Chi di speranza campa…

19 08 2009
Francesco Totti attorniato dai giornalisti

Francesco Totti attorniato dai giornalisti

A un anno dalla morte del presidente Sensi, e a un giorno da un’altra, ennesima, partita decisiva (e siamo a metà Agosto) mi è sembrato opportuno ritornare a scrivere qualcosa sulla Roma, visto che non parlo dal giorno della cessione di Aquilani. In realtà da quel giorno non è cambiato niente, e se, qualche tempo fa la cosa era positiva, adesso diventa non solo negativa, ma anche frustrante. Mancano meno di due settimane alla fine del calciomercato, addirittura 4 giorni all’inizio del campionato, e dei nuovi rinforzi non vi è traccia.

A parte Guberti, quello che serviva veramente a questa Roma, per essere quanto meno competitiva in Campionato, non è arrivato. Nessuna prima punta, nessun difensore. Andremo a Genova, alla prima di campionato, con Andreolli e Cassetti (o peggio, Riise) come centrali, a giocare con una squadra molto offensiva. E’ incredibile come, ancor prima di cominciare, ci troviamo già in emergenza. Di Juan ormai si sono perse le tracce, e non si capisce come faccia a star sempre bene quando gioca con il Brasile, e, una volta messo piede a Roma, soffrire di tutti gli infortuni possibili ed immaginabili.

Credetemi, ho cercato in tutti i modi di allontanare il pessimismo dal mio pensiero, di conseguenza da questo blog, ma non ce la faccio a non notare le nuvole nere. La società si è giustificata prima chiedendo tempo e adesso, che di tempo non ce n’è, si giustifica con la crisi che sta colpendo il calcio mondiale…come a dire “Piove, governo ladro!”. Ma non è con le giustificazioni che si costruisce una squadra, e si convincono i tifosi. Pradè ha perso diverse occasioni, da Cruz a Lugano, per acquistare dei buoni giocatori a parametro zero, ma non si è mosso (o non lo si è fatto muovere…). L’unico movimento in uscita è stato quello, doloroso, di Aquilani. Pensavo che i soldi del Liverpool potessero bastare per fare una mini-campagna acquisti, ma a quanto pare c’è bisogno di un’altra cessione. Il che vuol dire che se prenderemo qualcuno, lo prenderemo alla fine del mercato, quindi senza preparazione, senza margine di tempo per fare ambientare il nuovo acquisto. Ergo, prepariamoci ai replay di Riise, Menez e Baptista, che hanno avuto bisogno di un paio di mesi per cominciare a capire il sistema di gioco…e tutti ci ricordiamo com’è andato il nostro campionato, all’inizio.

Sinceramente pensavo che dagli errori precedenti si potesse imparare qualcosa, e invece siamo costretti a rivivere le stesse situazioni, gli stessi dubbi.

La Roma è sbarcata oggi in Slovacchia, a Kosice, portando con se dall’Italia milioni di dubbi, e neanche una vittoria con i modesti avversari, può cancellarli. Bisognerà aspettare il 31 Agosto per capire se il gioco si sbloccherà, se si farà la prima mossa. Nel frattempo ci saranno Genoa e Juventus di mezzo. I primi 6 punti da conquistare, i primi due scontri diretti da giocare con una squadra che non conosce il proprio presente, figuriamoci il futuro.

Mi dicono sempre che la speranza è l’ultima a morire.





Il sogno di un bambino

13 03 2009

La notte più emozionante della stagione è passata, e lascia con se tanta amarezza, tante ferite aperte, tanto orgoglio, tanto senso di appartenenza e tanta delusione, per un sogno che svanisce e che molto probabilmente non potremo mai più realizzare.

Ho trovato la forza di scrivere qualcosa sulla partita di Mercoledì solo ora, a due giorni di distanza, ma in realtà credo che porterò impressa nella mia mente quella notte per tutta la mia esistenza, tanto che non sto neanche minimamente pensando al match di Marassi di Domenica. Negli occhi c’è ancora quel rigore di Vucinic tirato in maniera inspiegabile, e poi il rigore finale di Max Tonetto. Lo si leggeva già negli occhi che avrebbe sbagliato Max, avrebbe potuto tirarlo altre 4, o 5 volte, ma alla fine tutti noi romanisti sapevamo che fine avrebbe fatto quella partita maledetta, giocata con una squadra infortunata, finita con una squadra ancora più infortunata.

La Roma ha giocato una partita al di sopra di ogni aspettativa, ogni giocatore, dal più in forma al più malato, ha dato il suo contributo al 100%, correndo per 120 minuti contro una squadra più giovane, più in forma e molto più atletica di quella nostra. E’ stato commovente vedere Pizarro e Totti conciati malissimo, giocare e lottare su ogni pallone, più con il cuore che con le gambe. E’ stato belissimo vedere segnare Juan, che s’era appena appena aggiunto alla lunghissima lista infortuni, la sua corsa con passo felpato (perchè non riusciva manco a correre…) sotto la Curva Sud è l’emblema di questa serata sfortunata, maledetta. E’ stato bello emozionarsi ancora per questa squadra, che è scesa con il coltello fra i denti in campo, come avevamo chiesto tutti, e io sono ancora orgoglioso di tenere a questi colori, di gridare al mondo che sono romanista e ne vado fiero…

…però non possiamo nascondere la nostra incredibile amarezza per aver perso tutto quello che ci rimaneva di questa annata disastrosa. Il sogno della finale dell’Olimpico ci ha accompagnati fin da quando abbiamo alzato in Maggio la Coppa Italia. In testa tutti avevamo quella finale, da giocare a Roma, per prenderci una rivincita lunga 23 anni. Vedere svanire tutto così, per un rigore tirato maldestramente, è una “coltellata”, come l’ha definita il Capitano. Una coltellata che lascerà una ferita per sempre.

Le lacrime del nostro gladiatore a fine partita, nascoste dalla maglia, sono un’altra immagine triste che si aggiunge alle tante immagini tristi della nostra storia. Il nostro simbolo non è riuscito a trattenere il pianto, per una finale che lui più di tutti sognava. Lui che è nato e morirà con questa maglia nel cuore ha dimostrato che anche con una gamba sola si può lottare e si può sognare di andare avanti. Stoico e storico, un’ emblema, un esempio per tutti noi, ma anche un uomo che nel momento peggiore versa lacrime. Dino Viola una volta disse che “La Roma non ha mai pianto e mai piangerà: perché piange il debole, i forti non piangono mai“, mi dispiace ma non mi trovo d’accordo con il grande presidente. Mercoledì ogni giocatore della Roma, da Riise, migliore in campo in una posizione che non era manco la sua, a Baptista, che ha nella coscienza questa sconfitta per quel gol sciaguratamente divorato nel secondo tempo, avrebbe avuto un buon motivo per piangere.

Perchè il nostro sogno è svanito via, se l’è portato via una fredda notte di Marzo, ma il nostro amore per questa squadra non finirà mai, e non ci verrà tolto per quei maledetti 11 metri, ne per quelle maglie gialle che festeggiano proprio nel nostro tempio, per una vittoria che in realtà non meritavano. Ognuno di noi dovrà conservare in mente un solo momento di questo 11 Marzo 2009: una squadra, 22 gladiatori, che vanno sotto la Curva Sud, in lacrime, a prendere i giusti applausi, perchè li hanno meritati tutti.

Grazie ragazzi, sono e sarò per sempre ORGOGLIOSO di voi.





Six in the city

10 02 2009

Il 5 luglio 1982 Perrotta sonnecchiava sul divano di casa, De Rossi stava per essere concepito, Aquilani non era nemmeno un’idea, Baptista gattonava, Juan e Doni si trastullavano con il pongo. No, non possono ricordare. Il 5 luglio 1982 Conti furoreggiava all’ala, Pablito Rossi entrava nella storia con tre gol a Valdir Peres, Zoff si faceva infinocchiare dalla maestà di Falcao. Era il Sarrià, era Italia – Brasile 3-2. Erano i Mondiali di Spagna, Pertini con la pipa, le partite a scopa di Graziani e Bearzot, l’anticamera della terza Coppa, Martellini che «la palla non è entrata». Era l’Italia dell’inflazione al galoppo, di Craxi e la Balena bianca, di Albano e Romina Power, della Roma che stava per incamminarsi sulla strada del tricolore. Settantuno anni di duelli tra noi e loro, tra l’Italia della marcatura a uomo, catenacciara, anticalcio per definizione e per piacere, e il Brasile di Leonidas, Garrincha, Pelè, Socrates, Vavà, Zico, Cerezo. Del Divino.
Altri tempi, altri stadi, altri scontri e incroci, ma sempre nove titoli mondiali in campo. L’Italia è cambiata, il Brasile pure. Siamo nel 2009, l’aria non è più quella caliente del Sarrià, ma quella umida e fredda di Londra. Stasera (20.45, diretta Rai Uno) si gioca un’amichevole, non si decide di nuovo il destino della Terra o quello di una Coppa. Al limite, in palio si potrebbe mettere l’estradizione dell’ex brigatista Battisti. Così non sarà, perché la politica resterà confinata in tribuna autorità. Per Trafford, per teatro (ma non l’Old), c’è uno stadio costruito a luglio di tre anni fa ad Ashburton Grove, zona nord della capitale. È l’Emirates Stadium, terzo impianto londinese per capienza dopo Wembley e Twickenham, tempio della palla ovale. È la casa dell’Arsenal, è il campo che calpesteremo tra quattordici giorni esatti in Champions. Noi con la mente, l’anima e la voce; la Roma con i piedi, il cuore e la maglia.
Ecco cos’è per noi Italia-Brasile. O meglio: questa Italia-Brasile. Non è come per Lippi «la sfida delle sfide», ma la prova generale. La prova del sei, mica del nove. Sei, i nostri. Sei, numero magico: Danielino, Alberto, Simone. E pure Juan, Doni e Baptista. Il risultato passa in secondo piano, gli esperimenti del Ct non interessano granché, le emozioni sono altre. «La sfida delle sfide» non è stasera. Tra due settimane si viene qua. E per i magici sei sarà un ritorno. Per uno di loro lo è già. Julio Cesar Clemente Baptista ha vestito la maglia dei Gunners nella stagione 2006/07, quando all’Emirates si sentiva ancora l’olezzo della vernice fresca e Bergkamp era un ricordo recente come la finale di Champions, che l’Arsenal aveva perso pochi mesi prima con il Barcellona. Julio andò a Londra in prestito, ma costava troppo per le casse dei Gunners . A fine stagione dovette risalire sull’aereo che lo avrebbe restituito al Real. Suo malgrado, perché la Bestia ha continuato a ricordare con piacere, e per lungo tempo, quei mesi trascorsi con la maglia dell’Arsenal. Fino alla Roma, fino all’incontro dello scorso agosto con Marazico in un albergo di Madrid. La storia di Baptista si è fatta lì, quella degli altri romanisti si farà il 24 febbraio. Stasera, ci limitiamo ad assaggiarla.

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Italia-Brasile non sarà l’unica sfida di prestigio in questa due giorni di amichevoli internazionali. Domani, alle 21 allo Stade Velodrome, si giocherà anche un Francia-Argentina che ci vedrà direttamente protagonisti. Philippe Mexes, infatti, avrà il compito di arginare il lungo elenco di talenti che guideranno l’attacco della formazione allenata da Diego Armando Maradona. Una sfida che sarà sicuramente caratterizzata dallo spettacolo e dove si sentirà la mancanza di Jeremy Ménez. L’ex Monaco, inserito da Domenech nell’elenco dei 30 preconvocati, ha dovuto saltare questo appuntamento per gli stessi problemi fisici che gli hanno impedito di scendere in campo con il Genoa. Ma per lui altre occasioni non mancheranno. Domani giocherà anche il maliano Diamoutene, impegnato con l’Angola a Bois Guillaume (ore 15).

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Per la prima amichevole del 2009, l’Under 21 di Pierluigi Casiraghi si affida ancora una volta a Marco Motta. Il neoacquisto, nel suo esordio in giallorosso, ha stupito tutti per la sicurezza dimostrata. L’Olimpico, lo stadio dove ha anche debuttato in Serie A, non gli ha fatto paura e ancor meno proverà timore domani a giocare, con la maglia azzurra, al Nereo Rocco. L’Under, a Trieste, scenderà in campo contro la Svezia (ore 21). In campo ci sarà anche Balotelli nonostante la stagione non brillante in nerazzurro. Casiraghi, però, lo giustifica: «Io devo guardare alla mia squadra e lui fa parte di questo gruppo e quando ha giocato con noi ha fatto sempre bene. Per me è importante vederlo giocare, da qui a giugno ho pochissime partite a disposizione: se si comporta bene e gioca come sa è un giocatore dalle grandissime doti».

da Il Romanista di oggi





Et voilà

8 12 2008
La squadra festeggia il gol del francesino.

La squadra festeggia il gol del francesino.

Dopo la vittoria contro la Fiorentina, a Roma, s’era ormai ristabilito tutto. Il gruppo, la squadra, il modulo, il cervello, le gambe, la mentalità dei ragazzi è tornata quella di prima.  Il film era già cominciato, ed i ragazzi si son seduti, in ritardo, ma si son seduti, per gustarselo. C’era un solo posto libero in questo cinema, in questo grande spettacolo che si chiama Roma.

Quel posto era di Jeremy Menez, l’ultimo arrivato, per certi sensi il più aspettato. Poi deriso, accantonato, quasi non considerato. E’ brutto per un ragazzo di 21 anni arrivare accompagnato dagli squilli di tromba e finire dopo appena 12 presenze (appena 3 partite da titolare) sottocoperta. Diciamo pure che in questa Roma che a fatica ha ritrovato forma e carattere, che ha dovuto oltrepassare ostacoli imponenti (come il Chelsea), e più piccoli ma comunque importanti (vedi il Lecce o il Cluj) nessuno avrebbe dato spazio al “nuovo“. Ci piace sempre rifugiarci nella vecchia guardia quando dobbiamo vincere per forza. Effettivamente la partita di Sabato si doveva vincere, per avvicinarci ancora di più al quarto posto e per continuare nella striscia di risultati positivi. Ma il caso, la fortuna, ha voluto che Mirko Vucinic per un affatticamento muscolare ha dovuto dare forfait.

E’ così che sbocciano i grandi amori. Dalla casualità, quasi dalla sfortuna. Leggendo il nome di Menez prima della partita nella formazione titolare ho fatto una smorfietta, lo ammetto. Dopo averlo visto smarcare 5 avversari in un sol colpo, e tirare con quella tale sicurezza, la smorfietta si è trasformata in sorriso.

Jeremy Menez è stato di gran lunga il migliore in campo, anzi, ha illuminato d’immenso una partita che in realtà stava prendendo la piega di tutte le altre partite che la Roma ha ormai sadicamente catalogato come partite da perdere. Quelle contro le squadre piccole, le neo-promosse o le prossime a retrocedere, che si chiudono in difesa, mettendo le sorti della partita nelle mani del portiere, che spesso si trasforma in un Buffon. Sorrentino Sabato è stato l’ennesimo Buffon, dopo Storari, Amelia, Antonioli e chi più ne ha più ne metta, ho avuto veramente l’impressione che la partita con il Chievo sarebbe finita con uno 0 a 0 tondo tondo, che ci avrebbe fatto male più di una sconfitta.

Ma non ho fatto caso che, nel trambusto, nella noiosa confusione in quel di Verona, c’era un protagonista in più. Un predestinato.

La magia di Jeremy Menez, che ci regala quella che è, a mio parere, la vittoria più importante dopo quella del Derby, ha un’importanza determinante non solo per il gruppo, per la classifica, per la striscia positiva. No, finalmente l’ultimo posto, vuoto, è stato occupato.  E allora, ora come prima, posso dirlo con un sorriso in bocca che in realtà mi manca da tempo. Bienvenu Jeremy.





Dico tutto. Cassano-Boccaccio e le sue stronzate.

5 12 2008
La copertina del libro di Cassano.

La copertina del libro di Cassano.

Non comprate il libro. Prendetelo come un ordine, un suggerimento o un consiglio, ma il libro di Cassano consolida ancora di più l’obbrobrio che Antonio sta dando della sua immagine, in tutta Italia, esclusa Genova ovviamente, dove i suoi tifosi, giustamente ubriacati dai suoi numeri funambolici, non riescono a guardare la realtà in faccia: Cassano è un falso, un ipocrita, è l’Italiano perfetto. Per chi volesse farsi un’idea (senza comprare il libro), ecco un articolo del buon Daniele Lo Monaco, che raccoglie tutti i passi nei quali Cassano parla della sua esperienza a Roma, con i vari retroscena, i vari episodi, che tanto fanno incuriosire i tifosi di tutta Italia, ma che in realtà a me fanno ridere come un matto.

Antò, che hai fatto, Antò?; direbbe il mitico Carletto Zampa. Aggiungo io: Antò, ma dove sei arrivato? Ad auto-prenderti per il culo di fronte a tutto il Paese? L’elenco delle stronzate dette dal nostro neo-Boccaccio, alias Antonio Cassano, è interminabile. Ma la cosa che mi piace sottolineare è che ormai Cassano c’ha preso gusto, si è creato un personaggio, una sorta di alter-ego che è un misto fra Totò e Maradona, ed è ormai convinto di far tendenza.

Spalletti ha definito il libro di Cassano “Il manuale del giovane calciatore“, e di fronte a tutte queste iniziative delle squadre di Serie A (in testa, guardate un pò, la Sampdoria del nostro Antonio) per riportare i vivai italiani a livelli più consoni, di fronte alla recessione che (si dice) dovrebbe colpire anche i calciatori miliardari, Cassano risponde con un bel: “Ma che me ne fotte a me, prendo soldi, mi alleno poco, dico stronzate, parlo con la mano davanti alla bocca per non farmi capire da tutti, mi faccio 3 veline al giorno, distruggo le bandierine, prendo a pugni l’arbitro…ma tutti mi osannano“.

Allora concludo: nel pieno dell’era-Mourinho, che esclude gente come Adriano per 5 minuti di ritardo, e Balotelli per il suo fare spocchioso (e non fa male, visto quanto sono pagati i calciatori), questa auto-biografia di Cassano distrugge tutto quello che di buono si sta cercando di fare per cambiare l’immagine del nostro calcio nel mondo, facendoci ripiombare tremendamente nella realtà, con veline, Porsches, gioielli, ritardi e capricci. Di Cassano qualcuno ammira la sua sincerità. A me fa schifo, perchè so che tutto quello che Antonio ha detto in 80 pagine scarse di libro, potrà essere cancellato da un momento all’altro.

Tifosi della Samp, ricordatevi bene la frase “Resterò per sempre a Genova“. Verrò a rinfacciarvela quando il vostro idolo andrà  a prendere una barca di soldi da Moratti, Cobolli-Gigli, Berlusconi o Abramovic.





Si salvi chi può.

19 10 2008
L'esultanza di Ibra.

L'esultanza di Ibra

Di buono, da salvare, da mettere in saccoccia prima di scappare, c’è poco. Solo la prestazione di Totti, ritornato dal primo minuto, ritornato ai suoi livelli. C’è da salvare anche la mentalità di questa squadra che, non ha mai mollato. Però la sconfitta ci toglie quelle poche speranze che c’erano di risalire la china. Poche ore prima l’avevo definita una partita da “tutto o niente”. Ecco, niente.

L’Inter ci ha surclassato, umiliato. E’ migliorata in maniera assurda, devastante nelle ripartenze, fisicamente superiore a qualsiasi squadra d’Italia, forse d’Europa. C’è poco da dire anche su Ibra, su Maicon…ritorno a sostenere che quest’anno ci sarà da soffrire, ci dobbiamo riabituare a soffrire anche con le piccole, e a sostenere queste sconfitte umilianti: i famosi “tempi cupi” sono tornati.

La squadra non ha giocato male, solo, l’Inter è stata superiore. Quindi adesso i ragazzi possono sistemare i libri, chiudere gli zaini, perchè la campanella è suonata. La lezione è finita. Adesso a Londra l’obiettivo è prenderne massimo 2.

Splendido il tifo della Curva, che ha cantato anche dopo il 4 a 0, bisogna sostenere i ragazzi e soffrire con loro. E come dice il coro: Che sarà, sarà, ovunque ti seguirem, ovunque ti sosterrem, che sarà, sarà.

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“Che schiava di Roma, Iddio la creò”

16 10 2008

Alberto, protagonista in assoluto della partita di ieri.

Avevo pensato di interrompere il silenzio post-delolescion senese con un’attenta analisi della nostra prossima avversaria, per cercare di focalizzare meglio la partita di Domenica, che sarà uno spartiacque, una partita della verità per la Magica. Ma di fronte alla partita di ieri sera, tutto il resto se ne va a fanlì. La soddisfazione che si prova da romanista nel vedere una partita fra nazionali giocata così da 3 romanisti è immensa, anche perché quei due gol di Albertone Aquilani e la prodezza, ma anche la tecnica, la leadership di Vucinic risuoneranno all’uni suono in Europa. Inutile poi aggiungere la solita grande prestazione di Danielino De Rossi, che dopo essere stato il migliore in campo a Sofia, non si smentisce a Lecce, centrando il palo su cross di (tanto per cambiare) Aquilani.

So che quello che sto per dire avrà molte ripercussioni, ma ho esultato di più forse per il gol di Vucinic che per i due di Aquilani. Ieri non avevo intenzione di vedere la partita, ma ho visto Mirko in campo, poi Alberto come mezz’ala, e mi son chiesto: “Vuoi vedere che oggi mettiamo il silenziatore ai criticoni che dicono che Alberto vuole andar via da Roma proprio perché gioca fuori ruolo?”. Detto, fatto.

Oggi Tuttosport titola “Juve su Shirkov“, il paragrafetto sulla Nazionale dice “Lippi raggiunge Pozzo”. Mi aspettavo un “Aquilani: due gol per la Juve“, con all’interno 10 pagine di dettagli, sul fatto che adesso Aquilani voglia un rinnovo da non so quanti milioni di euro, se no se va alla Juve ecc. ecc. Evidentemente a Torino hanno deciso di interrompere la solita chetichella, per poi riprenderla Lunedì, ovviamente.

Al bando le chiacchiere, concludo perchè non ho molto tempo per scrivere cose che andrebbero scritte. Solo: si puliscano la bocca quelli che criticano i giocatori della Roma. Agli Europei nella miseria di 3 gol, 2 sono stati di De Rossi e Panucci, adesso i romanisti salvano il di-dietro anche a Lippi (4 gol su 6 sono giallorossi). E se qualcuno avesse ancora il coraggio di parlare, si riguardi questi:





Annulateci questi.

29 09 2008

Riise, Panucci e Mexes.

Quella stretta di mano, trasformata in un abbraccio lungo e quasi isterico fra Spalletti e Vucinic è il simbolo della vittoria della Roma sull’Atalanta. Il simbolo di una squadra ritrovata, di un gruppo ricostruito pezzo per pezzo dal Mister, e che adesso ha bisogno di ritrovare qualche giocatore importante, ma sopratutto di trovare continuità di gioco e di risultati. Sinceramente mi aspettavo molto, ma molto di più dall’Atalanta, soprattutto nel primo tempo. Pensavo che la squadra di Del Neri venisse a Roma per attaccare e per cercare di far risultato, ed invece ha giocato peggio della Reggina, difendendosi tantissimo e non pungendo nei pochi contropiedi prodotti.

In realtà giocare ogni 3 giorni fa male a molte squadre, l’Atalanta è una di queste, paga la stanchezza, e la non brillantezza dell’uomo chiave, Cristiano Doni, che non riesce né ad ispirare né ad ispirarsi.

Comunque non bisogna addossare tutte le colpe agli avversari, per una volta prendiamoci i meriti. La Roma aveva già dimostrato di aver ritrovato la giusta forma ed il gioco che aveva perso una settimana fa contro la Reggina. Tuttavia la sconfitta immeritata di Genova ha risollevato qualche dubbio. Io stesso ho sottolineato come nelle fasce si soffriva troppo, e questa volta Cicinho e Riise si sono dimostrati all’altezza di Cassetti e Tonetto. Soprattutto Cicero ha giocato benissimo, e secondo me è stato di gran lunga il migliore in campo, mostrando molta cura nella fase difensiva, e moderazione nell’andare in avanti. Finalmente abbiamo visto anche qualche tiro da fuori (buon segno, vuol dire che i giocatori hanno fiducia nei propri mezzi, e non scaricano la palla come se fosse bollente) di Riise, insomma, anche senza De Rossi, la Roma non ha avuto problemi in difesa, ed ha dominato a centrocampo. Mexes si è fatto vedere, con la solita sicurezza ha comandato il reparto difensivo ed ha annullato le sterili azioni d’attacco bergamasche (primo tiro in porta nel secondo tempo).

In Attacco, continua a far progressi Menez, che sta sviluppando un’ottima intesa con Vucinic ed Aquilani. Alberto stesso aveva il peso della squadra sulle spalle, ed ha retto benissimo, facendo il doppio lavoro di mediano e regista. Mirko dal canto suo ha fatto la solita partita generosa, trovando questa volta il gol (in realtà sarebbero due, ma lo splendido pallonetto gli è stato annullato non si sa per quale motivo…), il che è importantissimo per un attaccante.

Buone notizie quindi per Spalletti da ogni fronte. Sembra anche che Totti potrà esserci a Bordeaux, ma secondo me non sarebbe corretto forzarlo, magari potrebbe giocare uno spezzone di partita, ma i nostri problemi non saranno in attacco. Juan attualmente è infortunato, ma Panucci lo sta sostituendo egregiamente (come sempre), quindi anche lui non deve avere fretta e rischiare. I ritorni di Baptista, Pizarro e Tonetto sarebbero i più graditi, anche perché Riise sta giocando tantissime partite, e c’è bisogno anche di fisicità contro i francesi.

Insomma, Mercoledì si va in Francia per vincere, e basta. Cercando magari di emulare la notte magica di due anni fa al Gerland di Lyon, quando battemmo i campioni di Francia, facendoci conoscere in Europa. Vi ricordate quella Roma? Io rivoglio quella in campo Mercoledì.

S’il vu plait. Nous vedrons mercredi.

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Come d’incanto

21 09 2008
I ragazzi festeggiano.

I ragazzi festeggiano.

L’incubo non poteva durare così tanto. Bisognava uscire dal tunnel, e questo è stato il migliore dei modi. 3 gol, nessuna rete subita, ottima prestazione collettiva, prima vittoria stagionale e quattro punti classifica, che ci portano un pò più in alto, ma che sopratutto ci tirano su il morale.

Una grossa mano ce l’ha data anche la Reggina, a dir la verità. Mi aspettavo una squadra un pò più spregiudicata e meno Centravanti-dipendente, ed invece Orlandi è venuto a Roma per difendersi, arroccarsi davanti a Campagnaro, ed è stato tradito proprio dal reparto difensivo, su tutti Valdez, che regala la palla a Taddei per l’assist del primo gol della Roma. Facendo un passo indietro, il primo tempo comincia con 10 minuti di Reggina in attacco, Vigiani tenta una conclusione, ma niente di chè. Menez è quello che si fa notare di più, rubando palloni, facendo ubriacare difensori e centrocampisti calabresi, aprendo varchi e provando anche il gol. Insomma, tutto il contrario di Palermo e Cluj, dove i primi 10 minuti erano di dominio giallorosso, i restanti 80 dei siciliani e dei romeni.

Il primo gol arriva su calcio piazzato, la punizione di De Rossi è insidiosa, Vucinic riesce a tirare in maniera abbastanza complicata (spalle alla porta, di sinistro), Campagnaro respinge, Valdez sbaglia il passaggio ed abilita Taddei, che mette a centro per Panucci. Per Christian è il secondo gol stagionale, un’altra grossa soddisfazione per l’immortale centrale, che quando è in campo non delude mai. Il primo tempo si finisce dunque così, con la Roma che va negli spogliatoi in vantaggio, un pò stanca forse, ma con il morale già migliorato.

Nel secondo tempo ti aspetti la reazione della Reggina, ed invece siamo sempre noi a fare la partita. Il centrocampo romanista è una diga, con De Rossi, l’ottimo Brighi e lo straripante Aquilani, non passa proprio nessuno, in più ottimo Loria in difesa, Taddei si sacrifica tantissimo e guadagna tante punizioni, Menez continua ad incantare, Vucinic è un assatanato, cerca il gol in tutti i modi, fermato due volte per due fuorigiochi inesistenti, poi ci prova con una conclusione da fermo a terra, che se fosse entrata sarebbe andata di diritto nella storia. Ma la gloria del secondo gol spetta ad Alberto Aquilani, che decide al 6′ di farsi una bella cavalcata, facendo sballottare la pessima difesa reggina, e da fuori di spedire un sinistro geometrico nel sette. Alberto segna il suo secondo gol, e va sotto la tribuna a baciare la maglia (buon segno anche in prospettiva contratto).

Da qui in poi la Roma, stanchissima e non ancora in forma, abbassa il baricentro e si difende. Si difende sì, ma non si capisce da cosa, la Reggina è praticamente inesistente, così c’è lo spazio per qualche triangolo Aquilani-Menez-Vucinic in contropiede. Mirko ci prova in tutti i modi, ma non trova il gol, ed esce al 32′ sorridendo, e dicendo al Capitano “Non ho fatto gol“. Negli ultimi minuti è di nuovo la Roma a tornare in attacco, con Perrotta e Totti in campo è tutta un’altra storia. Il Capitano tocca 3 palloni, due sono deliziosi assist per Perrotta e Riise, l’altro è il Calcio di punizione, respinto da Campagnaro, che poi si lascia infilzare da Perrotta.

Le buone notizie, per una volta, sono tantissime. Taddei sta riprendendo forma, Perrotta è tornato, Menez sta entrando nei meccanismi di gioco, Panucci è sempre Panucci, Aquilani segna, gioca bene e si diverte, Vucinic ha una voglia matta di segnare, Loria dimostra di saperci fare anche da riserva…uniche due note storte: Riise, che è ancora lento, macchinoso e non proprio in forma, ed il Capitano, che è notevolmente appesantito. Ci vorrà un pò per sistemare questi due problemi, ma nel frattempo la crisi è scacciata e si va a Genoa, dove anche un pareggio potrebbe bastare (visto che il Genoa è una ottima squadra), ma con la consapevolezza di essere tornati, almeno per un pò, quelli di prima.

Era ora.

(Cliccate qui per il video dei gol commentati da Carlo Zampa e le foto)





2°turno di qualificazione ai Mondiali, De Rossi 2 – Georgia 0

12 09 2008

Daniele esulta dopo il secondo goal.

Nella totale noia di Udine, ad allontanare la nazionale dei “campioni del Mondo” dalla disfatta ci pensa uno, ed uno solo.
Sembra lo slogan di un film di Superman, ed invece è la pura realtà. Dalla vergogna di un’ennesima brutta figura con una squadra mediocre, con la testa altrove (e non gliene darò sicuramente colpa), ci fa riemergere il grande Danielino, con due gol, una perla da fuori area, e un gol da centravanti puro, con tanto di dedica per il suocero assassinato.

Così, ancora una volta la nazionale deve ringraziare la Roma e i giocatori di Spalletti; ad Euro 2008 su 3 gol fatti 2 erano stati segnati da giocatori della Roma (Panucci e De Rossi), in Scozia – Italia, che ci portò agli Europei, il gol partita fu segnato da Panucci, e ieri sera, gli unici ad aver fatto qualcosa di decente in campo oltre al magnifico Daniele, sono stati Legrottaglie (Rubbentus) ed il nostro Albertone Aquilani. Così, criticoni, rosiconi, coglioni e minchioni, prendete, incassate e portate a casa!

Nelle altre nazionali in giro per l’Europa, in campo solo Vucinic, capitano del Montenegro, contro l’Irlanda del Trap. Uno 0 a 0 abbastanza scialbo, con Mirko che ha dimostrato di avere i 90′ minuti nelle gambe. In questa settimana ha già giocato per 180′, speriamo che non sia stanco Sabato a Palermo. Mexes non ha giocato nella partita vittoriosa della Francia contro la Bosnia, e Riise è già tornato a Roma, visto che la Norvegia aveva un turno di riposo. Ieri è scesa in campo anche l’Under 20 di Rocca, per il trofeo “Quattro Nazioni”: punta di diamante della rappresentativa il gioiello giallorosso Stefano Okaka, autore di due reti risultate poi inutili al fine del risultato. Uscito alla fine del primo tempo ha visto i compagni finire travolti dalla Svizzera per 5 a 2. Almeno lui, potrà dire di aver vinto.

In Sud America, precisamente in Brasile, abbiamo visto in campo Juan e Baptista. Il centrale difensivo ha giocato per tutti i 90′, mentre Baptista è entrato nell’ultima mezz’ora, sfiorando il gol di testa che avrebbe potuto dare vittoria e tre punti, ad un Brasile deludente.

PS: Non voglio commentare le critiche rivolte a De Rossi da parte della Stampa. Ieri mattina Studio Sport rimproverava De Rossi, consigliandogli di non parlare di vicende private in pubblico. Voglio solo ricordare ai signori della redazione di Sport Mediaset, che i primi che parlano di vicende private e dei cazzi degli altri, riempiendo i loro TG di assurdità, gossip e stronzate sono loro. Ed anche che il tanto amato CT della nostra nazionale, lasciò quest’ultima perchè suo figlio era indagato in Calciopoli. Ergo, suo figlio è un delinquente. Tuttavia Lippi ha parlato, ed è stato intervistato da mezza Italia, è entrato in polemica con Magistratura ed altri ordini giuridici come se fosse un senatore, vantandosi di essere il CT Campione del Mondo.

Consiglierei quindi alla redazione di Sportmediaset, e sopratutto alla signora (signorina) che ieri con un sorrisino ha rimproverato Daniele, di guardarsi allo specchio quando si dicono certe stronzate e di sputarsi addosso.