse lì troverà erba per i suoi denti…cioè, volevo dire pane.



Nuova maglia Arsenal 2009/10

Di tutte le maglie che finora ho pubblicato questo è assolutamente la più figa. E’stupenda.



Dzeko, era già in Italia ma nessuno lo ha visto (Guerin Sportivo)
Ediz Dzeko, l'obiettivo di mercato del Milan

Ediz Dzeko, l'obiettivo di mercato del Milan

Non c’era momento peggiore per convincersi che Edin Dzeko fosse il centravanti giusto per la propria squadra: ingaggiare adesso il nazionale bosniaco è solo un rischio, perché il valore è gonfiato dai 26 gol segnati nell’ultima Bundesliga (8 la stagione precedente), dal campionato vinto con il Wolfsburg (un caso eccezionale) e dai 30 milioni sborsati in Germania dal Bayern per Mario Gomez. Senza contare che Dzeko nel Milan è obbligato a fare subito la differenza, ma rischia di scontare il fisico longilineo e pesante. E se nei primi tre mesi non segna, sono guai. Dzeko, per inciso, non ha mai giocato in Champions League e nel Wolfsburg è diventato titolare fisso solo nell’ultima stagione. Si rischiava meno a scoprirlo nel tempo. E per faro non c’era base migliore dell’Italia: il 4 ottobre 2004 a Pontedera erano molti gli osservatori italiani presenti alla partita d’esordio delle qualificazioni europee Under 19 dell’Italia. L’avversario era la Bosnia che schierava nell’undici titolare Dzeko. La squadra chiuderà il girone all’ultimo posto con zero punti, dietro il Kazakistan, con una sola rete segnata (non da Dzeko). L’osservatore più fedele di Lippi dell’Italia campione del mondo ama dire: «Quando uno è bravo non serve che ci sia io a vederlo, se mando mia moglie è lo stesso». L’occhio esperto serve quando la farfalla è nel bozzolo. L’interesse delle società però viene meno se l’obiettivo è extracomunitario e non sudamericano. Nella stagione 2006/07 Dzeko andò in doppia cifra con il Teplice nella massima serie ceca, venne segnalato in Italia, evidentemente dal procuratore giusto, fondamentalmente quando il calciatore milita in campionati o squadre minori e non ha la visibilità della Champions o della televisione. In compenso mezza Europa si fiondò sul suo compagno di reparto Fenin, comunitario in vista al Mondiale Under 20. La Germania è lo sbocco naturale della ex Cecoslovacchia e Dzeko, nell’estate che la Fiorentina si separava da Toni e non lo rimpiazzava sul mercato, finì al Wolfsburg per 2,5 milioni.L’Hoffenheim si è appena assicurato a costo zero Prince Tagoe, classe 1986 come Dzeko, titolare del Ghana, uno che rischia di essere “scoperto” come il nuovo Drogba al prossimo Mondiale. Domanda: era impossibile scoprirlo ieri solo perché giocava in Arabia Saudita? Per la statistica, 49 gol in due anni e mezzo.

Di Marco Zunino



F. Torres wallpaper
29 Giugno, 2009, 4:37 pm
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Ritorno dopo innumerevole tempo a smanettare un pò con Photoshop…



Il bivio
28 Giugno, 2009, 2:42 pm
Archiviato in: Calcio, Serie A | Tag:
Una delle scritte apparse oggi a Trigoria

Una delle scritte apparse oggi a Trigoria

Sembrano passati pochi giorni dall’ultima partita della stagione 2008/09, vinta con il Torino, eppure, domani la nostra Roma si radunerà di nuovo a Trigoria, per poi partire ad inizio Luglio, per cominciare il ritiro di Riscone di Brunico. Tutti ci aspettavamo l’arrivo di questo benedetto Fioranelli, ma la cessione della società sta prendendo sempre di più le sembianze di una Spy story degna di Hollywood, quindi, sorprese a parte, se entro fine settimana Fioranelli non presenterà le famose garanzie allora rimarrà la vecchia proprietà, oppure Unicredit cercherà un’altra anima in pena pronta a rilevare il pacchetto azionario A.S. Roma.

Comunque sia, la mia speranza è quella di avere le idee chiare entro l’inizio di Luglio. Sensi o Fioranelli (o chi per lui) dovranno prendere il potere subito, per avviare un progetto bel calibrato. Non riesco ad immaginare cosa succederebbe se il nuovo presidente arrivasse a fine mercato, con una squadra allenata in un certo modo, e cominciasse a comprare calciatori come figurine senza far caso alle necessità tecniche e tattiche.

Domani quindi si presenterà più o meno la stessa squadra che è arrivata sesta l’anno scorso, con molti giovani in più (fra ritorni dai prestiti, comproprietà e primavera) e un vecchietto in meno, ovvero Christian Panucci, che dopo 8 anni di gloria (e grinta) ha lasciato la capitale per divergenze con la società riguardo al rinnovo del contratto e, anche se lui non lo ammetterà mai, per litigi con il tecnico. Mi dispiace per Christian, ma non può pretendere alla sua età un contratto molto oneroso, e neanche un posto da titolare fisso. Per un Panucci che se ne va, c’è un Guberti che arriva.

L’ex esterno del Bari è stato preso a parametro zero, e dovrebbere essere il sostituto di Taddei sulla sinistra, Rodrigo sembra infatti in piede di partenza, ma il condizionale è comunque d’obbligo. E’ d’obbligo estendere l’odiata voce verbale in realtà, a tutto il calciomercato della Magica. Di sicuro c’è poco, sicuramente si farà di tutto per trattenere i migliori giocatori, ma l’acquisto di un buon attaccante dovrà per forza passare da una cessione eccellente. Se la Roma dovesse rimanere in mano ai Sensi, allora si dovrà necessariamente puntare sui giovani.

Guardando bene l’Europeo Under 21 abbiamo avuto una conferma, che si chiama Marco Motta, che sarà una certezza per il futuro giallorosso, ed una piacevole sorpresa, cioè Marco Andreolli, che a differenza del capitano dell’Under 21 però è un grosso punto interrogativo.

Sicuramente sarà presente al raduno di domani, al pari di Cerci, Okaka, Rosi e dei tanti promettenti giovani che (grazie a Dio) ci ritroviamo in rosa. Il problema è che le voci di un suo inserimento in trattative come contropartita tecnica si fanno sempre più insistenti. Andreolli ha voglia di giocare di più, e soprattutto di giocarsi il posto in una grande squadra, la Roma a mio parere può dargli questa opportunità, sarebbe davvero inutile continuare a fargli girare Italia in prestito, si commetterebbe lo stesso errore commesso con Pepe, D’Agostino e Galloppa. Più il giocatore si allontana, meno sente la fiducia della società, più ha voglia di andarsene defenitivamente. Quindi, io direi che si dovrebbe partire prima dal confermare questi ragazzi, dando loro fiducia, e non scaricandoli di qua e di là, per poi andarsi a complicare la vita cercando dei rinforzi nel mercato estero, a prezzo più alto e con rendimento e voglia decisamente minore.
Non sono il primo che fa questo discorso, non sarò neanche l’ultimo sicuramente, ma io non mi stancherò mai di ripetere che la rinascita deve partire dai giovani, possibilmente italiani. E visto che le grandi (?) a strisce verticali non lo capiscono, continuando a preferire i vari Diego, Milito e Dzeko ai Giovinco, Balotelli e Paloschi mi piacerebbe che segua questa strada la nostra Roma (desiderio, credo, irrealizzato ed irrealizzable).

Nel frattempo però c’è bisogno di chiarezza. Le scritte apparse oggi sui muri di Trigoria ci fanno capire come la maggior parte dei Romanisti sia orientata ad un cambiamento, veloce e repentino, va bene chiunque purchè se ne vada via la Sensi, va bene chiunque purchè porti i soldi e cominci a sbandierare i grandi nomi da Playstation. Chi non li vorrebbe, per carità, ma la verità è ben diversa. Per avere un nuovo proprietario si dovrà aspettare, e non è del tutto assicurato che questo arrivi, perciò sarebbe più giusto evitare queste contestazioni velleitarie e ritornare da domani a sostenere la squadra reale, e non quella videoludica che è solo un’illusione.

Aspettando, quindi, novità sul piano societario finalmente è arrivato l’inizio di questa nuova stagione, sperando che cancelli quell’incubo che è appena passato.

NB: questo articolo è stato pubblicato anche su Corederoma.it, uno dei migliori portali romanisti sul web. Ecco il link.



Nuova maglia Manchester United 2009/10

Stupenda quella del portiere, non tanto (per me) la prima maglia…

Alcune curiosità sulla nuova maglia dei Red Devils, prese da calcioblog.it:

Ieri il Manchester United ha presentato le nuove maglie per la stagione 2009/2010. La novità è rappresentata da una vistosa ‘V’ nera sul petto, il disegno è stato ispirato dalle maglie che la società utilizzava nel 1909/1910, ben 100 anni fa, l’anno di inaugurazione del mitico Old Trafford. Ovviamente i calciatori che hanno avuto l’onore di prestarsi come modelli per la presentazione hanno speso parole di elogio per questa nuova divisa, primo fra tutti Wayne Rooney che ha detto di apprezzare molto lo sforzo dei creativi della Nike e che non vede l’ora di poterle indossare.

Ancora più esaltato Ji-sung Park che ha detto che la ‘V’ per lui è sinonimo di vittoria e che spera che indossandola lo United possa vincere tutto. Dello stesso avviso però non sono i tifosi che poco hanno apprezzato la nuova fantasia, la maggior parte di loro dice di non sentirsi rappresentata da questi colori. La critica più ricorrente è quella di ricordare le divise tipiche del rugby più che quelle del calcio. Molti già annunciano che boicotteranno lo United e la Nike non acquistando il nuovo kit. Chi invece apprezza queste nuove maglie potrà comprarle a partire dal 16 luglio prossimo.



R.I.P. Michael

Keep on with the force, don’t stop
Don’t stop ’til you get enough.

Sono rimasto allibito dalla notizia. Ieri sera con gli amici prima di tornare a casa avevo ascoltato Billie Jean, un suo classico indimenticabile. Credo che rientrerà nella categoria di persone che per non saranno mai morte, è diventato immortale con la sua voce, forse un pò di meno con i suoi strani gusti, soprattutto nell’estetica (diciamo), ma con lui se ne va il vero Pop.

Riposa in pace, Michael.



Vista oltremanica #3 – Inter: la dirigenza messa alle strette dai giocatori.
26 Giugno, 2009, 4:01 pm
Archiviato in: Calcio, Serie A, Vista oltremanica

Vista dall’esterno dei confini nostrani la telenovela che si sta consumando in quest’ultimi tempi all’Inter si arricchisce sempre di nuovi capitoli. E’ solo di qualche settimana fa il prolungamento del contratto dell’allenatore. Quest’ultimo aveva ‘’ricattato’’ il presidente Moratti facendosi fare l’occhiolino dal Real Madrid e rispondendo con ammiccamenti e dichiarazioni che facevano presumere una possibile apertura di negoziazioni per il passaggio alla squadra madridista. Alle fine le negoziazioni si sono avute si, ma solo in Via Durini con il prolungamento del contratto e un aumento dell’ingaggio. Tutto a spese di Moratti. C’era da scommetterci.
Ma non finisce qui. I tifosi nerazzurri assistono proprio in questi giorni ad una nuova puntata. Questa volta gli attori principali sono Ibrahimovic e Maicon, i quali parlano della ricerca di nuove motivazioni tecniche che portrebbero trovare solo nella squadra del presidente Florentino Perez.
Moratti e’ stato sibillino, di una chiarezza unica che ne fa sempre più una persona corretta. Fa sapere che da tifoso vorrebbe ancora vedere Ibrahimovic in maglia nerazzurra, ma se, invece, il campione svedese volesse andar via a tutti i costi c’e’ il bilancio da tener d’occhio. Con questo vorrebbe che la trattativa col Real Madrid si aprisse con un prezzo intorno agli 80 milioni di euro. Di sicuro non sarebbe disposto a scendere a meno dei 68 milioni di euro, almeno un milione in più dell’ingaggio che il Real ha pagato al Milan per Kaka’.
Ma qual e’ il nocciolo della questione? Qualora la trattativa, che sembrerebbe aprirsi in questi giorni con l’agente Mino Raiola in partenza per Madrid, dovesse farsi stretta con un Ibra intento a voler partire per la Liga, Moratti potrebbe trovarsi a rivedere a ribasso la somma chiesta. Quindi un campione in meno e una vendita realizzata non a prezzo pieno con conseguenze negative e per il team e per il bilancio a cui il presidente nerazzurro sembra tener sempre più d’occhio.
Come se non bastasse c’e’ ancora una comparsa, o meglio, un altro episodio: Maicon. Il brasiliano dice di voler ricevere qualche ‘’complimento’’ in più per il lavoro fatto negli ultimi 3 anni all’Inter. Tradotto in altre parole, il campione carioca vorrebbe rivedere il suo ingaggio, altrimenti e’ pronto anche lui a varcare la soglia, ancora una volta, per il Real Madrid.
Il passaggio dei 2 giocatori, stando alle quote delle betting house, viene dato al 50%. Questo indica che anche gli esperti di calciomercato non ci vedono chiaro in tutta la questione.
Credo che tutto ciò a cui assistiamo in questi giorni non sia affatto di gradimento da parte dei tifosi. Una squadra spogliata dei pezzi migliori e la Champions League che si fa sempre più lontana. Altri sostengono che Moratti dovrebbe cogliere l’occasione per fare cassa e comprare nuove promesse in modo da non spendere una fortuna. Il bilancio va sempre considerato. D’altronde l’Inter dell’88-89 non aveva una composizione d’eccellenza, ma il Trap riuscì a portarla in testa al campionato ugualmente. Forse erano altri tempi che e’ difficile, se non impossibile, replicare.

Salvo

vistaoltremanica3



Nuova maglia del Liverpool 2009/10

liverpool-third-jersey

Spettacolare :Q___



Il ritorno delle mummie
Desolazione

Desolazione

Nell’ambaradan Roma che non fa altro che  aumentare la mia emicrania torno alla tastiera per parlare dell’ultima avventura della nazionale Italiana in Sudafrica.

Si può benissimo riassumere la Confederation Cup della nostra nazionale in un articolo, o per lo meno io non vedo alcuna differenza tra le vari prestazioni, Stati Uniti compresi.

Squadra svogliata, senza testa, senza un cardine. Le motivazioni, è vero, erano poche, per molti giocatori che avevano sulle gambe 40 partite, e che avrebbero preferito essere in vacanza, però prendere 3 pappine dal Brasile non è mai bello, soprattutto se ti chiami Italia e 3 anni fa i brasiliani ti guardavano in Tv mentre alzavi la Coppa del Mondo.

Comunque, i giornali (e i giornalisti) hanno, come di consueto, aperto la caccia al colpevole. Inutile dire che per me di colpevole ce n’è solo uno, si chiama Marcello Lippi. Chi ha avuto la pazienza di leggermi in questi 3 anni, è consapevole del fatto che il ct della nazionale non mi sta proprio a genio (soprattutto per il passato bianconero), però questa volta non si possono trovare attenuanti. Cosa che invece stanno cercando di fare tutti i qualificatissimi giornalisti sportivi del bel paese.

Donadoni l’anno scorso è stato l’agnello sacrificale per un Europeo definito disastroso. Io di disastroso non c’ho visto proprio nulla, considerato che Donadoni si è qualificato in un girone con Olanda, Francia e Romania ed ha perso solo ai rigori solo con la squadra più forte del mondo, la Spagna, che continua non sono a non perdere, ma anche a vincere, da ormai 2 anni.

Lippi non è riuscito neanche a segnare un gol in più con due squadre di medio-basso livello come Stati Uniti ed Egitto, ed è stato umiliato dai nostri rivali storici.

Non sto chiedendo le dimissioni di Lippi, per carità, so benissimo che in federazione non avrebbero le palle per farlo, ed aspetteranno solo che se ne andrà di nuovo lui, però, sarebbe giusto che la stessa pressione che ha portato Donadoni ad essere esonerato venga esercitata sul ct di Viareggio. Non possiamo sempre essergli riconoscenti a vita, adesso è ora di criticarlo, e se lui alza la voce in sala stampa, bisognerà rispondergli con il giusto tono, e non come dei gattini che miagolano.

Lippi da ancora fiducia a tanta gente che, non solo non la merita, ma che neanche la desidera. C’è da mettersi le mani ai capelli se andiamo a sommare tutti i gol che i nostri attaccanti hanno segnato nella stagione appena passata:

Toni 18
Gilardino 25
Iaquinta 15
Rossi 15
Pepe 7
Quagliarella 21

Totale: 101 gol

Totale dei gol segnati in Confederation Cup: 3

Dei quali due segnati da Rossi, e uno dal nostro Danielino…insomma, da 6 uomini che hanno segnato 101 gol in un anno c’è da aspettarsi forse qualcosa in più di due gol. Non possiamo sempre aggrapparci alle punizioni di Pirlo, ai tiri da fuori dei vari De Rossi e Montolivo, nè alle poche sortite offensive di Cannavaro e Chiellini.

Il massacro che adesso si sta effettuando nei confronti dei vari senatori non è giusto. Non si possono mettere in discussione le prestazioni di Cannavaro, più che altro c’è da chiedersi perchè portarsi Santon e fargli guardare il rettangolo di gioco dalla panchina per lasciare spazio a uno Zambrotta ormai cotto. C’è da chiedersi perchè puntare ancora su Toni e Camoranesi, perfino nella partita decisiva.

La verità è che Lippi è l’emblema del calcio italiano, proprio per questo comanda una nave che sta pian piano affondando. In realtà non è colpa sua, non direttamente, ma la cosa che più da fastidio e che sicuramente lo porterà alla deriva è la presunzione. La sua presunzione, e la presunzione di chi ha voluto così fortemente il suo ritorno. La convinzione che il nostro calcio sia ancora il migliore è un’idiozia, un’utopia ridicola. Gli inglesi sono superiori in tutto e per tutto, gli spagnoli hanno costruito una nazionale imbattibie, i brasiliani sono tornati ad essere i brasiliani…bisogna togliersi la maschera ed accettare la nostra condizione.

Siamo tremendamente indietro, dobbiamo ripartire da zero ed avere pazienza. Nascondersi dietro a un dito è tipico del nostro fare italiano, pensiamo di crearci degli alibi, in realtà siamo presi in giro da mezzo mondo ed andiamo sempre più indietro. Lippi farebbe bene a finirla di crearsi dei pregiudizi, e a convocare Cassano. Manca un vero numero 10 a questa nazionale, da quando Totti se n’è andato, ed Antonio è l’uomo giusto, anche con i suoi (ormai pochi) limiti caratteriali, tanto Lippi (da juventino) sa benissimo che alla resa dei conti l’importante è vincere, con ogni mezzo…quindi proprio lui che di mezzi illeciti ne ha usati tanti per vincere tanti scudetti, dovrebbe chiudere un occhio e portare con sè il genietto di Bari vecchia. Deve saldare i debiti di riconoscenza nei confronti degli ex-campioni del mondo. Gente sopra la trentina non può più competere con gente come Maicon (per fare un nome).

Insomma, potrei continuare per ore ed ore, ma la sostanza è quella: rivoluzione. Sì, non un semplice cambio di modulo, ma uno stravolgimento degli equilibri e delle varie gerarchie che vi sono all’interno del gruppo azzurro. Nessuno deve più sentirsi sicuro del posto, tutti devono guadagnarselo.

…con la speranza (e solo quella credo) che questo mio articolo serva a far riflettere in molti, erano mesi che non scrivevo qualcosa sulla nazionale, non la sento più come prima, soprattutto da quando si è andati in retromarcia riprendendo Lippi, ma di fronte alle stronzate che si sentono in giro ho sentito il dovere di mettermi alla tastiera. Ci si sente per le novità sulla nostra Roma.

Ad maiora.