Fuori di testa, dov’è il cuore?

10 11 2008

TONINO CAGNUCCI

Falcao diceva: «Le partite si vincono con la testa». Anche per questo la teneva sempre alta quando avanzava. Cicinho guardava per terra mentre cadeva all’indietro, segnava alla Roma e, con la testa, buttava via una partita già vinta. Cicero pro domo loro. Ma mica è solo colpa sua quest’altra delusione romanista di stagione, questo pareggetto meschino. Le partite si vincono con la testa perché si devono giocare fino all’ultimo secondo, possibilmente oltre, continuando a praticare atteggiamenti giusti in allenamento, anzi pure fuori. Sempre. Non si può prendere un gol alla Pruzzo da Cicinho all’ultimo minuto dopo che il Bologna, dall’ingresso di Artur, non aveva fatto un tiro in porta; e non si può accettare a cuor leggero un’ammonizione da un giocatore fondamentale, Pizarro, che è diffidato, a una settimana e a un minuto dal derby. In pochi secondi s’è rovinato tutto. Un colpo di testa. Continuiamo così, facciamoci del male… Ed è un peccato perché dopo il Chelsea non c’era un romanista che non pensava di non aver già vinto al Dall’Ara, non solo al 90’, ma prima che s’iniziasse. Troppo bella quella notte blu contro i blu all’Olimpico. Ma noi non abbiamo continuato così, ci siamo fatti del male. Ed è un peccato perché Spalletti la formula giusta sembra averla (ri)trovata: Riise in tribuna, Loria in panchina insieme a Menez e a Baptista; ad Artur quando è entrato sudavano i guanti: è senza la campagna acquisti, è con la vecchia Roma che si è battuto il Chelsea e si stava vincendo a Bologna. È con la vecchissima Roma, quella eterna: Francesco Totti. Ieri faceva 400 partite con la stessa maglia in A, la prima l’ha giocata 15 anni fa quando Obama ne compiva 32: l’età sua ieri. Ora, se il Capitano fa in tempo ad andare alla Casa Bianca, c’è una cosa più urgente: il derby, domenica prossima. Certe partite si vincono con la testa, ma una soprattutto col cuore. Qui non ci stanno scuse, quello non lo perdi: o ce l’hai, o domenica ce lo devi avere. «Testa e cuore», c’è qualcosa da non dimenticare.

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