Puppets show

20 10 2009

milanroma

Parlare di rimpianti credo sia controproducente, perché se si potessero mangiare, noi romanisti saremmo obesi. Si deve per forza premettere che l’unica squadra che ha giocato a San Siro contro il Milan come la Roma nel primo tempo, è stata l’Inter. In effetti il risultato del primo tempo doveva, con merito, essere più rotondo, e gran parte della colpa è nostra se non abbiamo mandato a casa Leonardo con un tempo d’anticipo e tre gol di scarto.

Però sono stanco di sentirmi dire che siamo spreconi e rosiconi. Sia perché il rigore su Menez, che in qualsiasi altro mondo avrebbero dato, ma nel mondo fatato di Roberto Rosetti NO, seguiva di qualche minuto il gol, e quindi non abbiamo neanche avuto il tempo di divorarne altri 3, sia perché mi sono rotto di andare a Milano, giocare da Manchester o da Barcellona, prendere 6 ammonisti, sprecare energie (fisiche e mentali) e tornare solo con un bel sacco pieno di complimenti per quello che si è fatto, ma che si poteva migliorare. A questo punto mandiamo la Primavera, almeno si fa un po’ d’esperienza e ci si riposa di più.

Ieri sera, quando Rosetti ha fischiato il rigore al Milan (per me, comunque, c’era) ero sicuro che avrebbero vinto. Ogni volta che si va a giocare a San Siro mi sembra di tornare indietro di qualche anno, quando andavo a guardare lo spettacolo dei “pupi”, i burattini. Li vedi muoversi in maniera strana, e per quanto ti sforzi di immaginarli vivi di vita propria sai che ci sono dei fili sottili che li tengono in piedi.

Non è tanto l’episodio in sé che si deve contestare, ma l’atteggiamento. Il burattino risponde ai comandi anche senza i fili è ormai così tanto abituato a fare il suo lavoro che, anche quando il padrone non lo muove, lui agisce. Continuiamo a dire che la colpa è della Roma. Di Menez che non doveva tirare ma lasciarsi cadere (quindi doveva simulare, certo, si predica fair-play, poi si suggerisce di ignorarlo), di Vucinic che doveva passare piuttosto che tirare (perché quello era un tiro?), o di Daniele che ha sbagliato un gol fatto sotto la Nord, e forse avranno ragione.

A noi non resta altro che lo spettacolo dei burattini negli occhi. La consapevolezza che senza quei fili sottili sottili a quest’ora avremmo uno scudetto in più, oggi potremmo giocare in Champions, e saremmo a 1 punto dalla Juve. Ma che non si veda più una squadra capace di far resuscitarne un’altra che non esiste più da 2 anni a questa parte. Questo deve essere chiaro.





Pagelle Roma – Napoli

6 10 2009

Italy Soccer Serie A

Le pagelle di stupende di Paolo Franci…le ho trovate su www.romanews.eu.
10 a Rosella Sensi
Forse convinta di essere nel giardino del Getsemani tra ulivi secolari, glicini e sambuco, si lancia in una sorta di profezia contro i presunti nemici del Capitano: “Lascio a voi, o blasfemi, il compito di  parlare e giudicarlo! Quando l’arbitro fischierà tre volte al calar del sole e le acque degli idromassaggi negli spogliatoi si ritireranno, voi conoscerete il giusto castigo!”. Si produce poi in uno scivolone sintattico-lessicale che neanche il buon vecchio Gigi Garzya (“sono completamente d’accordo a metà col mister”, ricordate?)  “Quando ne parlo bene spero di non fargli un danno”. Ci adeguiamo per senso cavalleresco e galanteria e la seguiamo laddove vuole arrivare, magari in libreria a comprare uno Zingarelli nuovo nuovo.
10 a Francesco Totti
Ribaldo rapinatore capace di assumere mille forme, furoreggia laddove la cassaforte pare ben protetta dall’orda di guardiani messa su da Donadoni. Il tocco di coscia che la spedisce oltre la messa in piega di De Sanctis è roba da Rugantino ma anche da Esculapio, il protettore del posteriore. Annoiato dal livello scarso delle sorelle Bandiera – Contini, Cannavaro e Rinaudo – decide che per giocare alla pari deve toccarla solo di tacco e anche così intesse finissimi tappeti persiani. Poi si stufa dei ricami e il cupo clic-clac del fucile a pompa atterrisce le azzurre retrovie: bum, gol del due a uno e una dannatissima paura per la bua al ginocchio. Poca roba, per fortuna.
10 ad Aurelio De Laurentiis
Ce ne fossero. Si presenta in sala stampa con un paio di occhiali da tronista, montatura bianca e lente sfumata e parla all’orda di scribacchini per almeno 40 minuti, regalando perle di autentica e rara bellezza. Ripete circa 300 volte che c’è il pericolo di un “Twist” e noi lì a guardarci attorno a caccia di Ernest Evans, meglio noto come Chubby Checker e inventore del famosissimo ballo. Ho visto, giuro, anche qualcuno che ha approcciato a giovani colleghe chiedendo loro due passi di danza. Nel frattempo, il Nostro parlava, parlava, parlava, al punto che qualcuno fa: “Aho’ ma che s’è ingoiato l’autoreverse?”. Quando spara che ha prodotto 500 film e, forse “ne ho sbagliati 5 o 6” la Ola dovrebbe partire spontanea ma si sa, noi giornalisti siamo gente pigra. Poi spiega di non volere “cazzoni” in società, che per fare un certo lavoro “ci voglioni i coglioni” e via con una surfata incontenibile tra i set di Los Angeles e il Napoli calcio. A un certo punto si sente uno strano sibilo: è il dardo anestetico che infilza Aurelione: “E’ l’unico modo per farlo stare zitto”, confessa contrito un anonimo fiancheggiatore del Nostro. Io non l’ho sentito, dormivo.
9 a Mirko Vucinic
Volteggia leggero allorquando decide di ballare un leggero e romantico minuetto con Paolo Cannavaro, tenero come un frollino del Mulino Bianco che si tuffa in una tazza di latte caldo. Nel testa a testa che gli costa il giallo, il napoletano gli fa. “Lo sai che sei un gran pezzo di Berta?”. E lui: “Berta chi? quella gran gioia di tua sorella?”. E via così tra complimenti e carezze, fino all’accelerata sulla sinistra che porta al gol, quando pare ermellino famelico  in mezzo a grassi tacchini. Affondare i dentini aguzzi sui grassi cosciotti dei pennuti gli piace da matti e non smette più fino all’ultimo respiro.
8 a David Pizarro
Invece di cinguettare acida contro i presunti nemici del capitano, rinnovi il contratto al Ratatouille cileno, la Dottoressa. “Non tutti possono essere dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in ognuno di noi” recita il film sul topo francese che sa cucinare. Qui invece, c’è un sorcetto cileno imprendibile e lesto, che sa essere ingegnere, geometra, capomastro, operaio. Addirittura, ieri, l’abbiamo visto picchiare qua e là, pur con modesti risultati (hai presente un calcio preso da un topino?), mentre De Rossi se la ridacchiava sornione: “Hai capito er sorcio!..”.
5 a  Bogdan Lobont
Entra in luogo di Julione Sergione, ferito in battaglia e furente per il muscolo traditore. Portiere esperto, Bogdan, pensi. Eppoi a Trigoria l’hanno ripittato col Ferox, quella diavoleria antiruggine che ti rende lucido e bello come Nina Moric appena uscita dal chirurgo plastico. Sì, certo, ma quando Lavezzi gli tira un coniglio bagnato lui pare una statua del Bernini, di quelle che nel film “Angeli e Demoni” indicano la via verso il mistero degli Illuminati. In realtà e per sua fortuna più che Illuminati gli angeli azzurri paiono Folgorati. E così pian, piano si ammanta di sicurezza, pur non dovendo fare una parata vera che sia una. Il voto è di benvenuto.
4 a Roberto Donadoni
Se facessero il campionato mondiale della tristezza, lui non sarebbe ammesso. Perché? Facile, perché è troppo triste. E così, tristemente, se e torna a casa dopo avr trasformato, se non l’oro, almeno l’argento in piombo. Un fatto accaduto nel secondo tempo e giù riportato nelle mie modeste cronache, ha agghiacciato più di ogni cosa: Totti è fuori a farsi medicare. Il Napoli deve rimontare un gol e batte una punizione dalla tre quarti. Davanti c’è il solo Vucinic a tenere sveglia la difesa napoletana che risponde con quattro-uomini-quattro: Contini, Rinaudo, Cannavaro e, per non farsi mancare nulla, Datolo. Tutto il resto, come dice il Califfo, è noia.
Paolo Franci
Quotidiano Nazionale




Si bella tu…

4 10 2009

Copertina

Lo chiamano il derby del sole, ma di sole in verità quest’anno ne abbiamo visto poco. A parte la partita con la Fiorentina (giocata tra l’altro di sera) venivamo da due pareggi consecutivi. Uno accettabile, l’altro vergognoso. Di mezzo c’è stata la partita con il CSKA Sofia, che non conto. Speravo infatti che i giocatori non fossero appagati dopo la partita di Giovedì, giocata con avversari di basso livello, a ritmi bassi (per evitare infortuni, che sono ugualmente arrivati). Ebbene la partita con il Napoli ha confermato le buone notizie riguardo al carattere dei ragazzi, che hanno lottato fino alla fine, ed hanno ottenuto 3 punti che ci faranno veramente comodo in vista di questa piccola pausa.

Dicevo che lo chiamano derby del sole, ad illuminarlo c’ha pensato però il Capitano. Un’altra prestazione incredibile, ormai è indescrivibile. Segna due gol, rimontando il vantaggio iniziale del Napoli, crea e cuce il gioco della Roma con i soliti occhi dietro la testa, il piede destro e la mente di sempre. Poesia pura. E’ovvio che poi la sua bravura è pari alla sua sfortuna, e proprio nel momento più bello della partita si infortuna. Sembra nulla di grave, e speriamo perché adesso che ha raggiunto l’indimenticabile Batistuta punta all’ex-laziale Signori. E’arrivato a 33 anni domenica scorsa, ma anche giocando con un piede rimane non solo determinante, ma essenziale. Evidentemente quegli stronzi che gli hanno rilanciato la maglia non tengono conto neanche dei numeri, ma bastava guardarlo correre e lottare con la fasciatura e la paura di un infortunio ancora più grave per chiedere scusa all’ultima grande bandiera del calcio italiano. Se si potesse inventare una parola che possa rendere più di “grazie” bisognerebbe dedicarla a lui.

Al di là del Capitano ho visto una squadra finalmente compatta e battagliera, che non ha mollato di un centimetro. Perrotta continua ad essere pericoloso quanto un Gilardino o un Trezeguet (sicuramente più di Huntelaar…), Vucinic ha capito cosa voglia dire lottare sulla palla, perfino Cassetti ha fatto la sua porca figura. Peccato per i due infortuni iniziali. Come sempre il bicchiere bisogna vederlo mezzo pieno, ma mai totalmente pieno. Lobont ha dimostrato nell’unico vero tiro in porta della partita del Napoli (si, quella squadra con la maglia azzurra…) di non essere da Roma. La caramella di Lavezzi ha messo paura a tutti, poi c’ha pensato il Capitano, ma questi sono, d’altronde, i regali di Rosella. Speriamo che Zamblera non arrivi in prima squadra.

Bisogna dire che il lavoro di Mister Ranieri, il lavoro soprattutto psicologico, sta avendo i suoi risultati. Anche se per farlo, il mister ha dovuto sconfessare il mercato di questi due anni, visto che non fanno parte della squadra titolare Menez, Baptista, Lobont e Guberti, ma i soli Motta e Burdisso (che dio lo benedica). Adesso però bisogna pensare a pedalare, ancora. Al ritorno dalla sosta ci aspetta una delle trasferte più difficili, ma anche una delle nostre preferite. Si va a Milano contro un Milan irriconoscibile. L’ultima volta che si giocò contro il Milan di sera c’erano Ancelotti e Kakà. Ma a illuminare San Siro c’era Francesco Totti. Chissà che non ci pensi lui a mettere la pummadora ‘n coppa.





I “massaggi” di Basilea… e i cornetti con la nutella (Romatiamo.net)

19 09 2009

Pubblichiamo una favola… Si “racconta” che nelle stanza dell’albergo di Basilea dove la Roma si “preparava” ad affrontare la gara contro la squadra svizzera, diversi calciatori, la notte prima del match invece di riposare, continuavano a farsi massaggiare dai vari fisioterapisti a disposizione dello Staff Tecnico…

Si “racconta” anche che qualsiasi “ordine” medico nei confronti dei calciatori venga puntualmente disatteso e, pochi giorni fa, un’accesa discussione ha animato il bar di Trigoria. Un giocatore voleva a tutti i costi, prima dell’allenamento, fare una colazione “leggera” a base di due cornetti con la nutella. Il medico, dopo averlo convinto (a fatica) a desistere dalla dolce tentazione, ha ordinato di togliere dal Bar quella delizia al cioccolato… Alla notizia i giocatori della Roma pare si siano lamentati con “chi di dovere”…

La mattina dopo i cornetti erano di nuovo al loro posto…

Il morale della “favola”? Che non esiste più la morale…

Credit





Carlitos Way

19 09 2009

basilearoma

Da scrivere c’è poco. Da fare copia e incolla molto, e visto che già domani si gioca contro la Fiorentina, il mio commento della partita contro il Basilea sarà sintetico, anzi no, stitico.

A tal proposito perchè non cominciare dalle prestazioni di Taddei e Baptista? Il primo continua ad avere più senso da raccattapalle che da calciatore, il secondo invece non è pervenuto, e quando riesce, quasi per caso, a far qualcosa di buono, subito ritorna sui suoi passi e regala l’irregalabile. La colpa del primo gol ricade tutta su De Rossi, che contrasta in maniera ridicola, seguito a ruota dall’ormai sbalorditivo Mexes, che rinvia con una tranquillità d’animo ed una sicurezza incredibile. Alla fine però, prendere un gol in trasferta ci sta. Ci sta se poi, avviene una reazione, se poi, magari, i professionisti che stanno sul campo e che vengono pagati fior di milioni dimostrano di avere un pò di attributi. Ma ormai quelli, sono sotterrati, e, cosa ancor più disgustosa, nelle dichiarazioni di fine partita non sanno far altro che cercare scuse. Nessuno che ha le palle (appunto) di dire che abbiamo perso, meritatamente, e che abbiamo fatto pena. Se prima si dava la colpa alle assenza, adesso la si da alle presenze, perchè non sono ancora in forma. Se prima si dava la colpa al metodo troppo usato di Spalletti, adesso la si da a quello nuovo di Ranieri. Nel frattempo passano le settimane e perdiamo punti, in campionato e in Europa (dove, però è più difficile recuperare).

Io sono dell’idea che questa squadra, questi “calciatori”, più che di un allenatore nuovo, con un metodo diverso da quello di Spalletti e un nuovo modulo di gioco, abbiano bisogno di uno psicologo. Non riesco più a sopportare quelle facce deperite che, dopo aver preso un gol, si spengono. La grinta, l’orgoglio, il cuore, non fanno più parte della loro mentalità. E se il Capitano è l’unico che predica nel deserto, ultimamente sta predicando pure troppo, parlando 2 volte alla settimana del suo contratto, 4 volte al mese del fatto che nel 2001 poteva andarsene, 1 volta a settimana del suo rapporto con Ilary e i figli. Io, ne ho le palle piene, anche dei suoi comportamenti.

Come se non bastasse, c’è anche una vocina, in sottofondo, che è intervenuta a fine partita. Con autorevolezza ha affermato “Più che parlare bisogna far parlare i fatti“. E se lo dice lei…





Che c’è

14 09 2009

sienaroma

C’è che a 20 minuti dalla fine eravamo ultimi in classifica, con la peggior difesa ed il peggior attacco e mi stavo preparando a scrivere tutt’altro.
C’è che però non ho cancellato tutto, anzi, non sono due azioni ben costruite e un calcio di punizione a cambiare una partita veramente brutta, giocata in maniera fin troppo scontata, che stavamo perdendo in maniera altrettanto scontata, contro il solito Siena che con noi si trasforma in Manchester United, con il gol di Maccarone che, con noi, si trasforma nel miglior Cristiano Ronaldo.

Ma il punto è quello, abbiamo vinto, abbiamo preso i primi tre punti, che fanno benissimo, sia alla classifica, sia al morale, che ci permettono di andarcela a giocare domenica contro la Fiorentina con un pizzico di tranquillità in più, ma che comunque ci mantengono sul “chi va la”.

C’è anche che…la squadra nei primi 20 minuti ha giocato bene, nel senso che è rimasta corta, compatta, ha concesso poco, poi, vuoi che un po’ del Dna Spallettiano è ancora rimasto (contropiedi dove tornano solo due difensori, quando dovrebbero rincorrere la palla tutta la difesa e tutto il centrocampo) e non si poteva pretendere di rimuoverlo in 2 settimane, vuoi che di fortuna, con noi, non se ne parla proprio…nessuno ha sottolineato che il tiro di Maccarone che è entrato nel sette è stato il primo del Siena in tutta la partita. Il primo di quattro. E se questa, da un lato, è una nota negativa, dall’altro è positiva, perché vuol dire che, arginando i problemi difensivi, dovremmo finalmente riuscire a finire una partita senza che il Doni, l’Artur, il Julio Sergio, di turno si procurino un’ernia per i palloni da raccogliere in fondo alla rete.

C’è che, sempre parlando di Spalletti, caratterialmente la squadra si è dimostrata sempre la stessa. Tutti, presuntuosamente, fermi a chiedere la palla, nessuno che andasse a cercare degli spazi. Niente carattere, niente orgoglio, niente grinta. Gli attributi sono usciti solo quando, a venti minuti dalla fine, qualcuno ha fatto capire ai nostri ragazzi che erano ultimi in classifica, e che non è bello farsi prendere in giro per un’altra settimana da tutta Italia. Segno che, gli attributi ci sono, non sono scomparsi totalmente in chissà quale intervento chirurgico, ma che sono nascosti, bisogna solo “risvegliarli”. Poi per di classe e di talento ne abbiamo tanto, ma se non si corre e se non ci si mette il cuore, i passaggi di prima e i lanci millimetrici non servono a niente.

C’è che mi sono emozionato quando ha segnato Riise, e quando tutta la squadra gli è saltata addosso. Mi sono emozionato ancora di più quando Danielino nostro si è arrabbiato contro quegli infami della Curva del Siena e gli altri ragazzi sono andati ad abbracciarlo (e a placcarlo). Perché forse, in queste settimane di odio UNILATERALE nei confronti della Sensi, e di amore incondizionato nei confronti di Spalletti, ci siamo dimenticati che questa squadra aveva bisogno di un po’ d’affetto e non di distacco. Io, senza paura, affermo che sarei andato a Siena, pur passando attraverso i controlli da “terroristi” che i pochi che sono andati in Toscana hanno dovuto subire…solo perché non ce la faccio, anche sforzandomi, ad odiare e a fischiare quelle maglie rosso sangue, solo perché il numero 11 lo porta un giocatore ormai cotto e finito, e non un centravanti da 20 gol a stagione.

C’è ancora tanto da fare, dobbiamo crescere ancora tanto, ma la squadra non può fare a meno di noi tifosi.

PS: ci sarebbe da scrivere un altro articolo sulla vergogna dei tifosi senesi, e sulle parole di Giampaolo a fine partita. Solo ora però ho letto le scuse del presidente del Siena. Si è salvato in calcio d’angolo, ma dica al suo allenatore di andarsi a lamentare così quando subisce veri torti arbitrali contro le squadre più grandi (l’anno scorso l’Inter ha segnato in fuorigioco il gol della vittoria, lui non ha fatto una pezza) piuttosto che fare la voce grossa contro di noi, basandosi su supposizioni. Per quanto riguarda la curva Robur di Siena, definirli “conigli” è un complimento. Che abbiano rispetto per i defunti e affondino nella loro mediocrità.





Il riposo dei parrucchieri

31 08 2009

romajuve

Il giorno dopo, si sa, è sempre tragico, drammatico, angoscioso, ma soprattutto teatrale. Dopo aver assistito a un’altra sconfitta all’insegna del 3 (it’s a magic number) la sensazione di impotenza è sovrastante. Mi aspettavo di più, molto di più, da questi ragazzi, ma adesso non c’è alcun alibi che tenga.

Ieri non c’era nessun infortunato importante, anzi il nostro nostromo (a.k.a. Luciano Spalletti) aveva anche delle buone scelte in panchina. Non c’era nessuno squalificato, nessun arbitro che ti fischia contro. I presupposti per vincere, o almeno pareggiare, c’erano tutti. Ma le 11 signorine che sono scese in campo mi hanno, ci hanno, deluso ancora.

Nella vita, come nel calcio, ci sono previsioni e previsioni. Leggevo qualche settimana fa, quando eravamo tutti sotto l’ombrellone che la Roma “è una favorita, perché peggio dell’anno scorso non può fare”. Così allegra brigata Spalletti ha risposto non solo superando lo scempio di un anno fa, ma addirittura battendo il record. Incredibile. Teatrale, appunto.

E’ vero che avevamo di fronte una grande squadra, ancora più forte dell’anno scorso. Ma i gol della Juventus non sono nati da grandi manovre o azioni loro, ma da errori NOSTRI. Errori fondamentali, come quelli di Cassetti, di Riise, di Mexes, incapaci di stoppare una palla semplice semplice, di fare a spallate, di metterci un piede in più per deviare la palla. Sono questi gli atteggiamenti che mi fanno incazzare, che mi fanno dire che tifo solo la maglia, perché non mi va di incitare un pugno di femminucce che non sanno tirare fuori gli attributi, e che poi pretendono i prolungamenti contrattuali. Ci vogliono meno parrucchieri, più allenamenti, più sudore, più sacrificio, più rimproveri.

Già, rimproveri. Quelli che Spalletti ha ormai dimenticato di fare. E’ lui il protagonista di questa Roma. La sua faccia Giovedì, mentre prendevamo a pallonate gli slovacchi del Kosice era da funerale. Quella di ieri invece non l’ho vista, semplicemente perché la regia era molto più attenta ad inquadrare (giustamente) le esultanze di Diego & Company sotto il settore ospiti. Di tutta risposta leggo oggi che il gruppo giallorosso avrà due giorni di riposo. Oh, ma sì, il giusto premio per una grande partita, una prestazione storica. Mi chiedo, dov’è l’impronta del “condottiere”? Prima si rimprovera per i troppi tacchi e i pochi contrasti, poi si danno due giorni di riposo? Riposa chi lo merita, chi ha fatto bene, chi ha già dimostrato di valere qualcosa. Riposa il guerriero, non il parrucchiere.

Per quanto mi riguarda, questi giocatori, questa dirigenza, ma soprattutto questo allenatore, non sono più degni di fiducia, tantomeno di tifo. Ho cercato di difendere Rosella Sensi, ma adesso che mi trovo di fronte a una situazione così ridicola le chiedo solo di farci due regali: 1) mandare a casa Spalletti, perché sono stanco della retorica, ho bisogno di fatti; 2) andarsene, perché Roma, la Roma, e noi romanisti, meritiamo di più.





L’aria di mare

24 08 2009

Genoaroma

Andare a giocare la prima giornata di campionato a Genova non è mai il massimo. Ma non dovrebbe metter paura proprio a noi romanisti, che a Genova abbiamo vissuto uno dei giorni più belli della nostra storia. I tempi sono cambiati, nell’83 eravamo conquistadores, oggi siamo navigatori a vista.

In molti hanno catalogato la sconfitta contro il Genoa come la prima umiliazione (di tante). Io sinceramente non ci vedo nulla di umiliante nel perdere con un gol di scarto in uno stadio nel quale negli ultimi 12 mesi ha vinto solo l’Inter, sicuramente però, non è una bella cosa vedere la Roma nel lato sud-est (chiamiamolo così…) della classifica.

Presa così quindi, la sconfitta non avrebbe nulla di scandaloso, se non fosse che dopo una rimonta abbiamo subito una rimonta, dopo un sorpasso sudato, un altro sorpasso. C’è sempre del fantascientifico quando si va a giocare a Genova, d’altronde. E se quasi 7 secoli fa, proprio sotto la lanterna, a quel pazzoide di Colombo la terra apparve come un globo da circumnavigare e non più come una monotona tavola, non vedo cosa ci sia di scandaloso se, Emidio Morganti, miglior arbitro italiano, trasformi per una sera un’espulsione per fallo da ultimo uomo in un’ammonizione perché, udite udite, “la palla era troppo alta”.

Così, nella serata in cui per la prima volta un giocatore entra in campo con la maglia della Roma, senza aver manco conosciuto i propri compagni (ed ha giocato pure bene…), in cui Totti supera Boniperti, Crespo riapre le ali che due anni fa, a San Siro (altro grande teatro del fantasy), permisero all’Inter di volare e vincere lo scudetto del 18 Maggio, Mago Morganti crea una nuova regola, una nuova espressione nel calcio del terzo millennio: se sei davanti al portiere, da solo, e ti placcano in stile rugby, il tuo marcatore non avrà un rosso perché LA PALLA ERA ALTA. Chapeau.

Al di là della ottima prestazione di Morganti, a me la Roma è piaciuta. Ha messo in difficoltà il Genoa, pressandolo come non mai, e nonostante la solita lunga lista di infortunati, lungo-degenti e squalificati, è pure andata in vantaggio. La difesa rimane sempre il tallone d’Achille, seppur con la giustificazione che ieri giocava una coppia di centrali inedita, e che sul gran calcio di punizione di Zapater (?) c’era veramente poco da fare. In attacco il Capitano mi è sembrato stanco, e poco lucido, ed ha sbagliato infatti due occasioni che in condizioni normali avrebbe tramutato in gol con facilità immensa. Menez è stato il migliore, con le sue accelerazioni ha messo in crisi il Grifone, ed ha guadagnato una quantità immensa di cartellini (anche se ne mancano diversi…ma questo rientra sempre nel genere fantasy), Cassetti è sembrato in forma, ma di Motta, Andreolli e Guberti non si può parlarne in maniera positiva.

Su tutti però, mi piace menzionare nostromo Luciano, l’uomo dei homportamenti, che nonostante l’enorme presa in giro, continua con il suo atteggiamento politically correct, e piuttosto che attaccare chi merita, preferisce continuare ad alimentare polemiche che fanno ricchi solo chi le inizia (Mourinho & giornalai).

Un esempio da seguire, sempre, anche in mezzo al mar.





In ginocchio da te

22 08 2009

Kosiceroma

Sinceramente quest’anno pensavo di evitare di scrivere altri articoli di delusione, pessimismo sul futuro, critiche e liste infinite di cose da rivedere, scartare o (peggio ancora) evitare in maniera drastica, accompagnati dalle solite facce deluse, che guardano in basso, e invece devo ricredermi, forse abituarmi a un’altra Via Crucis infinita.

Sia ben chiaro, 3 gol in trasferta sono tanti e importanti, ma c’avrei messo la firma per un 3 a 3 in Inghilterra, in Germania, in Spagna…ma in Slovacchia, contro una squadra che lotta per non retrocedere no, non è accettabile. E sia chiara un’altra cosa, non ho intenzione di rielencare quali sono le cause, quali i motivi, di un pareggio ridicolo, visto che sono sempre gli stessi da più di due anni. La nostra organizzazione difensiva in pratica non esiste, creiamo tantissimo in attacco ma segnamo poco, abbiamo almeno 4/5 infortunati importanti a partita, e siamo senza alternative…e chi più ne ha, più ne metta.

In campo è andata la solita squadra senza testa e senza voglia, abbiamo preso il solito gol a inizio partita, gol che impedisce a correre di più e a stancarsi di più per agguantare un pareggio. Poi, inevitabilmente, a 20 minuti dalla fine, calo fisico e mentale si impadroniscono della squadra, e il collasso è totale. Il collasso porta ad essere nervosi, a prendere cartellini, che poi diventano pesanti, sommati alle assenze (ormai perenni) per infortuni. Il canovaccio è sempre quello, peccato che con un pò di  attenzione in più, soprattutto ad inizio partita, la trama si potrebbe riscrivere.

Le note positive sono sempre quelle…De Rossi e Pizarro ai soliti grandi livelli, Il Capitano segna (ma non è al massimo, avrebbe dovuto saltare questa trasferta se magari Okaka e Vucinic non si fossero misteriosamente infortunati prima, di Baptista ormai non parlo più). C’è qualche piacevole novità, come un Menez finalmente redivivo, e un ottimo Alessio Cerci, nella speranza che non verrà ceduto a qualche squadra di medio-basso livello che poi, puntualmente, ci farà perdere 4 punti a campionato (vedi Siena e Livorno).

La delusione però è, più che cocente, bollente. Domani si va a giocare a Genova contro un Genoa in grande forma, seppur con qualche defezione importante. Sappiamo benissimo cosa vuol dire andare a giocare a Marassi (sia a livello arbitrale che a livello ambientale) ed andarci con una difesa colabrodo e un attacco stitico non è proprio il massimo.

A questo punto ci si affida alla dea bendata, ma forse anche lei sarà infortunata, o squalificata.





Un senso

20 04 2009

Ho spento la TV, con la maglia addosso, sollevato, perchè la mia squadra è riuscita a vincere per un rigore (che non c’era) contro una squadra che l’anno prossimo giocherà in B, e lo deve solo ed esclusivamente ad una persona, che da 15 anni trasforma in oro ogni pallone che tocca con quei piedi fatati, e, da 15 anni, l’unica cosa che mi vien da dire quando mi chiedono “Com’è andata la partita?” è “Se non ci fosse lui…“.

Lo dico con amarezza, non perchè sia scontento, ma perchè questo copione lo vedo e lo rivedo da quando tifo per la Roma, e so che prima o poi il nostro Capitano dirà basta, perchè ogni partita per lui è una battaglia, e le sue gambe non sono più quelle di un tempo. Ieri è entrato nella top ten dei migliori marcatori italiani di sempre, probabilmente riuscirà anche ad arrivare nono, volendo può anche puntare alla top five, e sono contento per lui, perchè non gioca mai per sè stesso, gioca sempre per la squadra e allo stesso tempo batte record personali come se niente fosse, come se 15 anni di calcio, e tanti calci alle gambe non si sentissero.

Purtroppo però la Roma non è solo lui, e la verità è che continuiamo a prender gol in maniera stupida, con marcature inesistenti, con leggerezza, con errori dei singoli, e per poco ieri stavamo per perdere l’ultimo treno per cercare di riacciuffare questo quarto posto al quale io continuo a credere pochissimo.

Se la squadra continuerà a giocare così, ma sopratutto a scendere in campo con questa mentalità, il quarto posto resterà un’utopia, preda del Genoa, o della Fiorentina, che hanno dimostrato entrambe di essere più continuee, ma soprattutto, hanno dimostrato di avere una minima organizzazione difensiva, cosa che il nostro caro mister Spalletti ha dimenticato di fare, scegliendo di dedicarsi totalmente alla fase offensiva, che quest’anno è venuta mancare visti gli infortuni a caterve.

Continuo a vivere questa stagione come una lunga agonìa. Pensavo che, dopo la risalita che abbiamo avuto nel periodo post-Derby d’andata, l’incubo fosse finito…e invece siamo ricaduti nel tunnel, che non sembra finirà se non il 31 Maggio con la chiusura di questa maledetta annata. Ormai ogni partita della Roma segue due copioni: o si va in vantaggio, si viene prontamente recuperati, e si soffre per vincere, oppure si perde, ma non in maniera dignitosa, ma subendo minimo 3 gol.

Sabato andremo a Firenze a giocarci quelle poche possibilità che abbiamo di prenderci la Champions, ma anche per dimostrare che siamo ancora una squadra. Che siamo ancora la squadra che ha fatto tremare Lione, Real Madrid, Chelsea, Milan, Inter e (mettiamocelo anche) il Manchester United. Per dimostrare, per una volta ancora, che si può anche perdere, ma che non si deve mai e poi mai mollare. E’ troppo comodo attaccarsi alle magie e ai colpi di un singolo, in questi momenti deve venir fuori la squadra, il gruppo, gli uomini, i coglioni.

Proviamoci, fino alla fine. Almeno per dare un senso a questa fottutissima stagione, che (come dice Vasco) un senso proprio non ce l’ha.