Volare, ooooh, ooooh!

29 02 2008
Il volo di Crespo

Adesso capisco cosa vogliono dire i giornalisti con “L’Inter vola verso lo scudetto!”. Certo che per un episodio del genere non ci sono commenti, la Roma ha meritato la partita, l’Inter ovviamente l’ha rubata, e così lo scudetto resta ancora a Milano, come vuole nostro signore. Non mi sento di incolpare i ragazzi, che hanno giocato benissimo, sopratutto Mexes e Totti, ma adesso concentriamoci sulla Champions..cantando You’ll never walk alone.





Aforisma #17

25 02 2008

Dietro le nuvole c’è sempre il sole.

Prof. Barletta





Perchè Donda è il nostro re.

24 02 2008

Io personalmente parlando godo. Apparte il fatto che l’arbitraggio non è stato così scandaloso come lo hanno ritratto al solito i giornalisti, il rigore c’era, gli altri rigori, a parte quello su Nedved, erano dubbi, e l’espulsione di Zanetti era sacrosanta. Quindi solo un vero errore in tutta la partita. Piuttosto normale no? Considerando che la Reggina di rigori dubbi a partita ne ha almeno 5 è normale no?

Fossi in Ranieri piuttosto me la prenderei con i froci in difesa, che si sono fatti fregare in una maniera assurda, e sopratutto con Sissoko, che scalcia scalcia e che di sicuro poteva evitare quella sorta di Karate Kick appena dentro l’area quando Amoruso la stava toccando appena di testa.





Per il professore Barletta

23 02 2008

Da bambino ti raccontano tante storie prima di entrare a scuola, sopratutto se sei il secondo genito, come nel mio caso. Ti raccontano che i banchi sono delle culle o che sono dei lunghi tavoli pieni di mostri, ti raccontano di libri amici e di libri neri pieni di maledizioni, ti raccontano delle maestre e dei maestri, dei maghi, oppure degli stregoni. Tutto dipende da quello che vogliono farti credere, potresti credere di andare a scuola come se fosse il castello di un re o la grotta di un ciclope, ma alla fine il primo giorno è per tutti lo stesso. I primi anni pure, cominci a farti un’idea personale poi dopo 5 anni, e poi, a 16 anni, quando hai già un pò di barbetta incolta, i jeans sbottonati, lo zaino che pesa quanto un macigno, la testa piena di pensieri futuri, di utopie o di sogni irrealizzabili e sopratutto quando hai nelle mani la pagella del 5°gimnasio, fresco di promozione, ti raccontano del Liceo. Di raccontano degli anni più belli e più duri della tua vita, anni passati a litigare con i professori di mattina, sui libri di pomeriggio, con la sigaretta in bocca per il nervosismo di sera.

A me hanno raccontato anche altre cose, quando sono uscito con la mia bella (?) pagella in mano. La frase era sempre la stessa: Il prossimo anno con Barletta sono cazzi tuoi.

La frase a dir la verità era un pò irritante, sopratutto quando hai il cervello proiettato su una bella spiaggia a prendere il sole, a parlare di Calciomercato e a guardare le ragazze in Bikini. Eppure non poteva essere più azzeccata di così. Passi i giorni in spiaggia a guardare il mare e ti passa per la mente una cosa, magari solo per un attimo: Settembre, scuola, Barletta. Poi ti rigiri sulla tovaglia insabbiata, guardi il paesaggio, gli ombrelloni, gli scogli, pensi di andare a fare un bagno ma è inutile. Quelle tre parole ti rigirano per il cervello e poi, per qualche strano fenomeno fisico che prima o poi dovrò studiare, ti piombano sullo stomaco come una caponatina di peperoni non digerita (permettetemi la similitudine).

I mesi passano, arriva Settembre, il piombo sullo stomaco si è ormai ben stabilito, e dopo la felicità di rivedere i tuoi compagni di classe il cervello si sintonizza di nuovo su quelle 3 parole, ma questa volta solo una ti colpisce: Barletta. Ecco, il primo giorno di scuola del primo anno di liceo è quello che ti passa per la mente. Ma come sarà questo famoso professore Barletta? Arriverò al 6? Sarò alla sua altezza? Entri in classe, posi lo zaino, scambi l’ultima battutina con gli amici, poi la solita sentinella piazzata davanti alla porta entra in classe gridando “Professore!“, ti siedi e poi entra lui.

E’silenzio, è un silenzio di paura si, ma anche di rispetto. Si siede, fa l’appello, e ad ogni nome alza la testa verso il proprietario del cognome. Ordinaria amministrazione, direte, no, potrebbe sembrare ordinaria amministrazione, ma per lui anche fare l’appello era importante. Poi quando arriva alla fatidica Z, si alza e lì il tuo stomaco fa un salto, pronto a seguire la lezione, curioso, avido di sapere. La lezione comincia, e credetemi, non mi è mai capitato di essere trasportato in una lezione di un professore, visto che anche loro sono uomini, e quello apparentemente dovrebbe essere il loro lavoro. Ma per lui no, quella, e tutte le altre a seguire, non erano lezioni fatte per dovere amministrativo. Non erano lezioni fatte per mettere in fondo al registro l’argomento trattato, non erano neanche lezioni fatte per un 4 o un 8. Erano lezioni di vita, fatte con passione, tenute con autorevolezza e rispetto, farcite da qualche bella citazione che in fondo al post aggiungerò. E lui non era un professore, era il professore, ma sopratutto, ancor prima di essere quello, era una brava persona, che aveva solidi ideali, che credeva fortemente in quello che faceva, e che aveva fede in Dio.

Questa mattina, quando ho avuto la notizia della scomparsa del professore un felice Sabato, un finesettimana normalissimo, si è trasformato in un giorno particolare, per certi sensi speciale, di sicuro triste. Non conoscevo bene il professore Barletta, ho avuto il piacere di chiamarlo “professore” di persona per appena due mesi, ma mi senti di dire che mi dispiace, tanto, troppo, perchè una brava persona, un grande professore se n’è andato, lasciando fino all’ultimo momento della sua vita il segno. Una volta ci disse tra le tante cose belle, una in particolare che ricordo:

Siamo su un autobus, ed anche se il conducente prima o poi scenderà, voi dovrete continuare la vostra strada.

Ebbene professore, io la mia strada la continuerò, nel miglior modo possibile, ma non so se riuscirò a “condurre un autobus” così bene come ha fatto lei.

Addio prof.

Dovete essere aquile che volano e non polli con le ali.

La scuola è il tempio della cultura.

L’unità di misura dell’uomo è la cultura.

Bisogna essere cannae flectae et non fractae.

Prof. Barletta





REALmente Roma

21 02 2008

Era da mesi che aspettavo una vittoria del genere, non una vittoria che vale 3 punti, non una vittoria per inseguire e continuare a sperare, ma una vittoria per esultare, gioire, senza pensare a chi sta davanti e a chi sta di dietro. La Roma ha giocato una gran partita, senza superficialità, lottando su ogni palla, con una difesa compatta (si vede che è tornato Juan) che ha messo in difficoltà il Madrid, e con un Totti che ha finalmente avuto qualche metro in più, ed ha giocato da Totti (almeno per il 60% delle sue potenzialità). E adesso, anche se sarà dura vincere e passare al Bernabeu, almeno proviamoci ragazzi.





Il giorno è arrivato

18 02 2008

Scriverò ora questo intervento perchè non credo che domani avrò tempo.

Niente paura ragazzi, combattiamo e ce la faremo, e se dovessimo perdere io sarò sempre fiero di voi.





Un buon modo per usare il terzo tempo

18 02 2008

Direi che dopo questo:

Il terzo tempo e tutte quelle minchiate sul Fairplay possono andare a fare in culo, fossi stato in Baiocco avrei usato il Terzo tempo in maniera molto utile: prendendo a calci in culo quel coglione di Mutu, che potrà essere un grande calciatore ma è un uomo piccolo piccolo.

Aspettando il giorno in cui verrà punita anche la provocazione.





Crack

17 02 2008

Una sconfitta non fa bene, una sconfitta con la Juve fa male. Una sconfitta per cominciare questo ciclo difficilissimo (un ringraziamento alla Lega e ai suoi metodi di sorteggio per i calendari) fa molto male. La vittoria di un’Inter scialba, che gioca con il Livorno come in un amichevole infra-settimanale, ma nonostante tutto vince, fa molto molto male. Ma sopratutto, perdere per un episodio, per un calcio di punizione, unica realizzazione degli unici 4 tiri che la Juve ha fatto nel primo tempo è assurdo.

Non voglio trovare un alibi, forse la punizione della Juve non c’era, visto che c’era un fallo di Nedved su Pizzarro prima del fallo di Mexes, ma non credo che sia stato solo quell’episodio a condannarci. La Juve è partita bene con 3 punte, ha provato a chiudere subito la partita, c’è riuscita solo su un calcio di punizione, solo alla fine del 1°tempo, visto che la difesa della Roma si è comportata bene. Per il resto, dopo 2 minuti un palo e poi solo Roma, un assedio durato 47′ che non ha dato il risultato sperato. Perrotta non si vede, Taddei è nervoso, Mancini è l’unico vivace, ma è ben bloccato, Totti è spento, Giuly entra troppo tardi, Vunicic sta in panchina, Esposito non può far molto a 10 minuti dalla fine. E così scendiamo a -11, con poco demerito, ma con molte cose da cambiare in vista di martedì.

La mia prima perplessità è: ma perchè Totti non fa un tiro dei suoi ormai da mesi? Non sarebbe meglio spostarlo? Mettere Vucinic di punta e farlo ritornare al ruolo di trequartista? Non sarebbe meglio finirla di mettere in campo Taddei, che sta confenzionando minchiate su minchiate, e far giocare per una volta Giuly dal primo minuto? Non sarebbe meglio far riposare il povero Tonetto e far giocare per un pò Cicinho? O meglio ancora non sarebbe meglio cambiare per una volta modulo, fare qualcosa di imprevedibile, cambiare tattiche? Ci sarà un motivo per il quale soffriamo con la Reggina e perdiamo con il Siena no? Ci conoscono bene, basta prendere il DVD di tutte le partite di questo inizio anno, la Roma sarà sempre la stessa, e allora cambiamola un pò, mostriamoci “mutabili”, soprendiamo gli avversari ed auto-sorprendiamoci, e allora riusciremo a superare le Colonne di Ercole (Real Madrid) e a battere il Ciclope (Inter).





Aforisma #16

12 02 2008

Io sono un disonesto, e un disonesto puoi sempre confidare che sia disonesto. Onestamente è dagli onesti che devi guardarti, perché non puoi mai prevedere quando faranno qualcosa di incredibilmente stupido.

Jack Sparrow





Aforisma #15

9 02 2008

Palermo non mi piaceva, per questo ho imparato ad amarla. Perché il vero amore consiste nell’amare ciò che non ci piace per poterlo cambiare.

Paolo Borsellino