Sebo-ssino ammazzà.
Ho evitato volontariamente di accendere la radio stamani, e probabilmente non lo farò per tutta la settimana. Non ho alcuna voglia di sentire tanti tifosi piagnucolare per una sconfitta, alla prima.
Sia chiaro, per me il tifoso è libero di fare quello che vuole, in quanto tifoso appunto, non dirigente o calciatore, però quel gusto sadico che certi tifosi della Roma ci provano nel vedere perdere la propria squadra solo per poter dire “Ve l’avevo detto io!” mi da veramente ai nervi.
Quindi, radio spenta, poco Facebook, analizzando (in realtà non così tanto) una sconfitta che brucia tantissimo. Le premesse c’erano, soprattutto vedendo le varie amichevoli più importanti finite con 0 gol fatti e 6 subiti, qualcosa ce l’ha messa pure la solita sfiga, ma anche la decisione di Luis Enrique di non mandare in campo Totti e Borriello, scelta definita da lui solo tecnica. E’ sicuramente sintomo di personalità, però Okaka non ha neanche fatto la preparazione con la squadra e non è più da anni un giocatore da Roma, questo è sotto l’occhio di tutti.
La Roma del primo tempo, ma anche di parte del secondo tempo, è piaciuta a tutti per il possesso palla e l’ottima personalità, i tiri in porta tuttavia sono stati pochi, l’unico seriamente pericoloso quello di Caprari che prende il palo. Insomma non è l’esordio che sognavamo, ma questa si prospetta ad essere la stagione che non sognavamo, con i proprietari che non sognavamo, e i giocatori che non sognavamo neanche minimamente di rivedere in squadra, per giunta titolari (Cicinho e Okaka?).
E’ inutile comunque piangere sul latte versato, la Roma ha tutte le capacità di rialzarsi, ribaltare il risultato con tranquillità e prepararsi alla prima a Bologna, con tantissimi dubbi, perché questo gioco così ricercato, questo possesso palla continuo non fa altro che sfinire la squadra che lo fa e far riposare la squadra che lo subisce, pronta ad attaccare in contropiede.
Spero di sbagliarmi, bisogna comunque essere positivi, si vede molta personalità nei ragazzi, soprattutto in Viviani e Caprari, già pronti alla Serie A, non da titolari, ma già pronti, e una certa presunzione in Luis Enrique che non fa male, ma che non deve trasformarsi in culto della personalità.
Aspettiamo con ansia il ritorno, nel frattempo, teniamo spente le Radio.


