Oggi non parlerò di calcio, nonostante sia Domenica, nonostante la Roma abbia rosicchiato 2 punti all’Inter, perchè ci sono cose più importanti di una palla che rotola per un campo in questo mondo, come è giusto che sia. Il 27 gennaio si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Memoria. Per non dimenticare gli orrori delle persecuzioni naziste ai danni di ebrei e rom. Io credo che ci sia molto e allo stesso tempo poco da dire. Bastano le cifre per rendersi conto: 5 dei 7,5 milioni di ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale sono stati sistematicamente sterminati. Per non parlare dei metodi usati per uccidere gli “indesiderabili” che venivano rinchiusi come animali nei lager: dall’avvelenamento con monossido di carbonio dei campi di sterminio dell’Operazione Reinhard di Belzec, Sobibor e Treblinka, passando all’uso dello Zyklon-B di Majdanek e Auschwitz; camere a gas che utilizzavano monossido di carbonio per gli omicidi di massa venivano usati nel campo di sterminio di Chelmno. In aggiunta alle esecuzioni di massa, i nazisti condussero molti esperimenti medici sui prigionieri, bambini compresi.
Io credo che noi tutti siamo fortunati ad avere queste notizie, a poter parlare dopo più di 60 anni di quello che è successo, di poter girare film sull’argomento, sopratutto di poterne scrivere. Di poter insultare quelli che hanno fatto tutto quello, di poter ricordare quelli che hanno subito quei mali atroci. E allora non sprechiamola questa fortuna, tramandiamola ai nostri figli, raccontiamogli di quelle persone che sono state trucidate senza pietà, raccontiamogli dei tiranni spregevoli che per potere e gloria hanno sterminato un’intera, e non dobbiamo aver paura di pronunciare i loro nomi, pronunciamo Adolf Hilter non con paura, ma con disprezzo, per quello che ha fatto e per l’impronta malefica che ha lasciato di sè sulla faccia della terra per sempre.
Infine, volevo dedicare questa poesia a tutte le vittime, e i parenti delle vittime della Shoah, con la speranza che i loro dolori non verranno dimenticati, bensì tramandati.
SE QUESTO E’ UN UOMO
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno:
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.
Primo Levi









