Conferenza stampa del neo-acquisto Jeremy Menez

29 08 2008

Menez con la maglia della Roma

Cosa vuol dire per te essere un giocatore della Roma?
“Per me è un piacere essere una in grande squadra come la Roma e potermi allenare con dei grandi campioni”.

Sei più simile a Cassano o a Zidane come calciatore?
“Zidane è Zidane. Cassano è Cassano. Non voglio fare paragoni sono qui per dimostrare le mie qualità”.

Che ruolo prediligi ricoprire esterno d’attacco o trequartista?
“Non mi piace darmi delle definizioni anche perché compete all’allenatore scegliere in che ruolo giocherò. Sicuramente sono stato preso per le mie caratteristiche tecniche e per il modo di giocare in attacco”.

Speri di giocare domenica?
“Sarà l’allenatore a decidere. Spero comunque di poter giocare subito e vincere”.

Che tipo di giocatore sei e quali sono i tuoi hobby? Hai voglia di dire qualcosa ai tifosi?
“Spero di riuscire a giocare già domenica. Per il resto sono un ragazzo normale che fa cose normali e cercherò di dimostrare quello che so fare. So che a Roma c’è un pubblico molto caldo, spero di entrare presto nei loro cuori”.

Con chi hai legato di più dei giocatori? Conosci già Totti?
“Sicuramente ho avuto modo di legare di più con Mexes perché parla francese e già lo conosco. Lui mi ha parlato di Totti, oggi gli parlerò per la prima volta”.

A quale campione del calcio ti ispiravi quando eri più giovane?
“Zidane è un grande campione in Francia è un campione per tutti. Ha giocato anche in Italia, in un grande campionato”.

Su Youtube abbiamo avuto modo di ammirare le tue qualità di calciatore. Che messaggio mandi ai difensori italiani?
“Youtube forse ha esagerato un po’, ha fatto vedere solo le cose più belle. Giocherò in una grande squadra con grandi calciatori e spero di lavorare bene e vincere qualcosa per poi essere convocato in nazionale”.

Che cosa pensi dei sorteggi di ieri di Champions League? Secondo te la Roma può arrivare in finale?
“La Roma ha tutte le qualità per arrivare fino in fondo. Tutte le squadre di Champions sono forti. Ci arriveremo solo con tanto lavoro e applicazione. Sarebbe bello giocare la finale proprio a Roma”.

Cosa ti è mancato rispetto ai tuoi coetanei Benzema e Nasri?
“Questo è un po’ il calcio, ci sono cose che non si spiegano. Io ho deciso di restare al Monaco e forse non aver giocato in squadre più importanti mi ha penalizzato. Vado avanti lavorando duro sperando di arrivare presto al top”.

Hai avuto problemi di pubalgia, com’è ora la tua condizione fisica?
“Ho avuto dei problemi di pubalgia una cosa abbastanza comune, sono stato operato a giugno e dopo ho continuato a giocare e ad allenarmi con il Monaco. Ormai è un problema risolto”.

Giuly ha detto che alla Roma ci si allena troppo. Hai timore di Spalletti?
“Il calcio è soprattutto impegno, non mi spaventa lavorare troppo”.

Che idea ti sei fatto del gioco della Roma?
“La seguivo in televisione e sicuramente la Roma è la squadra che gioca il miglior calcio in Italia. Sono contento di giocare qui e spero di migliorarmi”.

Pensi di avere problemi di inserimento?
“No, non penso di avere problemi di inserimento”.

Quando ti ha cercato la Roma per la prima volta?
“Ci sono stati in precedenza dei contatti con i miei agenti ma la svolta è stata dopo l’amichevole con il Monaco e da lì non c’è stata esitazione”.

Ti hanno cercato altre squadre?
“Si, ma la squadra che mi ha voluto di più è stata la Roma”.

Tra queste c’era anche il Manchester United?
“Si c’è stato un contatto con i miei agenti”.

A Roma per vincere cosa?
“Vincere qualcosa è il desiderio di ogni calciatore. Speriamo di iniziare da domenica”.

Quanto ha influito Mexes nella tua scelta di venire a Roma?
“Sicuramente è importante che ci sia un giocatore francese per il mio inserimento ma la volontà è stata del Club e sicuramente la mia”.

L’arrivo a Roma accelererà una chiamata da parte della Nazionale?
“Uno degli obiettivi di giocare nella Roma è di ottenere la convocazione per la nazionale nella mia selezione”.

Hai preso il numero 24, una maglia che apparteneva a Marco Delvecchio. Conosci questo giocatore, che ha fatto molti gol alla Lazio nei Derby?
“Spero di segnare tanto in campionato e non solo nei derby. Spero di emulare un campione come Marco Delvecchio che ha giocato molti anni a Roma”





Sorteggi Champions: Si va a Londra, Bordeaux e in Romania

29 08 2008

GIRONE A: Chelsea – Roma – Bordeaux – Cluj
GIRONE B: Inter – Werder Brema – Panathinaikos – Anorthosis
GIRONE C: Barcellona – Sporting Lisbona – Basilea – Shakhtar
GIRONE D: Liverpool – Psv Eindhoven – O. Marsiglia – Atletico Madrid
GIRONE E: Manchester United – Villarreal – Celtic – Aalborg
GIRONE F: Lione – Bayern Monaco – Steaua Bucarest – Fiorentina
GIRONE G: Arsenal – Porto – Fenerbahçe – Dinamo Kiev
GIRONE H: Real Madrid – Juventus – Zenit San Pietroburgo – Bate Borisov

In teoria è un buon girone, considerati i criteri “scriteriati” dell’Uefa per piazzare le fasce, una delle big dovevamo prenderla per forza. Erano meglio Real e Lione, ma l’importante è aver evitato il Manchester. Il Bordeaux è un avversario medio, ma sinceramente per una squadra che due anni fa (quando era ancora incompleta) aveva umiliato i campioni di Francia in casa loro, non è poi proibitivo. Il Cluj sono l’incognita, sperando che siano la squadra materasso del girone. Da domani comunque mi metto a leggere e a cercare notizie per scoprirli meglio, visto che il debutto è il 16 all’Olimpico proprio contro i rumeni.

Buon girone anche considerando gli altri gironi di ferro. Il Manchester ha preso gli spagnoli del Villareal che sono una squadra insidiosissima, e il Celtic che è sempre rognoso quando gioca in casa. L’Arsenal invece ha preso i campioni d’Europa del Porto e il Fenerbahce che ha tanto stupito nella scorsa edizione. E ancora la Juve, che ha preso il Real, che anche se (e godo a dirlo) non conclude niente in Europa da tre anni è sempre infallibile nella fase a gironi, e sopratutto lo Zenit, squadra giovane e collaudata, difficile da battere in Russia. Insomma l’unica fortunata l’Inter, che troverà qualche difficoltà a Brema contro il Werder ma che deve vincere in casa e fuori casa necessariamente contro il Panathinaikos e i ciprioti debuttanti dell’Anorthosis. Alla Fiorentina è andata malissimo, con il Bayern di Toni (toh, il destino), il Lione di Benzema e lo Steaua Bucarest, ottima squadra.

Concludendo: si deve vincere con Bordeaux e Cluj, sia in casa che fuori casa, e poi possiamo permetterci anche di perdere a Stamford Bridge, dove il Chelsea non perde da quasi due anni. Certo espugnare Londra sarebbe epico, però, voliamo bassi, e sopratutto evitiamo le brutte figure oltremanica.

Ecco il commento di Mister Spalletti: “Mi sembra un bel girone, sicuramente interessante. Abbiamo fatto vedere una buona mano nel sorteggio e siamo soddisfatti. Squadre come il Chelsea, avendo tutti questi campioni hanno qualcosa in più. Noi dobbiamo portare avanti le nostre qualità che ci hanno dato soddisfazioni per arrivare ai risultati“.
Di Tempestilli: “Giocheremo la prima in casa contro la squadra rumena e dovremo scoprirli. Quantomeno quest’anno andiamo a Londra e non a Manchester, una bella città. E’ una squadra che tutti conoscono in un girone nel quale dovremo fare attenzione. L’esperienza avuta negli scorsi anni farà sì che giocheremo al massimo contro tutti. Dobbiamo andare avanti pensando gara dopo gara. Tutte partono con i presupposti per arrivare in fondo. Bisognerà valutare le situazioni che potranno evidenziarsi nell’arco della stagione. Intanto pensiamo al Napoli e poi penseremo all’ossatura. Mi auguro che, come lo scorso anno, si possa disputare un ottimo campionato ed un’ottima Champions League, perchè vogliamo dedicare qualcosa di grande al nostro presidente che ci ha lasciati. Poter arrivare primi nel girone ti porterebbe a giocar con squadre competitive ma non di prima fascia, noi dobbiamo vivere alla giornata ed i ragazzi hanno dimostrato di saper far bene. Speriamo che i nuovi acquisti diano un ulteriore contributo”
Di Conti, che per l’occasione era lì sia come ambasciatore della Finale, che come sorteggiator: “Non è bello ricordare solo le cose positive, io avuto l’opportunità di arrivare in finale ma l’ho persa ed ora dobbiamo provarci fino alla fine. Con le palline me la sono cavata bene e penso che sappiamo come affrontare queste competizioni“.
E del Capitano: “Tutto sommato è un girone che ci vede con buone possibilità di qualificarci. Certo c’è il Chelsea, ma io sono felice di aver pescato la squadra di Londra contro la quale mai abbiamo giocato. Il Chelsea è una delle logiche favorite per la vittoria fiale, ma in Champions il livello è questo, non ci sono avverasri facili. Sarà bello giocare in uno stadio nuovo per la Roma. E poi Londra è sempre una bella trasferta, in particolare per i tifosi che, come sempre, ci seguiranno in grande numero. Detto questo aggiungo pure che non sarà il caso di sottovalutare le altre due squadre del girone. Il Bordeaux e il Cluj giocano un ottimo calcio, sono due club in crescita, avranno questa possibilità di mettersi in luce in Champions e faranno di tutto per non lasciarsela sfuggire. Sarà importante subito la prima partita in casa contro i romeni. Vincerla ci darebbe un grande slancio per le successive gare. Il nostro obiettivo è quello che abbiamo sempre detto, fare meglio degli ultimi due anni dove siamo arrivati ai quarti di finale. Poi quest’anno la finale è a Roma e mi sembra normale e logico che tutti noi si speri di arrivare fino in fondo“.





Bienvenu Jérémy!

28 08 2008

Jeremy Menez

Alla fine eccolo qua l’esterno che ci serviva, ecco qua l’ultimo grande colpo della Roma, che completa una campagna acquisti quasi perfetta, sia tecnicamente che economicamente (quasi perchè ancora non mi convince Artur). Jeremy Menez è stato cercato per anni dal Manchester United di Ferguson, e dal Real Madrid, il che è una garanzia. Possiamo immaginare i milioni che avrebbero potuto dare i Red Devils o i Blancos al Monaco, ed invece Jeremy ha scelto la Roma, che lo ha pagato appena 10 milioni di euro. E’stata decisiva quindi l’opinione del calciatore, aiutato anche dal grande Cufrè, ex-Roma che gioca nel Monaco, che in qualche modo lo ha spinto a Roma, parlando bene della squadra, della città e della società. Un saluto, un abbraccio e un gran ringraziamento vanno a Leandro quindi, indimenticabile terzino, che magari tecnicamente non c’è mai piaciuto, ma che ha lasciato a Roma grande simpatia e grande amore. Tornando a Menez, da 3 giorni ne parlano tutti, il nuovo Zidane, il nuovo Henry, di solito è meglio non fare paragoni, ma sperare che segua le ombre di Zinedine o Thierry credo sia d’obbligo (il capoccione tra l’altro è quello).

Menez è un esterno, che sa fare anche il trequartista, pieno di talento, un pò sbruffone, che ama tenere la palla incollata ai piedi, deliziare le platee con giochetti e dribbling, umiliare i difensori con tunnel, e giocare anche con la squadra. Fisico longilineo, velocità, un buon tiro, sia sinistro che destro. Meglio di così non si poteva fare insomma. Inoltre c’è da sottolineare una cosa: l’età. 21 anni, il ragazzo ha tutto il tempo di crescere all’ombra di Totti, e di Spalletti, cercando di affinare ancora di più le caratteristiche tecniche ma sopratutto quelle tattiche.

Io sono molto contento di questo acquisto che è fantastico in prospettiva. So che in molti avrebbero preferito Menez a Malouda, ma vogliamo mettere un ragazzo entusiasta di venire a Roma solo per sua volontà, con un campione, o pseudo, che non vuole far panchina, però vuole gli stessi soldi da chi non glieli può dare? La risposta arriverà a Novembre, quando andremo a Londra, a giocare contro il Chelsea, e chissà che magari i (pochi) scettici potranno ricredersi.

Approposito di scettici, cito qui un passo dello splendido (come sempre) editoriale di Cdr.it che rispecchia perfettamente la mia soddisfazione, o meglio, la mia felicità nel pensare alle facce dei criticoni, che 2 settimane fa stavano a dire che la Roma è la quarta forza del campionato, e che siamo buoni solo per vendere i nostri giovani. Nel giro di poche settimane poi tutti si è rivoltato, la Roma ha comprato un giovane che mezza Europa seguiva, il Milan invece s’è ripreso un traditore che torna a 34 anni.

[...] Il terzo pensiero va alla stampa e all’informazione sportiva e non solo. Quella che vuole la Roma trasformarsi periodicamente in un supermarket molto particolare, in cui i talenti sarebbero sempre in vendita a poco prezzo e gli acquisti irraggiungibili.
Il quarto è rivolto al provincialismo tutto italiano col quale la Roma è affrontata e raccontata. Sarà pur vero che nemo propheta in patria, ma questo detto nel caso della Roma raggiunge vette inimmaginabili. Il prestigio della Roma in Europa e nel Mondo è grandissimo. La Roma è ora stabilmente tra i maggiori 5 o 6 club europei e questo senza aver vinto nulla a livello internazionale da moltissimi anni.  Questo prestigio si percepisce da tanti segnali. Dall’universale apprezzamento per Totti, il Capitano conosciuto e ammirato nei 5 continenti e anche nelle lande più sperdute. Dalla corona di fiori inviata dal Barcellona per l’ultimo saluto al Presidente.  Dai rapporti cordiali con club che si chiamano Barcellona, Real Madrid, PSG, Monaco o lo stesso Liverpool. Dal fatto che nessuno dei grandi campioni accostati questa estate alla Roma, e l’elenco è lunghissimo e comprende anche Samuel Eto’o, ha manifestato il proprio rifiuto di accasarsi a Roma, al contrario. Persino Shevchenko pare si sia candidamente offerto nelle ore in cui non era ancora certo il suo ritorno al Milan. Il tutto con una naturalezza disarmante.
Solo in Italia la Roma, pur essendo stata fino alla fine in lotta per lo scudetto ed essendo da un biennio tra  le prime otto d’Europa,  è considerata ancora, specie in certi commenti televisivi,  come una squadra minore, in una sorta di rimozione collettiva sulla quale i grandi della psicologia e della psichiatria potrebbero dire la loro.
Mi piace pensare ai tanti Gazzaniga ai quali l’acquisto di Ménez è andato di traverso, come un boccone amaro sorbito controvoglia.
La giusta medicina per i loro rigurgiti di livore.
A tutti loro il mio più sereno, orgoglioso e soddisfatto: e ora, zitti e a cuccia, please!

(Adesso foto e video su Jèjè!)





I fottutissimi undici metri.

25 08 2008
Il rigore di Zanetti

Il rigore di Zanetti

Premettendo che è ovvio che le sensazioni e le reazioni dopo la partita di un tifoso sono sempre esagerate, di parte e spesso pure offensive, penso che sia meglio scrivere ora, quando la tempesta è appena passata, che domani. Meglio la dura sincerità dell’ultras, che l’ipocrisia dello pseudo-giornalista attento più ai retroscena che alla sostanza.

Inter – Roma è stata una partita splendida, di quelle che non se ne vedevano nel calcio italiano da anni, nonostante l’atteggiamento puramente difensivista di Mourinho, atteggiamento che caratterizza il suo calcio, e che lo ha fatto diventare “speciale“, come se avesse inventato lui il catenaccio. Partita splendida per le emozioni, i capovolgimenti, gli errori e le magie. Come tutte le partite che entreranno nella legenda, è finita ai rigori, momento nel quale serve più psicologia che buon piede. Ed infatti vediamo come ad aver sbagliato siano stati il Capitano (primo rigorista della Roma ed ex primo rigorista della nazionale) e Stankovic (anche lui primo rigorista nella Lazio e nella sua Nazionale). Perdere ai rigori non attenua ma solleva ancora più rabbia, ma non possiamo prenderla con il Capitano, che non ha mai tirato un rigore alto, o con Doni, che non s’è manco degnato di buttarsi in almeno 3 rigori. Possiamo forse prendercela con la sfortuna, visto che la nostra sfiga ai rigori ha una tradizione epica…basti pensare alla finale di Champions con il Liverpool e a Manchester con Danielino.

Tatticamente la Roma non è stata impeccabile, anzi, è stata quasi insufficiente, con un buco grosso quanto il Colosseo sulla sinistra, dove il povero Riise doveva soccombere a Figo e Maicon, (mica Molinaro e Favalli) senza che Aquilani si spostasse un pò per aiutarlo, solo perchè “lui è abituato a stare centro“. Direi che però, giochi in Serie A, quindi potresti anche smuovere il tuo culetto da 2,5 milioni di euro e spostarti sulla fottuta fascia sinistra almeno per far presenza, no Albè?

Ci si mettono pure le tremende condizioni di Mexes e Vucinic, che praticamente sbagliano quasi tutto, sopratutto Rugantino, che se fosse un mio studente prenderebbe per stasera un bel 4, pieno pieno, per aver dormito su ogni palla che toccava Ibrahimovic, per non aver azzeccato un, ma dico UN, rinvio e per aver messo a volte in difficoltà anche il compagno Juan, che poi comunque ha fatto la sua porca figura salvando il possibile. Mirko invece non è in forma, non ha la corsa che aveva ad Aprile-Maggio, ma i colpi del fuoriclasse si fanno sentire.

Riassunto del primo tempo: letame.

Evidentemente Spalletti, da bravo allenatore qual’è, avrà dato una strigliata ai ragazzi negli spogliatoi, senza però cambiare l’undici titolare, quindi dando comunque fiducia al gruppo. Ed infatti il secondo tempo è l’esatto contrario del primo, l’Inter si difende, ma poi la prende dritta nel se….tte con un capolavoro balistico di Danielino, che per la seconda volta nella sua vita, ammutolisce San Siro, e zittisce tutti i criticoni, che hanno ancora il coraggio di criticà. Da qui in poi rientra il solito fattore romano, che io chiamo Zona Illusi: dopo un gol della Roma seguono NECESSARIAMENTE 5 minuti di svago totale, di relax da Barbados. Sommando quindi la Zona Illusi al culo stratosferico dell’Inter nei rimpalli, otteniamo il risultato: 2 a 1 di Balotelli, e tutto daccapo.

In realtà in 17 anni da Romanista poche volte la fortuna mi ha sorriso, è così che al gol (???) di Vucinic ho pensato che finalmente la ruota girasse anche per me, per noi, e che quella troia (perdonate il termine) bendata si fosse ricordata che esiste anche Roma nell’atlante geografico…ed invece eccoli lì. Incombenti e minacciosi come un’ondata di Turchi, bastardi e schifosi come un’orda di nazisti: i rigori.

E da qui, in poi, è tutta storia, recente, contemporanea, ma è già storia. I rimpianti son tanti, e forse un bel cucchiaio a San Siro avrebbe zittito il mondo, suggelato il ritorno, e fatto entrare nella storia colui che nella storia s’è preso un posto fisso. Ma è così, solo nelle favole, il buono e il povero riesce a spuntarla e trombarsi la principessa (nel nostro caso, la coppa), ma nella vita reale no, mentulam. Allora, lasciamogliela alzare questa coppa, ma che sia l’ultima senza drappi giallorossi, cancelliamo quel primo tempo da Nightmare, ripartiamo dal secondo tempo DA ROMA, e allora, magari con un bell’esterno, sarà ROMA vera.

Ovunque ti seguirò, ovunque ti sosterrò. FORZA ROMA.

PS: Qualcuno avvisi la regia della Rai che la partita si gioca in campo, e non in panchina interista. E’stata inquadrata più volte la faccia di Mourinho che la palla.

(Interisti…guardatevi foto e video, in continuo aggiornamento)





Forza.

24 08 2008

Stasera c’è una Coppa in palio, contro l’avversario degli avversari. E’inutile fare le solite discussioni tattiche, e non commenterò neanche l’atteggiamento a dir poco da moccioso di Cicinho. Mi rivolgo ai ragazzi, dal Capitano a Daniele, da Riise a Baptista, da Alberto a Simo:

Ridatele quel sorriso, quella gioia che ha già provato tante volte l’anno scorso, anche se solo per un giorno, di fronte ad un lutto così grande. Vincete per il Presidente.

Daje ragazzi, comunque vada, sempre fieri di voi.





Conferenza stampa del neo-acquisto Julio Baptista

22 08 2008
Baptista con la maglia della Roma, numero 19.

Baptista con la maglia della Roma, numero 19.

Un tuo pensiero sui tuoi primi giorni a Roma, giorni particolari vista la scomparsa del Presidente Sensi.
Non è stato un momento facile ma mi sento felice di essere stato accolto così bene e di essere in una squadra grande come la Roma.

Pensi di giocare domenica?
Sono in buone condizioni, sono pronto e a disposizione del mister.

Hai la rabbia giusta?
Ho voglia di dimostrare il mio valore.

Che idea hai di Roma?
Penso che ci siano dei grandi calciatori e dei grandi lottatori. Lotteremo insieme per raggiungere molti traguardi.

Quante reti pensi di segnare quest’anno?
Non so, spero tantissime. E spero di evitare gli infortuni.

La Roma secondo te è pronta per conquistare la Champions League?
E’ una competizione molto difficile nella quale non ci si può permettere di sbagliare. Se la squadra lavorerà come ha fatto lo scorso anno, andremo lontano.

Che peso ha avuto sulla tua decisione di venire alla Roma la presenza di altri giocatori brasiliani e nazionali?
Ho cambiato per il meglio, ho pensato che giocare nella Roma mi avrebbe aiutato anche a restare in Nazionale e la presenza dei miei connazionali mi ha influenzato nella scelta.

Qual è il ruolo in cui ti trovi più a tuo agio?
Nel Siviglia giocavo da seconda punta, ruolo che ho perso al Real Madrid. Spero che mi sia riconosciuto questo ruolo che ritengo il migliore per me.

Perché hai lasciato il Real Madrid?
Perché giocavo a centrocampo quindi non nel mio ruolo ottimale, perché io sono un attaccante.

Come ti spieghi le tue difficoltà nel Real Madrid e nell’Arsenal?
Cambiando ruolo rispetto al Siviglia non sono riuscito ad esprimermi al meglio.

Perché ti hanno soprannominato La Bestia?
Perché sono fisicamente potente e difficile da fermare, non ha una connotazione negativa!

Qual è per te la favorita per lo scudetto?
C’è una grande rivalità fra le squadre e in molte lotteremo per lo scudetto.

Quali sono i tuoi interessi fuori dal campo ?
Sono una persona normale, come tutti. Mi piace il cinema, cenare fuori, conoscere cose nuove che possano arricchirmi culturalmente.

Il derby.
Mi piacerebbe molto segnare un gol contro la Lazio ma l’importante è che sia la squadra a vincere.

Arrigo Sacchi ti ha descritto come un calciatore serio. Ne sei orgoglioso?
Lo ringrazio molto, ho lavorato con lui al Real Madrid, è una persona molto corretta. Sono serio quando lavoro ma sono anche una persona a cui piace scherzare e divertirsi.

Un tuo giudizio su Francesco Totti.
Credo sia una persona molto umile, di sicuro merita di essere qui da tanti anni.

Hai voluto portare a spalla la bara del Presidente Sensi.
E’ stata una sensazione molto triste, spero che la squadra riesca a dargli delle soddisfazioni.

Credi che la Roma sia più forte di quella che hai incontrato lo scorso anno? E cosa noti di diverso nell’ambiente rispetto al Real Madrid?
Ho trovato un ambiente buono, una società seria e dei giocatori semplici ed umili.

(Cliccate qui per guardare le foto della conferenza.)





Mercoledì d’amichevoli, come sono andati i Romanisti.

21 08 2008
Mexes con la maglia della Francia.

Mexes con la maglia della Francia.

La notizia è che nessuno si è infortunato e che quasi tutti hanno fatto bella figura. Ho potuto visionare per bene sia i Nazionali azzurri che Riise con la Norvegia, è andato benissimo anche Mexes, che ha ricevuto i complimenti da Domenech e addirittura dall’arbitro Frisk (quello della monetina, che lo espulse in quella partita). Sinceramente non ho molta voglia di scrivere, sia per la morte del Presidente, sia perchè non sono in vena, quindi mi limito ad incollare qui i voti del Corriere sui 4 azzurri:

6 Aquilani – Entra a inizio ri­presa per formare il cen­trocampo della Roma. Cerca la semplicità, non sempre con fortuna. Ma si propone e va anche al tiro.
6 De Rossi – Un po’ mezzala ma anche mediano, tanto che Lippi dopo mezz’ora lo scambia con Gattuso. Cose buone, altre meno. Nella ripresa, senza Pirlo, si si­stema davanti alla difesa. Non è ancora lui.
5 Perrotta – Ripresa da mez­z’ala con Aquilani. Soprat­tutto attenzione agli equili­bri. Ma poco reattivo.

Cassetti senza voto perchè ha giocato poco. Un pò ingeneroso il voto nei confronti di Daniele, che ha fatto 90 minuti per bene, e che a mio parere è già in forma. Aquilani invece ha giocato in avanti ed ha esibito qualche colpo dei suoi…compreso un tiro al volo abbastanza improbabile. Si è dimostrato comunque voglioso, e questo è un bene per Lippi e Spalletti. Per Perrotta il voto è giusto, ha fatto poco ed ha sbagliato quel poco che ha fatto, non è ancora in forma.

Per quanto riguarda gli stranieri Laromasiamonoi.it scrive:

Mirko Vucinic sta bene. La conferma arriva da Budapest dove in un’ amichevole disputata tra l’Ungheria ed il Montenegro ( 3-3 il risultato finale) il nostro attaccante montenegrino ha giocato 74 minuti del match. [...] Bene Vucinic, è andato discretamente anche John Arne Riise, punto di forza della Norvegia che non è però andata oltre l’1-1 contro l’Irlanda. Per il nuovo acquisto giallorosso 90 minuti in campo. [...] Mexes invece è andato regolarmente in campo da titolare al centro della nuova difesa di Domenech e ha giocato un ottima partita, tanto da meritarsi alla fine i complimenti dell’arbitro Frisk (quello della monetina) che era a Goteborg a vedere la partita.





Tributo a Franco Sensi, Grazie Presidente.

20 08 2008





Ma i maiali sanno parlare?

19 08 2008

L’intervista integrale di Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, al quotidiano La Stampa. “Credo che Sensi abbia poi capito che avevo ragione io”, le parole del “nemico” storico del Presidente della Roma.

Luciano Moggi, qual è il ricordo più intenso che le rimane di Franco Sensi?
«Quello di un uomo che ha fatto bene al calcio. L’ho detto anche alla moglie quando le ho telefonato per farle le condoglianze».

Cosa sarebbe stata negli ultimi quindici anni la Roma senza Sensi?

«Certamente non la bella squadra che ha dato spettacolo nelle ultime stagioni, che è cresciuta fino ad arrivare al livello dei migliori club del campionato anche a livello organizzativo. Ha vinto soltanto uno scudetto, meno di quanto avrebbe meritato».

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Ciao Presidente.

18 08 2008

E’ simbolico come il nostro grande presidente ci abbia lasciato nella sera in cui a Milano giocavano le due squadre contro le quali lui ha combattuto per una vita. Come a voler dire: “Basta, mi son stancato, adesso giocate voi“, così alle 23 e 35, mentre pulcinella premiava la propria squadra, il più grande presidente della storia della Roma s’è spento, all’età di 82 anni.

Ho saputo tutto stamattina, solito risveglio, accendendo il pc per sapere cosa succede a Roma, a Trigoria, come stanno i ragazzi, come si sono allenati. Ed è arrivata così la brutta notizia, la meno attesa, la più sconfortante. Nella mente una frase:

La Roma non ha mai pianto e mai piangerà: perché piange il debole, i forti non piangono mai.

Franco Sensi era forte, ha lottato per la sua, per la nostra Roma, ha passato una vita combattendo contro i più forti, contro cose più grandi di lui, ha avuto tutti contro ed ha continuato, sempre, con costanza, a lottare, a costo di perdere la salute, di perdere i soldi, di perdere l’onore, ma la Roma no, quella no. Un giorno disse: Finché vivo la Roma non la lascio. Ed ha mantenuto la sua promessa, la Roma è diventata grande grazie a lui, e non si è mai abbassata di fronte al potere delle maglie a strisce verticali. Così, lottando 14 contro 11 (un’altra delle sue perle) la Roma è arrivata ad essere la squadra che è oggi, apprezzata in Europa, ma non in Italia, dove nonostante il bel calcio, le vittorie, i giovani, l’onestà, continua ad essere considerata solo la quarta squadra.

Mi dispiace Presidente, tu sei stato grande, ma c’è qualcosa di più grande, di immenso contro cui si deve lottare in questo calcio e in questa Italia marcia, non bastano le urla contro Galliani in piena sala stampa in FIGC, non bastano le verità, rifilate in faccia come tanti schiaffoni a Controcampo, proprio nella TV del pulcinella, non bastano i litigi con Cragnotti e Moggi. Presidente, c’è da combattere ancora, e tu non ci sei più qui con noi, popolo senza Re.

Adesso tocca a Rossella prendere le armi, e continuare la tua battaglia, Presidè, tocca a noi, tocca al tuo “figlio maschio“, che è ancora lì, con la maglia numero 10 e la fascia al braccio. Adesso ho capito perchè di fronte a russi ed americani non hai ceduto, prima tu, e poi Rossella: questa Roma non volevi lasciarla, fino alla morte. Ed oltre.

Un appello al Mister Spalletti, al Capitano, a Danielino, e a tutti i ragazzi. Bisogna vincere, bisogna portare una coppa in cielo quest’anno, bisogna riportare 1 milione di persone all’Olimpico, bisogna rivivere quei momenti magici, il 27 o il 31 Maggio, vogliamo l’Olimpico stra-pieno a festeggiare. Per la Roma, e per il Presidente.

CIAO PRESIDE’