Un senso

20 04 2009

Ho spento la TV, con la maglia addosso, sollevato, perchè la mia squadra è riuscita a vincere per un rigore (che non c’era) contro una squadra che l’anno prossimo giocherà in B, e lo deve solo ed esclusivamente ad una persona, che da 15 anni trasforma in oro ogni pallone che tocca con quei piedi fatati, e, da 15 anni, l’unica cosa che mi vien da dire quando mi chiedono “Com’è andata la partita?” è “Se non ci fosse lui…“.

Lo dico con amarezza, non perchè sia scontento, ma perchè questo copione lo vedo e lo rivedo da quando tifo per la Roma, e so che prima o poi il nostro Capitano dirà basta, perchè ogni partita per lui è una battaglia, e le sue gambe non sono più quelle di un tempo. Ieri è entrato nella top ten dei migliori marcatori italiani di sempre, probabilmente riuscirà anche ad arrivare nono, volendo può anche puntare alla top five, e sono contento per lui, perchè non gioca mai per sè stesso, gioca sempre per la squadra e allo stesso tempo batte record personali come se niente fosse, come se 15 anni di calcio, e tanti calci alle gambe non si sentissero.

Purtroppo però la Roma non è solo lui, e la verità è che continuiamo a prender gol in maniera stupida, con marcature inesistenti, con leggerezza, con errori dei singoli, e per poco ieri stavamo per perdere l’ultimo treno per cercare di riacciuffare questo quarto posto al quale io continuo a credere pochissimo.

Se la squadra continuerà a giocare così, ma sopratutto a scendere in campo con questa mentalità, il quarto posto resterà un’utopia, preda del Genoa, o della Fiorentina, che hanno dimostrato entrambe di essere più continuee, ma soprattutto, hanno dimostrato di avere una minima organizzazione difensiva, cosa che il nostro caro mister Spalletti ha dimenticato di fare, scegliendo di dedicarsi totalmente alla fase offensiva, che quest’anno è venuta mancare visti gli infortuni a caterve.

Continuo a vivere questa stagione come una lunga agonìa. Pensavo che, dopo la risalita che abbiamo avuto nel periodo post-Derby d’andata, l’incubo fosse finito…e invece siamo ricaduti nel tunnel, che non sembra finirà se non il 31 Maggio con la chiusura di questa maledetta annata. Ormai ogni partita della Roma segue due copioni: o si va in vantaggio, si viene prontamente recuperati, e si soffre per vincere, oppure si perde, ma non in maniera dignitosa, ma subendo minimo 3 gol.

Sabato andremo a Firenze a giocarci quelle poche possibilità che abbiamo di prenderci la Champions, ma anche per dimostrare che siamo ancora una squadra. Che siamo ancora la squadra che ha fatto tremare Lione, Real Madrid, Chelsea, Milan, Inter e (mettiamocelo anche) il Manchester United. Per dimostrare, per una volta ancora, che si può anche perdere, ma che non si deve mai e poi mai mollare. E’ troppo comodo attaccarsi alle magie e ai colpi di un singolo, in questi momenti deve venir fuori la squadra, il gruppo, gli uomini, i coglioni.

Proviamoci, fino alla fine. Almeno per dare un senso a questa fottutissima stagione, che (come dice Vasco) un senso proprio non ce l’ha.





Aggrappati a lui.

7 04 2009

Splende il sole su Roma, torna il Capitano in campo, la Roma torna a vincere, e anche se continua a non convincere poco importa. Se non è un sillogismo, ci manca poco. In realtà, più che della vittoria della Roma, si dovrebbe parlare del ritorno di Totti. Per il Capitano ho finito gli aggettivi ormai da tempo, ma in quei due rigori ho avuto l’impressione che Checco abbia messo tutta la rabbia e il rancore che ha tenuto nascosto per tutto questo tempo. Rabbia per un ginocchio che non lo lascia più tranquillo, per una stagione deludente, ma sopratutto per un sogno, IL sogno di una notte di Maggio, spazzato in una fredda sera di Marzo da un pugno di terribili ragazzini in maglia gialla. Io credo che il Capitano non abbia ancora smaltito la delusione per quel maledetto 11 Marzo. Tutta la stagione della Roma ruotava attorno alla finale di Champions all’Olimpico, e adesso che il sogno è rimasto solo un sogno , lui, che era quello che ci credeva di più, non accetta le critiche e le voci che circolano nell’ambiente romano.

Tornando alla partita, la Roma ha potuto finalmente schierare un undici decente, anche se, gli ex-infortunati erano quasi tutti acciaccati. I primi venti minuti sono stati devastanti, probabilmente la Roma avrebbe dovuto chiudere il primo tempo sul 2 a 0, poi c’è stato un calo, la squadra non solo si è cullata, ma si è pure allungata, lasciando i quattro baluardi difensivi (più De Rossi) da soli a contrastare le poche cavalcate dei bolognesi, guidati da un Di Vaio rivitalizzato dall’aria di provincia. Il gol del pareggio è arrivato sugli sviluppi di un calcio piazzato, come ormai accade da secoli, i nostri difensori non riescono ad evitare gli inserimenti da dietro di testa, a prescindere se chi colpisce si chiama Cristiano Ronaldo o Marazzina, e il nostro grande portierone non è capace neanche di provare a parare (ma quest’offerta dei Citizens c’è veramente?). Insomma, la solita fase difensiva preparata male ci stava facendo pareggiare un’altra partita fondamentale.

E in effetti, se non fosse stato per il colpo del campione, la Roma avrebbe pareggiato questa partita, che mi è sembrata la fotocopia di quella di qualche settimana fa contro l’Udinese. Il Campione in questione è Francesco Totti, ovviamente, che ha messo una pezza ad una partita giocata male, a ritmi a volte troppo alti, a volte troppo bassi. Non potevamo aspettarci di più, lo ripeto, da un gruppo di giocatori provenienti da infortuni abbastanza gravi, perciò questi 3 punti sono fondamentali per la corsa al quarto posto.

Quarto posto che, ahimè, si fa sempre più lontano. Mancano 8 partite alla fine e Fiorentina ma sopratutto Genoa non si fermano, vincendo (bisogna ammetterlo) in campi in cui noi abbiamo raccolto pochissimo. Nell’anticipo delle 13 (no comment..) la Fiorentina è riuscita ad espugnare Bergamo con un grande Gilardino, mentre il Genoa, senza il Principe Milito, è riuscita ad affondare la Reggina con un gol di Thiago Motta. In tutti e due i campi noi abbiamo raccolto 1 punto scarso, questa è la pura verità. Sarà difficile per noi arrivare a questo benedetto quarto posto, sopratutto se chi ci sta davanti non accenna a fare un passo falso.

La prossima settimana, alle 15, si gioca una buona fetta del nostro campionato. La Lazio si avvicina al derby in maniera disastrosa, è reduce da tre sconfitte consecutive, è in piena crisi…di conseguenza è la favorita. Noi ci avviciniamo al derby con un organico finalmente decente, ma con qualche grossa lacuna a livello tattico ma sopratutto psicologico. Nel frattempo il Genoa riceverà la rassegnata Juventus, la Fiorentina invece dovrà vedersela con il Cagliari delle meraviglie di Mister Allegri. Sarà fondamentale vincere il Derby, e sperare in un passo falso delle nostre due contendenti, anche se la squadra che è scesa in campo con il Bologna non potrà farcela mai, contro una Lazio più arrabbiata che mai ci vorrà una Roma “versione Arsenal”…e l’impressione è che quella Roma fosse stata solo un’eccezione alla regola.

Arrivederci alla prossima settimana, con la stracittadina.





Un film già visto

22 03 2009

C’è un qualcosa di melodrammatico nella sconfitta di ieri sera, che mi lascia un senso di amarezza e di rassegnazione che mi logora. Dalla Roma di ieri non potevamo aspettarci molto, è inutile negarlo. Le assenze erano troppo e troppo determinanti, i pochi titolari erano pure acciaccati, da alcuni ci si aspettava di più (Mexes e Baptista in particolare), da alcuni non ci si poteva aspettare di più, e l’avversario che avevamo di fronte non era esattamente l’ideale.

Prendere 4 gol è stato veramente immeritato, e fa molto male al morale della squadra, e sopratutto alla classifica. Genoa e Fiorentina oggi pomeriggio, stentando, hanno vinto, e adesso il quarto posto è a 5 punti. Con 9 partite da giocare il distacco non è troppo, eppure la Champions League 2009/10 si allontana sempre di più, considerando che, nonostante le due vittorie su quattro scontri diretti (uno si deve ancora giocare a Firenze), siamo così distanti, e, non solo dovremo fare i nostri punti domenica per domenica, ma dovremo pure sperare in alcuni passi falsi che, almeno il Genoa, non accenna a fare.

Della partita di ieri c’è poco da dire. Alla sfiga iniziale s’è aggiunta pure quella durante la partita. Nel primo gol di Iaquinta Loria commette un errore demenziale, mentre tutti i compagni applicano (in maniera corretta) il fuorigioco lui decide, impavido, di farsi una bella passeggiata e di affrontare l’attaccante juventino, il quale, ovviamente, se lo mangia e trasforma il primo tiro in porta della Juventus in tutto il primo tempo in gol.

Parlavo di melodramma all’inizio, il momento clou è stato il pareggio di Loria, proprio lui, che riesce a farci credere per 6 minuti scarsi che forse, anche a Roma, le favole esistono, che per una volta potremo vedere Davide battere Golia. E invece una deviazione beffarda, che catapulta la palla esattamente sulla testa di Iaquinta ci riporta con i piedi per terra, a ricordarci che, no, le favole a Roma non esistono. Gli altri due gol sono imbarazzanti da commentare, Mellberg nel saltare è lasciato solissimo, Nedved si inventa il gol dell’anno. Nient’altro da dire a una Juventus che con il minimo sforzo porta a casa il massimo risultato…i bianconeri hanno tutto sommato meritato la vittoria, ma non una vittoria così umiliante.

L’impressione è di aver visto questo partita qualche mese prima. Quando Iaquinta ha segnato il primo gol ho dato a mio padre, compagno di sofferenze, il pronostico: 0 – 4. Ci sono andato vicino, ma non perchè fossi Nostradamus o Vanna Marchi, io quella partita l’avevo già vista. Era il 19 Ottobre, a Roma scendeva un’altra squadra in campo, c’erano le stesse aspettative, forse lo stesso numero di spettatori, il risultato fu quasi uguale: Roma 0 – Inter 4. Quella partita certificò la nostra crisi, spero che questa invece ci dia una scossa giusta per giocare queste ultime 9 partite come se fossero tutte delle finali. Finali che speriamo di giocare senza 11 indisponibili.





Angolo amarcord: Roma – Juventus

21 03 2009
Il gesto del Capitano

Il gesto del Capitano

La partita di questa sera si avvicina inesorabilmente, e in molti di noi, è inutile negarlo, cresce il desiderio di vedere un bel naufragio su Roma, magari ai livelli di quello di Roma – Samp, visto che definire la Roma che andrà in campo questa sera “in emergenza” è solo un eufemismo. Lo stesso Spalletti scherzando, in conferenza stampa, ha detto che avrà molta scelta, in realtà la partita di questa sera non si potrà rimandare. Sia perchè su Roma splende il sole, sia perchè non è da romanisti sperare in una catastrofe naturale per sovvertire il destino di una partita.

La situazione della Magica è figlia della sconsiderata preparazione fatta in estate, della sfiga che non c’abbandona mai, delle condizioni pietose dei campi di Trigoria, di tutto quello che volete…ma comunque sia questo è quello che passa in convento, e ce lo dobbiamo tenere probabilmente fino alla fine della stagione. Sarebbe inutile inveire contro la società, i medici, o l’allenatore, adesso la squadra ha bisogno del nostro supporto, che sia la formazione titolare a scendere in campo o la Primavera.

Approposito di Primavera, Spalletti per necessità di cose ha convocato molti giovani della squadra di Alberto De Rossi. Il mister, primo anno a parte, non ha mai dato tutto questo spazio ai giovani…per molti ha fatto bene, per me ha fatto malissimo. Direi che questa è la punizione divina, adesso, volente o nolente, qualche giovincello in campo dovrà pur metterlo il nostro toscanaccio preferito, e in periodo di grane come questo proprio noi, che di dollari ed euro ne abbiamo pochi, DOBBIAMO puntare sui giovani. Sono 7 i Primavera convocati da Spalletti, molti sono giovani promettenti già nel giro delle nazionali minori, Bruno Conti (approposito, auguri in ritardo Brunè) in settimana ci ha dato un quadro generale del settore giovanile giallorosso, ed ha parlato molto bene di D‘Alessandro, Brosco, Crescenzi e compagnia bella…ebbene, questa sera anche loro saranno la nostra forza in campo.

Tornando all’amarcord, l’ultima vittoria della Roma all’Olimpico contro la Juventus risale all’8 Febbraio 2004. Quella sera la Roma distrusse la Juventus di Lippi (e di Moggi) con un 4 a 0 che fa ancora storia. La partita quella sera io dovetti seguirla con la radio, perchè non avevo ancora un abbonamento Sky e/o Mediaset. E’ stata una delle serate più belle della mia vita da tifoso romanista nonostante non avessi avuto l’ausilio delle immagini. Una notte magica nella quale l’odiata Juventus, favorita e stra-favorita da arbitri e designatori, venne a Roma convinta di portarsi a casa 3 punti importantissimi per lo scudetto, se ne tornò a Torino con la coda fra le gambe e le ormai arcinote “4 pappine” che il nostro immenso Capitano regalò a Tudor a fine partita.

Al di là degli sfottò, la Juventus non entrò mai in partita, venne punita da un gran destro di Olivier Dacourt nel primo tempo, da un rigore del Capitano, procurato per fallo di Montero su Cassano, e da una doppietta dello stesso Cassano, in assoluto migliore in campo. Quella era tutta un’altra Roma, ma ci piace ricordare questi momenti storici per avvicinarci a una sfida così importante da giocare, ahimè, senza una formazione decente.

Chiudo con il video esclusivo del 4 a 0 di 5 anni fa, commentato dal nostro Carletto Zampa. La prestazione, chiamiamola vocale, di Carlo sul quarto gol di Cassano è ormai leggenda.





La mano davanti alla bocca

15 03 2009

Ogni volta che entra in campo, nelle tante chiacchierate con i tanti amici che ha nel suo fantastico mondo, fatto di centinaia di donne, di corna agli arbitri, di scherzi e buffonate, c’è sempre la mano destra a coprire la sua bocca. Come se ogni sillaba che scandisca fosse segreto di stato, peggio, vangelo.

In principio era il verbo, e alla fine fu la mano di Antonio Cassano, che nasconde segreti che noi umani non possiamo neanche immaginare. Anche con la sua Roma ha qualcosa da dire, prima a Baptista (si conoscono dai tempi di Madrid) e poi a Spalletti. Sì, proprio Spalletti, colui che ha messo fine alla sua luna di miele romana, che lo ha mandato in Spagna da Capello a ingrassare e ad allungare la sua improbabile lista di donne conquistate.

Adesso Antonio è approdato su lidi molto più tranquilli, forse Genova sarà meno bella di Madrid, ma lui sta bene, e viene accontentato in tutte le sue richieste. E’ al centro dell’attenzione, è l’unica prima donna, non c’è più Totti, non ci sono più i Galacticos. C’è solo lui. E’ coccolato, arruffianato e sempre giustificato dal suo allenatore e dalla società. Antonio Cassano vive nel suo paese delle Meraviglie, e probabilmente non se ne andrà, fino a quando il Moratti di turno non verrà a prenderselo con libretto d’assegni in mano e tante promesse in bocca.

Comunque sia il talento c’è, è evidente. E’ il miglior calciatore italiano (paradossalmente non è nel giro nazionale) e adesso che ha al suo fianco un cecchino come Pazzini è diventato pericoloso come il miglior 007. Eppure c’è un sassolino che Antonio non riesce mai a togliersi dalle sue scarpe nere. Quella Roma, la sua Roma (che poi è nostra, solo nostra), non riesce proprio a batterla.

Oggi la Roma era ancora più incerottata di Mercoledì, in condizioni fisiche e psicologiche (soprattutto) precarie, è riuscita a tener testa a una gran bella Sampdoria, che è vittima di una classifica bugiarda. La visita dei 5000 a Trigoria nel Sabato forse ha fatto bene ai nostri ragazzi, che hanno avuto la fiducia e il giusto entusiasmo per scendere in campo a Genova, uno dei campi più difficili d’Italia.

La partita si era subito incanalata per bene con il gol di Baptista (avrei pagato per vedere la stessa palla entrare nella porta sotto la Curva Nord, all’Olimpico, in quel giorno del quale non voglio più far menzione), la Sampdoria però ha preso campo, ha alzato di molto il baricentro del gioco, ed alla fine, ha pareggiato grazie ad una magia di Cassano, ed è andata in vantaggio grazie alla solita infinocchiata di Doni, che non è riuscito a parare una caramella di Paladino, trasformandola in assist per lo spietato Pazzini. A fine primo tempo sembra che la mano di Cassano stia finalmente avendo i suoi effetti.

Nel secondo tempo la storia è tutta un’altra. La Roma scende in campo con il cuore, determinata a portarsi minimo un punto a casa. In realtà potevamo portarne anche 3 di punti, ed evitare di tifare Inter questa sera, però la strafottenza e la sterilità del trio di attaccanti schierato in campo non può permetterci altro che un pareggio su rigore (nettissimo). Aggiungiamo pure che abbiamo giocato buona parte della partita in 9, per due ingenuità compiute dal buon Marco Motta (e, diciamolo, pure per la cocciutaggine del nostro mister nel tenerlo in campo nonostante il nervosismo), e per l’assenza totale di un certo Mirko Vucinic (A.A.A.), allora il pareggio diventa una vittoria, e ce ne andiamo a Roma, aspettando la Juventus, un pò più sollevati, ma comunque concentrati sul nostro obiettivo.

Nella peggiore delle ipotesi questa sera la Fiorentina batterà l’Inter, staccandoci di 3 punti. Nella migliore l’Inter continuerà la sua striscia positiva, battendo anche i viola, e lasciandoci con Mutu&Co. a pari punti nel quinto posto. In tutto questo però vediamo qualcosa di positivo, perchè questa Roma sfortunata e infortunata c’è, resiste, con il coltello fra i denti .

Perciò salutiamo la Samp e Genova con la mano davanti alla bocca: “Yes, we can. Se po fà“.





Il sogno di un bambino

13 03 2009

La notte più emozionante della stagione è passata, e lascia con se tanta amarezza, tante ferite aperte, tanto orgoglio, tanto senso di appartenenza e tanta delusione, per un sogno che svanisce e che molto probabilmente non potremo mai più realizzare.

Ho trovato la forza di scrivere qualcosa sulla partita di Mercoledì solo ora, a due giorni di distanza, ma in realtà credo che porterò impressa nella mia mente quella notte per tutta la mia esistenza, tanto che non sto neanche minimamente pensando al match di Marassi di Domenica. Negli occhi c’è ancora quel rigore di Vucinic tirato in maniera inspiegabile, e poi il rigore finale di Max Tonetto. Lo si leggeva già negli occhi che avrebbe sbagliato Max, avrebbe potuto tirarlo altre 4, o 5 volte, ma alla fine tutti noi romanisti sapevamo che fine avrebbe fatto quella partita maledetta, giocata con una squadra infortunata, finita con una squadra ancora più infortunata.

La Roma ha giocato una partita al di sopra di ogni aspettativa, ogni giocatore, dal più in forma al più malato, ha dato il suo contributo al 100%, correndo per 120 minuti contro una squadra più giovane, più in forma e molto più atletica di quella nostra. E’ stato commovente vedere Pizarro e Totti conciati malissimo, giocare e lottare su ogni pallone, più con il cuore che con le gambe. E’ stato belissimo vedere segnare Juan, che s’era appena appena aggiunto alla lunghissima lista infortuni, la sua corsa con passo felpato (perchè non riusciva manco a correre…) sotto la Curva Sud è l’emblema di questa serata sfortunata, maledetta. E’ stato bello emozionarsi ancora per questa squadra, che è scesa con il coltello fra i denti in campo, come avevamo chiesto tutti, e io sono ancora orgoglioso di tenere a questi colori, di gridare al mondo che sono romanista e ne vado fiero…

…però non possiamo nascondere la nostra incredibile amarezza per aver perso tutto quello che ci rimaneva di questa annata disastrosa. Il sogno della finale dell’Olimpico ci ha accompagnati fin da quando abbiamo alzato in Maggio la Coppa Italia. In testa tutti avevamo quella finale, da giocare a Roma, per prenderci una rivincita lunga 23 anni. Vedere svanire tutto così, per un rigore tirato maldestramente, è una “coltellata”, come l’ha definita il Capitano. Una coltellata che lascerà una ferita per sempre.

Le lacrime del nostro gladiatore a fine partita, nascoste dalla maglia, sono un’altra immagine triste che si aggiunge alle tante immagini tristi della nostra storia. Il nostro simbolo non è riuscito a trattenere il pianto, per una finale che lui più di tutti sognava. Lui che è nato e morirà con questa maglia nel cuore ha dimostrato che anche con una gamba sola si può lottare e si può sognare di andare avanti. Stoico e storico, un’ emblema, un esempio per tutti noi, ma anche un uomo che nel momento peggiore versa lacrime. Dino Viola una volta disse che “La Roma non ha mai pianto e mai piangerà: perché piange il debole, i forti non piangono mai“, mi dispiace ma non mi trovo d’accordo con il grande presidente. Mercoledì ogni giocatore della Roma, da Riise, migliore in campo in una posizione che non era manco la sua, a Baptista, che ha nella coscienza questa sconfitta per quel gol sciaguratamente divorato nel secondo tempo, avrebbe avuto un buon motivo per piangere.

Perchè il nostro sogno è svanito via, se l’è portato via una fredda notte di Marzo, ma il nostro amore per questa squadra non finirà mai, e non ci verrà tolto per quei maledetti 11 metri, ne per quelle maglie gialle che festeggiano proprio nel nostro tempio, per una vittoria che in realtà non meritavano. Ognuno di noi dovrà conservare in mente un solo momento di questo 11 Marzo 2009: una squadra, 22 gladiatori, che vanno sotto la Curva Sud, in lacrime, a prendere i giusti applausi, perchè li hanno meritati tutti.

Grazie ragazzi, sono e sarò per sempre ORGOGLIOSO di voi.





Forza Inter (e Palermo)

8 03 2009

Prima di commentare è giusto dire una cosa: il tocco di mano di Mexes sullo 0 a 0 era di un’evidenza sconvolgente. L’arbitro era coperto, ma il guardalinee aveva una panoramica, a questo punto o è un anti-udinese doc, oppure non sa fare il suo lavoro. Lo dico perchè è giusto ammettere gli eventuali favori arbitrali, anche se questo è l’unico in un anno e mezzo. Gli interisti stanno già a parlare di compensazione…loro hanno vinto la partita contro il Genoa segnando il gol del 2 a 0 con un giocatore che doveva già essere espulso prima. Ma è meglio così.

Meglio così perchè, come avrete capito dallo scandaloso titolo del post, questo pareggio con l’Udinese visto 24 ore dopo non è poi un risultato così negativo. La Fiorentina nel pomeriggio le ha prese inesorabilmente contro un Palermo incazzatissimo, l‘Inter ha fatto il suo dovere al Marassi, rallentando il Genoa (che ha perso pure l’imbattibilità casalinga). Nel panico totale post-partita non si son fatti per bene i conti: siamo a -1 dal quarto posto, con lo scontro diretto di Firenze da giocare.

Questo è l’unico aspetto positivo da sottolineare, per il resto, di positivo non c’è proprio niente. Il quadro, in vista della sfida di Mercoledì contro l’Arsenal, è sconvolgente. De Rossi squalificato, Perrotta infortunato, Aquilani e Pizarro più no che sì. Mi chiedo come faccia Spalletti a schierare in campo una squadra decente a centrocampo, che è stato sempre il forte del nostro gioco. Sono pessimista anche per le condizioni del Capitano. Alla fine ce la farà ad esserci, ma sarà un sacrificato, farà la solita partita piena di calci e falli per cercare qualche passaggio illuminante. La situazione infortuni di quest’anno è veramente scandalosa, e sarà il motivo principale per il quale quest’anno sarà un miracolo arrivare quarti.

Tornando alla partita di Sabato pomeriggio, l’Udinese sembrava l’Ascoli, ma Doni l’ha tramutata in Juventus, ed ha reso la loro partita una passeggiata con un intervento da finocchio, che più finocchio non si può. Aggiungendo che non ho mai visto Doni parare un rigore, mi chiedo quanto sia idiota il nostro numero 1, e quando riuscirà a fare una partita decente in casa. In trasferta si esalta, forse perchè deve farsi vedè, ma sotto la Curva Sud dispensa sempre prestazioni dal film horror.

Approposito di horror, Tagliavento, il servo…ehm, il fischietto dell’occasione, dopo essersi reso conto di aver negato un rigore all’Udinese ha tentato in 2 minuti di raddrizzare la partita, prima non segnalando un fuorigioco evidente su un azione da gol di Asamoah (che poi s’è magnato l’impossibile), poi espellendo De Rossi (capitano) per proteste. Inconcepibile, inanzitutto perchè il fallo di Brighi non c’era, poi perchè Daniele non ha mica preso a schiaffi l’arbitro, si vede benissimo che imprecato come farebbe qualsiasi capitano dopo un fischio del genere. Ed invece Danielino, da capitano, non può permettersi questo. Anzi, viene squalificato e deferito. Il signor Balotelli invece può permettersi, qualche ora dopo, di fare una ventina di falli da dietro, di offendere gli avversari e di accusarli addirittura di simulazione, per ricevere al massimo un avvertimento. Questo è il calcio italiano.

Concludendo, il pareggio non è un brutto risultato, certo, se Montella non avesse dimenticato come si segna forse adesso staremo a parlare di tre punti d’oro, ma il pensiero va subito a Mercoledì, con la sperenza che la nostra bella infortunata possa rompere l’incantesimo e ricordarsi di essere ancora la più bella del reame. Come nelle favole.

Forza Roma, oggi, domani, sempre, ovunque.





Arrivederci a Roma…

28 02 2009

Ritorno alla tastiera dopo il match di Londra, per commentare la partita dell’anno. La partita dell’anno è diventata lentamente la partita del mese, poi della settimana, poi del giorno. Adesso sto cercando di togliere dalla mente l’amarezza che mi ha lasciato la trasferta di Londra. Contro l’Arsenal ho visto una Roma in evidente difficoltà, ma non per meriti dell’avversario che mi è sembrato davvero sprecone, a volte presuntuoso, ma per i nostri soliti demiriti.

La lista è lunga, ma è sempre la stessa. La Roma di Martedì era la minuta della Roma che ha giocato a Stamford Bridge, a Ottobre, contro il Chelsea. Una squadra votata alla difesa, che quando si è trovata in possesso di palla non ha gestito per niente la palla. Le  cose sono cambiate con l’inserimento di Pizarro, ma per tutto il primo tempo il regista principale delle pochissime azioni giallorosse è stato Philippe Mexes, un difensore centrale. Con Danielino De Rossi obbligato a sbattersi a destra e a sinistra per coprire gli enormi buchi creati dal terribile Loria, con il Capitano che ogni due metri prendeva un calcio e una gomitata. Sopra la sufficienza metto solo Marco Motta, che ha dato cuore e fegato, tanto da trovarsi con i campri già al 78′ (forse è un record). Come suggerisce la redazione di Corederoma, “Motta corre perché non ha fatto la preparazione con la Roma, anzi, Motta corre perché ha fatto la preparazione” (link).

Non mi sento di commentare la prestazione di Loria, sinceramente ho pensato che Spalletti abbia fatto bene a concedere un pò di fiducia al buon Simone, ma adesso che ha ciccato preferirei non vederlo più in campo da qui a Giugno. Non è un giocatore da grandi palcoscenici, nè da palchetti di provincia. Non sa reggere la pressione di Roma, forse in una squadra di metà classifica sarebbe pure da nazionale, ma a Roma rischia veramente di bruciarsi per sempre.

Finito il commento di Arsenal – Roma, che è arrivato anche troppo tardi, vorrei parlare della situazione che si vive attualmente a Trigoria. La lista dei convocati per il match con l’Inter è arrivata poco fa, sono venti, in realtà diciotto, perchè Pizarro e Cicinho vengono a farsi solo una gita per far numero. In settimana abbiamo assistito a un graditissimo ritorno: quello di Christian Panucci, che ha finalmente deciso di chiedere scusa a Società e Allenatore. La buona notizia però, non può essere mai seguita da un’altra buona notizia,  o da un genuino silenzio pre-partita. No, cazzo, deve esserci per forza la cattiva notizia. Ormai vanno a braccetto, è una canovaccio visto e rivisto. Così poche ore dopo la good news ecco la fulminata: Totti e Perrotta infortunati. Cazzo, ormai ho il terrore a leggere la prima pagina del televideo mediaset, ogni allenamento diventa una sorta di guerra, non so come definire questa situazione…talmente forte è l’incazzatura che non riesco manco a scrivere per come si deve.

Dico solo: il Capitano è recuperato, ma si fa per dire, perchè domenica sarà al 20% e, visto che a Milano non gli vogliono bene rischierà moltissimo. Perrotta entra nella lista ormai infinita di infortuni eccellenti. Prendiamola come sfiga, ma cazzo, non può essere solo quella…qualcuno ci deve dare una spiegazione. Ormai sono rassegnato, nel senso che non sogno più il 27 Maggio, o meglio, lo vedo troppo lontano dopo la trasferta di Arsenal. Spalletti non riesce a mandare in campo una formazione decente neanche per una partita contro il Siena, come può preparare partite come Ottavi o Quarti di Champions? Partite che devono essere preparate settimane prima? La mia rassegnazione è forse esagerata, perchè la partita con l’Arsenal è ancora da giocarsi, ma non possiamo pretendere così tanto da una squadra che assomiglia sempre di più a un lazzareto, un obitorio.

L’unica cosa che mi consola è vedere 4000, 5000 romanisti che cantano, sventolano le nostre bandiere, macinano chilometri per i nostri colori. Non sapete quanto rosico a non essere andato a Londra, pur avendone l’opportunità. Roma e la Roma sono, e saranno sempre loro, gli altri 11 che vanno in campo ogni domenica si facciano un esame di coscienza, ed evitino orrori che quest anno abbiamo eccessivamente sopportato.





De Coccio

22 02 2009

Nel 1984, quando Antonello Venditti cantava per la prima volta una delle canzoni più belle e significative della storia della musica italiana, “Notte prima degli esami“, Rodrigo Taddei era ancora un bambino di quattro anni, ignaro di quanto fosse grande Roma, di quanto fossero belle quelle parole scritte dal nostro cantautore preferito per raccontare la vigilia degli esami di stato di un ragazzo romano che ama una certa Claudia alla follia, e che rimpiange di non aver preso la maturità prima. La partita con il Siena di ieri assomigliava molto a una “notte prima degli esami”. Ieri, era evidente, tutti avevamo in mente Martedì, perchè Martedì ci giochiamo tutto, ma non potevamo dimenticarci di scendere in campo contro una squadra che da qualche anno a questa parte ama toglierci punti decisivi per la lotta scudetto (gol mondiale di Danielino De Rossi a parte).

Il Siena è diventato il nostro incubo, e la Roma la nostra Claudia. Non c’erano dubbi, dovevamo soffrire, perchè è così, è sacrosanto, è scritto nel DNA di ogni romanista che se non si soffre non si gode bene, baciare la maglia dopo una vittoria sofferta è la cosa più bella che un romanista può provare, togliersela e rimetterla nell’armadio dopo una vittoria come tante non ci fa godere in pieno. Se l’amore è amore.

Così al 63′ la famigerata Claudia ha preso le sembianze di Rodrigo Taddei, un brasiliano di San Paolo, un brasiliano atipico, pochi tacchi, tanta sostanza. Taddei lo portiamo nel cuore noi romanisti, perchè nonostante non fosse poi un fenomeno è uno che ci mette il cuore in ogni partita, che macina chilometri e che lotta per e con la squadra. La sua faccia sconvolta ed esultante dopo il 2 a 1 di Madrid di un anno fa ci è rimasta impressa, e sarà difficile rimuoverla dai nostri ricordi. Di sicuro Claudia non ha scelto il più bello della comitiva per immedesimarsi, ma il destro di Rodrigo, alla Del Piero, alla Platini, alla Comecazzovuoletechesia, è di una bellezza e di un’efficacia straordinaria. Quella palla che entra nel sette ci catapulta a Londra con 3 punti pesanti come un macigno, in una serata nella quale sono andati ad aggiungersi altri 2 giocatori alla lista infortuni.

C’è l’esame più importante, e forse la nostra Claudia è pronta. Non so voi, ma il mio cuore è già partito per Londra ieri, quando Gava di Conegliano ha fischiato la fine della partita, il mio cuore è partito con la consapevolezza che questi ragazzi sono più forti della sfortuna e del caso, e che possono veramente farcela. L’Italian Job (come la sanno lunga gli inglesi) è sempre più vicino, ma questa notte è ancora nostra.





La gita in Padania

15 02 2009

Irriconoscibili, inguardabili, a tratti vergognosi. Mi rifiuto di pensare che la Roma di questo pomeriggio fosse la vera Roma. In campo c’erano tutti i giocatori che hanno disintegrato appena una settimana fa il Genoa, ed evidentemente hanno pensato di prolungare le “meritate” vacanze e di bloccarsi proprio sul più bello. In una domenica perfetta per andarsene via e prendersi il quarto posto, ringraziamo Mutu (!) per il pareggio in extremis a Marassi, e tifiamo Inter (!) questa sera. Tornando alla Roma, in campo si sono salvati, a mio parere, solo Motta e Perrotta, per il resto tutti hanno giocato male, sopratutto la difesa, che nel primo tempo aveva retto l’urto dei padroni di casa, ma che nella ripresa è crollata in maniera davvero vergognosa. Juan il peggiore di tutti, Doni sembrava stesse giocando a “un-due-tre stella“, si è fatto infinocchiare per ben due volte dall’ononimo Doni (quello italiano).

Chiudendo il processo, bisogna dare i giusti meriti all’Atalanta. Grande squadra, impostata bene da mister Del Neri, ha fatto una partita perfetta sopratutto nel secondo tempo, sopratutto in difesa. Vucinic e Totti non hanno combinato un bel niente sopratutto grazie alla tecnica del fuorigioco, applicata in maniera quasi perfezionistica dai difensori nero azzurri.

Non ho altro da dire su questa partita da dimenticare velocemente. Volevo solo ricordare che non è la prima volta che andiamo a giocare fuori casa così, mosci, senza carattere, senza grinta. A Catania ne abbiamo prese tre, a Bergamo idem, e l’atteggiamento è stato identico. Quand’è che cambieremo mentalità?

Guardiamo avanti fiduciosi, ma che non si ripetano più queste magre figure.