La mano davanti alla bocca

15 03 2009

Ogni volta che entra in campo, nelle tante chiacchierate con i tanti amici che ha nel suo fantastico mondo, fatto di centinaia di donne, di corna agli arbitri, di scherzi e buffonate, c’è sempre la mano destra a coprire la sua bocca. Come se ogni sillaba che scandisca fosse segreto di stato, peggio, vangelo.

In principio era il verbo, e alla fine fu la mano di Antonio Cassano, che nasconde segreti che noi umani non possiamo neanche immaginare. Anche con la sua Roma ha qualcosa da dire, prima a Baptista (si conoscono dai tempi di Madrid) e poi a Spalletti. Sì, proprio Spalletti, colui che ha messo fine alla sua luna di miele romana, che lo ha mandato in Spagna da Capello a ingrassare e ad allungare la sua improbabile lista di donne conquistate.

Adesso Antonio è approdato su lidi molto più tranquilli, forse Genova sarà meno bella di Madrid, ma lui sta bene, e viene accontentato in tutte le sue richieste. E’ al centro dell’attenzione, è l’unica prima donna, non c’è più Totti, non ci sono più i Galacticos. C’è solo lui. E’ coccolato, arruffianato e sempre giustificato dal suo allenatore e dalla società. Antonio Cassano vive nel suo paese delle Meraviglie, e probabilmente non se ne andrà, fino a quando il Moratti di turno non verrà a prenderselo con libretto d’assegni in mano e tante promesse in bocca.

Comunque sia il talento c’è, è evidente. E’ il miglior calciatore italiano (paradossalmente non è nel giro nazionale) e adesso che ha al suo fianco un cecchino come Pazzini è diventato pericoloso come il miglior 007. Eppure c’è un sassolino che Antonio non riesce mai a togliersi dalle sue scarpe nere. Quella Roma, la sua Roma (che poi è nostra, solo nostra), non riesce proprio a batterla.

Oggi la Roma era ancora più incerottata di Mercoledì, in condizioni fisiche e psicologiche (soprattutto) precarie, è riuscita a tener testa a una gran bella Sampdoria, che è vittima di una classifica bugiarda. La visita dei 5000 a Trigoria nel Sabato forse ha fatto bene ai nostri ragazzi, che hanno avuto la fiducia e il giusto entusiasmo per scendere in campo a Genova, uno dei campi più difficili d’Italia.

La partita si era subito incanalata per bene con il gol di Baptista (avrei pagato per vedere la stessa palla entrare nella porta sotto la Curva Nord, all’Olimpico, in quel giorno del quale non voglio più far menzione), la Sampdoria però ha preso campo, ha alzato di molto il baricentro del gioco, ed alla fine, ha pareggiato grazie ad una magia di Cassano, ed è andata in vantaggio grazie alla solita infinocchiata di Doni, che non è riuscito a parare una caramella di Paladino, trasformandola in assist per lo spietato Pazzini. A fine primo tempo sembra che la mano di Cassano stia finalmente avendo i suoi effetti.

Nel secondo tempo la storia è tutta un’altra. La Roma scende in campo con il cuore, determinata a portarsi minimo un punto a casa. In realtà potevamo portarne anche 3 di punti, ed evitare di tifare Inter questa sera, però la strafottenza e la sterilità del trio di attaccanti schierato in campo non può permetterci altro che un pareggio su rigore (nettissimo). Aggiungiamo pure che abbiamo giocato buona parte della partita in 9, per due ingenuità compiute dal buon Marco Motta (e, diciamolo, pure per la cocciutaggine del nostro mister nel tenerlo in campo nonostante il nervosismo), e per l’assenza totale di un certo Mirko Vucinic (A.A.A.), allora il pareggio diventa una vittoria, e ce ne andiamo a Roma, aspettando la Juventus, un pò più sollevati, ma comunque concentrati sul nostro obiettivo.

Nella peggiore delle ipotesi questa sera la Fiorentina batterà l’Inter, staccandoci di 3 punti. Nella migliore l’Inter continuerà la sua striscia positiva, battendo anche i viola, e lasciandoci con Mutu&Co. a pari punti nel quinto posto. In tutto questo però vediamo qualcosa di positivo, perchè questa Roma sfortunata e infortunata c’è, resiste, con il coltello fra i denti .

Perciò salutiamo la Samp e Genova con la mano davanti alla bocca: “Yes, we can. Se po fà“.





Salutiamo l’asterisco!

15 01 2009

Due gol, due magie, un’altra doppietta, 3 punti che valgono oro, che ci avvicinano al nostro obiettivo. 3 punti che si devono in gran parte alle magie di Julio Baptista. Proprio lui, forse il più aspettato nell’estate romanista, l’uomo che doveva darci quel qualcosa in più a livello di fisicità, che invece per diversi mesi (Bordeaux e Derby a parte) è stato uno dei tanti punti interrogativi di questa stagione sfortunata, che dopo i suoi due gol di ieri sembra illuminarsi. Adesso che anche lui si è svegliato (o risvegliato) si fa chiarezza sul sempre più vituperato calciomercato giallorosso. Riise continua a far progressi (ha imparato la diagonale, cosa che non ha ancora fatto in quasi due anni Cicinho), Menez è un fenomeno da gestire, e Julio finalmente ci ha deliziati con il meglio del suo repertorio. Prima il calcio di punizione perfetto che ci porta in vantaggio, poi la serpentina devastante, ed il destro chirurgico che chiude la partita. Di mezzo una partita perfetta, giocata con tanto sacrificio, portandosi dietro tutta la difesa della Samp, mettendo in difficoltà terzini e mediani, procurandosi punizioni importanti. La cosa più importante sono i tre punti. L’asterisco (come da titolo) che ci tormenta da quel 29 Ottobre 2008 finalmente si cancella, rimangono i 27 punti in classifica. Pochi per le potenzialità della squadra, ma buoni per la nostra meta finale.

I 3 punti arrivano in una serata d’emergenza, con Baptista unica punta di ruolo (neanche tanto), con Mexes e Vucinic squalificati, Menez non al meglio e la varia lista di infortunati, che ormai da mesi ho imparato a memoria come l’Ave Maria. La Sampdoria ci ha aiutato, e bisogna dirlo, nel vincere questa partita. La Samp di Mazzarri non è neanche lontana parente della buona squadra che l’anno scorso a Marassi ci mise sotto assedio (per poi prenderne 3), una squadra grintosa per carità, ma troppo Cassano-dipendente. Ogni palla passa dai suoi piedi, è lui la lanterna del gioco. Antonio mi è parso una stella che predica nel deserto, adesso che sarà affiancato da Pazzini forse avrà un “fedele” in più, ma non è con gli innesti invernali che si cambia rotta.

Ah già, Cassano. Avevo quasi dimenticato che era la sua notte. La Sud gli ha giustamente dedicato fischi e cori per tutta la partita (senza sosta), lui ha provato a far qualcosa per zittire la curva, ma alla fine se n’è andato negli spogliatoi a piagnucolare…come l‘eterno bambino che è. Un bambino che abbiamo perdonato milioni di volte per le sue stronzate, che abbiamo sempre, e dico SEMPRE, sostenuto anche nei momenti difficili, che abbiamo sempre voluto bene, ma che alla fine, ha trovato un amico nuovo, con il giocattolino più bello e se n’è andato, senza dire grazie, senza mostrar un minimo di riconoscenza.

E allora, Antonio, questa doppietta di Baptista e questa vittoria sono dedicate sopratutto a te, che dopo 2 anni hai finalmente avuto la faccia di tornare a Roma, e che dopo 90 minuti di dominio giallorosso adesso torni a Genova, con la coda fra le gambe. Guarda che ti sei perso Antò. Anzi, come dice un coro: alza gli occhi al cielo, guarda sta città, è tutta giallorossa e te ne devi annà.

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Et voilà

8 12 2008
La squadra festeggia il gol del francesino.

La squadra festeggia il gol del francesino.

Dopo la vittoria contro la Fiorentina, a Roma, s’era ormai ristabilito tutto. Il gruppo, la squadra, il modulo, il cervello, le gambe, la mentalità dei ragazzi è tornata quella di prima.  Il film era già cominciato, ed i ragazzi si son seduti, in ritardo, ma si son seduti, per gustarselo. C’era un solo posto libero in questo cinema, in questo grande spettacolo che si chiama Roma.

Quel posto era di Jeremy Menez, l’ultimo arrivato, per certi sensi il più aspettato. Poi deriso, accantonato, quasi non considerato. E’ brutto per un ragazzo di 21 anni arrivare accompagnato dagli squilli di tromba e finire dopo appena 12 presenze (appena 3 partite da titolare) sottocoperta. Diciamo pure che in questa Roma che a fatica ha ritrovato forma e carattere, che ha dovuto oltrepassare ostacoli imponenti (come il Chelsea), e più piccoli ma comunque importanti (vedi il Lecce o il Cluj) nessuno avrebbe dato spazio al “nuovo“. Ci piace sempre rifugiarci nella vecchia guardia quando dobbiamo vincere per forza. Effettivamente la partita di Sabato si doveva vincere, per avvicinarci ancora di più al quarto posto e per continuare nella striscia di risultati positivi. Ma il caso, la fortuna, ha voluto che Mirko Vucinic per un affatticamento muscolare ha dovuto dare forfait.

E’ così che sbocciano i grandi amori. Dalla casualità, quasi dalla sfortuna. Leggendo il nome di Menez prima della partita nella formazione titolare ho fatto una smorfietta, lo ammetto. Dopo averlo visto smarcare 5 avversari in un sol colpo, e tirare con quella tale sicurezza, la smorfietta si è trasformata in sorriso.

Jeremy Menez è stato di gran lunga il migliore in campo, anzi, ha illuminato d’immenso una partita che in realtà stava prendendo la piega di tutte le altre partite che la Roma ha ormai sadicamente catalogato come partite da perdere. Quelle contro le squadre piccole, le neo-promosse o le prossime a retrocedere, che si chiudono in difesa, mettendo le sorti della partita nelle mani del portiere, che spesso si trasforma in un Buffon. Sorrentino Sabato è stato l’ennesimo Buffon, dopo Storari, Amelia, Antonioli e chi più ne ha più ne metta, ho avuto veramente l’impressione che la partita con il Chievo sarebbe finita con uno 0 a 0 tondo tondo, che ci avrebbe fatto male più di una sconfitta.

Ma non ho fatto caso che, nel trambusto, nella noiosa confusione in quel di Verona, c’era un protagonista in più. Un predestinato.

La magia di Jeremy Menez, che ci regala quella che è, a mio parere, la vittoria più importante dopo quella del Derby, ha un’importanza determinante non solo per il gruppo, per la classifica, per la striscia positiva. No, finalmente l’ultimo posto, vuoto, è stato occupato.  E allora, ora come prima, posso dirlo con un sorriso in bocca che in realtà mi manca da tempo. Bienvenu Jeremy.





Piove sul bagnato

30 10 2008

I giocatori tornano negli spogliatoi.

Della partita di ieri sera c’è poco da dire. L’unico episodio interessante è stato l’abbraccio tra Cassano e Totti, in realtà m’è sembrato più Antonio che s’è appeso alle spalle di Totti, il Capitano non se l’aspettava ed evidentemente ha capito che in quel gesto c’era più ipocrisia che affetto, perchè io non dimentico quella fuga da coniglio, e le parole di Cassano rivolte ad Aquilani quest’estate nel ritiro di Euro08 (“Albè…Juve, Real, Inter, vai dove ti danno più soldi“).

Per il resto la partita era da sospendere perchè sarebbe diventata più una lotta nel fango, con conseguenti infortuni e gesti di nervosismo. Splendido il gesto dei giocatori della Samp che sono andati a salutare e a ringraziare i loro tifosi.

Invece i nostri potevano permettersi di spostare i loro culetti pagati milioni di euro sotto la curva per ringraziare tutte quelle persone che di Mercoledì, con una pioggia così, sono venute comunque a sostenere un branco di incapaci piagnucoloni, che hanno dimenticato come si fa a giocare a calcio. Giustissimi per me i fischi ed i vari cori. La ferita non si è ricucita, e adesso a Torino non ci saranno tifosi della Roma. Quindi i signori sono pregati di fare bella figura, e di non lamentarsi per il ritiro, come invece sembra che stiano facendo (fonte).

Così ieri ho passato un mercoledì tranquillo, dando un’occhiata un pò qui, un pò lì, per i vari campi. In breve ho notato tante cose che mi fanno piacere. Innanzitutto che l’Inter, con Mourinho, sta andando peggio di quando c’era Mancini (l’anno scorso se non sbaglio alla nona giornata era a punteggio quasi pieno, 8 vittorie e un pareggio). Come volevasi dimostrare, la grande innovazione di Mourinho consiste nel buttare 11 giocatori dietro la linea della palla e dare il compito ad Ibrahimovic di fare fuori mezza difesa in contropiede.

Ho notato anche che c’era un rigore grosso quanto una casa per la Fiorentina (fonte), ed indovinate chi arbitrava la partita? Rosetti, si quello là, quello che arbitrava quella partita là, eh vabbè, casi della vita.

Ho anche notato che il primo gol del Genoa era in fuorigioco (fonte), oh che casualità. E’ la terza partita che viene regalata molto generosamente dagli arbitri al Genoa (oltre a quella contro la Roma ed il Napoli).

Comunque sia, aspettiamo Sabato, nella speranza che la squadra ci metta un poco d’onore, contro una Juventus un pò rimaneggiata, ma che è sempre la Juve. Se i ragazzi avranno intenzione di andare a Torino per prenderne almeno 3 allora che si ritirino ancora prima che cominci la partita.

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Spagna – Italia (4-2) – Adios Europa – I commenti

23 06 2008

L’amarezza dopo serate come quelle di ieri rimane, ed è incancellabile. Come quella sciagurata notte a Rotterdam di 8 anni fa, o il pomeriggio di Saint-Denis di 10 anni fa, con quel golden-goal di Trezeguet e il rigore di Di Biagio. Sono ricordi negativi, che noi amanti del calcio, della nostra nazionale, ci portiamo appresso per una vita intera. Eppure ieri sera, dopo il rigore di Fabregas, nel mio cervello da ultras romanista per la prima volta dopo una grossa sconfitta non c’era un colpevole, quel dannatissimo capro espiatorio che fa di noi italiani i soliti “rosiconi”. Solo rassegnazione, per un Europeo partito male, chiuso troppo presto e in maniera troppo cattiva, ma diciamocelo, meritata.

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Spagna – Italia (4-2), Adios Europa, si va a casa a testa alta. – TUTTE LE FOTO DI SPAGNA – ITALIA

23 06 2008

A domani con i commenti.

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Francia – Italia (0-2), I commenti.

18 06 2008

Le urla al gol di De Rossi, di ieri sera, hanno superato il record acustico già impresso dalle mie corde vocali 2 anni fa quando segnò Grosso, contro i tedeschi. Dentro quella punizione, deviata beffardamente da Titì Henry, c’era tutto il cuore, la rabbia, la decisione, la classe di un ragazzo Romano e Romanista che è cresciuto all’ombra di Francesco Totti, soffrendo, sudando, conquistando prima Roma e poi l’Italia, e che adesso ha preso il suo numero di maglia in nazionale e lo porta con onore e con merito. E fanculo ai criticoni milanesi e torinesi che volevano i loro Pirlo e Del Piero con il 10 storico sulle spalle. Inchinatevi adesso, criticoni.

Quel gol da la vittoria all’Italia, da la vittoria a Roma, a Spalletti (quanto hai goduto Lucià?), a Donadoni e a tutti gli Italiani, che finalmente hanno riconosciuto e si sono inchinati di fronte alla realtà: non c’erano Cassano ieri, nè Del Piero, a portare l’Italia ai quarti, a superare il “Group of Death”, ma due che in nazionale ci sono sempre stati, e che senza rumore, continueranno ad esserci: Pirlo e sopratutto De Rossi. Peccato per quel giallo, Andrea, perchè forse potevi prenderti una rivincita, potevi vendicare il tuo Milan, colpito in Febbraio da Cesc Fabregas. Peccato davvero, Domenica i 2/3 del centrocampo italiano probabilmente saranno romanisti, e va bene così.

Che grande Italia, è vero, di fronte alle difficoltà, di fronte ai grandi avversari, ai cugini di sempre, ci rialziamo alla maniera nostra. In Spagna ‘El Pais‘ scrive “Italia, siempre Italia“, Italia sempre l’Italia. E’vero, siamo fatti così, soffriamo all’iniziamo e poi alla fine ci rialziamo in maniera anche teatrale, ma è ok così, la sofferenza è consuetudine in Italia. Toni ci ha fatto soffrire tanto, è stanco, si vede, non riesce a giocare e sopratutto a segnare come vuole e come sa fare. Sullo 0-0 sbaglia un’occasione che era più facile di un rigore, poi addirittura va vicino al gol da cineteca, di tacco al volo, sarebbe entrato nella storia, niente. Prende pure la traversa Luca, a partita quasi finita, è pure sfortunato il ragazzo, ma speriamo che non sbagli Domenica con gli spagnoli.

La partita di ieri sera è entrata di diritto nella mia “hit parade” dei match da ricordare, insieme alle immancabili Italia – Germania, Italia – Francia e Scozia – Italia. Forse mai l’Italia è stata superiore alla Francia sul campo, a livello tattico, fisico, agonistico, mentale, tecnico…a tutti i livelli. La Francia è solo l’ombra della nazionale campione del mondo e d’Europa di Zidane, ma non solo per la mancanza “der capoccione”. Non c’è più gruppo, non c’è più squadra, ci si aggrappa al leader, al salvatore che metta tutto a posto, ci si aggrappa a Ribery, sfortunato, uscito dopo 10 minuti per una brutta caduta (forse 6 mesi di stop dice la Gazzetta, che brutto colpo), ci si aggrappa a Thierry Henry, all’Henry di Londra, quello dei 236 goals con la maglia dell’Arsenal, quello degli 82 assists, numeri incredibili. Ma l’Henry di ieri era quello di Barcellona, quello rilegato a giocare sulla fascia, quello che ormai è solo un’ombra sbiadita. Ci si aggrappa a Benzema, troppo giovane, miglior calciatore nella Ligue 1, tanti gol, si, ma con quali difese? Dove trovi in Francia difensori come Panucci? Ci si aggrappa a Domenech, che non si smentisce mai, lascia fuori tutti gli “italiani” possibili. Mexes e Trezeguet ieri dopo il fallaccio del rigore di Abidal (ma non era un terzino?) e i 3 tiri in porta totali della Francia avranno ridacchiato. E’ finito un ciclo in Francia, basta Domenech, è ora di Deschamps forse, e noi ti aspettiamo allora Didier. Un altro che abbiamo cresciuto noi Italiani, e che ci ritroveremo contro, forse.

Un pensiero va anche agli spagnoli, prossimi avversari. Spaventoso David Villa, capocannoniere, e fa sempre paura Fernando Torres. Ancora loro, gli spagnoli, quest’anno quanti incontri cruciali in Champions. Milan – Arsenal l’ha decisa uno spagnolo, Fabregas. Inter – Liverpool un altro iberico, Torres. Però nessuno dimentichi Real Madrid – Roma, anzi Donadoni prendi da esempio quella partita, quella volta gli Spagnoli sono stati affondati, e forse qualche giocatore del Real entrando in campo Domenica sera e guardando in faccia gli azzurri troverà alcune faccie già viste: De Rossi, Aquilani, Perrotta, Panucci. Che sia di buon auspicio anche questo.





Francia – Italia (0-2), AU REVOIR. – TUTTE LE FOTO E I VIDEO DI FRANCIA – ITALIA!

18 06 2008

Domani inserirò il mio commento…

I video dei gol (cercherò presto highlights in Italiano).
Cronaca della partita.

FRANCIA-ITALIA 0-2 (primo tempo 0-1)
MARCATORI: Pirlo su rigore al 25′ p.t.; De Rossi al 17′ s.t.
FRANCIA (4-4-2): Coupet; Clerc, Gallas, Abidal, Evra; Govou (Anelka dal 21′ st), Toulalan, Makelele, Ribery (Nasri dal 10′ p.t.; Boumsong dal 26′ p.t.); Benzema, Henry. (Mandanda, Frey, Malouda, Vieira, Thuram, Squillaci, Sagnol, Diarra, Gomis). C.t. Domenech.
ITALIA (4-3-2-1): Buffon; Zambrotta, Panucci, Chiellini, Grosso; Gattuso (Aquilani dal 37′ s.t.), De Rossi, Pirlo (Ambrosini dal 10′ st); Cassano, Perrotta (Camoranesi dal 19′ s.t.); Toni. (Amelia, De Sanctis, Gamberini, Barzagli, Materazzi, Quagliarella, Del Piero, Di Natale, Borriello). C.t. Donadoni
ARBITRO: Michel (Slovacchia).
NOTE: spettatori 30.585. Serata piovosa e fredda, terreno scivoloso. Ammoniti Evra, Pirlo, Chiellini, Govou, Gattuso, Boumsong, Henry per gioco scorretto; al 24′ espulso Abidal. Angoli 3-4; recuperi 3′ p.t., 3′ s.t.




Ricordatevi queste parole.

16 06 2008

Parole, parole, parole; da ricordare però, ed allora la saga delle stronzate comincia (o continua?) da qui, prima per le Eurominchiate:

Poi le cavolate da mercato:





Italia – Romania (1-1), Eliminazione vicina

15 06 2008

Questa volta c’è poco da rimproverare a Donadoni, anche se lui stesso deve ammettere che comunque vada Martedì 17 lui ha fallito. Ha fallito perchè la formazione messa in campo con la Romania era la migliore e non aveva niente a che fare con il lavoro che ha fatto lui per 2 anni.

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