
Il Capitano festeggia davanti a Maldini, immagine emblematica.
La Roma ha dimostrato ancora una volta che, anche con 6 potenziali titolari fuori per infortuni e squalifiche, e con la giusta concentrazione, il giusto spirito di squadra, questo sesto posto è bugiardo per le potenzialità che abbiamo. Ma ormai è inutile piangere sul latte versato, non possiamo però di sicuro gioire per un sesto posto, obiettivo che, immaginato a inizio stagione, avrebbe fatto ridere tutti (avversari compresi).
I nostri ragazzi sono scesi in campo determinati, come hanno fatto pochissime volte in questa stagione, anche se, bisogna ammetterlo, a San Siro facciamo sempre bella figura, e c’è sempre voluto bisogno dell’aiuto del 12°uomo per batterci. E’ stato stupendo vedere tutta quella gente allo stadio, come ai vecchi tempi, alle 3, sotto il sole, con un caldo tremendo. E’ stato ancora più bello zittirli tutti, anche nel giorno in cui avrebbero voluto far festa al loro Capitano, che, pazienza, si consolerà con tutti i trofei che ha vinto nella sua carriera incredibilmente piena di successi (nazionali e soprattutto internazionali).
Questa volta non ci sono annotazioni tattiche, la squadra ha giocato bene, corta, attenta soprattutto a centrocampo, e per una volta poco sprecona. L’unico sottotono è stato Vucinic, che evidentemente ha già deciso di mettersi le infradito ed andare in vacanza. E’ stato fondamentale per la manovra l’apporto dei due terzini, Riise e Motta, e con un Pizarro in grandissima forma nessuno ha sentito la mancanza di Danielino nostro (incredibile ma vero). L’azione del secondo gol è da far vedere nelle scuole calcio, con tre tocchi di prima siamo arrivati in porta, con un contropiede pazzesco, che sa tanto di vecchia Roma. I due gol di punizione sono delle perle, di potenza e precisione. Il gol di Riise è stato così forte che per qualche secondo a San Siro nessuno ha capito se la palla fosse entrata o no. Quello del Capitano, l’ennesimo gol del Bimbo de oro a San Siro, mette il giusto sigillo ad una partita che abbiamo vinto meritatamente. L’ennesima meraviglia di fronte a uno stadio che lo fischia da sempre, perchè lo teme, e soprattutto perchè lo ha sempre desiderato.
Parlando dei nostri avversari, ho visto Kakà soffrire molto il caldo e i fischi, Ronaldinho ha fatto la sua bella figura(ina) in panchina, Pato si è esibito nei soliti svolazzi da simulatore, Inzaghi era intento a giocare la sua partita personale contro il guardalinee, Pirlo invece, sembrava il dodicesimo della Roma. Insomma, tra le tante stelle, stelline, astri nascenti e orse maggiori del Milan, quella che brilla di più è Beckham (cioè quello che è costato di meno…), che con i suoi lanci millimetrici è stato l’unico pericolo per la difesa della Roma nel primo tempo. Ci ha pensato Carletto Ancelotti ha sostituirlo.
Le sensazioni finali, dopo questa vittoria bella e sofferta a San Siro sono tante e contrastanti. La soddisfazione è tanta, sì, ma è inutile nascondere che a Settembre, quando ho letto che la penultima giornata avremmo giocato a San Siro, mi son detto: “Andiamo a vincere lo scudetto a Milano“. Quindi tanti rimpianti, perchè abbiamo battuto una squadra vecchia, stanca, ma piena di campioni e sempre micidiale. Non cantiamo “Grazie Roma“, perchè questa è la ciliegina senza torta, come ho titolato. Quest’anno con queste potenzialità la torta poteva esserci, e pure bella grossa, ed invece dobbiamo accontentarci di qualche fettina sottile sottile distribuita qua e là…la vittoria con il Chelsea, il primo posto nel girone, le vittorie con Genoa e Fiorentina, e poi questo trionfo nel giorno di Maldini.
Già, Maldini, fra le percentuali di Mourinho, gli acquisti di Moratti (che poi sono i regali di Preziosi) e i cori contro il povero Paolo (scontertanti) e contro Berlusconi (PS: Silvio salutami Noemi!), mi sento sempre orgoglioso di tifare per questa squadra, che ci fa gioire un anno si e tre anni no, ci fa soffrire anche contro le squadre di serie B, ma che appartiene al mio cuore, al mio modo di essere.
Alla fine, pur sapendo che nel calcio italiano comandano loro, di fronte a questi siparietti da “Bagaglino” ai quali dobbiamo assistere 24 h su 24 io mi metto a ridere, me ne frego, perchè anche se sesti a stento, anche se senza soldi, senza futuro, senza contratti, mi sento migliore di loro, diverso dal loro modo di pensare, dalla loro mentalità del “vincere sempre e comunque, con tutti i mezzi“, dalla loro stupida concezione fatta di nomi e cognomi barocchi (vedi Quaresma e Ronaldinho) che i loro padroni gli danno in pasto per farli stare zitti, anche quando a far la differenza sono i Maldini, gli Zanetti, gli Ambrosini…e Dio mi fulmini se mai dovessi diventare come loro.
Una volta una cara amica mi disse una frase, che mi è rimasta in mente. Voi mi guardate e ridete perchè sono diverso, io vi guardo e rido, perchè siete tutti uguali.
Ostinatamente ROMA.