Puppets show

20 10 2009

milanroma

Parlare di rimpianti credo sia controproducente, perché se si potessero mangiare, noi romanisti saremmo obesi. Si deve per forza premettere che l’unica squadra che ha giocato a San Siro contro il Milan come la Roma nel primo tempo, è stata l’Inter. In effetti il risultato del primo tempo doveva, con merito, essere più rotondo, e gran parte della colpa è nostra se non abbiamo mandato a casa Leonardo con un tempo d’anticipo e tre gol di scarto.

Però sono stanco di sentirmi dire che siamo spreconi e rosiconi. Sia perché il rigore su Menez, che in qualsiasi altro mondo avrebbero dato, ma nel mondo fatato di Roberto Rosetti NO, seguiva di qualche minuto il gol, e quindi non abbiamo neanche avuto il tempo di divorarne altri 3, sia perché mi sono rotto di andare a Milano, giocare da Manchester o da Barcellona, prendere 6 ammonisti, sprecare energie (fisiche e mentali) e tornare solo con un bel sacco pieno di complimenti per quello che si è fatto, ma che si poteva migliorare. A questo punto mandiamo la Primavera, almeno si fa un po’ d’esperienza e ci si riposa di più.

Ieri sera, quando Rosetti ha fischiato il rigore al Milan (per me, comunque, c’era) ero sicuro che avrebbero vinto. Ogni volta che si va a giocare a San Siro mi sembra di tornare indietro di qualche anno, quando andavo a guardare lo spettacolo dei “pupi”, i burattini. Li vedi muoversi in maniera strana, e per quanto ti sforzi di immaginarli vivi di vita propria sai che ci sono dei fili sottili che li tengono in piedi.

Non è tanto l’episodio in sé che si deve contestare, ma l’atteggiamento. Il burattino risponde ai comandi anche senza i fili è ormai così tanto abituato a fare il suo lavoro che, anche quando il padrone non lo muove, lui agisce. Continuiamo a dire che la colpa è della Roma. Di Menez che non doveva tirare ma lasciarsi cadere (quindi doveva simulare, certo, si predica fair-play, poi si suggerisce di ignorarlo), di Vucinic che doveva passare piuttosto che tirare (perché quello era un tiro?), o di Daniele che ha sbagliato un gol fatto sotto la Nord, e forse avranno ragione.

A noi non resta altro che lo spettacolo dei burattini negli occhi. La consapevolezza che senza quei fili sottili sottili a quest’ora avremmo uno scudetto in più, oggi potremmo giocare in Champions, e saremmo a 1 punto dalla Juve. Ma che non si veda più una squadra capace di far resuscitarne un’altra che non esiste più da 2 anni a questa parte. Questo deve essere chiaro.





Pagelle Roma – Napoli

6 10 2009

Italy Soccer Serie A

Le pagelle di stupende di Paolo Franci…le ho trovate su www.romanews.eu.
10 a Rosella Sensi
Forse convinta di essere nel giardino del Getsemani tra ulivi secolari, glicini e sambuco, si lancia in una sorta di profezia contro i presunti nemici del Capitano: “Lascio a voi, o blasfemi, il compito di  parlare e giudicarlo! Quando l’arbitro fischierà tre volte al calar del sole e le acque degli idromassaggi negli spogliatoi si ritireranno, voi conoscerete il giusto castigo!”. Si produce poi in uno scivolone sintattico-lessicale che neanche il buon vecchio Gigi Garzya (“sono completamente d’accordo a metà col mister”, ricordate?)  “Quando ne parlo bene spero di non fargli un danno”. Ci adeguiamo per senso cavalleresco e galanteria e la seguiamo laddove vuole arrivare, magari in libreria a comprare uno Zingarelli nuovo nuovo.
10 a Francesco Totti
Ribaldo rapinatore capace di assumere mille forme, furoreggia laddove la cassaforte pare ben protetta dall’orda di guardiani messa su da Donadoni. Il tocco di coscia che la spedisce oltre la messa in piega di De Sanctis è roba da Rugantino ma anche da Esculapio, il protettore del posteriore. Annoiato dal livello scarso delle sorelle Bandiera – Contini, Cannavaro e Rinaudo – decide che per giocare alla pari deve toccarla solo di tacco e anche così intesse finissimi tappeti persiani. Poi si stufa dei ricami e il cupo clic-clac del fucile a pompa atterrisce le azzurre retrovie: bum, gol del due a uno e una dannatissima paura per la bua al ginocchio. Poca roba, per fortuna.
10 ad Aurelio De Laurentiis
Ce ne fossero. Si presenta in sala stampa con un paio di occhiali da tronista, montatura bianca e lente sfumata e parla all’orda di scribacchini per almeno 40 minuti, regalando perle di autentica e rara bellezza. Ripete circa 300 volte che c’è il pericolo di un “Twist” e noi lì a guardarci attorno a caccia di Ernest Evans, meglio noto come Chubby Checker e inventore del famosissimo ballo. Ho visto, giuro, anche qualcuno che ha approcciato a giovani colleghe chiedendo loro due passi di danza. Nel frattempo, il Nostro parlava, parlava, parlava, al punto che qualcuno fa: “Aho’ ma che s’è ingoiato l’autoreverse?”. Quando spara che ha prodotto 500 film e, forse “ne ho sbagliati 5 o 6” la Ola dovrebbe partire spontanea ma si sa, noi giornalisti siamo gente pigra. Poi spiega di non volere “cazzoni” in società, che per fare un certo lavoro “ci voglioni i coglioni” e via con una surfata incontenibile tra i set di Los Angeles e il Napoli calcio. A un certo punto si sente uno strano sibilo: è il dardo anestetico che infilza Aurelione: “E’ l’unico modo per farlo stare zitto”, confessa contrito un anonimo fiancheggiatore del Nostro. Io non l’ho sentito, dormivo.
9 a Mirko Vucinic
Volteggia leggero allorquando decide di ballare un leggero e romantico minuetto con Paolo Cannavaro, tenero come un frollino del Mulino Bianco che si tuffa in una tazza di latte caldo. Nel testa a testa che gli costa il giallo, il napoletano gli fa. “Lo sai che sei un gran pezzo di Berta?”. E lui: “Berta chi? quella gran gioia di tua sorella?”. E via così tra complimenti e carezze, fino all’accelerata sulla sinistra che porta al gol, quando pare ermellino famelico  in mezzo a grassi tacchini. Affondare i dentini aguzzi sui grassi cosciotti dei pennuti gli piace da matti e non smette più fino all’ultimo respiro.
8 a David Pizarro
Invece di cinguettare acida contro i presunti nemici del capitano, rinnovi il contratto al Ratatouille cileno, la Dottoressa. “Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi” recita il film sul topo francese che sa cucinare. Qui invece, c’è un sorcetto cileno imprendibile e lesto, che sa essere ingegnere, geometra, capomastro, operaio. Addirittura, ieri, l’abbiamo visto picchiare qua e là, pur con modesti risultati (hai presente un calcio preso da un topino?), mentre De Rossi se la ridacchiava sornione: “Hai capito er sorcio!..”.
5 a  Bogdan Lobont
Entra in luogo di Julione Sergione, ferito in battaglia e furente per il muscolo traditore. Portiere esperto, Bogdan, pensi. Eppoi a Trigoria l’hanno ripittato col Ferox, quella diavoleria antiruggine che ti rende lucido e bello come Nina Moric appena uscita dal chirurgo plastico. Sì, certo, ma quando Lavezzi gli tira un coniglio bagnato lui pare una statua del Bernini, di quelle che nel film “Angeli e Demoni” indicano la via verso il mistero degli Illuminati. In realtà e per sua fortuna più che Illuminati gli angeli azzurri paiono Folgorati. E così pian, piano si ammanta di sicurezza, pur non dovendo fare una parata vera che sia una. Il voto è di benvenuto.
4 a Roberto Donadoni
Se facessero il campionato mondiale della tristezza, lui non sarebbe ammesso. Perché? Facile, perché è troppo triste. E così, tristemente, se e torna a casa dopo avr trasformato, se non l’oro, almeno l’argento in piombo. Un fatto accaduto nel secondo tempo e giù riportato nelle mie modeste cronache, ha agghiacciato più di ogni cosa: Totti è fuori a farsi medicare. Il Napoli deve rimontare un gol e batte una punizione dalla tre quarti. Davanti c’è il solo Vucinic a tenere sveglia la difesa napoletana che risponde con quattro-uomini-quattro: Contini, Rinaudo, Cannavaro e, per non farsi mancare nulla, Datolo. Tutto il resto, come dice il Califfo, è noia.
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale




Si bella tu…

4 10 2009

Copertina

Lo chiamano il derby del sole, ma di sole in verità quest’anno ne abbiamo visto poco. A parte la partita con la Fiorentina (giocata tra l’altro di sera) venivamo da due pareggi consecutivi. Uno accettabile, l’altro vergognoso. Di mezzo c’è stata la partita con il CSKA Sofia, che non conto. Speravo infatti che i giocatori non fossero appagati dopo la partita di Giovedì, giocata con avversari di basso livello, a ritmi bassi (per evitare infortuni, che sono ugualmente arrivati). Ebbene la partita con il Napoli ha confermato le buone notizie riguardo al carattere dei ragazzi, che hanno lottato fino alla fine, ed hanno ottenuto 3 punti che ci faranno veramente comodo in vista di questa piccola pausa.

Dicevo che lo chiamano derby del sole, ad illuminarlo c’ha pensato però il Capitano. Un’altra prestazione incredibile, ormai è indescrivibile. Segna due gol, rimontando il vantaggio iniziale del Napoli, crea e cuce il gioco della Roma con i soliti occhi dietro la testa, il piede destro e la mente di sempre. Poesia pura. E’ovvio che poi la sua bravura è pari alla sua sfortuna, e proprio nel momento più bello della partita si infortuna. Sembra nulla di grave, e speriamo perché adesso che ha raggiunto l’indimenticabile Batistuta punta all’ex-laziale Signori. E’arrivato a 33 anni domenica scorsa, ma anche giocando con un piede rimane non solo determinante, ma essenziale. Evidentemente quegli stronzi che gli hanno rilanciato la maglia non tengono conto neanche dei numeri, ma bastava guardarlo correre e lottare con la fasciatura e la paura di un infortunio ancora più grave per chiedere scusa all’ultima grande bandiera del calcio italiano. Se si potesse inventare una parola che possa rendere più di “grazie” bisognerebbe dedicarla a lui.

Al di là del Capitano ho visto una squadra finalmente compatta e battagliera, che non ha mollato di un centimetro. Perrotta continua ad essere pericoloso quanto un Gilardino o un Trezeguet (sicuramente più di Huntelaar…), Vucinic ha capito cosa voglia dire lottare sulla palla, perfino Cassetti ha fatto la sua porca figura. Peccato per i due infortuni iniziali. Come sempre il bicchiere bisogna vederlo mezzo pieno, ma mai totalmente pieno. Lobont ha dimostrato nell’unico vero tiro in porta della partita del Napoli (si, quella squadra con la maglia azzurra…) di non essere da Roma. La caramella di Lavezzi ha messo paura a tutti, poi c’ha pensato il Capitano, ma questi sono, d’altronde, i regali di Rosella. Speriamo che Zamblera non arrivi in prima squadra.

Bisogna dire che il lavoro di Mister Ranieri, il lavoro soprattutto psicologico, sta avendo i suoi risultati. Anche se per farlo, il mister ha dovuto sconfessare il mercato di questi due anni, visto che non fanno parte della squadra titolare Menez, Baptista, Lobont e Guberti, ma i soli Motta e Burdisso (che dio lo benedica). Adesso però bisogna pensare a pedalare, ancora. Al ritorno dalla sosta ci aspetta una delle trasferte più difficili, ma anche una delle nostre preferite. Si va a Milano contro un Milan irriconoscibile. L’ultima volta che si giocò contro il Milan di sera c’erano Ancelotti e Kakà. Ma a illuminare San Siro c’era Francesco Totti. Chissà che non ci pensi lui a mettere la pummadora ‘n coppa.





Rosella dica…Trentatrè

26 09 2009

tottiDica trentatré. Ma del malato glielo danno da almeno tre anni. Dica trentatré. Ma quello che ha sentito sulla schiena quando un amico gli ha riferito l’accaduto è stato più di un colpetto. All’occhio, invece, l’effetto della maglia ritirata dalla curva a Totti è stato qualcosa come uno scarabocchio sul Colosseo. Perché non può essere un baffo sulla Gioconda, dadaismo o pop-art, non può essere nemmeno genuina pura irriverenza ultrà. Totti non ha mai chiamato «pezzenti» i tifosi della Roma come ha fatto Paolo Maldini (visto che pare il precedente affine, oltre che quello più recente), non ha mai lontanamente pensato di farlo, tantomeno adesso per quello che è successo: se ci sta male è proprio perché quel pezzetto di curva non riesce a conquistarlo del tutto. Non essendo ruffiano, ma timido, il compito è ancora più difficile, i suoi modi sono più sul versante Falçao (bilancino come lui) che su quelli dell’incendio di De Rossi. Tutto questo c’entra ancora poco. Totti quando è andato in curva ha preso il megafono e alla curva ha detto “ti amo”, anche se dal muretto di un gruppo che non c’è più (forse questo c’entra qualcosina di più viste le dinamiche di curva, ma veramente poco di più). Per quello che ha fatto, per quello che rappresenta Totti è persino un argomento noioso: apodittico, insindacabile, aradigmatico, difficile da spiegare come il razzismo a mia figlia di Ben Jelloun. Lui c’è, come Dio sui cartelloni dell’autostrada, poi il paradiso può anche attendere veramente. Non è stata nemmeno la prima volta: c’era stata la bottiglietta nelle nebbie di Siena in un pomeriggiaccio, c’era stato il derby perso 3-1 quando Di Canio non solo segnò ma fece lo show: sui muri di Trigoria in quella settimana comparvero scritte tipo “Cassano unico ultrà” perché Totti, il je accuse questo era, non era intervenuto direttamente. Lo fece Dellas al posto suo, perché era come le olive e i colori della Lazio: greco. Ieri Cassano ha detto quello che ha detto, domenica Di Canio per Mediaset ha fatto i complimenti alla Roma. Totti è talmente tanto di più che non c’è paragone: non è quella maglia ritirata, ma quella della Roma indossata in ogni parte del pianeta. Totti è i bambini che dicono “Totti” pure se non capiscono ancora niente di pallone. E’ il chiacchiericcio di Roma. Totti è talmente tanto di più di queste polemiche che non c’è spiegazione, a parte una. Chiamarlo persino simbolo è anche riduttivo, ma stavolta proprio questo gesto – e le coincidenze spazio- temporali – possono aiutare a dare una nuova definizione: l’agnello sacrificale. Totti quest’estate s’è messo a difesa della AS Roma perché non poteva non farlo, perché è un uomo e la gratitudine per 17 anni di stipendi è un sentimento appena doveroso, perché la “deontologia” del ruolo glielo impone. Il problema non è il suo grazie alla proprietà – mal digerito da molti esponenti dei gruppi organizzati subito, non solo domenica passata – il problema è la proprietà che ancora deve fargli firmare un contratto annunciato ai tempi di Sandokan. In tutta questa vicenda Rosella Sensi non ha detto niente, eppure quest’estate nell’affaire Fioranelli in un quarto d’ora è stata spedita, recapitata e pubblicata sulle agenzie di casa la lettera che lo chiamava in causa come il suo ultimo baluardo, il suo scudo spaziale. Totti alla Roma è tutto. Il problema è anche questo. Se in cinque stagioni Spalletti ha potuto avere l’unico giocatore indicato da lui è stato perché il capitano ha preso il telefono e ha convinto Pizarro a venire. E allora il paradosso regge: questo sgarbo antistorico diventa la metafora per dire “Francesco lascia perdere la dirigenza, rimettiti la tua maglia”. Soltanto che questo fa gioco proprio alla Sensi che più dello stadio (martedì sapremo, martedì c’era telefono giallo) ha già “utilizzato” il suo capitano per difendere la sua posizione. Eccolo l’agnello sacrificale. Domani compie trentatrè anni, ma l’impressione di fare i miracoli l’ha data da tempo: è la Roma che deve risorgere.

Tonino Cagnucci © Il Romanista





La strada di Lazzaro

26 09 2009

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Mi dispiace di non aver scritto nulla riguardo la partita con la Fiorentina e quella con il Palermo. Ho avuto pochissimo tempo e poca ispirazione. Comunque questa nuova Roma mi piace, sono andato a Palermo a vedere la partita e mi sono emozionato tantissimo quando il Capitano ha pareggiato. Con la Fiorentina abbiamo giocato la miglior partita della stagione. Credo che Ranieri stia dimostrando di essere un grande allenatore, sia dando delle motivazioni ai giocatori, sia non avendo paura di fare scelte che con Spalletti sembravano proibitive (Mexes in panchina è un esempio).

Domani si va a giocare a Catania, l’ambiente sarà sempre quello, ma spero che i nostri strappino 3 punti ad una squadra che è meno forte dell’anno scorso ma non per questo meno motivata (poi con noi vedono sempre rosso).

Nel frattempo ho visto che Il Romanista è tornato in edicola, ne approfitterò per pubblicare qualche articolo interessante, e ce ne saranno molti, credo.





I “massaggi” di Basilea… e i cornetti con la nutella (Romatiamo.net)

19 09 2009

Pubblichiamo una favola… Si “racconta” che nelle stanza dell’albergo di Basilea dove la Roma si “preparava” ad affrontare la gara contro la squadra svizzera, diversi calciatori, la notte prima del match invece di riposare, continuavano a farsi massaggiare dai vari fisioterapisti a disposizione dello Staff Tecnico…

Si “racconta” anche che qualsiasi “ordine” medico nei confronti dei calciatori venga puntualmente disatteso e, pochi giorni fa, un’accesa discussione ha animato il bar di Trigoria. Un giocatore voleva a tutti i costi, prima dell’allenamento, fare una colazione “leggera” a base di due cornetti con la nutella. Il medico, dopo averlo convinto (a fatica) a desistere dalla dolce tentazione, ha ordinato di togliere dal Bar quella delizia al cioccolato… Alla notizia i giocatori della Roma pare si siano lamentati con “chi di dovere”…

La mattina dopo i cornetti erano di nuovo al loro posto…

Il morale della “favola”? Che non esiste più la morale…

Credit





Carlitos Way

19 09 2009

basilearoma

Da scrivere c’è poco. Da fare copia e incolla molto, e visto che già domani si gioca contro la Fiorentina, il mio commento della partita contro il Basilea sarà sintetico, anzi no, stitico.

A tal proposito perchè non cominciare dalle prestazioni di Taddei e Baptista? Il primo continua ad avere più senso da raccattapalle che da calciatore, il secondo invece non è pervenuto, e quando riesce, quasi per caso, a far qualcosa di buono, subito ritorna sui suoi passi e regala l’irregalabile. La colpa del primo gol ricade tutta su De Rossi, che contrasta in maniera ridicola, seguito a ruota dall’ormai sbalorditivo Mexes, che rinvia con una tranquillità d’animo ed una sicurezza incredibile. Alla fine però, prendere un gol in trasferta ci sta. Ci sta se poi, avviene una reazione, se poi, magari, i professionisti che stanno sul campo e che vengono pagati fior di milioni dimostrano di avere un pò di attributi. Ma ormai quelli, sono sotterrati, e, cosa ancor più disgustosa, nelle dichiarazioni di fine partita non sanno far altro che cercare scuse. Nessuno che ha le palle (appunto) di dire che abbiamo perso, meritatamente, e che abbiamo fatto pena. Se prima si dava la colpa alle assenza, adesso la si da alle presenze, perchè non sono ancora in forma. Se prima si dava la colpa al metodo troppo usato di Spalletti, adesso la si da a quello nuovo di Ranieri. Nel frattempo passano le settimane e perdiamo punti, in campionato e in Europa (dove, però è più difficile recuperare).

Io sono dell’idea che questa squadra, questi “calciatori”, più che di un allenatore nuovo, con un metodo diverso da quello di Spalletti e un nuovo modulo di gioco, abbiano bisogno di uno psicologo. Non riesco più a sopportare quelle facce deperite che, dopo aver preso un gol, si spengono. La grinta, l’orgoglio, il cuore, non fanno più parte della loro mentalità. E se il Capitano è l’unico che predica nel deserto, ultimamente sta predicando pure troppo, parlando 2 volte alla settimana del suo contratto, 4 volte al mese del fatto che nel 2001 poteva andarsene, 1 volta a settimana del suo rapporto con Ilary e i figli. Io, ne ho le palle piene, anche dei suoi comportamenti.

Come se non bastasse, c’è anche una vocina, in sottofondo, che è intervenuta a fine partita. Con autorevolezza ha affermato “Più che parlare bisogna far parlare i fatti“. E se lo dice lei…





Sulla tessera del tifoso

16 09 2009

A che serve davvero la Tessera del tifoso? Palese. A Vendere le TV e a svuotare gli stadi. E se TUTTI i tifosi per un anno lasciassero le paytv (utopia!) con un bello “zero” nella casella “abbonamenti fatti” e invece riempissero gli stadi? Questo col…pirebbe più o di meno di 45 minuti di curve vuote? Ma quanti rinuncerebbero DAVVERO alla PayTv? Sarebbe per voi la giusta protesta da portare avanti?

Emanuele Corederoma





Che c’è

14 09 2009

sienaroma

C’è che a 20 minuti dalla fine eravamo ultimi in classifica, con la peggior difesa ed il peggior attacco e mi stavo preparando a scrivere tutt’altro.
C’è che però non ho cancellato tutto, anzi, non sono due azioni ben costruite e un calcio di punizione a cambiare una partita veramente brutta, giocata in maniera fin troppo scontata, che stavamo perdendo in maniera altrettanto scontata, contro il solito Siena che con noi si trasforma in Manchester United, con il gol di Maccarone che, con noi, si trasforma nel miglior Cristiano Ronaldo.

Ma il punto è quello, abbiamo vinto, abbiamo preso i primi tre punti, che fanno benissimo, sia alla classifica, sia al morale, che ci permettono di andarcela a giocare domenica contro la Fiorentina con un pizzico di tranquillità in più, ma che comunque ci mantengono sul “chi va la”.

C’è anche che…la squadra nei primi 20 minuti ha giocato bene, nel senso che è rimasta corta, compatta, ha concesso poco, poi, vuoi che un po’ del Dna Spallettiano è ancora rimasto (contropiedi dove tornano solo due difensori, quando dovrebbero rincorrere la palla tutta la difesa e tutto il centrocampo) e non si poteva pretendere di rimuoverlo in 2 settimane, vuoi che di fortuna, con noi, non se ne parla proprio…nessuno ha sottolineato che il tiro di Maccarone che è entrato nel sette è stato il primo del Siena in tutta la partita. Il primo di quattro. E se questa, da un lato, è una nota negativa, dall’altro è positiva, perché vuol dire che, arginando i problemi difensivi, dovremmo finalmente riuscire a finire una partita senza che il Doni, l’Artur, il Julio Sergio, di turno si procurino un’ernia per i palloni da raccogliere in fondo alla rete.

C’è che, sempre parlando di Spalletti, caratterialmente la squadra si è dimostrata sempre la stessa. Tutti, presuntuosamente, fermi a chiedere la palla, nessuno che andasse a cercare degli spazi. Niente carattere, niente orgoglio, niente grinta. Gli attributi sono usciti solo quando, a venti minuti dalla fine, qualcuno ha fatto capire ai nostri ragazzi che erano ultimi in classifica, e che non è bello farsi prendere in giro per un’altra settimana da tutta Italia. Segno che, gli attributi ci sono, non sono scomparsi totalmente in chissà quale intervento chirurgico, ma che sono nascosti, bisogna solo “risvegliarli”. Poi per di classe e di talento ne abbiamo tanto, ma se non si corre e se non ci si mette il cuore, i passaggi di prima e i lanci millimetrici non servono a niente.

C’è che mi sono emozionato quando ha segnato Riise, e quando tutta la squadra gli è saltata addosso. Mi sono emozionato ancora di più quando Danielino nostro si è arrabbiato contro quegli infami della Curva del Siena e gli altri ragazzi sono andati ad abbracciarlo (e a placcarlo). Perché forse, in queste settimane di odio UNILATERALE nei confronti della Sensi, e di amore incondizionato nei confronti di Spalletti, ci siamo dimenticati che questa squadra aveva bisogno di un po’ d’affetto e non di distacco. Io, senza paura, affermo che sarei andato a Siena, pur passando attraverso i controlli da “terroristi” che i pochi che sono andati in Toscana hanno dovuto subire…solo perché non ce la faccio, anche sforzandomi, ad odiare e a fischiare quelle maglie rosso sangue, solo perché il numero 11 lo porta un giocatore ormai cotto e finito, e non un centravanti da 20 gol a stagione.

C’è ancora tanto da fare, dobbiamo crescere ancora tanto, ma la squadra non può fare a meno di noi tifosi.

PS: ci sarebbe da scrivere un altro articolo sulla vergogna dei tifosi senesi, e sulle parole di Giampaolo a fine partita. Solo ora però ho letto le scuse del presidente del Siena. Si è salvato in calcio d’angolo, ma dica al suo allenatore di andarsi a lamentare così quando subisce veri torti arbitrali contro le squadre più grandi (l’anno scorso l’Inter ha segnato in fuorigioco il gol della vittoria, lui non ha fatto una pezza) piuttosto che fare la voce grossa contro di noi, basandosi su supposizioni. Per quanto riguarda la curva Robur di Siena, definirli “conigli” è un complimento. Che abbiano rispetto per i defunti e affondino nella loro mediocrità.





Ecco la zona dove sorgerà il Nuovo Stadio della Roma (Romatiamo.net)

11 09 2009

Rispondiamo ai tanti tifosi che ci chiedono dove esattamente sarà costruito il nuovo stadio della Roma che verrà presentato il prossimo 22 settembre dalla Presidente Rosella Sensi. Dopo una breve ricerca abbiamo stabilito (con il beneficio del dubbio…) che l’area dovrebbe essere quella riportata negli scatti qui sotto.