Il riposo dei parrucchieri

31 08 2009

romajuve

Il giorno dopo, si sa, è sempre tragico, drammatico, angoscioso, ma soprattutto teatrale. Dopo aver assistito a un’altra sconfitta all’insegna del 3 (it’s a magic number) la sensazione di impotenza è sovrastante. Mi aspettavo di più, molto di più, da questi ragazzi, ma adesso non c’è alcun alibi che tenga.

Ieri non c’era nessun infortunato importante, anzi il nostro nostromo (a.k.a. Luciano Spalletti) aveva anche delle buone scelte in panchina. Non c’era nessuno squalificato, nessun arbitro che ti fischia contro. I presupposti per vincere, o almeno pareggiare, c’erano tutti. Ma le 11 signorine che sono scese in campo mi hanno, ci hanno, deluso ancora.

Nella vita, come nel calcio, ci sono previsioni e previsioni. Leggevo qualche settimana fa, quando eravamo tutti sotto l’ombrellone che la Roma “è una favorita, perché peggio dell’anno scorso non può fare”. Così allegra brigata Spalletti ha risposto non solo superando lo scempio di un anno fa, ma addirittura battendo il record. Incredibile. Teatrale, appunto.

E’ vero che avevamo di fronte una grande squadra, ancora più forte dell’anno scorso. Ma i gol della Juventus non sono nati da grandi manovre o azioni loro, ma da errori NOSTRI. Errori fondamentali, come quelli di Cassetti, di Riise, di Mexes, incapaci di stoppare una palla semplice semplice, di fare a spallate, di metterci un piede in più per deviare la palla. Sono questi gli atteggiamenti che mi fanno incazzare, che mi fanno dire che tifo solo la maglia, perché non mi va di incitare un pugno di femminucce che non sanno tirare fuori gli attributi, e che poi pretendono i prolungamenti contrattuali. Ci vogliono meno parrucchieri, più allenamenti, più sudore, più sacrificio, più rimproveri.

Già, rimproveri. Quelli che Spalletti ha ormai dimenticato di fare. E’ lui il protagonista di questa Roma. La sua faccia Giovedì, mentre prendevamo a pallonate gli slovacchi del Kosice era da funerale. Quella di ieri invece non l’ho vista, semplicemente perché la regia era molto più attenta ad inquadrare (giustamente) le esultanze di Diego & Company sotto il settore ospiti. Di tutta risposta leggo oggi che il gruppo giallorosso avrà due giorni di riposo. Oh, ma sì, il giusto premio per una grande partita, una prestazione storica. Mi chiedo, dov’è l’impronta del “condottiere”? Prima si rimprovera per i troppi tacchi e i pochi contrasti, poi si danno due giorni di riposo? Riposa chi lo merita, chi ha fatto bene, chi ha già dimostrato di valere qualcosa. Riposa il guerriero, non il parrucchiere.

Per quanto mi riguarda, questi giocatori, questa dirigenza, ma soprattutto questo allenatore, non sono più degni di fiducia, tantomeno di tifo. Ho cercato di difendere Rosella Sensi, ma adesso che mi trovo di fronte a una situazione così ridicola le chiedo solo di farci due regali: 1) mandare a casa Spalletti, perché sono stanco della retorica, ho bisogno di fatti; 2) andarsene, perché Roma, la Roma, e noi romanisti, meritiamo di più.





L’aria di mare

24 08 2009

Genoaroma

Andare a giocare la prima giornata di campionato a Genova non è mai il massimo. Ma non dovrebbe metter paura proprio a noi romanisti, che a Genova abbiamo vissuto uno dei giorni più belli della nostra storia. I tempi sono cambiati, nell’83 eravamo conquistadores, oggi siamo navigatori a vista.

In molti hanno catalogato la sconfitta contro il Genoa come la prima umiliazione (di tante). Io sinceramente non ci vedo nulla di umiliante nel perdere con un gol di scarto in uno stadio nel quale negli ultimi 12 mesi ha vinto solo l’Inter, sicuramente però, non è una bella cosa vedere la Roma nel lato sud-est (chiamiamolo così…) della classifica.

Presa così quindi, la sconfitta non avrebbe nulla di scandaloso, se non fosse che dopo una rimonta abbiamo subito una rimonta, dopo un sorpasso sudato, un altro sorpasso. C’è sempre del fantascientifico quando si va a giocare a Genova, d’altronde. E se quasi 7 secoli fa, proprio sotto la lanterna, a quel pazzoide di Colombo la terra apparve come un globo da circumnavigare e non più come una monotona tavola, non vedo cosa ci sia di scandaloso se, Emidio Morganti, miglior arbitro italiano, trasformi per una sera un’espulsione per fallo da ultimo uomo in un’ammonizione perché, udite udite, “la palla era troppo alta”.

Così, nella serata in cui per la prima volta un giocatore entra in campo con la maglia della Roma, senza aver manco conosciuto i propri compagni (ed ha giocato pure bene…), in cui Totti supera Boniperti, Crespo riapre le ali che due anni fa, a San Siro (altro grande teatro del fantasy), permisero all’Inter di volare e vincere lo scudetto del 18 Maggio, Mago Morganti crea una nuova regola, una nuova espressione nel calcio del terzo millennio: se sei davanti al portiere, da solo, e ti placcano in stile rugby, il tuo marcatore non avrà un rosso perché LA PALLA ERA ALTA. Chapeau.

Al di là della ottima prestazione di Morganti, a me la Roma è piaciuta. Ha messo in difficoltà il Genoa, pressandolo come non mai, e nonostante la solita lunga lista di infortunati, lungo-degenti e squalificati, è pure andata in vantaggio. La difesa rimane sempre il tallone d’Achille, seppur con la giustificazione che ieri giocava una coppia di centrali inedita, e che sul gran calcio di punizione di Zapater (?) c’era veramente poco da fare. In attacco il Capitano mi è sembrato stanco, e poco lucido, ed ha sbagliato infatti due occasioni che in condizioni normali avrebbe tramutato in gol con facilità immensa. Menez è stato il migliore, con le sue accelerazioni ha messo in crisi il Grifone, ed ha guadagnato una quantità immensa di cartellini (anche se ne mancano diversi…ma questo rientra sempre nel genere fantasy), Cassetti è sembrato in forma, ma di Motta, Andreolli e Guberti non si può parlarne in maniera positiva.

Su tutti però, mi piace menzionare nostromo Luciano, l’uomo dei homportamenti, che nonostante l’enorme presa in giro, continua con il suo atteggiamento politically correct, e piuttosto che attaccare chi merita, preferisce continuare ad alimentare polemiche che fanno ricchi solo chi le inizia (Mourinho & giornalai).

Un esempio da seguire, sempre, anche in mezzo al mar.





In ginocchio da te

22 08 2009

Kosiceroma

Sinceramente quest’anno pensavo di evitare di scrivere altri articoli di delusione, pessimismo sul futuro, critiche e liste infinite di cose da rivedere, scartare o (peggio ancora) evitare in maniera drastica, accompagnati dalle solite facce deluse, che guardano in basso, e invece devo ricredermi, forse abituarmi a un’altra Via Crucis infinita.

Sia ben chiaro, 3 gol in trasferta sono tanti e importanti, ma c’avrei messo la firma per un 3 a 3 in Inghilterra, in Germania, in Spagna…ma in Slovacchia, contro una squadra che lotta per non retrocedere no, non è accettabile. E sia chiara un’altra cosa, non ho intenzione di rielencare quali sono le cause, quali i motivi, di un pareggio ridicolo, visto che sono sempre gli stessi da più di due anni. La nostra organizzazione difensiva in pratica non esiste, creiamo tantissimo in attacco ma segnamo poco, abbiamo almeno 4/5 infortunati importanti a partita, e siamo senza alternative…e chi più ne ha, più ne metta.

In campo è andata la solita squadra senza testa e senza voglia, abbiamo preso il solito gol a inizio partita, gol che impedisce a correre di più e a stancarsi di più per agguantare un pareggio. Poi, inevitabilmente, a 20 minuti dalla fine, calo fisico e mentale si impadroniscono della squadra, e il collasso è totale. Il collasso porta ad essere nervosi, a prendere cartellini, che poi diventano pesanti, sommati alle assenze (ormai perenni) per infortuni. Il canovaccio è sempre quello, peccato che con un pò di  attenzione in più, soprattutto ad inizio partita, la trama si potrebbe riscrivere.

Le note positive sono sempre quelle…De Rossi e Pizarro ai soliti grandi livelli, Il Capitano segna (ma non è al massimo, avrebbe dovuto saltare questa trasferta se magari Okaka e Vucinic non si fossero misteriosamente infortunati prima, di Baptista ormai non parlo più). C’è qualche piacevole novità, come un Menez finalmente redivivo, e un ottimo Alessio Cerci, nella speranza che non verrà ceduto a qualche squadra di medio-basso livello che poi, puntualmente, ci farà perdere 4 punti a campionato (vedi Siena e Livorno).

La delusione però è, più che cocente, bollente. Domani si va a giocare a Genova contro un Genoa in grande forma, seppur con qualche defezione importante. Sappiamo benissimo cosa vuol dire andare a giocare a Marassi (sia a livello arbitrale che a livello ambientale) ed andarci con una difesa colabrodo e un attacco stitico non è proprio il massimo.

A questo punto ci si affida alla dea bendata, ma forse anche lei sarà infortunata, o squalificata.





Chi di speranza campa…

19 08 2009
Francesco Totti attorniato dai giornalisti

Francesco Totti attorniato dai giornalisti

A un anno dalla morte del presidente Sensi, e a un giorno da un’altra, ennesima, partita decisiva (e siamo a metà Agosto) mi è sembrato opportuno ritornare a scrivere qualcosa sulla Roma, visto che non parlo dal giorno della cessione di Aquilani. In realtà da quel giorno non è cambiato niente, e se, qualche tempo fa la cosa era positiva, adesso diventa non solo negativa, ma anche frustrante. Mancano meno di due settimane alla fine del calciomercato, addirittura 4 giorni all’inizio del campionato, e dei nuovi rinforzi non vi è traccia.

A parte Guberti, quello che serviva veramente a questa Roma, per essere quanto meno competitiva in Campionato, non è arrivato. Nessuna prima punta, nessun difensore. Andremo a Genova, alla prima di campionato, con Andreolli e Cassetti (o peggio, Riise) come centrali, a giocare con una squadra molto offensiva. E’ incredibile come, ancor prima di cominciare, ci troviamo già in emergenza. Di Juan ormai si sono perse le tracce, e non si capisce come faccia a star sempre bene quando gioca con il Brasile, e, una volta messo piede a Roma, soffrire di tutti gli infortuni possibili ed immaginabili.

Credetemi, ho cercato in tutti i modi di allontanare il pessimismo dal mio pensiero, di conseguenza da questo blog, ma non ce la faccio a non notare le nuvole nere. La società si è giustificata prima chiedendo tempo e adesso, che di tempo non ce n’è, si giustifica con la crisi che sta colpendo il calcio mondiale…come a dire “Piove, governo ladro!”. Ma non è con le giustificazioni che si costruisce una squadra, e si convincono i tifosi. Pradè ha perso diverse occasioni, da Cruz a Lugano, per acquistare dei buoni giocatori a parametro zero, ma non si è mosso (o non lo si è fatto muovere…). L’unico movimento in uscita è stato quello, doloroso, di Aquilani. Pensavo che i soldi del Liverpool potessero bastare per fare una mini-campagna acquisti, ma a quanto pare c’è bisogno di un’altra cessione. Il che vuol dire che se prenderemo qualcuno, lo prenderemo alla fine del mercato, quindi senza preparazione, senza margine di tempo per fare ambientare il nuovo acquisto. Ergo, prepariamoci ai replay di Riise, Menez e Baptista, che hanno avuto bisogno di un paio di mesi per cominciare a capire il sistema di gioco…e tutti ci ricordiamo com’è andato il nostro campionato, all’inizio.

Sinceramente pensavo che dagli errori precedenti si potesse imparare qualcosa, e invece siamo costretti a rivivere le stesse situazioni, gli stessi dubbi.

La Roma è sbarcata oggi in Slovacchia, a Kosice, portando con se dall’Italia milioni di dubbi, e neanche una vittoria con i modesti avversari, può cancellarli. Bisognerà aspettare il 31 Agosto per capire se il gioco si sbloccherà, se si farà la prima mossa. Nel frattempo ci saranno Genoa e Juventus di mezzo. I primi 6 punti da conquistare, i primi due scontri diretti da giocare con una squadra che non conosce il proprio presente, figuriamoci il futuro.

Mi dicono sempre che la speranza è l’ultima a morire.





Novità…

13 08 2009

Come potete notare sto aggiornando il blog, sto ancora lavorando per aggiungere qualcos altro, ma il più è fatto… a risentirci





All you need is love

9 08 2009
Alberto saluta, a Fiumicino.

Alberto saluta, a Fiumicino.

Immagino che in questo momento Alberto Aquilani sia in volo per l’Inghilterra, piangendo da un occhio per quello che lascia a Roma, gioiendo dall’altro per quello che va a trovare nella città dei Beatles.

C’è una canzone dei cantanti di Abbey Road, la più bella a mio parere, che si intitola “All you need is love“, per gli ignoranti, “tutto ciò di cui hai bisogno è amore“, un concetto che ultimamente va a cocciare con gli stereotipi del calcio di oggi, dei vari Perez (c’è la sua mano anche nell’addio di Alberto, seppur involontariamente), Raiola e Ibrahimovic.
Eppure non mi sento di condannare Alberto, di metterlo alla pari con i signori sunominati.

Ecco perchè continuo ad immaginare che, mentre sto qui a scrivere, a tagliare e ricucire parole, Alberto Aquilani passeggiando per Liverpool avrà ancora negli occhio il Cupolone, il Colosseo e Piazza di Spagna, e mi piace anche immaginare che entrando ad Anfield Road avrà ancora l’Olimpico negli occhi, e che al posto dei “Come on, Alberto!” della Kop sentirà ancora i “Daje Albè!” della Curva Sud.

Che poi i 20 milioni inglesi ci facciano comodo, che Alberto non è poi il fenomeno che si dipinge, che è meglio venderlo agli inglesi che non ai milanesi, sinceramente non m’importa.
Aquilani non è mai stato Totti, nè De Rossi, cioè non è mai stato una bandiera insostituibile, uno di quei giocatori che adori fin da bambino, anzi è stato proprio Daniele a dare la giusta definizione dell’amico: “un campione del quale ci siamo dimenticati“. Alberto è un figlio di Roma, per questo quando ho letto del suo addio non sono andato a prendere la calcolatrice per fare i conti…due più due fa quattro, e l’amore è eterno…finchè dura.

There’s nothing you can do that can’t be done
There’s nothing you can make that can’t be mad
e”

…dicono i Beatles, i romani invece dicono: “Daje Albè, spacca tutto“, sono sicuro che Alberto, mentre indosserà per la prima volta quella maglia rossa, ma non GIALLOrossa lo dirà a se stesso: “Daje Albè, spacca tutto“.





Tamara

5 08 2009
La rabbia del Capitano

La rabbia del Capitano

Negli occhi di quel ragazzo di colore che aveva portato il Gand in vantaggio (mi perdoni, ma il nome proprio non lo ricordo) per un attimo abbiamo visto l’incredulità del Davide della situazione che batte il Golia della situazione.
Sopratutto abbiamo rivisto i fantasmi di Cluj, quando Culio decise finalmente di attuare in pratica quello che in teoria è il suo nome senza “i”, rendendo quella notte di fine Settempre un incubo horror che staremo attenti a (non) narrare ai nostri nipotini
La paura era quella di rendere persino queste stupende giornate d’estate buie ed incerte. I gol di Mexes, Totti e Vucinic hanno contribuito quantomeno a renderle meno buie, ma l’incertezza ormai a Trigoria, è di casa.
Ho notato comunque nei ragazzi una voglia di lottare, una grinta, che sembrava ormai persa. Quel “non mollare mai” che è un pò il credo dei nostri cugini ma che da sempre è stato anche nostro (forse per i laziali è riferito a qualcos’altro da “non mollare”, boh, chi vivrà vedrà…).
Mi è piaciuto molto Guberti, nome da italiano, movenze alla Quaresma (vecchi tempi), lo spirito di sacrificio del nostro Capitano, che sembra aver allontanato i problemi fisici, ma non i marcatori a uomo, che probabilmente lo seguiranno fino al 2014, colpevoli: il uso nome, e i suoi numeri (adesso 221 gol).
Ma quello che ho amato di più, di questa prima notte d’Europa League, è stato il pubblico.
In 40.000 con 35 gradi a dannarsi e a soffrire per la maglia. La gente aveva tanta voglia di Roma, di chiudere i giornali e di spegnere le TV, da mesi monopolizzati da Ibrahimovic e Kakà, e di andare allo stadio a cantare a squarciagola l’inno di Antonello Venditti.
Per chiudere, quando è entrato Vucinic in molti avranno pensato che fosse l’ultima volta di Mirko con la maglia sangueoro. Quando ha segnato, esultando ha indiciato la scritta sullo scarpino. Le super-tecnologiche telecamere Mediaset però, non hanno sciolto il dubbio.
L’unica lettera leggibile era la “T”.
“T di Tottenham, la sua prossima destinazione”, era il titolo già pronto per i giornali, poi lo stesso Mirko, ridendo, ha spiegato che era la T di Tamara, sua sorella.

A volte, smentire, è meraviglioso.

PS: E’ probabile che pubblichi questo articolo qualche ora prima della sfida di ritorno. Solo ora ho potuto collegarmi, pardon.