Nel 1984, quando Antonello Venditti cantava per la prima volta una delle canzoni più belle e significative della storia della musica italiana, “Notte prima degli esami“, Rodrigo Taddei era ancora un bambino di quattro anni, ignaro di quanto fosse grande Roma, di quanto fossero belle quelle parole scritte dal nostro cantautore preferito per raccontare la vigilia degli esami di stato di un ragazzo romano che ama una certa Claudia alla follia, e che rimpiange di non aver preso la maturità prima. La partita con il Siena di ieri assomigliava molto a una “notte prima degli esami”. Ieri, era evidente, tutti avevamo in mente Martedì, perchè Martedì ci giochiamo tutto, ma non potevamo dimenticarci di scendere in campo contro una squadra che da qualche anno a questa parte ama toglierci punti decisivi per la lotta scudetto (gol mondiale di Danielino De Rossi a parte).
Il Siena è diventato il nostro incubo, e la Roma la nostra Claudia. Non c’erano dubbi, dovevamo soffrire, perchè è così, è sacrosanto, è scritto nel DNA di ogni romanista che se non si soffre non si gode bene, baciare la maglia dopo una vittoria sofferta è la cosa più bella che un romanista può provare, togliersela e rimetterla nell’armadio dopo una vittoria come tante non ci fa godere in pieno. Se l’amore è amore.
Così al 63′ la famigerata Claudia ha preso le sembianze di Rodrigo Taddei, un brasiliano di San Paolo, un brasiliano atipico, pochi tacchi, tanta sostanza. Taddei lo portiamo nel cuore noi romanisti, perchè nonostante non fosse poi un fenomeno è uno che ci mette il cuore in ogni partita, che macina chilometri e che lotta per e con la squadra. La sua faccia sconvolta ed esultante dopo il 2 a 1 di Madrid di un anno fa ci è rimasta impressa, e sarà difficile rimuoverla dai nostri ricordi. Di sicuro Claudia non ha scelto il più bello della comitiva per immedesimarsi, ma il destro di Rodrigo, alla Del Piero, alla Platini, alla Comecazzovuoletechesia, è di una bellezza e di un’efficacia straordinaria. Quella palla che entra nel sette ci catapulta a Londra con 3 punti pesanti come un macigno, in una serata nella quale sono andati ad aggiungersi altri 2 giocatori alla lista infortuni.
C’è l’esame più importante, e forse la nostra Claudia è pronta. Non so voi, ma il mio cuore è già partito per Londra ieri, quando Gava di Conegliano ha fischiato la fine della partita, il mio cuore è partito con la consapevolezza che questi ragazzi sono più forti della sfortuna e del caso, e che possono veramente farcela. L’Italian Job (come la sanno lunga gli inglesi) è sempre più vicino, ma questa notte è ancora nostra.
De Coccio
22 02 2009Nel 1984, quando Antonello Venditti cantava per la prima volta una delle canzoni più belle e significative della storia della musica italiana, “Notte prima degli esami“, Rodrigo Taddei era ancora un bambino di quattro anni, ignaro di quanto fosse grande Roma, di quanto fossero belle quelle parole scritte dal nostro cantautore preferito per raccontare la vigilia degli esami di stato di un ragazzo romano che ama una certa Claudia alla follia, e che rimpiange di non aver preso la maturità prima. La partita con il Siena di ieri assomigliava molto a una “notte prima degli esami”. Ieri, era evidente, tutti avevamo in mente Martedì, perchè Martedì ci giochiamo tutto, ma non potevamo dimenticarci di scendere in campo contro una squadra che da qualche anno a questa parte ama toglierci punti decisivi per la lotta scudetto (gol mondiale di Danielino De Rossi a parte).
Il Siena è diventato il nostro incubo, e la Roma la nostra Claudia. Non c’erano dubbi, dovevamo soffrire, perchè è così, è sacrosanto, è scritto nel DNA di ogni romanista che se non si soffre non si gode bene, baciare la maglia dopo una vittoria sofferta è la cosa più bella che un romanista può provare, togliersela e rimetterla nell’armadio dopo una vittoria come tante non ci fa godere in pieno. Se l’amore è amore.
Così al 63′ la famigerata Claudia ha preso le sembianze di Rodrigo Taddei, un brasiliano di San Paolo, un brasiliano atipico, pochi tacchi, tanta sostanza. Taddei lo portiamo nel cuore noi romanisti, perchè nonostante non fosse poi un fenomeno è uno che ci mette il cuore in ogni partita, che macina chilometri e che lotta per e con la squadra. La sua faccia sconvolta ed esultante dopo il 2 a 1 di Madrid di un anno fa ci è rimasta impressa, e sarà difficile rimuoverla dai nostri ricordi. Di sicuro Claudia non ha scelto il più bello della comitiva per immedesimarsi, ma il destro di Rodrigo, alla Del Piero, alla Platini, alla Comecazzovuoletechesia, è di una bellezza e di un’efficacia straordinaria. Quella palla che entra nel sette ci catapulta a Londra con 3 punti pesanti come un macigno, in una serata nella quale sono andati ad aggiungersi altri 2 giocatori alla lista infortuni.
C’è l’esame più importante, e forse la nostra Claudia è pronta. Non so voi, ma il mio cuore è già partito per Londra ieri, quando Gava di Conegliano ha fischiato la fine della partita, il mio cuore è partito con la consapevolezza che questi ragazzi sono più forti della sfortuna e del caso, e che possono veramente farcela. L’Italian Job (come la sanno lunga gli inglesi) è sempre più vicino, ma questa notte è ancora nostra.