Puppets show

20 10 2009

milanroma

Parlare di rimpianti credo sia controproducente, perché se si potessero mangiare, noi romanisti saremmo obesi. Si deve per forza premettere che l’unica squadra che ha giocato a San Siro contro il Milan come la Roma nel primo tempo, è stata l’Inter. In effetti il risultato del primo tempo doveva, con merito, essere più rotondo, e gran parte della colpa è nostra se non abbiamo mandato a casa Leonardo con un tempo d’anticipo e tre gol di scarto.

Però sono stanco di sentirmi dire che siamo spreconi e rosiconi. Sia perché il rigore su Menez, che in qualsiasi altro mondo avrebbero dato, ma nel mondo fatato di Roberto Rosetti NO, seguiva di qualche minuto il gol, e quindi non abbiamo neanche avuto il tempo di divorarne altri 3, sia perché mi sono rotto di andare a Milano, giocare da Manchester o da Barcellona, prendere 6 ammonisti, sprecare energie (fisiche e mentali) e tornare solo con un bel sacco pieno di complimenti per quello che si è fatto, ma che si poteva migliorare. A questo punto mandiamo la Primavera, almeno si fa un po’ d’esperienza e ci si riposa di più.

Ieri sera, quando Rosetti ha fischiato il rigore al Milan (per me, comunque, c’era) ero sicuro che avrebbero vinto. Ogni volta che si va a giocare a San Siro mi sembra di tornare indietro di qualche anno, quando andavo a guardare lo spettacolo dei “pupi”, i burattini. Li vedi muoversi in maniera strana, e per quanto ti sforzi di immaginarli vivi di vita propria sai che ci sono dei fili sottili che li tengono in piedi.

Non è tanto l’episodio in sé che si deve contestare, ma l’atteggiamento. Il burattino risponde ai comandi anche senza i fili è ormai così tanto abituato a fare il suo lavoro che, anche quando il padrone non lo muove, lui agisce. Continuiamo a dire che la colpa è della Roma. Di Menez che non doveva tirare ma lasciarsi cadere (quindi doveva simulare, certo, si predica fair-play, poi si suggerisce di ignorarlo), di Vucinic che doveva passare piuttosto che tirare (perché quello era un tiro?), o di Daniele che ha sbagliato un gol fatto sotto la Nord, e forse avranno ragione.

A noi non resta altro che lo spettacolo dei burattini negli occhi. La consapevolezza che senza quei fili sottili sottili a quest’ora avremmo uno scudetto in più, oggi potremmo giocare in Champions, e saremmo a 1 punto dalla Juve. Ma che non si veda più una squadra capace di far resuscitarne un’altra che non esiste più da 2 anni a questa parte. Questo deve essere chiaro.





Pagelle Roma – Napoli

6 10 2009

Italy Soccer Serie A

Le pagelle di stupende di Paolo Franci…le ho trovate su www.romanews.eu.
10 a Rosella Sensi
Forse convinta di essere nel giardino del Getsemani tra ulivi secolari, glicini e sambuco, si lancia in una sorta di profezia contro i presunti nemici del Capitano: “Lascio a voi, o blasfemi, il compito di  parlare e giudicarlo! Quando l’arbitro fischierà tre volte al calar del sole e le acque degli idromassaggi negli spogliatoi si ritireranno, voi conoscerete il giusto castigo!”. Si produce poi in uno scivolone sintattico-lessicale che neanche il buon vecchio Gigi Garzya (“sono completamente d’accordo a metà col mister”, ricordate?)  “Quando ne parlo bene spero di non fargli un danno”. Ci adeguiamo per senso cavalleresco e galanteria e la seguiamo laddove vuole arrivare, magari in libreria a comprare uno Zingarelli nuovo nuovo.
10 a Francesco Totti
Ribaldo rapinatore capace di assumere mille forme, furoreggia laddove la cassaforte pare ben protetta dall’orda di guardiani messa su da Donadoni. Il tocco di coscia che la spedisce oltre la messa in piega di De Sanctis è roba da Rugantino ma anche da Esculapio, il protettore del posteriore. Annoiato dal livello scarso delle sorelle Bandiera – Contini, Cannavaro e Rinaudo – decide che per giocare alla pari deve toccarla solo di tacco e anche così intesse finissimi tappeti persiani. Poi si stufa dei ricami e il cupo clic-clac del fucile a pompa atterrisce le azzurre retrovie: bum, gol del due a uno e una dannatissima paura per la bua al ginocchio. Poca roba, per fortuna.
10 ad Aurelio De Laurentiis
Ce ne fossero. Si presenta in sala stampa con un paio di occhiali da tronista, montatura bianca e lente sfumata e parla all’orda di scribacchini per almeno 40 minuti, regalando perle di autentica e rara bellezza. Ripete circa 300 volte che c’è il pericolo di un “Twist” e noi lì a guardarci attorno a caccia di Ernest Evans, meglio noto come Chubby Checker e inventore del famosissimo ballo. Ho visto, giuro, anche qualcuno che ha approcciato a giovani colleghe chiedendo loro due passi di danza. Nel frattempo, il Nostro parlava, parlava, parlava, al punto che qualcuno fa: “Aho’ ma che s’è ingoiato l’autoreverse?”. Quando spara che ha prodotto 500 film e, forse “ne ho sbagliati 5 o 6” la Ola dovrebbe partire spontanea ma si sa, noi giornalisti siamo gente pigra. Poi spiega di non volere “cazzoni” in società, che per fare un certo lavoro “ci voglioni i coglioni” e via con una surfata incontenibile tra i set di Los Angeles e il Napoli calcio. A un certo punto si sente uno strano sibilo: è il dardo anestetico che infilza Aurelione: “E’ l’unico modo per farlo stare zitto”, confessa contrito un anonimo fiancheggiatore del Nostro. Io non l’ho sentito, dormivo.
9 a Mirko Vucinic
Volteggia leggero allorquando decide di ballare un leggero e romantico minuetto con Paolo Cannavaro, tenero come un frollino del Mulino Bianco che si tuffa in una tazza di latte caldo. Nel testa a testa che gli costa il giallo, il napoletano gli fa. “Lo sai che sei un gran pezzo di Berta?”. E lui: “Berta chi? quella gran gioia di tua sorella?”. E via così tra complimenti e carezze, fino all’accelerata sulla sinistra che porta al gol, quando pare ermellino famelico  in mezzo a grassi tacchini. Affondare i dentini aguzzi sui grassi cosciotti dei pennuti gli piace da matti e non smette più fino all’ultimo respiro.
8 a David Pizarro
Invece di cinguettare acida contro i presunti nemici del capitano, rinnovi il contratto al Ratatouille cileno, la Dottoressa. “Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi” recita il film sul topo francese che sa cucinare. Qui invece, c’è un sorcetto cileno imprendibile e lesto, che sa essere ingegnere, geometra, capomastro, operaio. Addirittura, ieri, l’abbiamo visto picchiare qua e là, pur con modesti risultati (hai presente un calcio preso da un topino?), mentre De Rossi se la ridacchiava sornione: “Hai capito er sorcio!..”.
5 a  Bogdan Lobont
Entra in luogo di Julione Sergione, ferito in battaglia e furente per il muscolo traditore. Portiere esperto, Bogdan, pensi. Eppoi a Trigoria l’hanno ripittato col Ferox, quella diavoleria antiruggine che ti rende lucido e bello come Nina Moric appena uscita dal chirurgo plastico. Sì, certo, ma quando Lavezzi gli tira un coniglio bagnato lui pare una statua del Bernini, di quelle che nel film “Angeli e Demoni” indicano la via verso il mistero degli Illuminati. In realtà e per sua fortuna più che Illuminati gli angeli azzurri paiono Folgorati. E così pian, piano si ammanta di sicurezza, pur non dovendo fare una parata vera che sia una. Il voto è di benvenuto.
4 a Roberto Donadoni
Se facessero il campionato mondiale della tristezza, lui non sarebbe ammesso. Perché? Facile, perché è troppo triste. E così, tristemente, se e torna a casa dopo avr trasformato, se non l’oro, almeno l’argento in piombo. Un fatto accaduto nel secondo tempo e giù riportato nelle mie modeste cronache, ha agghiacciato più di ogni cosa: Totti è fuori a farsi medicare. Il Napoli deve rimontare un gol e batte una punizione dalla tre quarti. Davanti c’è il solo Vucinic a tenere sveglia la difesa napoletana che risponde con quattro-uomini-quattro: Contini, Rinaudo, Cannavaro e, per non farsi mancare nulla, Datolo. Tutto il resto, come dice il Califfo, è noia.
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale




Si bella tu…

4 10 2009

Copertina

Lo chiamano il derby del sole, ma di sole in verità quest’anno ne abbiamo visto poco. A parte la partita con la Fiorentina (giocata tra l’altro di sera) venivamo da due pareggi consecutivi. Uno accettabile, l’altro vergognoso. Di mezzo c’è stata la partita con il CSKA Sofia, che non conto. Speravo infatti che i giocatori non fossero appagati dopo la partita di Giovedì, giocata con avversari di basso livello, a ritmi bassi (per evitare infortuni, che sono ugualmente arrivati). Ebbene la partita con il Napoli ha confermato le buone notizie riguardo al carattere dei ragazzi, che hanno lottato fino alla fine, ed hanno ottenuto 3 punti che ci faranno veramente comodo in vista di questa piccola pausa.

Dicevo che lo chiamano derby del sole, ad illuminarlo c’ha pensato però il Capitano. Un’altra prestazione incredibile, ormai è indescrivibile. Segna due gol, rimontando il vantaggio iniziale del Napoli, crea e cuce il gioco della Roma con i soliti occhi dietro la testa, il piede destro e la mente di sempre. Poesia pura. E’ovvio che poi la sua bravura è pari alla sua sfortuna, e proprio nel momento più bello della partita si infortuna. Sembra nulla di grave, e speriamo perché adesso che ha raggiunto l’indimenticabile Batistuta punta all’ex-laziale Signori. E’arrivato a 33 anni domenica scorsa, ma anche giocando con un piede rimane non solo determinante, ma essenziale. Evidentemente quegli stronzi che gli hanno rilanciato la maglia non tengono conto neanche dei numeri, ma bastava guardarlo correre e lottare con la fasciatura e la paura di un infortunio ancora più grave per chiedere scusa all’ultima grande bandiera del calcio italiano. Se si potesse inventare una parola che possa rendere più di “grazie” bisognerebbe dedicarla a lui.

Al di là del Capitano ho visto una squadra finalmente compatta e battagliera, che non ha mollato di un centimetro. Perrotta continua ad essere pericoloso quanto un Gilardino o un Trezeguet (sicuramente più di Huntelaar…), Vucinic ha capito cosa voglia dire lottare sulla palla, perfino Cassetti ha fatto la sua porca figura. Peccato per i due infortuni iniziali. Come sempre il bicchiere bisogna vederlo mezzo pieno, ma mai totalmente pieno. Lobont ha dimostrato nell’unico vero tiro in porta della partita del Napoli (si, quella squadra con la maglia azzurra…) di non essere da Roma. La caramella di Lavezzi ha messo paura a tutti, poi c’ha pensato il Capitano, ma questi sono, d’altronde, i regali di Rosella. Speriamo che Zamblera non arrivi in prima squadra.

Bisogna dire che il lavoro di Mister Ranieri, il lavoro soprattutto psicologico, sta avendo i suoi risultati. Anche se per farlo, il mister ha dovuto sconfessare il mercato di questi due anni, visto che non fanno parte della squadra titolare Menez, Baptista, Lobont e Guberti, ma i soli Motta e Burdisso (che dio lo benedica). Adesso però bisogna pensare a pedalare, ancora. Al ritorno dalla sosta ci aspetta una delle trasferte più difficili, ma anche una delle nostre preferite. Si va a Milano contro un Milan irriconoscibile. L’ultima volta che si giocò contro il Milan di sera c’erano Ancelotti e Kakà. Ma a illuminare San Siro c’era Francesco Totti. Chissà che non ci pensi lui a mettere la pummadora ‘n coppa.