Due pesi e due misure

30 09 2008
Ibra

Ibra

Oggi ha vinto l’arbitro, non il Milan“. Parole di Zlatan Ibrahimovic, attaccante dell’Inter, dopo il derby di domenica sera, andato in scena a San Siro. Lo svedese non sarà deferito. “Questa sera l’Inter ha avuto un aiutone“ - disse Totti dopo Inter-Roma. E fu deferito. La giustizia sportiva sembra usare due pesi e due misure.

L’arbitro – ha rincarato la dose Vieira - fa parte del gioco, una volta è contro una volta può essere a favore, ma credo che in questa partita il direttore di gara sia stato decisivo. Noi, però, non possiamo dare tutte le colpe all’arbitro, anche noi abbiamo sbagliato“. E nemmeno il francese dell’Inter è stato deferito dal giudice sportivo.

Complimenti come al solito alla giustizia sportiva, sempre due pesi e due misure.





Annulateci questi.

29 09 2008

Riise, Panucci e Mexes.

Quella stretta di mano, trasformata in un abbraccio lungo e quasi isterico fra Spalletti e Vucinic è il simbolo della vittoria della Roma sull’Atalanta. Il simbolo di una squadra ritrovata, di un gruppo ricostruito pezzo per pezzo dal Mister, e che adesso ha bisogno di ritrovare qualche giocatore importante, ma sopratutto di trovare continuità di gioco e di risultati. Sinceramente mi aspettavo molto, ma molto di più dall’Atalanta, soprattutto nel primo tempo. Pensavo che la squadra di Del Neri venisse a Roma per attaccare e per cercare di far risultato, ed invece ha giocato peggio della Reggina, difendendosi tantissimo e non pungendo nei pochi contropiedi prodotti.

In realtà giocare ogni 3 giorni fa male a molte squadre, l’Atalanta è una di queste, paga la stanchezza, e la non brillantezza dell’uomo chiave, Cristiano Doni, che non riesce né ad ispirare né ad ispirarsi.

Comunque non bisogna addossare tutte le colpe agli avversari, per una volta prendiamoci i meriti. La Roma aveva già dimostrato di aver ritrovato la giusta forma ed il gioco che aveva perso una settimana fa contro la Reggina. Tuttavia la sconfitta immeritata di Genova ha risollevato qualche dubbio. Io stesso ho sottolineato come nelle fasce si soffriva troppo, e questa volta Cicinho e Riise si sono dimostrati all’altezza di Cassetti e Tonetto. Soprattutto Cicero ha giocato benissimo, e secondo me è stato di gran lunga il migliore in campo, mostrando molta cura nella fase difensiva, e moderazione nell’andare in avanti. Finalmente abbiamo visto anche qualche tiro da fuori (buon segno, vuol dire che i giocatori hanno fiducia nei propri mezzi, e non scaricano la palla come se fosse bollente) di Riise, insomma, anche senza De Rossi, la Roma non ha avuto problemi in difesa, ed ha dominato a centrocampo. Mexes si è fatto vedere, con la solita sicurezza ha comandato il reparto difensivo ed ha annullato le sterili azioni d’attacco bergamasche (primo tiro in porta nel secondo tempo).

In Attacco, continua a far progressi Menez, che sta sviluppando un’ottima intesa con Vucinic ed Aquilani. Alberto stesso aveva il peso della squadra sulle spalle, ed ha retto benissimo, facendo il doppio lavoro di mediano e regista. Mirko dal canto suo ha fatto la solita partita generosa, trovando questa volta il gol (in realtà sarebbero due, ma lo splendido pallonetto gli è stato annullato non si sa per quale motivo…), il che è importantissimo per un attaccante.

Buone notizie quindi per Spalletti da ogni fronte. Sembra anche che Totti potrà esserci a Bordeaux, ma secondo me non sarebbe corretto forzarlo, magari potrebbe giocare uno spezzone di partita, ma i nostri problemi non saranno in attacco. Juan attualmente è infortunato, ma Panucci lo sta sostituendo egregiamente (come sempre), quindi anche lui non deve avere fretta e rischiare. I ritorni di Baptista, Pizarro e Tonetto sarebbero i più graditi, anche perché Riise sta giocando tantissime partite, e c’è bisogno anche di fisicità contro i francesi.

Insomma, Mercoledì si va in Francia per vincere, e basta. Cercando magari di emulare la notte magica di due anni fa al Gerland di Lyon, quando battemmo i campioni di Francia, facendoci conoscere in Europa. Vi ricordate quella Roma? Io rivoglio quella in campo Mercoledì.

S’il vu plait. Nous vedrons mercredi.

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Heroes Review (27/09/08)

27 09 2008

Ritorna finalmente Heroes, quindi per oggi accantoniamo il calcio (ma solo per un paio di orette) per la review delle prime due puntate della nuova stagione di Heroes, denominata “Villains”, cioè “Criminali”.

Ovviamente ricordo che in Italia la terza stagione di Heroes verrà probabilmente mandata in onda in Estate, e che ancora su Italia 1 vediamo in chiaro la seconda stagione, quindi chi non ha trovato le puntate in inglese, con o senza sottotitoli, chiudi questa pagina per eventuali, grossi, spoiler.

Dopo la deludente seconda stagione, quindi, ritorna uno dei telefilm più amati degli ultimi anni, seguendo la falsa riga delle altre due stagioni, ovviamente. Avevamo lasciato con Nathan colpito da due proiettili proprio quando stava per annunciare al mondo i propri poteri. Ricominciamo scoprendo chi, e per quale motivo, ha colpito Nathan. In realtà già nei mesi precedenti giravano voci certe sull’aggressore. Peter, il fratello di Nathan, venuto da un’altra dimensione temporale, ha infatti bloccato Nathan, pensando di salvare il mondo da una persecuzione nei confronti degli individui con questi poteri straordinari. Il Peter “futuristico” combina bene i piani, spedisce il vero Peter chissà dove, e l’unico testimone, Matt Parkman, nel deserto del Sahara, mantenendosi quindi nella dimensione attuale per controllare la situazione.

Situazione che, com’è ovvio che sia, gli sfuggirà di mano.

Successivamente ritroviamo tutti i cari vecchi personaggi che avevamo lasciato ancora in “piena attività”, compreso quello che, per me, è il miglior character dell’intera serie: il cattivissimo Sylar. Splendido il segmento con il mangia-cervelli che finalmente si introduce a casa di Claire Bennet, per impossessarsi del potere della Cheerleader, che tanto aveva agognato. Vedendo la scena, in realtà, sembra di averla già vista da qualche parte. Infatti l’azione horror tra Claire e Sylar è un tributo (?) al caro vecchio Scream, un cult per gli amanti dell’horror.

Sylar riesce ad impossessarsi del potere di Claire e rivela come fa a “mangiare” i cervelli. In realtà non prende mica forchetta e coltello, ma grazie alla sua abilità non si sporca le mani…ecco. Claire tuttavia resta viva, e Sylar se ne va spiegandole che è immortale, e che non potrà mai morire. Particolare da non dimenticare: l’assassino porta con sè una carpetta riguardante un certo “Level 5″.

Queste sono le due scene più importanti sul quale si svilupperà probabilmente l’intera stagione. Più avanti scopriamo che si creano nuove coppie, come Maya e Mohinder, che decide di fare sempre il dottorino succube e trova un modo per far nascere poteri anche a gente “normale”. Così Mohinder diventa una specie di Super Uomo, lo Spider-Man della situazione per capirci, ma non senza effetti collaterali.

Abbiamo anche tanti ritorni, più o meno, inaspettati. Su tutti Linderman, che sembrava essere morto nella prima stagione, ma che rispunta dal nulla. Non si capisce come abbia fatto a risuscitare, sicuramente è una cosa che si chiarirà facendo strada, perchè attualmente l’unica spiegazione sarebbe quella che il magnate americano in pratica fosse un propropropro-nipote di Gesù Cristo. Questo per farvi capire come a volte, un telefilm splendido può arrivare ai livelli di Beatiful, con tanto di resurrezioni e stronzate del genere.

Ritorna (a furor di popolo) anche la bella Ali Larter, anche lei vittima delle pessime storyline della seconda stagione. Tutta da capire anche questa situazione, anche perchè sembra che il potere di Niki (adesso si chiama Tracy) non è più la doppia personalità, ma quello di congelare qualsiasi cosa che si voglia. Come ha fatto a tornare questa, vi chiederete? Me lo chiedo anche io, ed aspettiamo come si sviluppa la situazione.

Note positive: tante, ci sono nuovi personaggi, nuovi cattivi (Sylar da solo non è che possa far molto), nuovi poteri, nuove missioni per gli eroi, insomma, tanta roba. Farcita da una ottima trama, non più legata allo sventamento di qualche catastrofe mondiale, ma ad una semplice, accademica e divertente battaglia fra il bene e il male. Come nei fumetti, quindi, “Good will battle evil”. Aspettiamoci moltissimo da questa terza stagione, perchè le sorprese non mancheranno.





Auguri Capitano

27 09 2008
Auguri Capità.

Auguri Capità.

Tanti auguri al nostro immenso Capitano, per i suoi 32 anni ma sopratutto auguri di pronta guarigione dai tanti problemi fisici che ultimamente lo tengono lontano dal campo. Tutti noi sappiamo quanto soffre a non potere aiutare la squadra in un momento del genere, lui che è sempre stato la colonna portante, l’esempio per questa squadra che da Rometta si è trasformata in grande Roma. Aspettiamo tutti con ansia il giorno del suo vero ritorno.

Torna presto, e più forte di prima. Auguri Capitano.





Mercoledì da ladroni

25 09 2008
Il furto di ieri sera.

Il furto di ieri sera.

I commenti, gli appunti, gli errori tattici, ma anche le magie, e, tutto sommato, la bella partita di ieri sera a Genova, passano decisamente in secondo piano, lasciando lo spazio ad un furto, in piena regola. Senza attenuanti, scuse, giustificazioni, e lance da spezzare a favore dell’arbitro, come in molti, fra opinionisti e falsi esperti, hanno fatto ieri sui vari salotti calcistici. La partita di ieri sera è stata completamente falsata. Gol regolarissimo, annullato. Espulsione ridicola e…per la serie “Non c’è due senza tre“, rigore da assegnare, non assegnato. Quindi consiglierei a tutti quelli che hanno spezzato le lance, di riattaccarle ed infilarsele nel di dietro, ecco.

Tornando alla partita (se così si chiama un 14 contro 9) in pratica si poteva anche accettare una sconfitta. Avevo già detto nel dopo-Reggina che un pareggio al Marassi sarebbe stato un ottimo risultato, e che vincere a Genova era difficile (l’anno scorso siamo stati gli unici a battere il Genoa in casa e in trasferta, credo), però la partita di ieri non si può proprio definire “vinta” dal Genoa, o “persa” dalla Roma. Lascio a voi gli aggettivi e i verbi da usare. La Roma ha tremato nei primi 10 minuti, ed ha preso un gol abbastanza fortunoso, per colpa del sempre più deludente Riise, che dimentica di essere su un campo di calcio (forse in Norvegia il mercoledì è sabatico). Dopo i suddetti 10 minuti m’è sembrato di vedere solo ed esclusivamente Roma, che va vicina al pareggio con Taddei e poi pareggia con una capocciata di Danielino De Rossi, sempre più leader, sempre il migliore in campo.

Il primo tempo finisce in crescendo per la Roma, il secondo continua sotto la falsariga del prima. Vucinic e Menez incantano, ma sbagliano sempre l’ultimo passaggio, favorendo le ripartenze pericolosissime dei padroni di casa. Così su un contropiede perfetto, il Genoa guadagna un calcio d’angolo abbastanza dubbio, e realizza il gol del 2 a 1, anche questo dubbio.

La Roma non è mai doma, quindi dopo pochi minuti accade il fattaccio. Brighi e l’altro che comincia con la B (non voglio pronunciare il nome) non permettono a Panucci di festeggiare il 3° gol in 3 gare stagionali, commettendo un errore che definire amatoriale è poco. Poco dopo fallo di De Rossi a centrocampo, ad accompagnare palla ed avversario. Secondo giallo e rosso. Da lì in poi finisce la partita, la Roma è troppo incazzata per pareggiare, il Genoa si ritrova favorito da almeno 3 sviste arbitrali madornali e segna il terzo gol, soffrendo però una squadra che è comunque ancora in vita e che non vuole farsi prendere per il culo così.

Ci sono molte cose da salvare da questa trasferta, la mentalità sicuramente. La squadra non è sembrata arrendevole come a Palermo o in Champions, anzi ha subito risposto all’ 1 a 0 ed è andata vicina alla rimonta. La maggior parte dei giocatori hanno tenuto per 70 minuti contro un avversario dinamico, che corre ed è molto più in forma di noi, e ciò vuol dire che stiamo ricominciando a correre come un tempo. Da incorniciare la prestazione ai microfoni di Mister Spalletti, che per una volta mette da parte tutti i giri di parola, le figure retoriche e i doppi sensi, sgusciando dalle domande-stereotipo (del tipo “Ma quanto manca Totti alla Roma?” o “La campagna acquisti è stata azzeccata?”) ed andando al sodo con un attacco vero e proprio a Brighi & C., attacco che gli costerà forse la defezione, ma chi se ne frega.

Da cestinare le prestazioni di Riise e Cicinho, che non tornano mai, che sbagliano le cose più essenziali, non aiutano in difesa, fanno confusione in attacco e mettono in crisi il povero Loria. Mi aspettavo tantissimo da Riise, ed invece è stato fin ora l’acquisto più deludente, adesso magari dobbiamo dargli del tempo, ma non abbiamo i rincalzi, visto gli infortuni di Tonetto e Cassetti. Insomma, un mix di sfortuna, poca bravura nel gestire determinate sostituzioni ed anche, diciamocelo, strafottenza totale nel prepararsi in estate, campando ancora sugli “ottimi” risultati della scorsa stagione (una Coppa Italia?).

Chiudo facendo una riflessione, dura, ma edificante, rivolta a tutti i romanisti che stanno leggendo questo articolo. La sconfitta di Genoa da altri segnali più che negativi, e i vari infortuni, sopratutto quelli del Capitano, mi fanno capire una cosa: quest’anno ci sarà da soffrire, soffrire, soffrire e c’è poco da sperare. Dobbiamo mettere da parte progetti e sogni a lungo termine, vedi Scudetto o, peggio ancora, finale di Champions a Roma. Bisogna pensare partita per partita, anche contro avversari di gran lunga più scarsi, che in certe situazioni anche un pareggio potrebbe andar bene. Non possiamo competere con Inter e Juventus, per soldi, giocatori e sopratutto, mentalità. Mettiamocelo bene in testa.

Comunque e per sempre Forza Roma, dalla A alla C, dalla Champions all’Intertoto. Contro tutto e tutti.

(Cliccate qui per le foto)





Come d’incanto

21 09 2008
I ragazzi festeggiano.

I ragazzi festeggiano.

L’incubo non poteva durare così tanto. Bisognava uscire dal tunnel, e questo è stato il migliore dei modi. 3 gol, nessuna rete subita, ottima prestazione collettiva, prima vittoria stagionale e quattro punti classifica, che ci portano un pò più in alto, ma che sopratutto ci tirano su il morale.

Una grossa mano ce l’ha data anche la Reggina, a dir la verità. Mi aspettavo una squadra un pò più spregiudicata e meno Centravanti-dipendente, ed invece Orlandi è venuto a Roma per difendersi, arroccarsi davanti a Campagnaro, ed è stato tradito proprio dal reparto difensivo, su tutti Valdez, che regala la palla a Taddei per l’assist del primo gol della Roma. Facendo un passo indietro, il primo tempo comincia con 10 minuti di Reggina in attacco, Vigiani tenta una conclusione, ma niente di chè. Menez è quello che si fa notare di più, rubando palloni, facendo ubriacare difensori e centrocampisti calabresi, aprendo varchi e provando anche il gol. Insomma, tutto il contrario di Palermo e Cluj, dove i primi 10 minuti erano di dominio giallorosso, i restanti 80 dei siciliani e dei romeni.

Il primo gol arriva su calcio piazzato, la punizione di De Rossi è insidiosa, Vucinic riesce a tirare in maniera abbastanza complicata (spalle alla porta, di sinistro), Campagnaro respinge, Valdez sbaglia il passaggio ed abilita Taddei, che mette a centro per Panucci. Per Christian è il secondo gol stagionale, un’altra grossa soddisfazione per l’immortale centrale, che quando è in campo non delude mai. Il primo tempo si finisce dunque così, con la Roma che va negli spogliatoi in vantaggio, un pò stanca forse, ma con il morale già migliorato.

Nel secondo tempo ti aspetti la reazione della Reggina, ed invece siamo sempre noi a fare la partita. Il centrocampo romanista è una diga, con De Rossi, l’ottimo Brighi e lo straripante Aquilani, non passa proprio nessuno, in più ottimo Loria in difesa, Taddei si sacrifica tantissimo e guadagna tante punizioni, Menez continua ad incantare, Vucinic è un assatanato, cerca il gol in tutti i modi, fermato due volte per due fuorigiochi inesistenti, poi ci prova con una conclusione da fermo a terra, che se fosse entrata sarebbe andata di diritto nella storia. Ma la gloria del secondo gol spetta ad Alberto Aquilani, che decide al 6′ di farsi una bella cavalcata, facendo sballottare la pessima difesa reggina, e da fuori di spedire un sinistro geometrico nel sette. Alberto segna il suo secondo gol, e va sotto la tribuna a baciare la maglia (buon segno anche in prospettiva contratto).

Da qui in poi la Roma, stanchissima e non ancora in forma, abbassa il baricentro e si difende. Si difende sì, ma non si capisce da cosa, la Reggina è praticamente inesistente, così c’è lo spazio per qualche triangolo Aquilani-Menez-Vucinic in contropiede. Mirko ci prova in tutti i modi, ma non trova il gol, ed esce al 32′ sorridendo, e dicendo al Capitano “Non ho fatto gol“. Negli ultimi minuti è di nuovo la Roma a tornare in attacco, con Perrotta e Totti in campo è tutta un’altra storia. Il Capitano tocca 3 palloni, due sono deliziosi assist per Perrotta e Riise, l’altro è il Calcio di punizione, respinto da Campagnaro, che poi si lascia infilzare da Perrotta.

Le buone notizie, per una volta, sono tantissime. Taddei sta riprendendo forma, Perrotta è tornato, Menez sta entrando nei meccanismi di gioco, Panucci è sempre Panucci, Aquilani segna, gioca bene e si diverte, Vucinic ha una voglia matta di segnare, Loria dimostra di saperci fare anche da riserva…uniche due note storte: Riise, che è ancora lento, macchinoso e non proprio in forma, ed il Capitano, che è notevolmente appesantito. Ci vorrà un pò per sistemare questi due problemi, ma nel frattempo la crisi è scacciata e si va a Genoa, dove anche un pareggio potrebbe bastare (visto che il Genoa è una ottima squadra), ma con la consapevolezza di essere tornati, almeno per un pò, quelli di prima.

Era ora.

(Cliccate qui per il video dei gol commentati da Carlo Zampa e le foto)





Quella luce di 3 anni fa

20 09 2008
Un tiro da 3!

Un tiro da 3!

Pausa, da consumato attore. «… Perché io…». Un’altra pausa. «… Hompro hasa». Stavolta chi ha sentito la conferenza-stampa solo alla radio o ne leggerà i resoconti solo oggi ha perduto qualcosa rispetto a chi l’ha vista dal vero o attraverso le telecamere di Roma Channel. Perché ieri Luciano Spalletti aveva quella luce negli occhi che in tre anni l’ha fatto re e ci mancherebbe altro che arrivasse una Reggina qualsiasi a denudarlo ulteriormente. Lui, a Roma, vuole stare ancora a lungo, lui “hompra hasa”. E noi, nel frattempo, speriamo che intanto in “hasa” torni a vincere. Sennò sarebbe davvero una tragedia. Del resto, i toni della tragedia in questi giorni sono già stati usati tutti. Come al solito, in maniera inversamente proporzionale alle proprie capacità analitiche. Così, proprio come fanno quei padri che usano le mani sui figli perché non conoscono altri metodi per educare, le urla più sgraziate sono uscite dalla bocca di quelli che vorrebbero risolvere ogni problema con l’accetta. E allora se Spalletti è nervoso andasse via Spalletti, se la preparazione è sbagliata andasse via Bertelli, se il mercato è un problema andassero via Pradè e i suoi ignobili acquisti, se Totti non è ancora quello vero la smettesse con le sue pretese di giocare (a dire che deve andar via non ci ha ancora pensato nessuno, ma magari tra un altro paio di settimane nere qualche avanguardista si trova), e in fondo e sempre se ne andassero pure Rosella Sensi e tutti i suoi familiari. Nel frattempo, tra un urlo e un altro, cercando magari la concentrazione per risolvere i veri problemi, a Trigoria il lavoro è ripreso e altri allenamenti sono stati messi nelle gambe. Di quelli, almeno, che si sono potuti allenare. Il vero problema, sportivamente parlando la vera “tragedia”, deriva infatti soprattutto dai ricorrenti inconvenienti muscolari. Che, solo negli ultimi tre giorni, hanno tolto dalle disponibilità di Spalletti anche Pizarro, Tonetto e Julio Baptista, e cioè una delle poche solidità da cui ripartire, l’alternativa che stava per essere ripresa in considerazione oltre a quello, dei nuovi, che maggiormente avrebbe bisogno di integrazione nel sistema tattico.
Questo è l’unico problema di fronte al quale Spalletti è davvero impotente. Nella lista a questo punto assai teorica dei convocati, ad esempio, ci sono anche Totti, Mexes e Perrotta, tre colonne della bella Roma che fu, ma di tre forse solo uno, il centrocampista, potrebbe essere in grado di giocare dall’inizio, ma gli verrà comunque preferito Brighi. Il capitano dovrebbe partire dalla panchina, il difensore probabilmente s’accomoderà addirittura in tribuna. Così in campo (contro una Reggina di vecchi marpioni a far da balia a giovani interessanti, quali Carmona e Costa) andrà ancora una volta una Roma sperimentale, che non è mai stata provata nelle peraltro poco frequentate sedute d’allenamento. Fatti salvi un paio di dubbi, dovrebbero giocare in difesa Cassetti, Loria, Panucci e Riise (con l’ex senese ritenuto il più adatto per la marcatura di Corradi), in mezzo al campo De Rossi e Brighi, sulla linea di trequarti Taddei, Aquilani e Menez e al centro dell’attacco Vucinic. I dubbi riguardano Cassetti (in vantaggio nel ballottaggio con Cicinho) e Menez. Il rischio è invece sempre il solito: che nei momenti di difficoltà non si potrà ancora una volta far affidamento sulla conoscenza tattica che in passato ha sorretto la Roma quando le casualità del calcio mettevano la strada in salita.
E’ anche vero che se non altro per il calcolo delle probabilità, un momento così negativo è per definizione un lasso di tempo che non può prolungarsi all’infinito. E prima o poi qualche gioia questa squadra dovrà pure (ri)cominciare a darla a tifosi che ormai, proprio come vuole chi gestisce (male) il calcio, hanno maggior confidenza con le telecronache di Sky e con le trasmissioni radiofoniche che con lo stadio. E così si convincono che la teoria conti più del calcio. Quanto a Spalletti, forse ha fatto bene anche a lui il doppio schiaffo consecutivo tra campionato e coppa. Così magari tornerà a concentrarsi sui problemi della Roma e toglierà spessore a quei nemici che vede dappertutto, paradossalmente soprattutto quando le cose vanno bene. Che poi a qualcuno non sia realmente simpatico e qualcun altro abbia pure pensato a spingere un po’ sull’acceleratore delle critiche nel malcelato tentativo di farlo cadere dalla panchina della Roma ci può anche stare. A volte pare che ci sia una strana corsa a capire male (o forse benissimo…) certe sue dichiarazioni. Ieri pomeriggio, ad esempio, un frequentatissimo sito di un quotidiano titolava così la sua conferenza stampa: “Spalletti e il futuro: «Io non assicuro niente»”. Come se avesse fatto capire di volersene andare. Quando a Trigoria ancora risuonava quella frase così bene calibrata: «Io qui hompro hasa». E allora, daje Lucia’, benvenuto a Roma.

DANIELE LO MONACO

Fonte





Reggina

19 09 2008

Premetto: domani, all’Olimpico, la Roma dovrà avere paura più di se stessa che della Reggina. Non sto sottovalutando i nostri avversari, ma sembra proprio che quello che manca a questa Roma in questo momento sia la mentalità giusta, la serenità psicologica, oltre che un pò di preparazione in più nelle gambe.

La Reggina in teoria (ma sempre di teoria parliamo) parte sfavorita dai pronostici, dai precedenti e dai numeri che dicono che in 8 trasferte a Roma i calabresi hanno perso 6 volte vincendo solo due partite. Inoltre, particolare da non dimenticare, il giocatore che più di tutti ha segnato alla Reggina è il nostro capitano Francesco Totti, che domani dovrebbe essere in campo dal 1°minuto.

Abbandonando le statistiche, che più che altro servono agli scaramantici, la Reggina ha cominciato il campionato con due scontri diretti. Uno perso contro il Chievo (con 2 rigori assegnati inesistenti) e un pareggio interno con il Torino. Quindi i calabresi si ritrovano a pari punti con la Roma. La Squadra di Orlandi è reduce da una salvezza quasi insperata, dopo il terribile inizio di stagione dello scorso anno, dove, tra l’altro, perse in casa contro la Magica per 2 a 0 (Totti e Juan). La salvezza è passata sicuramente tra i piedi e i gol di Nicola Amoruso, ex Juventus, che adesso tuttavia è passato al Torino (ed ha già segnato uno splendido gol domenica, guarda caso contro i calabresi).

L'allenatore della Reggina, Orlandi.
Nevio Orlandi.

Questa estate la società si è mossa poco sul mercato. Venduti i due assi Modesto e Amoruso, sono stati rimpiazzati da Santos (del Genoa) e diverse promesse giovani provenienti dalla B e dall’est europeo. Il colpo del presidente Foti però è stato l’acquisto di Bernardo Corradi, chiamato a fare le veci di Amoruso.

L’impressione è che il peso del campionato della Reggina graverà sopratutto sulle spalle dell’ex-Manchester City, che deve riuscire ad arrivare almeno alla doppia cifra per trascinare i calabresi alla salvezza. Buona parte dei gol di Corradi dovranno essere ispirati da Franco Brienza, fantasiosa seconda punta ex-Palermo, che è stato acquistato a Gennaio e che ha segnato molti gol decisivi. La coppia è temibile, e potrebbe mettere in crisi la nostra difesa, composta più che altro da terzini che dovranno per forza di cose fare i centrali.

Il vero colpo, a mio parere,  è stato però quello di trattenere la maggior parte dei gioielli di centrocampo, su tutti Edgar Barreto, grande promessa ed obiettivo di diverse squadre straniere ed italiane. Per fortuna (nostra) Barreto sarà indisponibile per la gara di Sabato, così non correremo rischi, visto che il paraguaiano dispone di un’abilità assurda nei tiri da lontano, abilità che poteva mettere in difficoltà l’acciaccato Doni.

Ecco quindi la probabile formazione della Reggina:

La probabile formazione dei calabresi.
La probabile formazione dei calabresi.




Vergogna.

17 09 2008

Come far rilanciare una squadra che ha appena cambiato allenatore“, oppure “Come farsi rimontare in superiorità numerica e di risultato“, o ancora “Come rendere storica la notte più bella di una modesta squadra della Transilvania“. Decidete voi il titolo del prossimo manuale che uscirà in tutte le librerie, autore Luciano Spalletti, con la collaborazione folta dell’intera A.S. Roma.

Questa volta ci sono pochi alibi, pochi infortunati, poche attenuanti. Questa Roma non è neanche la brutta copia di quella vera, è peggiore persino di quella che prese 7 pappine dal Manchester all’Old Trafford; almeno quella era una squadra modesta, reduce da un’impresa francese e con la testa altrove. Quella sconfitta era abbordabile, ma un’umiliazione del genere no, non è ammissibile. Non so voi, ma ho come l’impressione che dopo l’1 a 0 i giocatori diventino tante Cenerentole, dopo il 1° gol trasformano i piedi vellutati in scarponi da Eccellenza, ed è così che per completare la favola le maglie bianche del Cluj assomigliano a quelle del Real Madrid (o del Manchester in trasferta, fate voi) e un allenatore che ha sempre fatto il secondo e non ha mai allenato in B, figuriamoci in Champions, diventi Sir Ferguson.

Uniche note positive, citando Carletto Zampa, Vucinic e Panucci, oltre all’onnipresente De Rossi. Davvero allucinanti le prestazioni di Riise (che non stoppa un pallone), di Baptista (che non riesce a fare un passaggio decente), di Cassetti (che non ne azzecca una da centrale). Vergognose quelle di Cicinho ed Aquilani, che dimostrano ancora una volta come nella vita i soldi non contano veramente un cazzo, sopratutto quelli spesi (e da spendere) per comprare il primo e trattenere l’altro. Il Capitano entra, ci mette il cuore, rischia anche di rimetterci le gambe, è sfortunato su un colpo di testa…ma alla fine il bilancio è assurdo, sconcertante. 16 tiri dei romeni, dei quali 9 in porta e almeno altri 4 passati ad un filo dal palo, 4 tiri nostri, gol di Panucci, palo di Vucinic, piattone di De Rossi e caramella di Aquilani. La facilità con la quale i romeni riuscivano a stoppare la palla, addirittura A GIRARSI era assurda. Nel primo gol Panucci e Cassetti decidono di non mettere il piedino fra la palla e Culio pur potendolo fare, nel secondo Cicinho sembra un ubriaco, si mette in mezzo i coglioni ostacolando sia Cassetti che Doni.

Non riesco a trovare altri aggettivi, e non ho neanche voglia di sfogliare il De Mauro. Solo provo tanta, tanta vergogna per la peggiore sconfitta degli ultimi 4 anni, e spero che anche i calciatori, il tecnico, e magari anche Rossella Sensi si guardino in faccia questa sera, e si chiedano cosa sia successo ad una squadra che fino a 3 mesi fa era capace di ostacolare pure i Campioni d’Europa, e che adesso non è capace neanche di difendere un gol in casa.

Aspettiamo novità, e sopratutto aspetto Sabato. La resa dei conti, se non si vince con la Reggina allora ci sarà veramente da preoccuparsi. Vergogna.

(Cliccate qui per le foto dello scempio)





CFR Cluj

16 09 2008
Il logo del Cluj

Il logo del Cluj

Citando la Romania, parlando di geografia e di calcio, ricordiamo forse poche squadre e, di conseguenza, poche città: Steaua, Rapid e Dinamo, tutte e 3 squadre di Bucarest, ma in realtà il campionato 2007/08 romeno (chiamato Liga I) non è stato storia fra le solite tre.

Ed è qui che si inserisce il CFR Cluj, società di Cluj-Napoca, capoluogo della famosa Transilvania del conte Dracula. Il Cluj è la società più antica di Romania (è stato fondato nel 1907), ma, proprio quano 7 anni fa la Roma festeggiava il 3°scudetto della propria storia all’Olimpico, la squadra di Cluj saliva dalla terza alla seconda divisione romena.

Il presidente della squadra è un certo Arpad Paszkany, ungherese con molti contatti a stelle e strisce (c’è chi scomette che siano molto loschi), che ha speso quasi 15 milioni per rafforzare la squadra con molti giocatori sudamericani e portoghesi, portando la squadra ad avere appena 3 romeni in rosa, insomma un misto fra Soros e Moratti

 Maurizio Trombetta, 46 anni, è primo allenatore del Cluj dopo l’esonero di Andone

Maurizio Trombetta, 46 anni, è primo allenatore del Cluj dopo l’esonero di Andone

La scorsa stagione è stata la più vittoriosa nella storia del club. Infatti il CFR Cluj s’è aggiudicato Coppa e Campionato con in panchina Ioan Andone, campionato però macchiato dalla corruzione, infatti il boss dello Steaua Gigi Becali nell’ultimo turno di campionato ha promesso un grosso premio ai giocatori dell’Universitatea di Cluj perchè fermassero il Cluj e permettessero allo Steaua di tornare campione. Per fortuna lo scandalo è stato fermato, il Cluj ha vinto campionato e coppa, e per i punti di penalizzazione dati allo Steaua è riuscito a qualificarsi direttamente alla fase a girone della Champions.

Adesso la squadra è giudata dall’italiano (e te pareva) Maurizio Trombetta, ex calciatore dell’Udinese (con la quale vinse un campionato primavera battendo la Roma con un suo gol) ed ex secondo di Guidolin e Galeone.

E’ probabile che Trombetta, più prudente, questa sera mandi in campo una squadra schierata con il 4-4-2 ma fin ora il Cluj ha giocato sono con l’offensivo 4-3-3. Punti di forza della squadra, il portiere romeno Eduard  Stancioiu (numero 44), l’esperto capitano Eugen Trica (numero 10) e il bomber ex-Rosenborg Yssouf Konè (numero 17) che ha anche segnato un gol alla Fiorentina l’anno scorso in UEFA. Dunque probabile formazione:

La probabile formazione del Cluj

La probabile formazione del Cluj

Come ho già detto, è probabile che Trombetta usi il 4-4-2, ma comunque per la Roma questa rimane una partita da vincere, magari non da dominare, non da dare spettacolo, ma da vincere. La Finale a Roma è uno stimolo in più per i ragazzi, e per i tanti romani in squadra, e se abbiamo certe ambizioni dobbiamo partire bene questa sera, magari con il Capitano in campo.