E’ simbolico come il nostro grande presidente ci abbia lasciato nella sera in cui a Milano giocavano le due squadre contro le quali lui ha combattuto per una vita. Come a voler dire: “Basta, mi son stancato, adesso giocate voi“, così alle 23 e 35, mentre pulcinella premiava la propria squadra, il più grande presidente della storia della Roma s’è spento, all’età di 82 anni.
Ho saputo tutto stamattina, solito risveglio, accendendo il pc per sapere cosa succede a Roma, a Trigoria, come stanno i ragazzi, come si sono allenati. Ed è arrivata così la brutta notizia, la meno attesa, la più sconfortante. Nella mente una frase:
La Roma non ha mai pianto e mai piangerà: perché piange il debole, i forti non piangono mai.
Franco Sensi era forte, ha lottato per la sua, per la nostra Roma, ha passato una vita combattendo contro i più forti, contro cose più grandi di lui, ha avuto tutti contro ed ha continuato, sempre, con costanza, a lottare, a costo di perdere la salute, di perdere i soldi, di perdere l’onore, ma la Roma no, quella no. Un giorno disse: Finché vivo la Roma non la lascio. Ed ha mantenuto la sua promessa, la Roma è diventata grande grazie a lui, e non si è mai abbassata di fronte al potere delle maglie a strisce verticali. Così, lottando 14 contro 11 (un’altra delle sue perle) la Roma è arrivata ad essere la squadra che è oggi, apprezzata in Europa, ma non in Italia, dove nonostante il bel calcio, le vittorie, i giovani, l’onestà, continua ad essere considerata solo la quarta squadra.
Mi dispiace Presidente, tu sei stato grande, ma c’è qualcosa di più grande, di immenso contro cui si deve lottare in questo calcio e in questa Italia marcia, non bastano le urla contro Galliani in piena sala stampa in FIGC, non bastano le verità, rifilate in faccia come tanti schiaffoni a Controcampo, proprio nella TV del pulcinella, non bastano i litigi con Cragnotti e Moggi. Presidente, c’è da combattere ancora, e tu non ci sei più qui con noi, popolo senza Re.
Adesso tocca a Rossella prendere le armi, e continuare la tua battaglia, Presidè, tocca a noi, tocca al tuo “figlio maschio“, che è ancora lì, con la maglia numero 10 e la fascia al braccio. Adesso ho capito perchè di fronte a russi ed americani non hai ceduto, prima tu, e poi Rossella: questa Roma non volevi lasciarla, fino alla morte. Ed oltre.
Un appello al Mister Spalletti, al Capitano, a Danielino, e a tutti i ragazzi. Bisogna vincere, bisogna portare una coppa in cielo quest’anno, bisogna riportare 1 milione di persone all’Olimpico, bisogna rivivere quei momenti magici, il 27 o il 31 Maggio, vogliamo l’Olimpico stra-pieno a festeggiare. Per la Roma, e per il Presidente.
CIAO PRESIDE’





