Arriviamo

30 01 2009

770121_biglandscapeSu Roma – Palermo non ho molto da scrivere, mi scuso per il ritardo, ma questo fine-quadrimestre mi ha tolto molto tempo. Per fortuna adesso avrò qualche minuto in più per scrivere. Comunque, ripeto, su Roma – Palermo c’è poco da dire, è stata una partita molto sofferta, per questo è stato più bello vincerla. Sono contentissimo per il gol del Capitano, che è tornato a pieno regime e speriamo che non si fermi più, contentissimo per la vittoria (che non era poi così scontata), ma continuo ad avere perplessità sull’atteggiamento della squadra in partite come queste, con squadre meno blasonate. Partite che valgono però comunque tre punti, ma che vengono giocate con una sufficienza irritante (sopratutto da Aquilani, lasciatemelo dire, tutto fumo e niente arrosto, fin ora). Tuttavia se vinci queste partite, allora vuol dire che stai passando un gran momento, e allora sfruttiamo la buona sorte e continuiamo. Di questo passo il quarto posto potrebbe essere il minimo, ma…sapete come si ragiona a Roma.

La cosa che mi preoccupa di più tuttavia è la situazione rinnovi contrattuali, e sopratutto il caso-Panucci. Da Christian non mi sarei aspettato un comportamento del genere, ma non gli do tutti i torti. In 8 anni di Roma è stato più lui che ha dato alla squadra, che la squadra a lui. E’ stato sempre un valore aggiunto, un vero gladiatore, uno con la mentalità vincente in una squadra ancora acerba. La società a mio parere ha gestito malissimo il caso, e sono convinto che la panchina di Napoli fosse stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da un anno si discute sul rinnovo, e Pradè & C. non sono riusciti ad adeguarsi alle richieste di Panucci. Non possiamo permetterci di perdere altri giocatori importanti per questi maledettissimi rinnovi contrattuali. Panucci ora, Aquilani, Mexes, Perrotta e Brighi poi. Ma quand’è che impareremo la lezione? Una squadra con un futuro si costruisce assicurandosi i giocatori che hanno reso grande un progetto, non svendendoli in fretta e furia. Fin ora c’è andata bene, perchè Chivu e Mancini all’Inter non sono altro che due oggetti misteriosi, ma come la mettiamo se uno come Phil Mexes dovesse andare al Milan?

Ripeto, si dovrebbe più protestare con la società che con Panucci. Anche lui c’ha messo del suo, per carità, anche lui ha un caratterino, però non è normale che un giocatore affermato a livello internazionale debba stare in panchina, e Cicinho debba essere titolare perchè l’abbiamo pagato 9 milioni.

Finito lo sfogo, oggi ho letto che la società sta trattando Motta dell’Udinese. Finalmente un ragazzo italiano, che non dovrebbe avere problemi di adattamento, e che merita una grande squadra. Spero che non siano solo voci, c’è tempo fino a Lunedì per capirlo. Nel frattempo andiamo a vincere a Reggio, per continuare a far paura alle nostre concorrenti, e sopratutto per arrivare con 39 punti allo scontro diretto con il Genoa (in casa).

Pedaliamo, pedaliamo, pedaliamo. Sempre Forza Roma.





Vedi Napoli e poi godi.

27 01 2009
napoliroma

Se De Laurentis dovesse produrre un film su Napoli – Roma potrebbe benissimo chiamarlo “Profondo Giallorosso” o meglio ancora “Cronache di una felice scampagnata napoletana“. Trama: un gruppo di amici in maglia rossa, vistosamente incazzati per il brutto risultato della gita milanese (c’era solo la nebbia, non si vedeva un cazzo), decide di andare a fare una gita sotto il Vesuvio.

Non avrò un grande futuro da sceneggiatore, ma non saprei come definire la partita di Napoli. Sinceramente prima del match stavo prendendo in considerazione l’idea di un pari, che alla fine non sarebbe stato così deleterio ai fini della nostra classifica. Mea Culpa. Il San Paolo pre-Roma forse era lo stadio più temuto d’Italia, il San Paolo post-Roma invece può essere paragonato adesso alle macerie di Cartagine, o meglio ancora, a Zela nel Ponto. Lì Giulio Cesare pronunciò lo storico “Veni, vidi, vici“. Spalletti ha meno capelli dell’imperatore, in tasca porterà magari dei fazzoletti al posto di un ramoscello, ma l’impressione è che non avrebbe sfigurato se a un certo punto della partita avrebbe pronunciato la stessa frase cesariana. La Roma domenica è sembrata essere la grande armata pre-Catania, la grande squadra che fa paura a tutti, compatta in difesa, spietata in attacco.

Napoli e i Napoletani hanno sognato per tutto il girone d’andata di andare in Champions, ma non hanno fatto i conti con noi. Domenica hanno avuto la dimostrazione che la loro squadra, una buonissima squadra per carità, non è ancora matura per l’Europa che conta. Una squadra eccessivamente Lavezzi/Hamsik-dipendente, guidata da un grande allenatore come Reya, un pò troppo cocciuto però nello schierare una difesa a tre anche contro una squadra come la nostra, che vive di gioco offensivo, di palle a terra, giocate di fino, uno-due ecc. ecc.

Avevo previsto che la sconfitta di Milano ci avrebbe fatto più bene che male. Grazie agli scandali arbitrali i ragazzi hanno trovato la rabbia e la determinazione che ci voleva, adesso che Mexes fosse di 1 centimetro in fuorigioco non importa moltissimo. Perchè la Roma ha dominato in lungo in largo, ed ha vinto questa partita con merito, avendo avuto il controllo assoluto sopratutto a centrocampo, dove Pizarro e De Rossi non hanno faticato poi così tanto, di fronte al pauroso centrocampo napoletano, pieno di gente brava ad inserirsi, ma carente in fase di impostazione. In realtà le occasione per andare sul 4 a 0, addirittura 5, le abbiamo pure avute, ma Baptista continua a mangiarsi i gol facili, e a inventare quelli difficili. Ripeto, la chiave della partita è stato il centrocampo. In fase di possesso il rombo della rinascita facilita gli inserimenti di Brighi e Taddei, orchestrati dal nostro piccolo-grande Pek, in fase difensiva proprio il cileno, va ad affiancare De Rossi e Brighi, costituendo un muro invalicabile. Mettiamoci pure la giornata perfetta della premiata ditta Mexes-Juan, e l’analisi è pronta. Lavezzi, unico veramente pericoloso del Napoli, ha dovuto affrontare almeno 3/4 avversari alla volta che più volte lo spingevano lontano dall’area. Per Zalayeta è bastato il solo Juan, tornato ai livelli imbarazzanti (in senso positivo) dell’anno scorso.

La soddisfazione per la vittoria è doppia, tripla, pensando che abbiamo vinto uno scontro diretto, e che Fiorentina, Genoa e sopratutto Lazio sono state bloccate. Adesso l’Europa è più vicina che mai.

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Inter…minabile

22 01 2009

Credo che alla fine di Inter – Roma di ieri sera, il mio senso di appartenenza ai colori giallorossi sia ancora più forte. Prima di andare a letto, ho tolto la maglia della Magica, che amo sempre indossare durante le partite, l’ho messa sulla sedia con lo stemma bene in vista, come si fa quando si vincono le grandi partite. Non saprei dirvi di preciso perchè ho compiuto questo gesto, ma credo in cuor mio che le ragioni siano due:

1. Perchè quelli che si devono vergognare, dopo una partita del genere, se così si può definire, non siamo noi. La Roma è stata schiacciata per i primi 20′, ha retto bene, poi quando ha avuto l’occasione di andare in vantaggio con il solito Mirko Vucinic si è vista non dare un rigore palese, e nell’azione seguente ha pure subito un gol degno del miglior film di Fantozzi, con doppio scivolone di Cicinho, tanto per ricordarci che giocare in una pista di pattinaggio era meglio del campo di San Siro. L’Inter, andando in vantaggio, si è chiusa in difesa, e da quel momento in poi non c’è stata più partita. La Roma ha dominato in lungo in largo, nonostante ieri i nerazzurri avessero giocato 14 contro 11, com’è ormai consueto che sia. Ogni volta che si va a Milano, dobbiamo sempre trovarci di fronte a situazioni paradossali. 2 ammoniti dopo un quarto d’ora, rigore non dato, gol convalidato con doppio fuorigioco…la partita di ieri è stata falsata, e gli interisti non possono dirci di essere rosiconi, perchè le immagini parlano chiare. Potenzialmente Mourinho ha in mano una squadra da Champions, in pratica poi, come il predecessore Mancini, se non ha l’aiutino, la bottarella dell’arbitro o del guardalinee di turno, non riesce a vincere neanche la Coppa Italia.

2. Perchè, al di là dell’incazzatura, la Roma ha giocato molto meglio che a Torino, ha costruito occasioni, ha contrastato in maniera sufficiente la forza fisica interista…il nostro problema, come sempre, è stato fare il gol. Abbiamo avuto grossi segnali per la partita di Domenica a Napoli, la partita più importante, oserei dire, perchè ci da la possibilità di avvicinarci ancora di più al quarto posto.

Quindi, fratelli giallorossi, non fraintendetemi, non voglio dire che della partita di ieri non me ne frega nulla. Sono ancora schifato da questa situazione, dal silenzio assordante dei media, dalle coperte che adesso butteranno sopra giornalisti e giornaletti. Sappiamo tutti che fra una settimana tutti avranno dimenticato, e che l’Inter arriverà in finale di Coppa Italia, magari vincendola. Ma c’è poco da fare, siamo soli, di fronte al potere del nord, come ai vecchi tempi del nostro caro Presidente. Rossella ieri ha alzato la voce, ed ha fatto bene, ma questa situazione, questa strisciocrazia ormai si è instaurata da decenni nel calcio italiano, non dico rassegniamoci. Non lo dirò mai. Non dirò mai di arrenderci. Non dirò mai di accontentarci. Vi dirò solo di continuare a guardare avanti, a guardare la maglia della nostra magica, che sta lì sulla sedia, pronta ad essere indossata ogni maledetta domenica (o mercoledì), e ad essere orgogliosi di tifare questa squadra, di onorare questi colori, di incitare questi ragazzi, che non hanno bisogno di Orsato, Rosetti o Farina per vincere, e che quando perdono, sanno accettare la sconfitta, rialzare la testa, e pedalare.

Allora alziamo tutti la testa, e guardiamo a Napoli. Anche lì si rischia tanto con le giacchette nere, ma io vedo, ed anche voi se state attenti lo vedrete, una maglia numero 10 in orizzonte. Una fascia al braccio, un gladiatore sul braccio, un piede destro fatato. Lo vedo, e mi rincuoro ancora di più, perchè l’uomo dei sogni sta tornando, e tutti noi sappiamo che il nostro sogno si chiama 27 Maggio 2009. Che gli interisti si tengano pure il 15.





Cose d’altri tempi

19 01 2009

Il 18 Gennaio 2009 entra nel cuore di ogni tifoso romanista, va di diritto e dritto dritto nella memoria, nel cervello di ogni giallorosso, e si impianta lì, finchè morte non ci separi dal nostro grande amore.

Torino – Roma è stata quasi una fotocopia della trasferta di Torino di un anno fa. Il Torino troppo spaventato, troppo teso per impensierirci, la Roma bella ma poco concreta. In più ci mettiamo il Comunale di Torino (io lo chiamo Comunale, perchè di Olimpico in Italia ce n’è solo uno), stadio nel quale non vincevamo da non so quanto tempo e l’equazione è fatta: la solita occasione buttata al vento, di prenderci 3 punti pesanti, di avvicinarci ancora di più al nostro obiettivo, di continuare a raddrizzare una stagione che è partita esageratamente male.

Ma era scritto nel destino, o non so in quale altro posto, che questa partita dovesse cicatrizzarsi nella nostra memoria. La magia di Julio Baptista è una cosa di altri tempi. Tempi in cui il calcio era solo 11 contro 11, nessuno sponsor, nessun post-partita, nessuna insulsa intervista, solo 90 minuti di lotta, di emozioni, di sogni, di coppe e di campioni (parafrasando Venditti). Così la rovesciata di Baptista ci riporta indietro di 26 anni, che sembrano secoli, ci fa pensare a quella rovesciata di Pruzzo, proprio lì, al Comunale di Torino.

Quella corsa di Baptista, battendo la mano sul cuore, inseguito dai compagni, sotto allo spicchio dei 1.000 tifosi romanisti entra nel mio cuore, come lo strip-tease di Mirko Vucinic, come l’ammucchiata post 3 a 0 con il Chelsea, come il colpo di testa di Baptista (ancora lui) che purga i Pecorari, e come tanti altri momenti che adesso non sto qui ad elencare, perchè sono troppi, tanti, tutti belli, stupendi, indimenticabili. I momenti che solo un romanista può provare, i momenti in cui soffri come un cane, maledici ogni maledetta domenica, ma poi porti la maglia addosso come una seconda pelle. E quando la palla entra in area il fiato si mozza, aspetti il momento in cui la palla entra in rete, ma quella maledettissima sfera, tanto semplice quanto perfida, non s’azzarda a farlo.

I momenti in cui stai per spegnere la TV, e che ricominci a pensare a quello che viene dopo la Magica. La scuola, il lavoro, le donne, i problemi (piccoli e grossi), tutto ti ricade di nuovo addosso, per riprendersi quei 90 minuti da romanista. E poi, il libero che crossa, il centravanti che stoppa, ed inventa la rovesciata, la magia. In quei decimi di secondo in cui la palla si avvicina alla rete loro, i fottutissimi problemi (piccoli e grossi), le donne, il lavoro, la scuola se ne vanno di nuovo via, a fare in culo, e lasciano il posto alle urla, ai salti di gioia, ai tavoli che sbattono, le sedie che cadono a terra, le corse ad abbracciare la TV, come se i ragazzi fossero là, vicini a te a festeggiare.

Le emozioni non si possono facilmente nascondere, e sopratutto noi romanisti sappiamo quanto è contro la nostra natura vedere vincere la Roma facilmente. Alla nostra squadra non piace vincere facile, piace soffrire sadicamente, per lasciarci con gli occhi fissati sul teleschermo, la mano appena sopra al cuore, dove sta la lupa capitolina, aspettando che si infranga quell’incantesimo.

Adesso ci sarebbe tanto da dire sulla tattica, sul fatto che Baptista è stato il peggiore in campo per 90′ minuti, che Cicinho ha finalmente imparato a difendere, che il Toro è una squadra di merda e continuerà ad esserlo finchè qualcuno non li manda in B, che i ritorni di Pizarro ed Aquilani si fanno sentire, ma sinceramente…non ho voglia, non ho ancora il cervello pronto per sistemare tutti questi appunti, perchè negli occhi c’è ancora un bestione, che di nome fa Júlio César Clement, di cognome Baptista, che segna come ogni bambino che ama il calcio ha sempre sognato di segnare.

Da Torino andiamo domani a Milano, ma in testa, bisogna dir la verità, siamo già a Napoli, con la Roma in fondo al cuor, e poco importa se sembriamo esagerati. Cose d’altri tempi.





Stazione di Caltagirone (17 Gennaio 2009), 200 in un vagone.

18 01 2009

Poche ore prima di una partita delicatissima come quella contro il Torino, per una volta evito di parlare di calcio, e posto questo video che ho girato ieri su uno dei tanti mezzi che Trenitalia mette a disposizione per noi pendolari siciliani, per farvi capire cosa dobbiamo sopportare ogni mattina per andare a scuola.

So che ai romani che leggono il mio blog non importerà niente, ma non potevo tralasciare una situazione del genere.





Salutiamo l’asterisco!

15 01 2009

Due gol, due magie, un’altra doppietta, 3 punti che valgono oro, che ci avvicinano al nostro obiettivo. 3 punti che si devono in gran parte alle magie di Julio Baptista. Proprio lui, forse il più aspettato nell’estate romanista, l’uomo che doveva darci quel qualcosa in più a livello di fisicità, che invece per diversi mesi (Bordeaux e Derby a parte) è stato uno dei tanti punti interrogativi di questa stagione sfortunata, che dopo i suoi due gol di ieri sembra illuminarsi. Adesso che anche lui si è svegliato (o risvegliato) si fa chiarezza sul sempre più vituperato calciomercato giallorosso. Riise continua a far progressi (ha imparato la diagonale, cosa che non ha ancora fatto in quasi due anni Cicinho), Menez è un fenomeno da gestire, e Julio finalmente ci ha deliziati con il meglio del suo repertorio. Prima il calcio di punizione perfetto che ci porta in vantaggio, poi la serpentina devastante, ed il destro chirurgico che chiude la partita. Di mezzo una partita perfetta, giocata con tanto sacrificio, portandosi dietro tutta la difesa della Samp, mettendo in difficoltà terzini e mediani, procurandosi punizioni importanti. La cosa più importante sono i tre punti. L’asterisco (come da titolo) che ci tormenta da quel 29 Ottobre 2008 finalmente si cancella, rimangono i 27 punti in classifica. Pochi per le potenzialità della squadra, ma buoni per la nostra meta finale.

I 3 punti arrivano in una serata d’emergenza, con Baptista unica punta di ruolo (neanche tanto), con Mexes e Vucinic squalificati, Menez non al meglio e la varia lista di infortunati, che ormai da mesi ho imparato a memoria come l’Ave Maria. La Sampdoria ci ha aiutato, e bisogna dirlo, nel vincere questa partita. La Samp di Mazzarri non è neanche lontana parente della buona squadra che l’anno scorso a Marassi ci mise sotto assedio (per poi prenderne 3), una squadra grintosa per carità, ma troppo Cassano-dipendente. Ogni palla passa dai suoi piedi, è lui la lanterna del gioco. Antonio mi è parso una stella che predica nel deserto, adesso che sarà affiancato da Pazzini forse avrà un “fedele” in più, ma non è con gli innesti invernali che si cambia rotta.

Ah già, Cassano. Avevo quasi dimenticato che era la sua notte. La Sud gli ha giustamente dedicato fischi e cori per tutta la partita (senza sosta), lui ha provato a far qualcosa per zittire la curva, ma alla fine se n’è andato negli spogliatoi a piagnucolare…come l‘eterno bambino che è. Un bambino che abbiamo perdonato milioni di volte per le sue stronzate, che abbiamo sempre, e dico SEMPRE, sostenuto anche nei momenti difficili, che abbiamo sempre voluto bene, ma che alla fine, ha trovato un amico nuovo, con il giocattolino più bello e se n’è andato, senza dire grazie, senza mostrar un minimo di riconoscenza.

E allora, Antonio, questa doppietta di Baptista e questa vittoria sono dedicate sopratutto a te, che dopo 2 anni hai finalmente avuto la faccia di tornare a Roma, e che dopo 90 minuti di dominio giallorosso adesso torni a Genova, con la coda fra le gambe. Guarda che ti sei perso Antò. Anzi, come dice un coro: alza gli occhi al cielo, guarda sta città, è tutta giallorossa e te ne devi annà.

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Spice Mirko

13 01 2009
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Si ritorna in campo, finalmente, dopo due settimane di noia, e non si poteva chiedere nient’altro da una bella partita come Roma – Milan. Carletto Ancellotti ritorna a Roma per incontrare l’amico Spalletti, e decide di mettere in campo una squadra spregiudicata, che definire offensiva è quasi poco. Spalletti invece deve rispondere con una squadra più coperta, che ha come unica punta Vucinic. Come avevo detto all’inizio, Vucinic messo lì da solo mi pare sacrificato. In effetti per tutto il primo tempo, quando la difesa della Roma rilanciava in contropiede, l’unico a lottare contro la preistorica difesa milanista era il nostro Mirko, mal supportato dal centrocampo, che evidentemente aveva avuto disposizioni tattiche più difensive che offensive. Il gol è arrivato per una perla di Mirketto nostro, che con uno stop di petto ed una finta ha confuso Jankulovski e con un piattone ha infilato Abbiati.

Da quel momento in poi nessuno aveva pensato che il Milan avesse avuto le capacità di rimontare. In realtà le 6 stelle messe in campo da Ancellotti non sono brillate poi così tanto. Nella notte di Beckham, l’unico a brillare è stato Pato, che con il secondo gol ha mandato in estasi i tifosi del Milan e, diciamolo con sincerità, ha fatto star zitti noi romanisti. Di fronte a giocate del genere non c’è altro da fare se non applaudire, anche se la difesa in generale, Mexes e  Cassetti in particolare, poteva fare di più. Il pareggio, per completare la breve sintesi, è stato un altro colpo di genio di Vucinic, che non riesce a fare le cose facili, ma che con estrema facilità fa bene le cose difficili (perdonate il gioco di parole).

Il pareggio è il risultato più giusto, a mio parere. Nel primo tempo la Roma ha controllato per bene gli attacchi dei milanisti, nel secondo tempo invece ha dimenticato di essere in campo per i primi 10 minuti, ed ha lasciato spazio all’avversario, che, non essendo mica la Lucchese, ma il Milan, ne ha approfittato. Alla fine, ci rimane un pò di rammarico. La sensazione è che, con un Totti in più, questa partita l’avremmo vinta. E’ mancato infatti alla Roma, sempre l‘ultimo passaggio, quello buono per metterla dentro. Mettiamoci pure che Menez, che di fronte ai 40 enni Favalli e Maldini avrebbe fatto strage, non c’era…ecco allora mi vien da dire che è meglio accontentarsi. Forse questo pareggio può considerarsi un buon risultato. Dipende tutto dalla partita di Mercoledì con la Samp, e lì mancherà il nostro nuovo Spice-Boy, Mirko Vucinic. I giornali hanno parlato solo di Pato, ma alla fine, tutti ci aspettavamo grandi cose da Mirko, e lui non ci ha deluso, nelle partite importanti infatti non sbaglia mai. Adesso ci vuole solo un pò di cuore in più, e tanta determinazione, per provare a prenderci questo benedetto quarto posto. Con la Samp, e a Torino domenica, servono 6 punti, per arrivare più tranquilli allo scontro diretto contro il Napoli…

…gli ultimi a vincere lì, guardacaso, siamo stati noi. 9 Marzo 2008. In campo c’era un certo Francesco Totti. Noi lo aspettiamo,  nel frattempo, battiamo Samp e Torino.

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Mandiamoli al diavolo

10 01 2009

Dopo una settimana ritorno a scrivere nel caro blog. Non avevo molto da dire in assenza di calcio giocato, visto che durante la sosta natalizia prendono il sopravvento i giornali, con le notizie di calciomercato più idiote ed inventate del mondo. Sinceramente ho abbozzato diverse volte un articolo per far notare come, ogni giorno, si accosti un attaccante diverso all’Inter in maniera fantascientifica (la più spielberghiana che io abbia mai sentito è Milito all’Inter per 25 milioni e 3 prestiti…ma manco alla Playstation…) ma alla fine ho preferito aspettare che si tornasse a parlare di calcio vero. Quello fatto con il sudore e con il pallone, e non con le penne e la fantasia dei “giornalisti”.

Così è arrivata l’ora del big match, Roma – Milan. Ho seguito l’amichevole del Milan contro l’Amburgo, ed in generale ho guardato con attenzione tutta la spedizione del Milan a Dubai. La star del momento è indubbiamente David Beckham, ennesimo grande nome nella rosa dei rossoneri. Sinceramente non provo moltissima antipatia per il Milan (come squadra), considerando anche che è allenata da un grande romanista, che è rimasto nei nostri cuori, come Carletto Ancellotti. Tuttavia questa eccessiva attenzione nei confronti del Milan, del suo grande tour in Arabia, delle sue grandi stelle, mi ha veramente stancato. I media hanno esaltato Beckham e la compagine milanista, ma hanno dimenticato un piccolo, piccolo dettaglio. E cioè che è a -9 dallo scudetto, che è l’unico obiettivo della stagione. Si parla del Milan come della squadra del momento, e quando si parla della trasferta di Roma, sembra che si parli di una normalissima trasferta ad Empoli o a Verona.

Tutta quest’atmosfera sarà un vantaggio più per noi che per loro, credo. Mai come nella vacanze di Natale di quest’anno ho visto così poca pressione nei confronti dei nostri ragazzi. Ogni tanto qualche vocina di mercato maligna ha ricordato come gente come Panucci, Cassetti, Perrotta, Pizarro e Aquilani abbia un contratto da rinnovare…ma per il resto i ragazzi hanno lavorato bene, in serenità, senza le solite pressioni.

Mister Spalletti probabilmente domani schiererà una formazione più difensiva delle ultime mandate in campo. Un albero di Natale con Vucinic unica punta, Pizarro ed Aquilani trequartisti, De Rossi, Perrotta e Brighi mediani. Non mi è mai piaciuto Vucinic da prima punta, l’ho visto sempre con un attaccante di movimento, che spaziando da destra a sinistra non da punti di riferimento agli avversari. In questo modo invece Mirko si troverebbe a lottare contro 4 difensori tosti, e non avrebbe neanche un grandissimo appoggio, visto che nè Aquilani nè Pizarro sono degli incursori di ruoli. Boh, io personalmente non vado d’accordo con il difensivismo, ma in fase di possesso si potrebbero sfruttare benissimo le doti di Perrotta e Brighi negli inserimenti.

Chiudendo con la tattica, domani il Milan dovrà affrontare non solo 11 giocatori determinati (un’altra prestazione “catanese” sarebbe un disastro) ma anche 50.000 spettatori agguerriti. L’Olimpico è quasi esaurito, e io non vedo l’ora che entri Emerson.





Le 7 meraviglie del 2008 giallorosso

2 01 2009

Beccatevi questo spettacolare video di Ermes79, per aprire il 2009.





Ciao 2008

2 01 2009

Primo post del 2009. Finalmente il 2008 finisce, se ne va via portando con sè tutta la merda che ha lasciato in giro in 12 mesi del cazzo. Perdonate lo sfogo, ma forse, in tutti questi 8 anni di inizio terzo millennio il 2008 è stato il peggiore. Sarà che sono cresciuto, e che crescendo cominci a vedere le cose meno come delle favolette dove tutto è bene ciò che finisce bene, ma come la cruda realtà, ma veramente la notte di San Silvestro ho gustato lo spumante, ed ho brindato, con un pò di convinzione in più. Adesso ricomincia un altro anno, e, a differenza dell’anno scorso, non mi va di fare la solita lista dei desideri, perchè tanto si avvereranno solo quelli che dipenderanno dal mio sudore.

Semplicemente spero di avere un pò di fortuna in più in certi ambiti, e un pò di sfiga di meno in altri. Non credo di chiedere moltissimo. In teoria nel cervello c’è soltanto una data, un giorno preciso (Mercoledì 27 Maggio), ma non può tutto dipendere da quel giorno, quindi…tiriamo avanti.

Tornando a parlare di calcio dopo 6 giorni, in periodo di vacanze, come sempre, si registra un’ondata di stronzate giornalistiche (e non) che ha dell’incredibile. Ne cito solo qualcuna: Owen all’Inter, Drogba all’Inter, Arshavin alla Juve, Cicinho al Chelsea e Malouda da noi, Van Nisterlooy da noi…insomma la fantasia a Gennaio ha dei tratti masochistici, visto che difficilmente qualcuno crederebbe a delle notizie del genere. Stamattina tuttavia, dopo qualche pagina di Storia, ho letto qualcosa di interessante:

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Ho cercato nei siti tedeschi qualche conferma, non ho ancora trovato niente, quindi è meglio andarci cauti con le fonti. Comunque il dato di fatto è uno: Podolski è in scadenza con il Bayern e non ha ancora rinnovato. Ma sopratutto il dato di fatto è un altro: Podolski è un grandissimo calciatore, è giovane, e io, un sacrificio per lui, lo farei, anche perchè, è difficile dirlo, dobbiamo cominciare a pensare al dopo-Totti.

Poi magari questa notizia è una stronzata, ma comunque è importante trovare una punta. Anche Floccari non sarebbe male, anche uno fra Pazzini e Osvaldo, ma è ovvio che Podolski sarebbe un colpo a livello internazionale.