All you need is love

9 08 2009
Alberto saluta, a Fiumicino.

Alberto saluta, a Fiumicino.

Immagino che in questo momento Alberto Aquilani sia in volo per l’Inghilterra, piangendo da un occhio per quello che lascia a Roma, gioiendo dall’altro per quello che va a trovare nella città dei Beatles.

C’è una canzone dei cantanti di Abbey Road, la più bella a mio parere, che si intitola “All you need is love“, per gli ignoranti, “tutto ciò di cui hai bisogno è amore“, un concetto che ultimamente va a cocciare con gli stereotipi del calcio di oggi, dei vari Perez (c’è la sua mano anche nell’addio di Alberto, seppur involontariamente), Raiola e Ibrahimovic.
Eppure non mi sento di condannare Alberto, di metterlo alla pari con i signori sunominati.

Ecco perchè continuo ad immaginare che, mentre sto qui a scrivere, a tagliare e ricucire parole, Alberto Aquilani passeggiando per Liverpool avrà ancora negli occhio il Cupolone, il Colosseo e Piazza di Spagna, e mi piace anche immaginare che entrando ad Anfield Road avrà ancora l’Olimpico negli occhi, e che al posto dei “Come on, Alberto!” della Kop sentirà ancora i “Daje Albè!” della Curva Sud.

Che poi i 20 milioni inglesi ci facciano comodo, che Alberto non è poi il fenomeno che si dipinge, che è meglio venderlo agli inglesi che non ai milanesi, sinceramente non m’importa.
Aquilani non è mai stato Totti, nè De Rossi, cioè non è mai stato una bandiera insostituibile, uno di quei giocatori che adori fin da bambino, anzi è stato proprio Daniele a dare la giusta definizione dell’amico: “un campione del quale ci siamo dimenticati“. Alberto è un figlio di Roma, per questo quando ho letto del suo addio non sono andato a prendere la calcolatrice per fare i conti…due più due fa quattro, e l’amore è eterno…finchè dura.

There’s nothing you can do that can’t be done
There’s nothing you can make that can’t be mad
e”

…dicono i Beatles, i romani invece dicono: “Daje Albè, spacca tutto“, sono sicuro che Alberto, mentre indosserà per la prima volta quella maglia rossa, ma non GIALLOrossa lo dirà a se stesso: “Daje Albè, spacca tutto“.





Dzeko, era già in Italia ma nessuno lo ha visto (Guerin Sportivo)

30 06 2009
Ediz Dzeko, l'obiettivo di mercato del Milan

Ediz Dzeko, l'obiettivo di mercato del Milan

Non c’era momento peggiore per convincersi che Edin Dzeko fosse il centravanti giusto per la propria squadra: ingaggiare adesso il nazionale bosniaco è solo un rischio, perché il valore è gonfiato dai 26 gol segnati nell’ultima Bundesliga (8 la stagione precedente), dal campionato vinto con il Wolfsburg (un caso eccezionale) e dai 30 milioni sborsati in Germania dal Bayern per Mario Gomez. Senza contare che Dzeko nel Milan è obbligato a fare subito la differenza, ma rischia di scontare il fisico longilineo e pesante. E se nei primi tre mesi non segna, sono guai. Dzeko, per inciso, non ha mai giocato in Champions League e nel Wolfsburg è diventato titolare fisso solo nell’ultima stagione. Si rischiava meno a scoprirlo nel tempo. E per faro non c’era base migliore dell’Italia: il 4 ottobre 2004 a Pontedera erano molti gli osservatori italiani presenti alla partita d’esordio delle qualificazioni europee Under 19 dell’Italia. L’avversario era la Bosnia che schierava nell’undici titolare Dzeko. La squadra chiuderà il girone all’ultimo posto con zero punti, dietro il Kazakistan, con una sola rete segnata (non da Dzeko). L’osservatore più fedele di Lippi dell’Italia campione del mondo ama dire: «Quando uno è bravo non serve che ci sia io a vederlo, se mando mia moglie è lo stesso». L’occhio esperto serve quando la farfalla è nel bozzolo. L’interesse delle società però viene meno se l’obiettivo è extracomunitario e non sudamericano. Nella stagione 2006/07 Dzeko andò in doppia cifra con il Teplice nella massima serie ceca, venne segnalato in Italia, evidentemente dal procuratore giusto, fondamentalmente quando il calciatore milita in campionati o squadre minori e non ha la visibilità della Champions o della televisione. In compenso mezza Europa si fiondò sul suo compagno di reparto Fenin, comunitario in vista al Mondiale Under 20. La Germania è lo sbocco naturale della ex Cecoslovacchia e Dzeko, nell’estate che la Fiorentina si separava da Toni e non lo rimpiazzava sul mercato, finì al Wolfsburg per 2,5 milioni.L’Hoffenheim si è appena assicurato a costo zero Prince Tagoe, classe 1986 come Dzeko, titolare del Ghana, uno che rischia di essere “scoperto” come il nuovo Drogba al prossimo Mondiale. Domanda: era impossibile scoprirlo ieri solo perché giocava in Arabia Saudita? Per la statistica, 49 gol in due anni e mezzo.

Di Marco Zunino





Pillola (12 Giugno)

12 06 2009

Ronaldo saluta...

Ronaldo saluta...

Girovagando sui vari forum inglesi ho notato come i tifosi del Manchester non siano lì a strapparsi i capelli per la cessione di Ronaldo, cosa che invece in molti farebbero qui in Italia, io compreso, ammetto di esser stato molto vicino al suicidio quando si parlava di Totti al Real Madrid.

Scherzi a parte, gli inglesi dimostrano di essere un esempio anche in questo. Hanno perso il calciatore più forte e completo del mondo, ma hanno una grande squadra che ha dimostrato di saper attutire bene questi colpi (Beckham docet), ergo, è inutile usare i taglierini, è inutile spolverare il revolver di papà, se ci pensa Sir Ferguson. Scommetto che adesso darà più spazio a Macheda, e avrà successo anche in questo.

Nel frattempo ho trovato un bel video di “Addio” di una delle tante fans di Ronaldo, una specie di review dei suoi 6 anni a Manchester, guardatelo, bella anche la musica…





Fichado!

11 06 2009
L'annuncio di stamattina sul sito del Manchester

L'annuncio di stamattina sul sito del Manchester

Manchester United have received a world-record, unconditional offer of £80million for Cristiano Ronaldo from Real Madrid.

At Cristiano’s request – who has again expressed his desire to leave – and after discussion with the player’s representatives, United have agreed to give Real Madrid permission to talk to the player.

Matters are expected to be concluded by 30 June. The club will not comment until further notice.

E’ tutto vero, dopo quasi un anno di telenovele quindi Cristiano Ronaldo va in Spagna, a far compagnia a Kakà. Siamo appena all’11 Giugno e Perez ha già comprato i due giocatori più forti del mondo, non riesco a immaginare che razza di squadra riuscirà a comporre da oggi fino al 31 Agosto.

Il Manchester ha annunciato la notizia in sfondo nero, come vedete sopra, come se fosse in lutto. In effetti perde il miglior giocatore in giro sul pianeta, anche se adesso con 90 milioni di euro Sir Ferguson farà una campagna acquisti di altissimo livello (a basso prezzo).

C’è da dire che la cessione di Kakà ha aperto un circolo vizioso davvero impressionante. Adesso in teoria nessuno è incedibile (a parte il nostro Capitano ovviamente) e si aprono scenari di mercato da Playstation.





Et voilà

8 12 2008
La squadra festeggia il gol del francesino.

La squadra festeggia il gol del francesino.

Dopo la vittoria contro la Fiorentina, a Roma, s’era ormai ristabilito tutto. Il gruppo, la squadra, il modulo, il cervello, le gambe, la mentalità dei ragazzi è tornata quella di prima.  Il film era già cominciato, ed i ragazzi si son seduti, in ritardo, ma si son seduti, per gustarselo. C’era un solo posto libero in questo cinema, in questo grande spettacolo che si chiama Roma.

Quel posto era di Jeremy Menez, l’ultimo arrivato, per certi sensi il più aspettato. Poi deriso, accantonato, quasi non considerato. E’ brutto per un ragazzo di 21 anni arrivare accompagnato dagli squilli di tromba e finire dopo appena 12 presenze (appena 3 partite da titolare) sottocoperta. Diciamo pure che in questa Roma che a fatica ha ritrovato forma e carattere, che ha dovuto oltrepassare ostacoli imponenti (come il Chelsea), e più piccoli ma comunque importanti (vedi il Lecce o il Cluj) nessuno avrebbe dato spazio al “nuovo“. Ci piace sempre rifugiarci nella vecchia guardia quando dobbiamo vincere per forza. Effettivamente la partita di Sabato si doveva vincere, per avvicinarci ancora di più al quarto posto e per continuare nella striscia di risultati positivi. Ma il caso, la fortuna, ha voluto che Mirko Vucinic per un affatticamento muscolare ha dovuto dare forfait.

E’ così che sbocciano i grandi amori. Dalla casualità, quasi dalla sfortuna. Leggendo il nome di Menez prima della partita nella formazione titolare ho fatto una smorfietta, lo ammetto. Dopo averlo visto smarcare 5 avversari in un sol colpo, e tirare con quella tale sicurezza, la smorfietta si è trasformata in sorriso.

Jeremy Menez è stato di gran lunga il migliore in campo, anzi, ha illuminato d’immenso una partita che in realtà stava prendendo la piega di tutte le altre partite che la Roma ha ormai sadicamente catalogato come partite da perdere. Quelle contro le squadre piccole, le neo-promosse o le prossime a retrocedere, che si chiudono in difesa, mettendo le sorti della partita nelle mani del portiere, che spesso si trasforma in un Buffon. Sorrentino Sabato è stato l’ennesimo Buffon, dopo Storari, Amelia, Antonioli e chi più ne ha più ne metta, ho avuto veramente l’impressione che la partita con il Chievo sarebbe finita con uno 0 a 0 tondo tondo, che ci avrebbe fatto male più di una sconfitta.

Ma non ho fatto caso che, nel trambusto, nella noiosa confusione in quel di Verona, c’era un protagonista in più. Un predestinato.

La magia di Jeremy Menez, che ci regala quella che è, a mio parere, la vittoria più importante dopo quella del Derby, ha un’importanza determinante non solo per il gruppo, per la classifica, per la striscia positiva. No, finalmente l’ultimo posto, vuoto, è stato occupato.  E allora, ora come prima, posso dirlo con un sorriso in bocca che in realtà mi manca da tempo. Bienvenu Jeremy.





Non abbiate paura (Cdr.it)

31 07 2008
Ci si allena a Trigoria, aspettando l'inizio della stagione.

Ci si allena a Trigoria, aspettando l'inizio della stagione.

Attualmente non saprei cosa pubblicare sulla Roma. Dopo il Trofeo Tim, la splendida amichevole di Firenze di ieri sera, Keane al Liverpool, Muntari all’Inter, Borriello infortunato ecc. ecc. di cose da scrivere sul calcio ce ne sarebbero molte. Ma sulla Roma no, siamo fermi ai box, ha detto il mister, e la cosa non mi spaventa. Meglio andare piano, ed assestare il colpo (i colpi) nel momento giusto al giusto prezzo. Per questo faccio un pingback di questo splendido articolo della redazione di Corederoma.it, sito che consiglio a tutti di visitare. L’articolo praticamente anticipa tutto quello che volevo dire su questa situazione di stallo, leggetelo pure.

Non abbiate paura…disse Karol dopo l’insediamento sul trono di Pietro.
Vorremmo mutuarlo su noantri, e farne patrimonio comune rispetto alle grida isteriche di tifosi in crisi di nome da acquistare a prescindere dal gioco, l’utilità, il reale valore.

La Roma aveva puntato su di un giocatore e a fronte di una richiesta è stata fatta l’offerta. Probabilmente sarebbe stato il colpo della stagione perché non si trattava di rianimare un campione in ombra o scommettere su un giovane. Si trattava di prendere un campione sicuro e affidabile e metterlo al posto di un giocatore dalle grandi doti tecniche e dalla pochezza mentale, che ci ha fatto giocare in 10 per oltre tre quarti di campionato scorso.
Ma i Della Valle così come entrarono nel calcio promettendo battaglia al potere costituito, per poi telefonare agli stessi che volevano combattere e mettersi proni a chiedere aiuti salvezza, ugualmente hanno prima venduto e poi negato Mutu alla Roma. E’ una questione di correttezza, di valore e di parola. Nel calcio e negli affari probabilmente contano poco ma nell’immaginario collettivo la parola, l’onore hanno ancora grande valenza per la gente comune.
Per questo Danielino Pradè appare un po’ simbolo di questa nuova Roma, anzi Nova Roma, società sana, nella quale i quaqquaraquà non trovano asilo, i giocatori che pensano di venire a svernare e conquistare facili ingaggi scappano sotto il peso di allenamenti su allenamenti; società che prima di contattare un giocatore per ingaggiarlo chiede il permesso al club di appartenenza (Suazo, Mutu….), che programma e che non avendo soldi da buttare su chiunque passi dalle parti di Trigoria, valuta ogni passo che compie. Poi viene sorpassata, arriva l’Inter che parla con il procuratore di Suazo scavalcando Cagliari e rispetto, ammolla dollaroni ai Moggi di Romania e lega Chivu un anno prima che si cominciasse a parlare di rinnovi contrattuali, e compra chiunque raddoppiando i valori reali e drogando il mercato.
Machiavellicamente è anche vero che il fine giustifica i mezzi, e alla fin fine per tanti se Moggi avesse gestito la Roma e ci avesse consegnato un paio di scudetti sticaxxi di parola e onore, è sempre una questione di scelte.
Noi di Core de Roma, in tutta onestà, siamo fieri di questa Roma, di questa gestione, dell’asse Conti-Spalletti-Pradè dei grandi progressi di Rosella Sensi alla quale, quando dovuto, non abbiamo risparmiato feroci critiche (ai tempi del corteggiamento di Moggi-Galliani). Non li volevamo, a costo di retrocedere, e abbiamo avuto ragione (e sono retrocessi loro).
Siamo stati fiduciosi e scettici nella vicenda Soros (se arrivava magari) ma ancora sentiamo Romanisti che rimpiangono non si sa chi, un magnate che non ha mai formalizzato nessuna offerta, e un maneggione dal viso hollywoodiano che fa parlare di se (e crediamo anche con alle spalle manovre speculative) viene in Italia, apre la sciarpa della Roma, prende le difese dell’americana accusata dell’omicidio di Perugia, compra il Bologna, torna in America e non paga neanche le molliche con le quali aveva promesso di acquisire la gloriosa società felsinea: questo ci rimpiangiamo ?
La Roma è passata in tre anni da Armata Brancaleone a squadra ammirata e rispettata in tutta Europa, anche e soprattutto dai nemici storici. Non butta soldi (anche perché non ne ha), investe quanto guadagna, ha un gioco, un allenatore, un capitano, giocatori che la sposano e ci sposano (guai a chi tocca Mexes rubagalline da strapazzo Philippe è un monumento) un DS e un presidente al quale il giorno successivo ai suoi 82 anni ribadiamo tutto il nostro grande, grandissimo affetto e ringraziamento per aver dedicato la sua vita, e prima ancora quella di suo padre e instillato nella figlia il grande amore per l’AS Roma calcio cuore e orgoglio della capitale.
NON ABBIATE PAURA, arriveranno.

Redazione Cdr.it





E te pareva…

24 07 2008

IL PRESIDENTE DELLA ACF FIORENTINA, ANDREA DELLA VALLE, IN RIFERIMENTO ALL’OFFERTA DELLA ROMA, COMUNICA CHE, PER LA SOCIETÀ VIOLA, ADRIAN MUTU E’ E RESTA UN GIOCATORE DELLA FIORENTINA.

Me l’aspettavo, dopo la minaccia dei tifosi della Fiorentina di non rinnovare l’abbonamento doveva scendere in campo qualcuno di importante. Adesso tutto dipende da Mutu, se fa le bizze e decide di non voler rimanere magari negli ultimi giorni di mercato la Fiorentina dovrà venderlo, e a un prezzo ancora più agevole, o addirittura si potrò ripetere un altro caso Toni, cosa che non farà piacere alla Fiorentina. Se invece Della Valle deciderà di mettere la mano al portafogli per un sacrificio, Mutu rimarrà a Firenze. La solita situazione da thriller insomma, ma ormai da tifoso della Roma ci sono abituato. Non potevamo aspettarci di comprare un calciatore del calibro di Mutu in meno di 24 ore, quando per lo stesso Loria (con tutto il rispetto per Simone) abbiamo aspettato 2 settimane. Tutto ciò non vuol dire che penso in positivo, perchè quando scende in campo addirittura il presidente allora il quasi-fatto può diventare impossibile in pochi secondi. Paradossalmente dobbiamo sperare che Mutu rilucidi il suo caratterino e che non firmi quel dannatissimo rinnovo, costringendo quindi la Fiorentina a vendere. Insomma l’affare non è chiuso, sia in senso positivo che in senso negativo, c’è ancora tanto da aspettare sotto il sole di Roma…e di Firenze.





Premio di consolazione

17 07 2008
Hleb palleggia con la divisa del Barca, ecco il nuovo acquisto

Hleb palleggia con la divisa del Barca, ecco il nuovo acquisto

Praticamente a meno di 10 ore dall’addio di Ronaldinho, il Barcellona si “consola” con Hleb. Dire che è un colpo è dir poco, Laporta spende i 22 milioni del Milan subito, guadagnandoci una plus-valenza di 7 milioni per un giocatore più giovane e motivato di Ronaldinho. Più o meno quello che dovrebbero fare i clubs italiani di fronte alle cessioni importanti.

Hleb è un gran calciatore, il Barcellona con lui acquista velocità, versatilità e tecnica, è praticamente perfetto per le fasce, e non disdegna giocare anche a centro del campo. Ditemi voi se questo non è un affare.

Leggi il seguito di questo post »





Ronaldinho al Milan

16 07 2008
Ronaldinho, nuovo acquisto del Milan

Ronaldinho, nuovo acquisto del Milan

Di solito non gioisco per gli acquisti delle altre squadre, sopratutto se sono concorrenti della Roma per la vittoria dello Scudetto, però non posso che essere felice per il grande acquisto del Milan 2008/09. Ronaldinho è uno di quei giocatori che vorresti vedere sempre all’opera in Italia, e adesso che è finalmente arrivato sono contento, e spero che si riprende fisicamente e mentalmente, e che torni il grandissimo giocatore che era fino a qualche mese fa e che secondo me è sempre stato.

A 28 anni è troppo presto per dire che è finito, poi non ha una corporatura alla Ronaldo, che tende ad ingrassare, gli basterà ambientarsi per ritrovare la giusta forma. Complimenti a Galliani, questo è davvero un gran colpo, e a Ronnie, che mi è sempre stato simpatico, benvenuto in Italia!





Utopie romene ed idee bestiali, quanto odio l’estate romanista.

15 07 2008
Mutu a Fiumicino, di ritorno dalle vacanze.

Mutu a Fiumicino, di ritorno dalle vacanze.

«Al 99,9 per cento resterò a Firenze. Questa se­ra mi riposo e domani (oggi per chi legge, ndr) sarò in ritiro a Castelrotto. Il nuovo contratto? Non so neppure seci sia la necessità di incontrarsi. Non vedo l’ora di ricominciare a lavorare».

Sinceramente non vado d’accordo con i numeri, e quello 0,1% di possibilità che Mutu vada via da Firenze (cioè vada alla Roma) non è da considerare, anche considerando che Mutu è uno che non ha mai avuto peli sulla lingua, e non avrebbe avuto molti problemi a dire di volersene andare.

Così sfuma il primo obiettivo del calciomercato post-Amantino della Roma , se realmente lo era, anche se credo che per il 70%, continuando con le percentuali, Mutu alla Roma era un’ipotesi giornalistica. Spalletti ha detto che apprezza il gioco di Mutu, Totti anche, ma Spalletti tempo fa disse che Ibrahimovic gli piaceva un casino, e il Bimbo de oro non nascose che gli sarebbe piaciuto giocare con Zidane, Drogba e Messi. Ovviamente su un “soggetto + predicato verbale + complemento oggetto” del Capitano i giornalisti hanno costruito un revival del famoso “I have a dream” di Martin L. King. Evidentemente i poveretti erano stanchi di scrivere in continuazione che l’unico obiettivo che poteva permettersi la Roma era Iaquinta, vista l’evidenza dei fatti (Vincenzo è in ritiro con i Gobbi, e s’è pure incazzato per le voci che lo volevano in partenza).

Il bello, se c’è, è che la maggior parte dei giocatori di cui si sussurra nei giornali, puntualmente il giorno dopo smentiscano contatti con la Roma, come se da un momento all’altro arrivi una bolla papale, con tanto di scomunica per contatti con sette sataniche o associazioni eretiche. Quelli con le palle parlando in prima persona (e sono pochi, vedi Iaquinta su), quelli senza alcuna traccia di attributi dando ai procuratori il compito di sbattere in faccia alla società le soliti frasi di circonstanza, del tipo “La Roma è una grande squadra ma Tizio non si muove”, o “Roma sarebbe una destinazione gradita, ma Caio ha un contratto fino al 2036″. Sono tutti d’accordo che la Roma è una grande squadra, è fra le prime 8 in Europa (quindi nel mondo), è in corsa per tutte le competizioni più importanti, continuano la lista piena di elogi e statistiche in positivo ma poi arrivano al fatidico momento del “ma“. E allora si va dal semplice “non si muove“, al “ha un contratto fino al…“, dimenticando che ora come ora i calciatori possono rescindere e contro-rescindere come cavolo vogliono, agevolati dall’articolo-17 o da qualche altra legge FIFA, alla faccia degli schiavi moderni.

Il punto è: capisco le frasi di circostanza, i giri di parole, gli apprezzamenti, ma come mai…questa Roma piace a tutti e poi, al momento dei contatti, non vuole venir nessuno? Credo che la mia domanda abbia la risposta bella pronta, che si può tradurre in tante lingue: moneys, $$$, pecunia, picciuli. Che amarezza.