Come la notte che segue il giorno.

2 11 2008
l'emblema di questa ennesima sconfitta.

Spalletti si abbandona sulla panchina: l'emblema di questa ennesima sconfitta.

Credo che ieri, piuttosto che vedere la partita, avrei potuto prendere il DVD di una partita a caso giocata 1 mese fa…che so, Genoa – Roma, o Palermo – Roma, e rivederla. L’andamento del match è sempre quello: primi 10 minuti di grande Roma, qualche bella azione mai conclusa con un tiro in porta, poi gol degli avversari su distrazione o errore di un singolo, e da lì in poi una lenta, lentissima agonia, che massacra. Ormai credo che la differenza fra tifosi della Roma che guardano una partita della “Magica” ed i monaci dell’Opus Dei che si infliggono dolore con il cilicio sia davvero pochissima.

Con la Juventus, a Torino, di perdere potrebbe anche starci…figuriamoci, l’ultima vittoria risale a 7 anni fa (Batistuta ed Assuncao) quando avevamo lo scudetto cucito nella maglia, infatti non è tanto la sconfitta che mi rende apatico, ma è l’atteggiamento dei giocatori in campo. Non hanno più carattere, voglia, cattiveria, ma sopratutto, non ci mettono orgoglio, il che è una cosa fondamentale per il carattere maschile, ma non solo nel calcio, nella vita. Ieri sera vedevo De Rossi e Panucci sbattersi a destra e a sinistra, battere le mani, gridare come forsennati, litigare con arbitro, guardalinee, quarto uomo (nonostante quest’ultimi ieri si fossero comportati davvero egregiamente) mentre gli altri 17, in campo e in panchina erano totalmente fuori dal mondo, mentalmente ed in parte fisicamente, erano degli ectoplasmi. Taddei, Perrotta, Vucinic, Pizarro, Mexes….tutta gente che i 3 anni ha costruito la nostra fortuna, formando un gruppo non di calciatori, ma di amici, adesso va in campo non tanto per vincere, per togliersi una soddisfazione, per continuare a stupire: no. Loro credono di aver già dato il massimo, scendono in campo per cercare di farci stare zitti, di non farci lamentare, di darci il contentino, e al loro comportamento poi si aggiunge la tipica intervista di Spalletti, che assolve totalmente i suoi giocatori, e da la colpa una volta agli “episodi sfavorevoli“, un’altra alle “situazioni che ci hanno creato impossibilità di gioco“, un’altra ancora a “situazioni difficile che non era prevista“, ed ancora alla “mancanza di tranquillità e serenità“. Credetemi, queste sono tutte frasi che non copio, ma che conosco a memoria, è ormai un rito, come il Natale, come la notte che segue il giorno, ogni volta mi aspetto qualcosa di diverso, che magari si facessero nomi e cognomi, si mandassero a fare in culo le figure retoriche, le citazioni e i fronzoli e si andasse al sodo: voglio la verità su questa situazione, sull’infortunio di Totti, sull’assenteismo in campo di Vucinic, sulle continue condizioni precarie di Doni, sugli errori della difesa, sull’acquisto di Riise e Loria.

La squadra della Roma in campo prende le sembianze dei soliloqui del suo allenatore. Tanti tacchi, finte, cambi di gioco, passaggi filtranti, sovrapposizioni, ma poi, quando si tratta di mettere la palla dentro la rete, di arrivare quindi allo scopo principale di questo gioco, si confonde e sbaglia. La Roma è diventata un film, una pellicola che ti prende in giro con la presenza di attori con nomi altisonanti, ma che poi, in sostanza, è un film di basso livello, che potrebbe essere superato anche da un cortometraggio amatoriale.

Allora, dicendola alla Spalletti (visto che anche io, modestamente, me la cavo con la retorica), in queste determinate situazioni nelle quali ci troviamo senza alcuna previsione, in momenti difficili che in un certo senso penalizzano la squadra, e quindi, di conseguenza l’ambiente ne risente e si surriscalda…BISOGNA USCIRE LE PALLE.

Finisco e mi dissocio dai tifosi che questa mattina e stanotte sono andati a Trigoria a contestare in maniera molto dura società e squadra, va bene contestare, ma arrivare a questi livelli è davvero da esasperati. Spalletti e la squadra hanno bisogno anche di sostegno, non solo di critiche, critiche e critiche. Voi avete letto quante cose non mi garbano di questa Roma, ma è la mia squadra, è l’unica squadra per cui tifiamo, alla quale ci aggrappiamo ogni Domenica ed ogni Martedì, non è giusto comportarsi così, quando sappiamo benissimo che con una vittoria tutto cambierebbe e i giocatori, che adesso vengono chiamati mercenari, diventerebbo eroi.

Fatto sta che non assolvo il comportamento passivo di Spalletti, e della squadra. Quando saltano tattica e tecnica devono subentrare cuore, orgoglio e coglioni, punto e basta. Ieri sera gente come Nedved, Marchionni, Grygera, ancora all’80° correvano sulla fascia senza freni, Amauri è stato sostituito sul 2 a 0 e si è incazzato, pur sapendo che Martedì sarà titolare al Bernabeu. Ecco, è questo un atteggiamento da imitare: non mollare mai, mai, mai e tenere la testa sempre alta, di fronte ad ogni difficoltà.


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