
Parto…e ritorno l’8 Agosto. Purtroppo non avrò internet, quindi, niente aggiornamenti, nè commenti sulle due partite contro il Gand (o Gent? boh)…a risentirci!

Parto…e ritorno l’8 Agosto. Purtroppo non avrò internet, quindi, niente aggiornamenti, nè commenti sulle due partite contro il Gand (o Gent? boh)…a risentirci!
Articolo stupendi di BigLuc…copyright Corederoma.it
Mentre i più spensierati nelle schiere lupine caricano la sirena per il prossimo ritorno ufficiale in campo, i perplessi cercano appigli nella memoria per ricordarsi quando e se hanno vissuto uno schifo simile nella storia recente della Magica.
Senza una lira, con un futuro societario incerto, sembra che l’unica strada percorribile sia quella del sacrificio di qualche gioiello di famiglia. Questa prospettiva non può che far viaggiare la memoria verso l’anno in cui Alvaro “Calce e martello” Marchini vendette Spinosi, Capello e Landini alla Juventus.
Grande personalità quella dell’ex presidente della Roma e ci viene da suggerire ai più giovani di andarsi a cercare nel web una vecchia intervista del Guerin Sportivo del 1975. Servirà loro a conoscere un po’ di storia della AS Roma e a capire che, in fin dei conti, pur essendo passati quasi quarant’anni, il nostro paese sia rimasto sostanzialmente immobile, accartocciato su se stesso come plastica squagliata dal calore.
E nel registrare la virata sul tornante che ci ha portato nel giro di soli dodici mesi a domandarci “chi se vennemo” in luogo di “chi se compramo”, vorremmo spendere due parole su quella che ci sembra l’evoluzione del tifo romanista che, almeno in una sua larga parte, è passato dall’adesione fideistica alla logica del cliente.
E la Storia in questi casi è sempre un po’ mignotta.
Fu infatti proprio l’amico e socio di Vinicio “Lunedì” Fioranelli, tal Sergio Crackgnotti, a definire i suoi tifosi non più come tali ma come “clienti”. E se è pur vero che in fin de conti si trattava di laziali, la definizione non fu ne gradita ne elegante.
In questi molti di noi “semo tutti daa Roma”, ci duole dirlo, si sono clientizzati, lazializzandosi.
Non potrebbe spiegarsi altrimenti l’adesione acritica ad un progetto dai contorni indefiniti, come quello del summenzionato Lunedì che, nell’impossibilità di presentare l’anno scorso una garanzia di due milioni di euro per comprarsi il Bologna, sarebbe stato in grado di presentarne una cento volte più grande, solo dodici mesi dopo, per fare il padrone delle ferriere alla Rometta.
Nel frattempo il glorioso Bologna è andato ad un imprenditore albanese e, chiediamo perdono in anticipo per il cattivo pensiero, sarebbe stata la giusta nemesi per tutti coloro che nella nostra curva si ispirano a ideali di superitalianità passatista spennellata di futurismo.
Allora giovedì ce ritocca? Sembra proprio di si.
Se già riuscissimo a capì se giocamo cor Gent o cor Gant staressimo un pezzo avanti.
Ma purtroppo fare chiarezza, de sti tempi e in questa città, è diventato un mestiere sempre più difficile. E se a qualcuno non je sta bene po sempre chiamà er numero verde.
Hai visto mai che te risponde un disco co la voce de Bruno Conti?Ad maiora
BL
Devo dire che ultimamente non c’è molto da scrivere per noi romanisti che ci mettiamo di tanto in tanto alla tastiera. Nella calma piatta che sta caratterizzando questa estate calcistica si divertono solo due categorie: i tifosi del Real Madrid, e quelli che di mattina se svegliano con un nome in testa, accendono il pc e lo accoppiano con la prima squadra che gli viene in mente, aggiungendo pure qualche espressione tipica come “secondo fonti molto vicine”, “per fare cassa” ecc. ecc.
Il lavoro è semplice, e molto meno dispendioso. Ti viene in mente Vucinic, oggi ci metti vicino il Chelsea, domani l’Arsenal, dopodomani il Milan. Io però, che sò salmone, e me piace annà controcorrente, oggi ho voglia di scrivere una storia, che ultimamente piace tanto raccontare a chi di calcio ne capisce, almeno teoricamente.
C’era una volta una squadra che nasceva per contrastare il gelido vento del Nord, nasceva a Roma, la città eterna, e non poteva che prendere i colori della urbe. Il rosso sangue e il giallo oro. Questa squadra ci mise anni per emergere, per diventare importante nel calcio italiano ed internazionale, e non con poche difficoltà, visti gli inciuci che nel frattempo si consumavano a Milano e Torino.
Finita la prima era degli inciuci (perché quelli, nun se finiranno mai) questa squadra, che per comodità chiameremo AS Roma, comincerà appena a farsi notare, a livello anche internazionale, portando i colori dell’Italia in giro per l’Europa.
Mentre l’Inter, con i petrol-EURI del padron Moratti, ha 1 solo giocatore nell’Italia Campione del Mondo, la squadretta giallorossa ne ha 3.
Mentre l’Inter accumula scazzottate da Far West in stile Valencia, figure demmerda, come i pareggi con l’Anorthosis (chi?), le sconfitte con il Panathinaikos, il Werder Brema, il Fenerbahce, la Rometta trionfa a Lione, contro i campioni di Francia, al Bernabeu contro i campioni di Spagna, contro il Chelsea (che fattura il quadruplo della stessa Roma annualmente), contro il Valencia, e anche quando, la figura demmerda la fa, in Inghilterra, in uno stadio di 70.000 spettatori si sente solo una canzone, che dice “…unico grande amore, de tanta e tanta gente, che fai sospirà”.
Ma tutto questo non basta, perché anche se fuori dall’Italia, la Rometta viene vista come un modello da seguire (com’è che da quando l’ha tirato fuori Spalletti, mò state tutti con il 4-2-3-1?), in Italia non ha senso. Così, nell’anno domini 2008, per volere dell’altissimo signore, lo scudetto va all’Inter, trascinata da una grande squadra, comprendente (tra gli altri) Rosetti, Farina, Rizzoli e Orsato. Da quel momento in poi, la Rometta non si riprende più, e la tiranna, figlia del tiranno, che comanda a Roma, la porta alla rovina, vendendo tutti i pezzi migliori, Vucinic, Aquilani, De Rossi, Brighi, Juan, Mexes, e fregandosi tutti i soldi, tenendoli per se. Così…mentre la Roma affonda nei meandri della Serie C, o forse della Serie D, si aspetta il grande eroe, il messia vestito di azzurro (uhm…celestino chiaro chiaro forse?), con il nome da barbaro (VINICIO) e la cravatta da avvocato.
Questa è la storia che vogliono raccontarci, che vogliono raccontare ai loro nipotini, che vogliono rendere vera, e che gran parte del popolo giallorosso sta “adottando” (involontariamente o no). Ma non è la vera storia, la storia della Roma, che poi è la NOSTRA storia, dice che 82 anni fa non nasceva una squadra di calcio, nasceva un amore, un’amica, una sorella, una mamma, una nonna, che non ci lascerà mai…e mentre leggo i giornali, che buttano chili di pessimismo sul nostro futuro, mi viene in mente una cosa. Che in fondo, noi non abbiamo ancora venduto nessuno, e se proprio, questa cessione eccellente ci sarà, non sarà la prima e neanche l’ultima. Perché i nostri colori, la nostra fede, non si quota in borsa, non è in mano a nessuna banca, non ha un procuratore, e soprattutto NON SI VENDE.
Auguri Roma, unico grande amore.

82 anni di gioie, delusioni, speranze ed emozioni. Auguri al mio unico grande amore.


Il famigerato Nicola Irti (?)
Sarà l’afa di questi primi giorni di Luglio, sarà che tra Fioranelli e il famigerato supermanager non ce stamo a capì più nulla, però stamattina appena ho acceso il computer ho letto una cosa: “Totti è la rovina della Roma”. Non ho avuto bisogno del tipico caffè delle 10 per svegliarmi, sinceramente ho pensato a un errore del mio lettore di feed rss. Poi però su ogni sito ho letto questa notizia, queste dichiarazioni al bacio, che mi hanno fatto nascere un dubbio metodologico: ‘anvedi che questo c’ha ragione?
Cosa vogliate che siano 539 partite in carriera?
E quanto contano 220 gol? Peggio ancora se fatti tutti con la stessa maglia, che non è quella del Milan o della Juventus, né del Real Madrid, ma della Roma…che non è esattamente una potenza mondiale?
Poi il 26 Giugno 2006, cosa rappresenterà mai? Alle 18,45 mica stavamo tutti appiccicati al televisore, sperando che quel rigore (che manco c’era) mettesse fine ad una partita brutta e difficile contro l’Australia, no?
Ah…dimenticavo, poi i 32 gol con le viti nella caviglia manco si contano, non fanno media…e manco quella cosa luccicosa, quella scarpa che però nun se indossa conta…alla fine l’ha vinta pure Ronaldo, sia quello col gel che quello della Crescina, l’hanno vinta pure Eusebio e Van Basten, quindi che stamo a dì?
Alla fine poi, manco a dirlo, 178 dei 220 gol fatti tutti in Campionato tutti con la stessa maglia (aridaje co sta maglia…), come appena Boniperti è riuscito a fare, cui protest?
Sono migliori quelli che vogliono le garanzie. Quelli che minacciano se piuttosto che prendere 14 milioni, ne prendono 12, perché loro poveretti devono sfamare una famiglia. Loro fanno scrivere i giornali, di conseguenza fanno vendere.
Cosa vogliate che si scriva su Francesco Totti, nato a Roma, a Porta Metronia, il 27 Settembre di, quasi, 33 anni fa? Non c’è niente di nuovo da scrivere, nessun mal di pancia, nessuna mega-offerta spagnola o inglese, nessun locale a luci rosse con Paris Hilton, nessun allenamento saltato perché la sera prima era a troie, nessuna linguaccia mostrata al settore ospiti, magari neanche nessun Pallone d’Oro, ma quello glielo faremo noi romanisti quando appenderà le scarpe ai chiodi (che sia il più lontano possibile quel giorno). Su di lui non c’è proprio niente di nuovo da scrivere, ci pensano i libri di Storia a parlarne, ci pensano le strade e la gente di Roma, ci pensano le promesse che lui ha MANTENUTO, i sogni che ha realizzato, ed anche quelli che sono rimasti nel cassetto, perché lui ha sempre lottato per tirarli fuori da lì, ci pensano il sudore che ha versato, ed i calci che ha preso. Ma quelli…mica fanno vendere.
Capità, ti voglio dare un consiglio. Non lo querelare a sto Irti, gli dai troppa importanza. Io, prima di stamattina, di Irti conoscevo solo i colli di “San Martino” del Carducci. E a proposito di colli, e di pianure, consiglio a questo legale di farsi una passeggiata vicino Formello, forse lì troverà erba per i suoi denti…cioè, volevo dire pane.
Di tutte le maglie che finora ho pubblicato questo è assolutamente la più figa. E’stupenda.