
Il furto di ieri sera.
I commenti, gli appunti, gli errori tattici, ma anche le magie, e, tutto sommato, la bella partita di ieri sera a Genova, passano decisamente in secondo piano, lasciando lo spazio ad un furto, in piena regola. Senza attenuanti, scuse, giustificazioni, e lance da spezzare a favore dell’arbitro, come in molti, fra opinionisti e falsi esperti, hanno fatto ieri sui vari salotti calcistici. La partita di ieri sera è stata completamente falsata. Gol regolarissimo, annullato. Espulsione ridicola e…per la serie “Non c’è due senza tre“, rigore da assegnare, non assegnato. Quindi consiglierei a tutti quelli che hanno spezzato le lance, di riattaccarle ed infilarsele nel di dietro, ecco.
Tornando alla partita (se così si chiama un 14 contro 9) in pratica si poteva anche accettare una sconfitta. Avevo già detto nel dopo-Reggina che un pareggio al Marassi sarebbe stato un ottimo risultato, e che vincere a Genova era difficile (l’anno scorso siamo stati gli unici a battere il Genoa in casa e in trasferta, credo), però la partita di ieri non si può proprio definire “vinta” dal Genoa, o “persa” dalla Roma. Lascio a voi gli aggettivi e i verbi da usare. La Roma ha tremato nei primi 10 minuti, ed ha preso un gol abbastanza fortunoso, per colpa del sempre più deludente Riise, che dimentica di essere su un campo di calcio (forse in Norvegia il mercoledì è sabatico). Dopo i suddetti 10 minuti m’è sembrato di vedere solo ed esclusivamente Roma, che va vicina al pareggio con Taddei e poi pareggia con una capocciata di Danielino De Rossi, sempre più leader, sempre il migliore in campo.
Il primo tempo finisce in crescendo per la Roma, il secondo continua sotto la falsariga del prima. Vucinic e Menez incantano, ma sbagliano sempre l’ultimo passaggio, favorendo le ripartenze pericolosissime dei padroni di casa. Così su un contropiede perfetto, il Genoa guadagna un calcio d’angolo abbastanza dubbio, e realizza il gol del 2 a 1, anche questo dubbio.
La Roma non è mai doma, quindi dopo pochi minuti accade il fattaccio. Brighi e l’altro che comincia con la B (non voglio pronunciare il nome) non permettono a Panucci di festeggiare il 3° gol in 3 gare stagionali, commettendo un errore che definire amatoriale è poco. Poco dopo fallo di De Rossi a centrocampo, ad accompagnare palla ed avversario. Secondo giallo e rosso. Da lì in poi finisce la partita, la Roma è troppo incazzata per pareggiare, il Genoa si ritrova favorito da almeno 3 sviste arbitrali madornali e segna il terzo gol, soffrendo però una squadra che è comunque ancora in vita e che non vuole farsi prendere per il culo così.
Ci sono molte cose da salvare da questa trasferta, la mentalità sicuramente. La squadra non è sembrata arrendevole come a Palermo o in Champions, anzi ha subito risposto all’ 1 a 0 ed è andata vicina alla rimonta. La maggior parte dei giocatori hanno tenuto per 70 minuti contro un avversario dinamico, che corre ed è molto più in forma di noi, e ciò vuol dire che stiamo ricominciando a correre come un tempo. Da incorniciare la prestazione ai microfoni di Mister Spalletti, che per una volta mette da parte tutti i giri di parola, le figure retoriche e i doppi sensi, sgusciando dalle domande-stereotipo (del tipo “Ma quanto manca Totti alla Roma?” o “La campagna acquisti è stata azzeccata?”) ed andando al sodo con un attacco vero e proprio a Brighi & C., attacco che gli costerà forse la defezione, ma chi se ne frega.
Da cestinare le prestazioni di Riise e Cicinho, che non tornano mai, che sbagliano le cose più essenziali, non aiutano in difesa, fanno confusione in attacco e mettono in crisi il povero Loria. Mi aspettavo tantissimo da Riise, ed invece è stato fin ora l’acquisto più deludente, adesso magari dobbiamo dargli del tempo, ma non abbiamo i rincalzi, visto gli infortuni di Tonetto e Cassetti. Insomma, un mix di sfortuna, poca bravura nel gestire determinate sostituzioni ed anche, diciamocelo, strafottenza totale nel prepararsi in estate, campando ancora sugli “ottimi” risultati della scorsa stagione (una Coppa Italia?).
Chiudo facendo una riflessione, dura, ma edificante, rivolta a tutti i romanisti che stanno leggendo questo articolo. La sconfitta di Genoa da altri segnali più che negativi, e i vari infortuni, sopratutto quelli del Capitano, mi fanno capire una cosa: quest’anno ci sarà da soffrire, soffrire, soffrire e c’è poco da sperare. Dobbiamo mettere da parte progetti e sogni a lungo termine, vedi Scudetto o, peggio ancora, finale di Champions a Roma. Bisogna pensare partita per partita, anche contro avversari di gran lunga più scarsi, che in certe situazioni anche un pareggio potrebbe andar bene. Non possiamo competere con Inter e Juventus, per soldi, giocatori e sopratutto, mentalità. Mettiamocelo bene in testa.
Comunque e per sempre Forza Roma, dalla A alla C, dalla Champions all’Intertoto. Contro tutto e tutti.
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