Juventus

31 10 2008
Amauri, luomo in più della Juve.

Amauri, l'uomo in più della Juve.

Juventus – Roma è da sempre una delle sfide più belle e sentite del calcio italiano. Da quel famoso 10 Maggio 1981, giorno del gol regolare annullato a Turone che regalò lo scudetto 1980/81 alla Juventus di Agnelli, l’odio fra Roma e Juventus è arrivato a livelli quasi esasperanti. Ovviamente il gol di Turone è solo l’inizio di una incredibile striscia di ingiustizie, che videro puntualmente la Roma sconfitta non dalla Juventus, ma dagli arbitri, dal sistema, da un “greater good“. Juventus – Roma è sempre stata la lotta tra il potere e il cuore.

Indimenticabile il 4 – 0 di 4 anni fa, del famoso “4, zitti e a casa” del Capitano. Difficile da dimenticare anche l’1 – 4 del 2005, partita che vide sbloccare il risultato da un grandissimo gol di Ibrahimovic, primo gol dello svedese all’Olimpico di una serie lunghissima. Da ricordare anche l’1-2 del 2004-05, con gol inesistente di Zalayeta e rete in fuorigioco di Cannavaro, partita della memorabile frase di Montella rivolta al guardalinee (“Non puoi vedere solo bianconero“), della denuncia del Capitano al sistema di Moggi, al campionato falsato ed allo schifo del calcio. Denuncia che verrà punita con una pesante multa, con un deferimento e la censura, come in una dittatura.

Dopo aver fatto dunque un ex-cursus nella storia di questa partita (perchè quello che è detto è storia, non fantasia, come gli juventini pensino che sia), ritorno alla partita di domani. La Juventus è appena uscita dalla crisi, dopo una vittoria contro il Real Madrid in Champions League,  due vittorie sofferte contro Torino e Bologna in campionato. La Juve, come noi del resto, è falcidiata dagli infortuni, e non è stata molto fortunata in questo avvio di stagione, tuttavia è a 15 punti, quindi a 8 punti da noi, grazie sopratutto ad un giocatore, un grande acquisto che ha consegnato con i suoi gol ben 10 punti: Amauri. Con l’infortunio di Trezeguet e la condizione precaria di Del Piero, Amauri è il vero pericolo per domani sera, sopratutto per la sua pericolosità in area di rigore. Sarà compito di Mexes marcarlo e tenerlo a bada, sperando che Phill non faccia cazzate, come ha ultimamente fatto.

In realtà la Juventus è una squadra da temere a prescindere. Lo spirito, la mentalità dei bianconeri sono da ammirare, in alcuni casi da imitare. La Juventus post-calciopoli è una squadra caparbia, che non molla mai, che ha carattere, voglia e cuore. Non è più la squadra spadroneggiante, sbruffona ed aiutata di un tempo, anche grazie a Ranieri, tecnico simbolo di questa rinascita, persona onesta (come non ce ne sono state mai sedute sulla panchina della Juve) per la quale nutro un grandissimo rispetto.

La Roma non può commettere falsi passi, una sconfitta a Torino ci lascerebbe tra gli ultimi in classifica, con il morale ancora più basso, in vista di un’altra partita importante che è Roma – Chelsea di Martedì. Totti, notizia di poco fa, non ci sarà per infortunio, e questa è una notizia pessima. Probabile quindi che la squadra scenda in campo con almeno 3/4 giocatori in condizioni fisiche precarie, la mia speranza è che Spalletti abbia spronato i ragazzi, li abbia motivati, magari minacciati, per dare tutto in una partita così importante, così sentita. Anche se vedo pochissime possibilità di vittoria per noi, non sopporterei l’onta di un’altra sconfitta, contro una delle nostre rivali…Juventus – Roma DEVE essere la partita del rilancio, la partita giudice di questa stagione: quale sarà la sentenza? Roma da scudetto (o Champions) o Roma da UEFA (stagione di transizione)?





Video: Non può piovere per sempre…

31 10 2008

Le ultime prestazioni sconvolgenti della Roma ci fanno rimpiangere i vecchi (ma non troppo) tempi. Dando un’occhiata al recente passato, cerchiamo di rialzarci. Il titolo del video è una chiara allusione al nubifragio scatenatosi su Roma ieri sera, che ha impedito lo svolgimento di Roma – Samp, ma è anche una citazione de “Il Corvo”.





Piove sul bagnato

30 10 2008

I giocatori tornano negli spogliatoi.

Della partita di ieri sera c’è poco da dire. L’unico episodio interessante è stato l’abbraccio tra Cassano e Totti, in realtà m’è sembrato più Antonio che s’è appeso alle spalle di Totti, il Capitano non se l’aspettava ed evidentemente ha capito che in quel gesto c’era più ipocrisia che affetto, perchè io non dimentico quella fuga da coniglio, e le parole di Cassano rivolte ad Aquilani quest’estate nel ritiro di Euro08 (“Albè…Juve, Real, Inter, vai dove ti danno più soldi“).

Per il resto la partita era da sospendere perchè sarebbe diventata più una lotta nel fango, con conseguenti infortuni e gesti di nervosismo. Splendido il gesto dei giocatori della Samp che sono andati a salutare e a ringraziare i loro tifosi.

Invece i nostri potevano permettersi di spostare i loro culetti pagati milioni di euro sotto la curva per ringraziare tutte quelle persone che di Mercoledì, con una pioggia così, sono venute comunque a sostenere un branco di incapaci piagnucoloni, che hanno dimenticato come si fa a giocare a calcio. Giustissimi per me i fischi ed i vari cori. La ferita non si è ricucita, e adesso a Torino non ci saranno tifosi della Roma. Quindi i signori sono pregati di fare bella figura, e di non lamentarsi per il ritiro, come invece sembra che stiano facendo (fonte).

Così ieri ho passato un mercoledì tranquillo, dando un’occhiata un pò qui, un pò lì, per i vari campi. In breve ho notato tante cose che mi fanno piacere. Innanzitutto che l’Inter, con Mourinho, sta andando peggio di quando c’era Mancini (l’anno scorso se non sbaglio alla nona giornata era a punteggio quasi pieno, 8 vittorie e un pareggio). Come volevasi dimostrare, la grande innovazione di Mourinho consiste nel buttare 11 giocatori dietro la linea della palla e dare il compito ad Ibrahimovic di fare fuori mezza difesa in contropiede.

Ho notato anche che c’era un rigore grosso quanto una casa per la Fiorentina (fonte), ed indovinate chi arbitrava la partita? Rosetti, si quello là, quello che arbitrava quella partita là, eh vabbè, casi della vita.

Ho anche notato che il primo gol del Genoa era in fuorigioco (fonte), oh che casualità. E’ la terza partita che viene regalata molto generosamente dagli arbitri al Genoa (oltre a quella contro la Roma ed il Napoli).

Comunque sia, aspettiamo Sabato, nella speranza che la squadra ci metta un poco d’onore, contro una Juventus un pò rimaneggiata, ma che è sempre la Juve. Se i ragazzi avranno intenzione di andare a Torino per prenderne almeno 3 allora che si ritirino ancora prima che cominci la partita.

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Verdone pensiero.

28 10 2008





Buio pesto

26 10 2008
Allibbiti.

Allibbiti.

Pomeriggio avevo voglia di vedere una partita di calcio, una bella partita.

Avevo voglia di rivedere quelle maglie rosse sangue che tanto amo contro una squadra che mi sta umanamente simpatica, ma sopratutto avevo voglia di vedere D’ Agostino, un nostro ex-giocatore mandato via senza un motivo valido, orchestrare il gioco dell’Udinese come se fosse un Pirlo o un Gerrard qualsiasi…voglia di vedere le galoppate infinite di un certo Simone Pepe, nato ad Albano Laziale (25 km da Roma), cresciuto nella Roma, e poi dirottato di qua e di là, fra Sicilia, Lombardia, Puglia e Veneto, ma mai tenuto in considerazione dalla Roma, risultato: 1 settimana fa esordiva in Nazionale. Volevo vedere Totò Di Natale segnare una doppietta. Era stato valutato 15/20 milioni da Pozzo, erano troppi. I 15 milioni per Di Natale stavano in panchina, nella persona di Jeremy Menez: c’est la vie.

Nel frattempo in queste 8 giornate volevo vedere tante altre cose. Non so…forse Alberto Gilardino, capocannoniere, 6 gol in 8 partite, preso dalla Fiorentina con gli ormai famosi 15 (o 18, ma che cambia tanto) milioni di euro. O forse Diego Milito, 5 gol con la maglia del Genoa, trascinatore dei grifoni, ritornato a Genova per 8 milioni di euro. Sarebbe stato splendido anche vedere Simone Loria, rinforzo della Roma, non riuscire ad azzeccare neanche un intervento difensivo, uno cazzo, mentre le contropartite tecniche date al Siena in suo cambio, cioè Daniele Galloppa e Gianluca Curci, sono già entrate nei cuori dei tifosi senesi. Avevo anche voglia di vedere John Arne Riise, storico terzino del Liverpool, muoversi come un’anima in pena nella fascia sinistra, mentre, sempre a Genova, un certo Francesco Modesto, per anni obiettivo della Roma, mostra gli attributi di fronte a gente del calibro di Maicon o Zambrotta.

Ma, cosa ancora più importante, avrei voluto vedere Adriano Galliani, primus inter pares del calcio italiano, ed Aurelio De Laurentis, farsi i complimenti per le vittorie delle rispettive squadre, e darsi appuntamento a San Siro per sedersi e contemplare i loro capolavori assieme, mentre noi ci vediamo negati due rigori evidentissimi, e ci viene fischiato un rigore inventato, badate bene, non inesistente, ma INVENTATO.

Ed invece, ve lo assicuro, non ho visto niente, niente di tutto questo, perchè è da 2 mesi che non riesco a vedere nulla. Vado per tatto, per istinto, porto la mano al cuore, per sentire se siamo ancora qui, vivi, e poi cerco un’uscita, ma c’è solo buio, buio pesto, e nessuno, NESSUNO ha, non dico la capacità, ma almeno la volontà, di accendere la luce.





Udinese

25 10 2008

L’unico leggero vantaggio che può sfruttare la Roma nella trasferta di Udine sono le 24 ore in più di riposo. Tutt’e due arrivano da una sfida di Coppa contro una londinese, ma la Roma ha in­contrato il Chelsea mercoledì sera alla Stamford Bridge e l’Udinese il Tottenham giovedì, anche se in casa, al Friuli. Ventiquattro ore di differen­za, nel periodo più intenso della stagione, posso­no pesare, pur in modo non determinante.
Tutto il resto, però, sembra a favore della vec­chia squadra di Luciano Spalletti, il vero ex di questa partita. Come condizione fisica, atletica e tecnica, l’Udinese è quasi al top. Gioca un calcio d’attacco, con più di una soluzione potendo con­tare su un reparto offensivo forte e ricco: dome­nica, a Lecce, mancava il pezzo da novanta, To­tò Di Natale, ma Floro Flores lo ha sostituito in modo degno. Proprio a Lecce, Marino ha avuto la conferma di quanto la sua squadra sia convinta e consapevole dei propri mezzi: era sotto di due gol, mancava Di Natale, eppure ha rimontato e conquistato un pareggio che consente ai friulani di mantenere la seconda posizione.
L’Udinese non è un miracolo. Non lo è que­st’anno come non lo era nelle scorse stagioni.
L’Udinese è il calcio fatto azienda, è un lavoro massiccio, costante, profondo e basato sulla sco­perta di giovani calciatori che in Friuli matura­no per poi finire, come ricche prede, sul merca­to. Chi era Inler prima di Udine? Chi era San­chez? Chi erano Felipe e Zapata? Chi li conosce­va? Chi ne poteva intuire le potenzialità? E se an­diamo indietro negli anni, ne troviamo a dozzine di giovani così.

Antonio Di Natale, capitano ed anima della squadra.

Antonio Di Natale, capitano ed anima della squadra.

Ma se per prendere un giocatore i Pozzo, padroni artigiani-industriali dell’azien­da Udinese, muovono decine di osservatori at­traverso una rete perfetta costruita negli anni, continuiamo a domandarci come facciano gli stessi Pozzo a non sbagliare nemmeno un allena­tore. Correggiamo: a sbagliarne uno ogni cinque. A Udine hanno avuto successo Zaccheroni, Gui­dolin, De Canio, Spalletti, ora Marino. Tutti quanti, a loro modo, hanno contribuito alla co­struzione e al perfezionamento del prodotto cal­cistico, giocando sempre un calcio d’avanguar­dia.
Marino sta facendo benissimo, ha una squadra solida e tecnica, equilibrata e offensiva, piena di talento e ben organizzata. I friulani hanno tanto per restare ai vertici di questo strano e stupen­do campionato. Stupendo anche perché ci sono squadre come l’Udinese.





Appunti, Londra, 22 Ottobre 2008

24 10 2008

  • La squadra ha giocato finalmente con i reparti corti, cosa che non permette agli avversari, sopratutto quelli più tecnici e più forti di noi, di organizzare bene una manovra di gioco. Il baricentro però, dal 30′ del primo tempo fino al gol di Terry si è notevolmente abbassato, tanto che Totti (punta centrale) era l’unico a centrocampo. Ciò vuol dire che ci siamo difesi bene, ma che nelle ripartenze eravamo sui piedi del Capitano, che doveva tenere palla, prendere calci e smistare la palla per i vari esterni e i centrocampisti che, non si inserivano.
  • La partita è stata giocata ovviamente per non prenderle, però era lo stesso atteggiamento che, a mio parere, bisognava assumere contro l’Inter, magari con una propensione più offensiva. Allungarsi troppo è un errore,fatto contro Palermo, Inter, Cluj e Genoa: tutte squadre con un buon potenziale offensivo. Contro l’Atalanta e la Reggina invece, non abbiamo avuto problemi perché non c’era spinta da parte degli avversari. E’ difficile, ma bisognerebbe sempre mantenere queste distanze tra difesa e centrocampo, mai lasciare spazio per il gioco di qualsiasi squadra.
  • Taddei è generosissimo e fa un gran movimento sulla fascia, ma offensivamente non è pungente quanto Menez o Vucinic. Forse l’errore di Spalletti è stato quello di inserire Menez troppo tardi. Con i suoi movimenti il francese poteva mettere in difficoltà Bridge, che con Taddei sulla fascia doveva solo attaccare, ma che con un giocatore offensivo come Menez avrebbe dovuto anche difendere: cosa che non sempre i terzini inglesi sanno fare bene.
  • Vucinic mi ha deluso tantissimo: dopo aver visto la prestazione a dir poco “Maradoniana” di Italia – Montenegro mi aspettavo molto di più da lui. Ed invece, dopo aver segnato contro Inter, Atalanta e Bordeaux si è bloccato. Lo aspettiamo da un anno e mezzo, non è mai continuo, quello di Mirko è un problema mentale o fisico? Boh.
  • Non ho ben capito se il “vice-Perrotta” era Aquilani o Brighi. Mi è sembrato tuttavia che abbia giocato il numero 33 più in avanti di Alberto. Con tutto il rispetto per il generosissimo Matteo, ci vorrebbe uno di ruolo lì, a quanto pare solo Perrotta riesce ad essere pericoloso con quei passaggi del Capitano…vedremo se Baptista troverà il suo posto perfetto proprio lì, dietro Totti.
  • Si nota troppo la mancanza di Pizarro, De Rossi infatti con David è libero da compiti di interdizione, e può svariare tranquillamente davanti alla difesa, lottando da Mediano e regalando qualche colpo di classe quando vuole. In assenza di Pizzaro è obbligato a fare il regista e il “Gattuso”; va bene che è uno che non molla mai, ma prima o poi si stanca.
  • Last but not least: non è possibile che ogni rimessa dal fondo di Doni, o ogni rimessa laterale di Riise siano puntualmente trasformate in azioni degli avversari. Ci vorrebbe un pò di attenzione, il portierone brasiliano ogni volta che batte una rimessa sembra più depresso di quando deve parare un rigore e butta via la palla senza capire a chi la sta lanciando; mentre le famose rimesse-calcio d’angolo di Riise non si vedono proprio, sono tutte lunghe rimesse tirate sulle teste o addirittura sui petti degli avversari. Non sarebbe ora di provare queste situazione meglio in allenamento?




A testa alta

23 10 2008
Il gol di Terry che decide la partita.

Il gol di Terry che decide la partita.

Paradossalmente la Roma di ieri è stata, a mio parere, la migliore di quest’anno.
Ovviamente però, parliamo di una sconfitta, quindi non c’è da entusiasmarsi, ma neanche da sbattere la testa nel muro.
Semplicemente: con il ritorno di Totti siamo più pungenti in attacco, più grintosi a centrocampo, però ieri abbiamo giocato con una squadra che ci è nettamente superiore, e abbiamo tenuto testa per quasi 80 minuti.
Ovviamente, fare una partita senza errori non è da Roma. Così al ‘77 De Rossi, Taddei e Mexes (gente del quale mi son sempre fidato) decide di lasciare due centimetri di spazio al giocatore più pericoloso nei calci da fermo del Chelsea. Confezionata la stronzata, ce ne andiamo a casa senza punti, con 3 infortunati in più, con l’obbligo di vincere le prossime due partite in casa, se vogliamo ancora dare un senso a questa Champions League.

Ecco il mio riassunto. Mi fanno piacere gli elogi degli inglesi verso la squadra e verso il Capitano, tuttavia non si passa il turno con le chiacchiere dei giornalisti ma con i punti. E di punti ne abbiamo 3 in Champions, 7 in Campionato. Non segnamo da tre partite, ed abbiamo confezionato 4 sconfitte in Italia, il numero esatto delle sconfitte che abbiamo subito in toto l’anno scorso. Non so voi, io non ci vedo nulla di positivo.

Sono comunque contento per i continui progressi del capitano, per la grinta, l’attenzione, la determinazione messa in campo dai ragazzi per tutti i 94 minuti, però quest’aria di rassegnazione alla disfatta non mi si addice. Sarà che di mio, sono uno che non si arrende mai, però da Spalletti mi aspettavo di più, ancora. Di sicuro non una reazione alla Mazzone, ma diamine, non puoi parlare a fine partita di una partita persa come se fosse stata vinta. Hai perso, i ragazzi hanno giocato bene, ma hai perso, quindi non puoi sempre cercare scuse ed elogiare il sacrificio in determinate situazioni (tipico vocabolo spallettiano), perchè vuoi o non vuoi i giocatori si adeguano e giocano di conseguenza.

Io sono convinto che questa Roma può dare di più, che magari non meritava di prendersi 4 pappine dall’Inter, e di perdere in Inghilterra, ma che se si gioca compatti, corti e senza eccessi di leziosismo (vedi: i vari tacchi inutili di Aquilani) si può risalire la china, e giocare con meno sofferenza anche le partite più difficili.

Dunque sottolineo che la partita di ieri è stata giocata bene dai ragazzi, che si sono adeguati alla superiorità fisica e mentale degli inglesi. I tabloids stanno criticando Scolari per la squadra di ieri, mi vien da dire: cazzo, se criticate una squadra che ha 20 punti in Campionato, che non perde da quasi 3 anni in casa, che corre per 90 minuti senza concedere un metro agli avversari, allora cosa avreste detto di fronte alla Roma di Palermo, o alla Roma di Cluj, o peggio ancora di quella di domenica scorsa?

Nel Chelsea gira tutto bene. Anche i nomi meno altisonanti (vedi Kalou, Bridge, Mikel) sono determinanti. Anche se non provo simpatia per una squadra/società che è l’emblema del consumismo, dello spreco e dello schifo che c’è oggi nel calcio, devo dire che i Blues per alcuni tratti mi sono sembrati più attenti e più decisi del Manchester, che conosciamo così bene noi Romanisti.

Vabbè, ci sarebbe ancora tanto da scrivere, voglio solo dire che ci vorrebbe anche un pò di fortuna. La squadra si sta riprendendo, ma continua a perdere pezzi per strada: Pizarro, il solito Juan, e adesso anche Aquilani…organizzerei una trasferta a Lourdes, forse con una benedizione della madonna potremmo vincere qualche partita senza perdere 2 o 3 giocatori per infortuni.

Alla prossima, con l’augurio che a Terry, questo pomeriggio alle 17 circa, vada di traverso quel fottutissimo thè inglese. See ya’.

(Video e Foto)





Si salvi chi può.

19 10 2008
L'esultanza di Ibra.

L'esultanza di Ibra

Di buono, da salvare, da mettere in saccoccia prima di scappare, c’è poco. Solo la prestazione di Totti, ritornato dal primo minuto, ritornato ai suoi livelli. C’è da salvare anche la mentalità di questa squadra che, non ha mai mollato. Però la sconfitta ci toglie quelle poche speranze che c’erano di risalire la china. Poche ore prima l’avevo definita una partita da “tutto o niente”. Ecco, niente.

L’Inter ci ha surclassato, umiliato. E’ migliorata in maniera assurda, devastante nelle ripartenze, fisicamente superiore a qualsiasi squadra d’Italia, forse d’Europa. C’è poco da dire anche su Ibra, su Maicon…ritorno a sostenere che quest’anno ci sarà da soffrire, ci dobbiamo riabituare a soffrire anche con le piccole, e a sostenere queste sconfitte umilianti: i famosi “tempi cupi” sono tornati.

La squadra non ha giocato male, solo, l’Inter è stata superiore. Quindi adesso i ragazzi possono sistemare i libri, chiudere gli zaini, perchè la campanella è suonata. La lezione è finita. Adesso a Londra l’obiettivo è prenderne massimo 2.

Splendido il tifo della Curva, che ha cantato anche dopo il 4 a 0, bisogna sostenere i ragazzi e soffrire con loro. E come dice il coro: Che sarà, sarà, ovunque ti seguirem, ovunque ti sosterrem, che sarà, sarà.

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Tu sei nata grande, e grande hai da restà.

19 10 2008

A meno di due ore da Roma-Inter le sensazioni sono così tante, la tensione è così tanta che l’unico modo per sfogarsi è scrivere, scrivere, scrivere. Una partita così mette alla prova il cuore di ogni tifoso, una partita da dentro o fuori. O si vince, e si torna a lottare, o si perde, e si va all’Inferno, a -9 dalla vetta. O, peggio ancora, si pareggia, restando lì, barcollando, ma non mollando.

Il recupero del Capitano è una buona notizia, che ci alza il morale, ma non sappiamo fin quanto può essere in forma Cecco. Comunque lui ci tiene ad esserci in una partita così importante, anche solo per guidare la squadra, per rimettere al braccio quella fascia, per lottare contro gli avversari di sempre.

Gli avversari di sempre, ecco. Avevo preparato qualcosa di più prolisso per preparare questa partita, un’analisi dell’Inter, di questi primi mesi di Mourinho. Alla fine non ce l’ho fatta per mancanza di tempo, anche perchè sull’Inter ci son da scrivere troppe cose; è difficile trovare dei punti deboli in una squadra che, anche falcidiata dagli infortuni (sopratutto in difesa) riesce a dominare, e a vincere. Ibrahimovic probabilmente ha raggiunto il periodo di maturità totale, sa che per ora il Pallone d’Oro è di Cristiano Ronaldo, ma sa anche che il prossimo passa dai suoi piedi, dalle sue magie, e ne ha dato un assaggio due settimane fa con un gol di tacco, epico. La cosa che mi fa più paura dell’Inter è la compattezza, la solidità che è riuscito a dare Mourinho. L’anno scorso la squadra con Mancini era più un’armata Brancaleone, adesso, i movimenti, la fase difensiva, il contropiede dell’Inter ci lasciano intendere come il portoghese abbia lavorata sopratutto sulla testa dei giocatori, che sui piedi.

Già, Mourinho, ormai aprendo i giornali non c’è una pagina dove non si legge il suo nome. Mourinho ha catalizzato tutta l’attenzione su di lui, ed irrimediabilmente questa cosa fa benissimo alla squadra. Nell’Inter dell’anno scorso si dava una caccia al colpevole, Materazzi, Burdisso, Ibra, Mancini ecc. ecc., quest’anno i giocatori sono coperti dalla mastodontica figura del loro allenatore, che con carisma teatrale e battute da clown (lasciatemelo dire, cari interisti) imbambola quei cosi che tengono il taccuino e scrivono (ndr: i giornalisti).

Ma torniamo a noi. La desolazione senese ci ha fatto toccare il fondo, sta a Spalletti, alla squadra, cercare di rialzarsi o, cadere e continuare a raschiare. E’ in queste partite che si vede il vero tifoso, in queste serate del “tutto o niente” che bisogna fomentarsi, sostenere la squadra, incitarla fino alla morte. Anche per chi, come me, non è riuscito ad andare direttamente all’Olimpico. Nel frattempo guardo l’orologio, aspettando l’ora X, mi vien da pisciare in maniera esagerata (eh la tensione), e sento quel male allo stomaco…tipico degli innamorati.

Dimostriamo il nostro amore, vincendo o venendo sconfitti. Daje Capità, daje Lucià, ma sopratutto daje Roma, facciamogli vedè quant’è bello il sole di Roma.