Arrivederci a Roma…

28 02 2009

Ritorno alla tastiera dopo il match di Londra, per commentare la partita dell’anno. La partita dell’anno è diventata lentamente la partita del mese, poi della settimana, poi del giorno. Adesso sto cercando di togliere dalla mente l’amarezza che mi ha lasciato la trasferta di Londra. Contro l’Arsenal ho visto una Roma in evidente difficoltà, ma non per meriti dell’avversario che mi è sembrato davvero sprecone, a volte presuntuoso, ma per i nostri soliti demiriti.

La lista è lunga, ma è sempre la stessa. La Roma di Martedì era la minuta della Roma che ha giocato a Stamford Bridge, a Ottobre, contro il Chelsea. Una squadra votata alla difesa, che quando si è trovata in possesso di palla non ha gestito per niente la palla. Le  cose sono cambiate con l’inserimento di Pizarro, ma per tutto il primo tempo il regista principale delle pochissime azioni giallorosse è stato Philippe Mexes, un difensore centrale. Con Danielino De Rossi obbligato a sbattersi a destra e a sinistra per coprire gli enormi buchi creati dal terribile Loria, con il Capitano che ogni due metri prendeva un calcio e una gomitata. Sopra la sufficienza metto solo Marco Motta, che ha dato cuore e fegato, tanto da trovarsi con i campri già al 78′ (forse è un record). Come suggerisce la redazione di Corederoma, “Motta corre perché non ha fatto la preparazione con la Roma, anzi, Motta corre perché ha fatto la preparazione” (link).

Non mi sento di commentare la prestazione di Loria, sinceramente ho pensato che Spalletti abbia fatto bene a concedere un pò di fiducia al buon Simone, ma adesso che ha ciccato preferirei non vederlo più in campo da qui a Giugno. Non è un giocatore da grandi palcoscenici, nè da palchetti di provincia. Non sa reggere la pressione di Roma, forse in una squadra di metà classifica sarebbe pure da nazionale, ma a Roma rischia veramente di bruciarsi per sempre.

Finito il commento di Arsenal – Roma, che è arrivato anche troppo tardi, vorrei parlare della situazione che si vive attualmente a Trigoria. La lista dei convocati per il match con l’Inter è arrivata poco fa, sono venti, in realtà diciotto, perchè Pizarro e Cicinho vengono a farsi solo una gita per far numero. In settimana abbiamo assistito a un graditissimo ritorno: quello di Christian Panucci, che ha finalmente deciso di chiedere scusa a Società e Allenatore. La buona notizia però, non può essere mai seguita da un’altra buona notizia,  o da un genuino silenzio pre-partita. No, cazzo, deve esserci per forza la cattiva notizia. Ormai vanno a braccetto, è una canovaccio visto e rivisto. Così poche ore dopo la good news ecco la fulminata: Totti e Perrotta infortunati. Cazzo, ormai ho il terrore a leggere la prima pagina del televideo mediaset, ogni allenamento diventa una sorta di guerra, non so come definire questa situazione…talmente forte è l’incazzatura che non riesco manco a scrivere per come si deve.

Dico solo: il Capitano è recuperato, ma si fa per dire, perchè domenica sarà al 20% e, visto che a Milano non gli vogliono bene rischierà moltissimo. Perrotta entra nella lista ormai infinita di infortuni eccellenti. Prendiamola come sfiga, ma cazzo, non può essere solo quella…qualcuno ci deve dare una spiegazione. Ormai sono rassegnato, nel senso che non sogno più il 27 Maggio, o meglio, lo vedo troppo lontano dopo la trasferta di Arsenal. Spalletti non riesce a mandare in campo una formazione decente neanche per una partita contro il Siena, come può preparare partite come Ottavi o Quarti di Champions? Partite che devono essere preparate settimane prima? La mia rassegnazione è forse esagerata, perchè la partita con l’Arsenal è ancora da giocarsi, ma non possiamo pretendere così tanto da una squadra che assomiglia sempre di più a un lazzareto, un obitorio.

L’unica cosa che mi consola è vedere 4000, 5000 romanisti che cantano, sventolano le nostre bandiere, macinano chilometri per i nostri colori. Non sapete quanto rosico a non essere andato a Londra, pur avendone l’opportunità. Roma e la Roma sono, e saranno sempre loro, gli altri 11 che vanno in campo ogni domenica si facciano un esame di coscienza, ed evitino orrori che quest anno abbiamo eccessivamente sopportato.





De Coccio

22 02 2009

Nel 1984, quando Antonello Venditti cantava per la prima volta una delle canzoni più belle e significative della storia della musica italiana, “Notte prima degli esami“, Rodrigo Taddei era ancora un bambino di quattro anni, ignaro di quanto fosse grande Roma, di quanto fossero belle quelle parole scritte dal nostro cantautore preferito per raccontare la vigilia degli esami di stato di un ragazzo romano che ama una certa Claudia alla follia, e che rimpiange di non aver preso la maturità prima. La partita con il Siena di ieri assomigliava molto a una “notte prima degli esami”. Ieri, era evidente, tutti avevamo in mente Martedì, perchè Martedì ci giochiamo tutto, ma non potevamo dimenticarci di scendere in campo contro una squadra che da qualche anno a questa parte ama toglierci punti decisivi per la lotta scudetto (gol mondiale di Danielino De Rossi a parte).

Il Siena è diventato il nostro incubo, e la Roma la nostra Claudia. Non c’erano dubbi, dovevamo soffrire, perchè è così, è sacrosanto, è scritto nel DNA di ogni romanista che se non si soffre non si gode bene, baciare la maglia dopo una vittoria sofferta è la cosa più bella che un romanista può provare, togliersela e rimetterla nell’armadio dopo una vittoria come tante non ci fa godere in pieno. Se l’amore è amore.

Così al 63′ la famigerata Claudia ha preso le sembianze di Rodrigo Taddei, un brasiliano di San Paolo, un brasiliano atipico, pochi tacchi, tanta sostanza. Taddei lo portiamo nel cuore noi romanisti, perchè nonostante non fosse poi un fenomeno è uno che ci mette il cuore in ogni partita, che macina chilometri e che lotta per e con la squadra. La sua faccia sconvolta ed esultante dopo il 2 a 1 di Madrid di un anno fa ci è rimasta impressa, e sarà difficile rimuoverla dai nostri ricordi. Di sicuro Claudia non ha scelto il più bello della comitiva per immedesimarsi, ma il destro di Rodrigo, alla Del Piero, alla Platini, alla Comecazzovuoletechesia, è di una bellezza e di un’efficacia straordinaria. Quella palla che entra nel sette ci catapulta a Londra con 3 punti pesanti come un macigno, in una serata nella quale sono andati ad aggiungersi altri 2 giocatori alla lista infortuni.

C’è l’esame più importante, e forse la nostra Claudia è pronta. Non so voi, ma il mio cuore è già partito per Londra ieri, quando Gava di Conegliano ha fischiato la fine della partita, il mio cuore è partito con la consapevolezza che questi ragazzi sono più forti della sfortuna e del caso, e che possono veramente farcela. L’Italian Job (come la sanno lunga gli inglesi) è sempre più vicino, ma questa notte è ancora nostra.





La puzza di bruciato

16 02 2009
Il gol di Adriano, decisivo per il Derby, e probabilmente anche per lo scudetto dell'Inter.

Il gol di Adriano, decisivo per il Derby, e probabilmente anche per lo scudetto dell'Inter.

Mentre cerco ancora di smaltire la delusione per la brutta sconfitta di Bergamo, parlo un pò di altre sponde calcistiche. Raramente mi capita di guardare altre partite, oltre a quelle delle Magica, perchè il calcio di oggi mi risulta abbastanza monotono e stancante, ma il Derby di Milano di ieri sera aveva un fascino particolare. Ho deciso di guardarlo, un pò perchè dopo essere romanista sono anche un amante del calcio, un pò perchè fuori c’era un freddo cane, e non era il caso di bighellonare per il paese a temperature laziali (glaciali).

C’ho azzeccato in pieno, visto che la partita di ieri sera è stata proprio bella, aperta, combattuta ed emozionante. Il Milan non meritava di perdere e finire a -11, ma l’Inter è stata superiore fisicamente e mentalmente. Devo dire che Mourinho ha cambiato moltissimo la squadra, ma non tanto nelle tattiche o negli atteggiamenti in campo (anzi, per me è da provinciale far entrare 3 difensori all’80°), ma nella mentalità. L’Inter l’anno scorso, lo ripeto, era un’armata brancaleone, piena di grandi invidualità ma priva di spirito di squadra. Quest’anno invece è proprio quello che fa la differenza: la testa, il cervello, oltre che alle individualità che rimangono. Gente come Ibra, Julio Cesar, Cambiasso e sopratutto Maicon a volte sembra venuta da un’altra galassia, e nelle partite importanti fa la differenza. Questa Inter può veramente far paura al Manchester di Ronaldo & Rooney, per quanto riguarda lo scudetto…beh, può solo perderlo da sola.

Il Milan continua ad essere la grande squadra che non ti delude mai nelle grandi occasioni. Ronaldinho senza Kakà sembra un bambino al quale hanno appena regalato il giocattolo nuovo. Il brasiliano ieri ha catalizzato tutte le azioni offensive del Milan, ed ha sbagliato pochissimi passaggi. Per me è stato il migliore in campo, sarà che ho sempre amato il suo modo di giocare, sarà che con quei dentoni e le treccine non riesce proprio a starmi antipatico, ma Dinho è uno che sa fare la differenza. Così come la differenza la fa l’età media della difesa rossonera. Kaladze ieri è stato imbarazzante, Maldini non poteva tener testa per 90′ a due mostri come Adriano (per giunta tornato in forma) ed Ibrahimovic. E’ lì che il Milan ogni estate sbaglia, non riesce a fare un vero colpo di mercato in difesa, e probabilmente, se fallirà l’annata, quello che pagherà sarà Carletto Ancelotti, che invece ha dovuto subire le scelte di una società che sfrutta male i tanti (troppi) soldi che ha avuto, ha, e per sempre avrà, a disposizione.

Non mi sento di dare un giudizio dettagliato sulla partita. In realtà i derby sono difficili da raccontare, ma ci sono alcune cose, in queste settimane, che mi sono sembrate assai strane. Non ne ho voluto parlare in questa sede perchè non mi sentivo di salire sull’altare a sentenziare, ma c’è stato un momento in cui, ieri, mi sono deciso. C’è stata un’occasione che mi ha fatto pensare tantissimo a come sta andando questo campionato, sempre più dominato dall’Inter, sempre più tempestato di errori arbitrali.

La rassegnazione di Carletto Ancelotti, e della maggior parte dei calciatori milanisti, a fine partita mi ha lasciato di stucco. Diciamocelo chiaramente: il Milan mi è sempre stato sulle palle, sopratutto perchè sta in mani al pulcinella (il nome e cognome ditelo voi, io non lo voglio pronunciare nè scrivere), ma se c’è una cosa che ho sempre invidiato dei rossoneri è la mentalità (ce risemo…) vincente, l’essere signori sempre e comunque, di fronte a favori o sfavori, vittorie o sconfitte. Ieri ho visto Carletto Ancelotti bianco in faccia, incazzato nero, costretto a dire che doveva cambiare obiettivi, che adesso il secondo posto è la vera priorità del Milan, che l’Inter è irrangiungibile. No. Non è così che normalmente avrebbe reagito uno come lui, che ha vinto tutto, contro tutti, e che se ha accettato degli errori lo ha fatto sempre con forza, più per il suo essere signore che per sportività. Mi fa pensare tantissimo il fatto di non aver visto Galliani di fronte alle telecamere, a lamentarsi per il gol di Adriano. Mi fanno pensare tantissimo i fatti di Genova, i tre gol di Mutu che, per carità ci fanno piacere, ma sanno esageratamente di compensazione.

Non mi piace fare il moviolista, ma è evidente che il gol di Adriano è stato da pallavolo. C’è l’involontarietà, ma non si può cambiare la traiettoria della palla con le mani. L’Inter vincerà uno scudetto con un gol irregolare, così come ha vinto lo scudetto dell’anno scorso per un espulsione che non c’era e un’altra che c’era (contro di noi a Milano). In tutte e due le occasioni a fischiare c’era (o doveva esserci) Rosetti. Io non ci vedo nulla di buono in tutto questo. Sarò di parte, o anche in mala fede, nel frattempo però passano gli anni dopo calciopoli, e la situazione nel calcio italiano è peggiorata. Siamo tutti contenti di vedere la faccia di Arsenio Lupin Luciano Moggi & figlio di fronte ai giudici in tribunale, nei processi che hanno giustamente meritato, ma non ci rendiamo conto che c’è qualcosa di grosso che rotola dietro al sistema.

Anche se mi piace il 4-3-3 non chiamatemi Zeman, ma la puzza di bruciato si fa sempre più intensa.





La gita in Padania

15 02 2009

Irriconoscibili, inguardabili, a tratti vergognosi. Mi rifiuto di pensare che la Roma di questo pomeriggio fosse la vera Roma. In campo c’erano tutti i giocatori che hanno disintegrato appena una settimana fa il Genoa, ed evidentemente hanno pensato di prolungare le “meritate” vacanze e di bloccarsi proprio sul più bello. In una domenica perfetta per andarsene via e prendersi il quarto posto, ringraziamo Mutu (!) per il pareggio in extremis a Marassi, e tifiamo Inter (!) questa sera. Tornando alla Roma, in campo si sono salvati, a mio parere, solo Motta e Perrotta, per il resto tutti hanno giocato male, sopratutto la difesa, che nel primo tempo aveva retto l’urto dei padroni di casa, ma che nella ripresa è crollata in maniera davvero vergognosa. Juan il peggiore di tutti, Doni sembrava stesse giocando a “un-due-tre stella“, si è fatto infinocchiare per ben due volte dall’ononimo Doni (quello italiano).

Chiudendo il processo, bisogna dare i giusti meriti all’Atalanta. Grande squadra, impostata bene da mister Del Neri, ha fatto una partita perfetta sopratutto nel secondo tempo, sopratutto in difesa. Vucinic e Totti non hanno combinato un bel niente sopratutto grazie alla tecnica del fuorigioco, applicata in maniera quasi perfezionistica dai difensori nero azzurri.

Non ho altro da dire su questa partita da dimenticare velocemente. Volevo solo ricordare che non è la prima volta che andiamo a giocare fuori casa così, mosci, senza carattere, senza grinta. A Catania ne abbiamo prese tre, a Bergamo idem, e l’atteggiamento è stato identico. Quand’è che cambieremo mentalità?

Guardiamo avanti fiduciosi, ma che non si ripetano più queste magre figure.





Six in the city

10 02 2009

Il 5 luglio 1982 Perrotta sonnecchiava sul divano di casa, De Rossi stava per essere concepito, Aquilani non era nemmeno un’idea, Baptista gattonava, Juan e Doni si trastullavano con il pongo. No, non possono ricordare. Il 5 luglio 1982 Conti furoreggiava all’ala, Pablito Rossi entrava nella storia con tre gol a Valdir Peres, Zoff si faceva infinocchiare dalla maestà di Falcao. Era il Sarrià, era Italia – Brasile 3-2. Erano i Mondiali di Spagna, Pertini con la pipa, le partite a scopa di Graziani e Bearzot, l’anticamera della terza Coppa, Martellini che «la palla non è entrata». Era l’Italia dell’inflazione al galoppo, di Craxi e la Balena bianca, di Albano e Romina Power, della Roma che stava per incamminarsi sulla strada del tricolore. Settantuno anni di duelli tra noi e loro, tra l’Italia della marcatura a uomo, catenacciara, anticalcio per definizione e per piacere, e il Brasile di Leonidas, Garrincha, Pelè, Socrates, Vavà, Zico, Cerezo. Del Divino.
Altri tempi, altri stadi, altri scontri e incroci, ma sempre nove titoli mondiali in campo. L’Italia è cambiata, il Brasile pure. Siamo nel 2009, l’aria non è più quella caliente del Sarrià, ma quella umida e fredda di Londra. Stasera (20.45, diretta Rai Uno) si gioca un’amichevole, non si decide di nuovo il destino della Terra o quello di una Coppa. Al limite, in palio si potrebbe mettere l’estradizione dell’ex brigatista Battisti. Così non sarà, perché la politica resterà confinata in tribuna autorità. Per Trafford, per teatro (ma non l’Old), c’è uno stadio costruito a luglio di tre anni fa ad Ashburton Grove, zona nord della capitale. È l’Emirates Stadium, terzo impianto londinese per capienza dopo Wembley e Twickenham, tempio della palla ovale. È la casa dell’Arsenal, è il campo che calpesteremo tra quattordici giorni esatti in Champions. Noi con la mente, l’anima e la voce; la Roma con i piedi, il cuore e la maglia.
Ecco cos’è per noi Italia-Brasile. O meglio: questa Italia-Brasile. Non è come per Lippi «la sfida delle sfide», ma la prova generale. La prova del sei, mica del nove. Sei, i nostri. Sei, numero magico: Danielino, Alberto, Simone. E pure Juan, Doni e Baptista. Il risultato passa in secondo piano, gli esperimenti del Ct non interessano granché, le emozioni sono altre. «La sfida delle sfide» non è stasera. Tra due settimane si viene qua. E per i magici sei sarà un ritorno. Per uno di loro lo è già. Julio Cesar Clemente Baptista ha vestito la maglia dei Gunners nella stagione 2006/07, quando all’Emirates si sentiva ancora l’olezzo della vernice fresca e Bergkamp era un ricordo recente come la finale di Champions, che l’Arsenal aveva perso pochi mesi prima con il Barcellona. Julio andò a Londra in prestito, ma costava troppo per le casse dei Gunners . A fine stagione dovette risalire sull’aereo che lo avrebbe restituito al Real. Suo malgrado, perché la Bestia ha continuato a ricordare con piacere, e per lungo tempo, quei mesi trascorsi con la maglia dell’Arsenal. Fino alla Roma, fino all’incontro dello scorso agosto con Marazico in un albergo di Madrid. La storia di Baptista si è fatta lì, quella degli altri romanisti si farà il 24 febbraio. Stasera, ci limitiamo ad assaggiarla.

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Italia-Brasile non sarà l’unica sfida di prestigio in questa due giorni di amichevoli internazionali. Domani, alle 21 allo Stade Velodrome, si giocherà anche un Francia-Argentina che ci vedrà direttamente protagonisti. Philippe Mexes, infatti, avrà il compito di arginare il lungo elenco di talenti che guideranno l’attacco della formazione allenata da Diego Armando Maradona. Una sfida che sarà sicuramente caratterizzata dallo spettacolo e dove si sentirà la mancanza di Jeremy Ménez. L’ex Monaco, inserito da Domenech nell’elenco dei 30 preconvocati, ha dovuto saltare questo appuntamento per gli stessi problemi fisici che gli hanno impedito di scendere in campo con il Genoa. Ma per lui altre occasioni non mancheranno. Domani giocherà anche il maliano Diamoutene, impegnato con l’Angola a Bois Guillaume (ore 15).

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Per la prima amichevole del 2009, l’Under 21 di Pierluigi Casiraghi si affida ancora una volta a Marco Motta. Il neoacquisto, nel suo esordio in giallorosso, ha stupito tutti per la sicurezza dimostrata. L’Olimpico, lo stadio dove ha anche debuttato in Serie A, non gli ha fatto paura e ancor meno proverà timore domani a giocare, con la maglia azzurra, al Nereo Rocco. L’Under, a Trieste, scenderà in campo contro la Svezia (ore 21). In campo ci sarà anche Balotelli nonostante la stagione non brillante in nerazzurro. Casiraghi, però, lo giustifica: «Io devo guardare alla mia squadra e lui fa parte di questo gruppo e quando ha giocato con noi ha fatto sempre bene. Per me è importante vederlo giocare, da qui a giugno ho pochissime partite a disposizione: se si comporta bene e gioca come sa è un giocatore dalle grandissime doti».

da Il Romanista di oggi





Aforisma #21

9 02 2009

Balla
Femmina come la terra
Femmina come la guerra
Femmina come la pace
Femmina come la croce
Femmina come la voce
Femmina come sai
Femmina come puoi
Femmina come la sorte
Femmina come la morte
Femmina come la vita
Femmina come l’entrata
Femmina come l’uscita
Femmina come le carte
Femmina come sai
Femmina come puoi





Gioie, rimpianti e speranze.

8 02 2009

Era il giorno perfetto, la domenica perfetta, per perfezionare una rimonta quasi-perfetta. Anche contro il Genoa, la Roma da una dimostrazione di prepotenza assurda, così come aveva fatto due settimane fa a Napoli, affondando un’altra ipotetica concorrente al quarto posto. Così come aveva fatto a fine Novembre, battendo la Fiorentina, o come in quel santo 16 Novembre 2008, quando Baptista punì i Laziali, mettendo la parola FINE alla crisi, e cominciando una risalita che ci ha portato da -14 nei confronti dei dirimpettai a +9. 23 punti, numeri assurdi. Attualmente la Fiorentina è sopra di noi, a +1, ed è, credo, l’unica che ci contenderà il quarto posto, visto che il 24 Febbraio si avvicina, e noi avremo la Champions, mentre loro la guarderanno da casa.

Gioie, quindi, perchè sinceramente una Roma così non me l’aspettavo. Il Genoa è sembrato fin troppo lezioso, sono scesi in campo come se fossero il Manchester, convinti di poter far risultato. I piedi buoni in realtà ci sono, ma fra il dire il fare c’è di mezzo il mare. O meglio, c’è di mezzo un numero 10, che di nome fa Francesco Totti, e di professione fa il Capitano della Roma. Il gol di Cicinho nasce da una sua invenzione, un’azione tutta di prima, veloce, perfetta. Cicinho ha trovato la porta spalancata dalla doppia magia targata Totti-Perrotta, ed ha finalmente segnato. Cicero meritava questo gol, per le ottime prestazioni che ha fatto fin ora, peccato per l’infortunio che, tuttavia, non sembra così grave. Da quel momento in poi, paradossalmente, non c’è stato più Genoa. I grifoni sono stati schiacciati, la Roma poteva chiudere nel primo tempo già sul 2 a 0. Il secondo tempo comincia nella maniera migliore.

In realtà la chiave della partita è tutta nella testa e nelle gambe di Daniele De Rossi e Mirko Vucinic. Due nomi che amiamo, che si inventano qualcosa di assurdo al secondo minuto di gioco nel secondo tempo. Grandissima volata di Daniele, che si mangia due genoani e scucchiaia in maniera perfetta per Mirketto, che si coordina come solo Van Basten sapeva fare ed insacca, al volo, di sinistro. La luce si accende su Roma, di fronte a un gol così tutti devono inchinarsi, tutti devono applaudirci. Il 3 a 0 è una conseguenza della voglia matta di Baptista di segnare, ed anche esso è un gol da cineteca, meno bello nell’azione corale, ma perfetto nell’esecuzione. Vucinic, Totti e Baptista continuano a sfidarsi a suon di gol, 6 della Bestia e del Capitano, 8 di Mirko…la competizione fa bene, a noi, e a loro.

Rimpianti, perchè ho visto la partita del Milan ieri sera, ed ho visto come ha vinto la Juventus questo pomeriggio. E sinceramente ho visto due squadre che di buono hanno solo tanti nomi, tanti soldi, tante parole, ma che stanno messe male. L’Inter è superiore, su questo non ci sono dubbi, ma mi mangio le mani per tutti i punti che abbiamo gettato nel vespasiano ad inizio stagione, perchè la vera seconda, la vera inseguitrice dovrebbe essere la Roma, questa Roma che fa paura a tutti.

Speranze, perchè manca tantissimo alla fine del Campionato, siamo a -1 dal quarto posto, a -5 dal terzo, -6 dal secondo. Abbiamo visto numeri decisamente più spaventosi a Febbraio da due anni a questa parte (l’anno scorso eravamo a -11 dall’Inter), e per una squadra così niente è impossibile.

Continuiamo a macinare chilometri, con la Roma in fondo al cuore.





Pek-kato

2 02 2009

Non saprei come definire il campo da calcio su cui abbiamo giocato domenica. Un pantano, un porcile, una stalla, una piscina, una vasca d’idromassaggio, una schifezza sovraumana. La palla in entrambe le aree di rigore non rimbalzava, ma Rosetti non lo ha notato, o forse, il regolamento è talmente idiota, che in questi casi si doveva giocare per forza. Comunque al di là dell’incazzatura per il tempo, la Roma ieri giocava senza 7 titolari (tra i quali Totti e Vucinic) ma ha comunque dominato la partita in lungo e in largo. E’ andata in svantaggio per un’ingenuità di Mexes, ha pareggiato con il grandissimo gol di Pizarro, è passata avanti con un rigore ciabattato e poi ribadito in rete sempre dal Pek, e poi, tanto per ricordarci che a noi fare beneficenza piace, ha letteralmente regalato alla Reggina il pareggio, Loria, appena entrato, non è riuscito a toccare bene l’unica palla che doveva toccare in tutta la partita, e torniamo a casa a -3 dal Genoa, con 2 punti buttati nel cesso.

Prendersela con il povero Loria per l’errore è veramente da infami, su Facebook hanno già aperto un gruppo, ed hanno esagerato. In questi casi bisogna stare vicino al giocatore, che ha avuto la sfortuna di cominciare la sua avventura in giallorosso nel momento più brutto per tutta la squadra, ed è tornato in campo, in un campo, appunto, che di campo non aveva proprio niente (scusate il gioco di parole). Sarebbe riduttivo prendersela anche con  Spalletti, non è colpa sua se in panchina ci stavano 4 giocatori della primavera e un neo-acquisto. Solo che…quel cambio è non da lui, non ha mai messo un difensore per un centrocampista, non è nella filosofia di Spalletti andarsi a difendere contro l’ultima in classifica.

Mettiamola così, abbiamo avuto anche un pò di fortuna in queste giornate, dai gol in extremis di Baptista e Vucinic, alla deviazione nel gol di Totti contro il Palermo, e noi non abbiamo mai avuto tanta fortuna. E’ dunque tutto tornato nella normalità, l’errore di Loria va ad agganciarsi all’autogol di Cicinho a Bologna. Sono 4 punti che abbiamo perso e che peseranno molto a fine campionato. Non c’è da preoccuparsi, il campionato è lungo, e domenica abbiamo una partita importantissima. Nel frattempo abbiamo comprato Marco Motta, ed abbiamo tenuto Panucci, almeno per altri 6 mesi.